L'espressione teoria della Terra cava rappresenta un filone di diverse teorie formulate da pensatori in varie epoche storiche, secondo cui il pianeta Terra sarebbe cavo al proprio interno, o quantomeno conterrebbe ambienti sotterranei vuoti. Secondo alcune di queste teorie, sotto la superficie terrestre vi potrebbero essere altre superfici concentriche, che potrebbero a loro volta essere abitate o abitabili., ne Il mito polare (2001), pp. 128-149.

Questa teoria fu formulata in termini scientifici a partire dal XVII secolo, per essere resa popolare nei secoli successivi da romanzi fantastici che la sfruttavano come artificio narrativo. Pur essendo ampiamente confutata dalla scienza moderna (geologia, geofisica e astrofisica) e quindi relegata alla pseudoscienza, ancora oggi la teoria della Terra cava trova un certo seguito.

Storia delle teorie Sin dai tempi antichi diverse teorie hanno sostenuto l'esistenza di regni e territori sotterranei, sia come teorie relative a ipotetici veri territori sia come metafore per condizioni dello spirito (si pensi all'opera di Platone e al mito della caverna). Alcune di queste teorie col tempo sono andate a costituire le basi per luoghi concettuali, quali l'Ade della mitologia greca, lo Svartálfaheimr della mitologia norrena, lo Sheol ebraico o l'inferno cristiano.

Età moderna In età moderna, l'entrata al mondo sotterraneo veniva in genere collocata al polo Nord, dove si pensava che le acque dei mari venissero inghiottite in un immenso vortice all'interno della Terra, intorno a una montagna detta Rupes Nigra. Una tesi di questo genere venne affermata dal gesuita Athanasius Kircher (XVII secolo).

Edmund Halley nell'opera Philosophical Transactions of Royal Society of London (1692) propose l'idea che la Terra fosse formata da un guscio esterno spesso 800 km, con due altri gusci interni concentrici e un nocciolo interno. Questi gusci avrebbero avuto le dimensioni dei pianeti Venere, Marte e Mercurio, e sarebbero separati da atmosfera. Ogni guscio avrebbe i propri poli magnetici, e i vari gusci ruoterebbero a velocità differenti.

Halley propose questa teoria per cercare di spiegare alcuni risultati anomali ottenuti dalla bussola, per poi spingersi a teorizzare che l'atmosfera interna fosse luminescente, che i continenti interni fossero abitati e che i gas sfuggiti dai passaggi ai poli fossero la causa dell'aurora boreale.

Lo scrittore di fantascienza Lyon Sprague de Camp e il divulgatore Willy Ley hanno sostenuto nel documentario Lands Beyond del 1952 che anche Eulero avrebbe proposto l'idea di una Terra cava, ma senza strati multipli; in compenso, al centro della cavità vi sarebbe un Sole di 1000 km di diametro, che illuminerebbe l'interno e sosterrebbe una civiltà avanzata. Il documentario tuttavia non riporta fonti attendibili e anzi, nella Lettera alla principessa tedesca p. 178 Eulero descrive un esperimento mentale che postula una Terra solida.

De Camp e Ley affermano inoltre che sir John Leslie avrebbe espanso l'idea di Eulero, immaginando non uno ma due Soli (Plutone e Proserpina, secondo i nomi presi dal mito greco). Leslie in realtà propose la teoria della Terra cava nel 1829, nel trattato Elements of Natural Philosophy (pp. 449–453), ma non menziona Soli interni.

Nel 1818 John Cleves Symmes, Jr. avanzò l'ipotesi che la Terra sia formata da un guscio cavo di 1300 km di spessore, con due cavità di 2300 km di diametro su entrambi i poli geografici. Oltre alla crosta esterna ci sarebbero quattro gusci interni, anch'essi con aperture ai poli. Symmes ottenne grande rilievo come uno dei primi e più famosi assertori della teoria della Terra cava e fu il primo a proporre una spedizione alla ricerca del foro che sarebbe collocato al polo nord, che venne sostenuta di fronte al Congresso degli Stati Uniti da parte del senatore Richard M. Johnson il 28 gennaio 1823; presidente degli Stati Uniti era John Quincy Adams. Symmes portò avanti il progetto con l'aiuto del pioniere James McBride, ma il successivo neoeletto presidente statunitense Andrew Jackson lo bloccò e Symmes morì nel 1829 poco dopo tale rifiuto.

