La battaglia del Mincio fu combattuta l'8 febbraio 1814 fra l'esercito franco-italiano del viceré del Regno d'Italia, Eugenio di Beauharnais, ed un'armata austriaca comandata dal feldmaresciallo Bellegarde durante la campagna d'Italia.
Al termine di una giornata di aspri combattimenti, le due armate contrapposte si ritrovarono nelle posizioni iniziali di partenza senza che nessuna delle due fosse riuscita a raggiungere gli obiettivi prefissati alla vigilia. Fu una delle battaglie tatticamente più insolite mai combattute nei fronti europei, dato che le due parti si ritrovarono a fronteggiarsi su ambedue le sponde del fiume Mincio a fronti rovesciati, senza che una si fosse resa conto dei movimenti dell'altra.
Contesto storico
La Grande Armée versava in una condizione pietosa dopo la fine della campagna di Napoleone in Russia: degli oltre uomini partiti, ne tornarono meno di un decimo, quasi tutti stremati dal freddo e dalla fame. Non passò molto tempo prima che la Prussia decidesse di cambiare schieramento ed attaccare le deboli forze francesi, al momento ferme in Polonia..
Napoleone, chiamando una leva straordinaria, riuscì a raccogliere un esercito sufficiente ad affrontare le armate prussiane e russe in Germania, ottenendo due buone vittorie a Lützen e Bautzen, ma senza riuscire a sconfiggere definitivamente il nemico. L'armistizio di Pleiswitz, ordito dagli austriaci, non portò ad alcun cambiamento favorevole ai napoleonici:... non solo la guerra proseguì,. ma anche la Svezia, prima neutrale,. e l'Austria stessa, formalmente alleata della Francia ma mantenutasi neutrale, entrarono in guerra dalla parte della Coalizione.
Antefatti
Il fronte italiano
L'ingresso dell'impero asburgico nel conflitto segnava l'apertura di un nuovo fronte a sud, tra l'Italia e le Province Illiriche. Napoleone, avendo parzialmente intuito la strategia austriaca, aveva preventivamente inviato il proprio figliastro e viceré d'Italia, Eugenio di Beauharnais, a Milano per raccogliere un nuovo esercito e gestire il fronte italiano.. Dopo un inizio promettente, le forze di Eugenio furono rapidamente costrette a retrocedere sulla linea dell'Adige: la tremenda sconfitta di Lipsia aveva avuto un impatto notevole sulla fedeltà degli alleati della Francia, causando la defezione della Baviera. e conseguentemente minacciando le retrovie di Eugenio se questi fosse rimasto in Friuli..
Arretrato in Veneto,. Eugenio difese efficacemente la linea dell'Adige dalle forze del maresciallo austriaco Hiller, sconfiggendo dapprima un forte distaccamento austriaco nei pressi di Caldiero e resistendo pochi giorni dopo ad un attacco a San Martino e San Michele.. Il 22 novembre giunse una proposta del re di Baviera, Massimiliano I Giuseppe, suocero di Eugenio, che garantiva lui il trono del Regno d'Italia in caso di una sua defezione. Eugenio, da sempre fedele al padre adottivo, rifiutò la proposta, continuando nella lotta.. Dopo questi eventi, il fronte cadde in uno stato di inerzia: nessuno scontro rilevante si verificò per mesi sulla linea dell'Adige,. sebbene il corpo di Nugent, terminato l'assedio di Trieste, fosse sbarcato a sud del Po e stesse trovando dei buoni risultati..
Eugenio retrocede sul Mincio Dopo il ritorno dalla Germania, il maresciallo Murat, re di Napoli, cercò di trovare una soluzione per mantenere il proprio trono alla fine del conflitto. Aveva già avviato in precedenza dei contatti con l'Austria e con il Regno Unito, sebbene questi ultimi si fossero conclusi in un nulla di fatto. Nonostante ciò, Murat, complice anche un errore del diplomatico inglese Aberdeen, riuscì a trovare un accordo con gli austriaci, la cui priorità era strappare a Napoleone quanti più alleati possibile. A gennaio 1814, l'intesa tra le due parti era stata raggiunta: Murat avrebbe combattuto contro i napoleonici e questo gli sarebbe valso l'appoggio austriaco nella sua lotta per il trono partenopeo.
Nel frattempo, per non destare eccessivi sospetti, aveva mobilitato il proprio esercito, composto da circa uomini ed aveva iniziato a risalire la penisola. I primi sospetti sulle ragioni di questo comportamento si ebbero quando i suoi generali, invece di avviarsi sulla linea del Po per combattere le forze asburgiche, si fermarono ad occupare le principali città italiane, come ad esempio Roma ed Ancona. Ulteriori rapporti epistolari tra Eugenio e Murat contribuirono ad alimentare i dubbi sulla fedeltà di Murat alla causa francese.. Comprendendo di non poter più contare sul maresciallo, Eugenio dovette ricorrere a delle misure drastiche per mantenere stabili le sue difese di fronte alla possibilità dell'ingresso delle forze napoletane nella Coalizione. Non essendo possibile difendere contemporaneamente il Quadrilatero ed il Po tra Piacenza e Borgoforte, Eugenio decise di abbandonare Verona e Legnago, mantenendo solo le fortezze di Mantova e Peschiera, schierando il suo esercito lungo la linea del Mincio... Il movimento iniziò il 3 febbraio. e venne completato entro il 5, giorno in cui gli austriaci del maresciallo Bellegarde, subentrato a Hiller, entrarono nella città scaligera... Vi fu anche un piccolo combattimento tra due distaccamenti dei due eserciti nei pressi di Villafranca..
Eugenio, considerando critica la situazione, decise di passare all'attacco, piuttosto che difendersi passivamente: avrebbe attraversato il Mincio e colpito gli austriaci a Villafranca con il grosso del suo esercito. Se l'attacco fosse riuscito, gli austriaci, grazie all'imprevedibilità della manovra stessa, avrebbero subito pesanti perdite ed avrebbero necessariamente dovuto ritirarsi, concedendo tempo e risorse ad Eugenio per spostarsi rapidamente sull'altra sponda del Po e colpire gli austro-napoletani. Se avesse fallito, avrebbe comunque potuto facilmente difendere la linea del Mincio, una delle posizioni difensive migliori d'Italia.. Le rassicurazioni da parte di Murat che egli non avrebbe attaccato i franco-italiani, almeno per il momento, permettevano ad Eugenio di lasciare parzialmente scoperto il Po ed utilizzare a pieno le sue forze nella manovra contro Bellegarde.. Ad ogni modo, l'obiettivo principale del viceré non era vincere, ma guadagnare tempo..
Bellegarde, d'altra parte, aveva ricevuto un rapporto che evidenziava il movimento dell'artiglieria di Eugenio verso Cremona e sull'abbandono di Valeggio: il maresciallo austriaco si convinse che il viceré d'Italia stesse per arretrare nuovamente la propria linea difensiva e pianificò di avanzare per inseguirlo... Il 6 febbraio ebbe un incontro con Murat a Bologna. e, dopo aver trattato a proposito dell'occupazione dell'Emilia-Romagna, chiese al maresciallo e a Nugent, nel frattempo trasferito assieme al suo corpo sotto il comando dei napoletani, di attaccare Piacenza, in modo da garantirsi un facile passaggio del Mincio grazie al diversivo. In realtà, solo Nugent si mosse nelle vicinanze di Reggio e Parma, senza però ingaggiare le posizioni di Gratien e Severoli..
Le forze in campo L'esercito franco-italiano
Nonostante il grosso dell'esercito italiano fosse andato perduto in Russia, Eugenio si era sforzato di creare un'armata sufficientemente preparata per contrastare gli austriaci.. Ad agosto disponeva di circa uomini,. ma questi erano andati scemando, complici gli scontri con le forze asburgiche e le numerose diserzioni che seguirono alla ritirata verso l'Adige, tanto che nella seconda parte di dicembre aveva a propria disposizione al massimo uomini.. I rinforzi arrivarono nella seconda metà di dicembre e nei primi giorni di gennaio: in parte si trattava delle truppe di Severoli, di ritorno dalla Spagna,. in parte di coscritti.. Nel complesso, il totale delle forze del suo esercito era tornato ai livelli di agosto..