Anche Jeremiah N. Reynolds, seguace della teoria, propugnò l'organizzazione di una spedizione alla ricerca del passaggio. Reynolds arrivò a organizzare una spedizione nell'Antartico, col sostegno del presidente Adams, ma la spedizione si concluse in un disastro. Reynolds non riuscì a partecipare alla spedizione Wilkes del 1838-1842, nonostante quell'impresa fosse in parte dovuta alla sua opera di convincimento, dato che nelle sue battaglie aveva offeso troppe persone coinvolte nel viaggio.

Nonostante Symmes non abbia mai scritto un libro su queste sue teorie, esistono diversi testi sulla sua opera: tra questi vi è il saggio di McBride Symmes' Theory of Concentric Spheres (1826). Anche Reynolds nel 1827 pubblicò Remarks of Symmes' Theory Which Appeared in the American Quarterly Review. Nel 1868, il professor W.F. Lyons pubblicò The Hollow Globe, sostenendo una teoria simile a quella di Symmes ma senza accreditarlo: il figlio di J.C. Symmer, Americus Symmes, pubblicò allora un testo per rivendicare le origini della teoria, The Symmes' Theory of Concentric Spheres.

I racconti di fine Ottocento

Nel 1871 sir Edward Bulwer-Lytton, scrittore, politico ed esoterista, pubblicò un romanzo oggi considerato anticipatore del genere fantascientifico, La razza ventura (The Coming Race, 1871, ripubblicato come Vril, The Power of the Coming Race, 1871), di sir Edward Bulwer-Lytton in cui sosteneva che all'interno della Terra si trovasse una razza di superuomini sopravvissuti a cataclismi mitologici.

John Uri Lloyd, farmacologo ed erborista, pubblicò nel 1895 il romanzo Etidorhpa, dove descrisse un viaggio immaginario fino al centro della Terra a partire dalle caverne del Kentucky, tentando di giustificare scientificamente la possibilità di tale viaggio (Jules Verne aveva già utilizzato l'idea trent'anni prima, nel 1864, per il suo celebre romanzo avventuroso Viaggio al centro della Terra).

Con Louis Jacolliot,, ne Il mito polare (2001), p. 97. un indologo francese studioso delle commistioni tra induismo e cristianesimo, si diffuse il mito di Agarthi, una civiltà leggendaria ritenuta di origine polare che si sarebbe in seguito nascosta nei sotterranei dell'Asia centrale, mito poi sviluppato da Alexandre Saint-Yves d'Alveydre nel suo libro Missione dell'India, da Ossendowski, autore di Bestie, uomini e dei, e altri tra cui René Guénon, autore de Il Re del mondo.

Quest'ultimo, che parlava di un governo retto segretamente da un sovrano universale, cercò però di chiarire come la sotterraneità di Agartha non andasse intesa esclusivamente in senso fisico, ma soprattutto come simbolo o metafora dell'occultamento della verità spirituale., ne Il mito polare (2001), p. 105.

Con la nascita della teosofia, intanto, la Blavatsky si era ricollegata al mito del vril descritto da Edward Bulwer-Lytton, ritenendolo veritiero, sostenendo anche lei come i sopravvissuti di una stirpe di maestri ascesi vissuti tra Tibet e Nepal, in seguito ad una spaventosa catastrofe che aveva distrutto Lemuria o altri continenti perduti, si sarebbero rifugiati nelle viscere della terra, dove avrebbero fondato una prodigiosa civiltà, da lei identificata con Shamballa.