Una parte delle forze disponibili era necessariamente posizionata sull'altra sponda del Po, a contrastare i movimenti di Nugent e le armate di Murat.. Un altro distaccamento era impegnato nella zona di Brescia, per evitare che qualche divisione austriaca potesse scendere dal Tirolo e presentarsi alle spalle dei franco-italiani.Cfr. . Viene menzionata la divisione di Bonfanti, che non figura tra i comandanti che combatterono sul Mincio e che in precedenza aveva già combattuto sotto Gifflenga contro gli austriaci in Val Trompia. Essendo Gifflenga partito alla volta di Napoli, si può supporre ragionevolmente che la divisione al suo comando non si sia mossa dalla propria posizione originaria. L'esercito franco-italiano su suddiviso in due gruppi: le divisioni di Rouyer, Marcognet e Zucchi furono affidate al generale Grenier; quelle di Fressinet, Palombini e Quesnel furono poste sotto la supervisione di Verdier.. Sulla linea del Mincio, il giorno precedente alla battaglia, erano schierate la maggior parte delle truppe napoleoniche, circa uomini e 44 cannoni..Il numero effettivo dei franco-italiani è dibattuto. Si stima che fosse più o meno equivalente agli austriaci. lo colloca a , addirittura a poco oltre i . Ad ogni modo, la qualità di queste truppe, per la maggior parte coscritti alle prime esperienze, lasciava parecchio a desiderare..
Il giorno 7 febbraio, la disposizione delle truppe di Eugenio fu la seguente:
la divisione Rouyer era piazzato a Mantova, con due battaglioni distaccati a Borgoforte; la divisione Marcognet controllava Pozzolo e dintorni; la divisione Zucchi si trovava anch'essa a Mantova, con due battaglioni posti a Governolo e Borgoforte; la divisione Quesnel controllava Goito e dintorni; la divisione Fressinet occupava Borghetto e Volta, di fronte a Pozzolo; la divisione Palombini copriva Peschiera e Monzambano; la cavalleria fu divisa in tre brigate, rispettivamente posizionate a Mantova, Goito e l'ultima tra Rivalta, Saracinesco e Castellucchio; la guardia reale fu posizionata a Mantova, dove era stabilito il quartier generale di Eugenio..
L'esercito austriaco
Tra i due eserciti, quello austriaco fu sicuramente il più "fortunato": pur partendo con numeri leggermente inferiori rispetto ai franco-italiani,. il numero dei suoi soldati era andato in crescendo in seguito all'occupazione dell'Illiria.. La sconfitte autunnali avevano parzialmente contribuito ad assottigliare i ranghi,. ma l'arrivo di rinforzi dal fronte tedesco tra dicembre e gennaio aveva riportato il numero di soldati a circa unità..Consideriamo in questo caso solo le unità sotto il suo diretto comando e non quelle distaccate tra l'Italia e la Dalmazia, come ad esempio il corpo di Nugent. In tal caso, le cifre sarebbero nettamente superiori. Cfr. . Di queste, una consistente parte, circa unità totali,. fu impiegata per bloccare le fortezze di Mantova e Peschiera, la prima sotto il generale Mayer mentre la seconda sotto Vlašić,. mentre una brigata sotto il comando di Stanisavljevic era impegnata sul lago d'Idro.. Quindi complessivamente, sulla linea del Mincio Bellegarde non aveva più di unità di fanteria e di cavalleria.Alcuni autori, come , suggeriscono che il numero di effettivi per Bellegarde fosse leggermente più basso, attorno alle unità. In generale, si stima che gli eserciti fossero più o meno equivalenti. Differentemente dai franco-italiani, le truppe di Bellegarde erano in buon numero veterani o comunque soldati ben addestrati.
Il 7 febbraio il quartier generale austriaco fu spostato da Verona a Villafranca. La disposizione delle forze austriache per il giorno della battaglia fu la seguente:
Sommariva ricevette l'ordine di recarsi sulle alture di Castelnuovo e Salionze, minacciando di attraversare a Monzambano;. von Radivojevich si posizionò a Valeggio, con l'ordine di attraversare il Mincio il giorno seguente con le brigate Bogdan e Steffanini;. la brigata di Vécsey avrebbe formato l'estrema sinistra dello schieramento e si sarebbe stabilita a Pozzolo, con il corpo di Mayer a fare da riserva se necessario;. Pflacher si posizionò dietro a Valeggio, sostenendo von Radivojevich..