Nel XX secolo Agli inizi del XX secolo, William Reed scrisse Phantom of the Poles (1906), sostenendo la possibilità di una Terra cava ma senza Soli o secondi gusci. Reed portò a sostegno i racconti di alcuni famosi esploratori dell'epoca, tra cui Louis Bernacchi, Fridtjof Nansen, Karl Mauch, Adolphus W. Greely, Allen Henry e altri. Sulla base di queste osservazioni, Reed sostenne l'esistenza di un grande mare di acqua dolce che si estendeva oltre quello che avrebbe dovuto essere il polo nord. Da questi resoconti, Reed arrivò a sostenere che i poli non fossero mai stati in realtà scoperti, semplicemente perché non esistono: al loro posto si troverebbe un enorme buco con il passaggio al continente interno.

Le acque marine si sarebbero riversate all'interno correndo lungo la superficie. In seguito Marshall Gardner scrisse A Journey to the Earth's Interior (1913, in edizione ampliata nel 1920). Gardner sosteneva l'esistenza di un Sole all'interno della Terra, e arrivò a costruire un modello brevettato della sua idea di Terra.US Patent #1096102 Gardner citò Symmes, ma non Reed. Reed e Gardner ripresero alcuni dubbi espressi dagli esploratori polari, stupiti di trovare enormi iceberg di acqua dolce e non salata.

La risposta data da entrambi gli studiosi fu formulata in questi termini: gli iceberg sono d'acqua dolce perché sono formati dalle acque dei fiumi del continente interno. Quando Robert B.Cook rinvenne negli strati glaciali i resti di mammuth perfettamente conservati, Marshall Gardner affermò che non era possibile che un reperto fosse rimasto integro così a lungo, e che quelli trovati sarebbero stati i resti di creature morte di recente dopo essere sfuggite dal continente interno.

Altri scrittori hanno sostenuto che nel territorio sotterraneo abitino creature di grande saggezza. L'Antartide, il polo nord, il Tibet, il Perù, e il monte Shasta in California, Stati Uniti, sono stati di volta in volta identificati come punti di ingresso a questi regni sotterranei, dove si troverebbero la città mitologica di Agarttha, o addirittura delle basi di alcune razze aliene.

Willis George Emerson, nell'opera Il Dio fumoso (The Smoky God: a voyage to the inner World, 1908), - ha riportato una storia che gli sarebbe stata riferita da un pescatore norvegese di nome Olaf Jansen, il quale avrebbe raggiunto con suo padre e la sua barca il continente interno, dove rimasero per due anni visitando le città del regno che vi si trovava (identificato in opere successive con Agarthi) e da cui uscirono dalla parte opposta, al polo sud. Il padre sarebbe rimasto ucciso durante il ritorno, il figlio ricoverato come pazzo. Il resoconto sarebbe stato dato dal figlio, che dopo la dimissione dal sanatorio si sarebbe stabilito in California, e che novantenne avrebbe deciso di rendere pubblica la vicenda. Il racconto di Emerson è considerato una delle prime fonti della credenza sulle civiltà sotterranee.

Heinrich Himmler, che oltre ad essere uno dei più importanti gerarchi nazisti era anche uno dei leader dell'Ahnenerbe (associazione dedita allo studio dell'esoterismo e il soprannaturale), organizzò ed in parte finanziò nel 1938 una spedizione in Tibet. Uno degli scopi di questa spedizione era quello di cercare l'entrata del fantomatico regno sotterraneo di Agarthi, governato da saggi rappresentanti della razza ariana., ne Il mito polare (2001), p. 88.

Nuove integrazioni

Nel corso della seconda metà del XX secolo, quando la teoria godeva ancora di una discreta notorietà ma non era più supportata dalla maggior parte degli scienziati, vennero pubblicati numerosi testi che riportavano versioni alternative di questa teoria, di volta in volta integrandole con nuove "rivelazioni".

Il valore scientifico di queste pubblicazioni si basava più che altro su congetture prive di riscontro sperimentale, o su opere a carattere fantastico, nate sull'onda dell'ascesa alla moda della letteratura del mistero e della fantascienza. Queste storie avventurose possono essere viste come una variante del tema del "mondo perduto", che fu popolare nella letteratura vittoriana a cavallo tra Ottocento e Novecento.