Biografia Figlio dell'architetto razionalista roveretano Gino Pollini e della musicista Renata Melotti (sorella dello scultore Fausto Melotti), e dotato fin da bambino di considerevole talento musicale, iniziò lo studio del pianoforte con Carlo Lonati proseguendo poi gli studi fra i 13 e i 18 anni con Carlo Vidusso. Nel 1957 vinse il secondo premio (consistente in 600 franchi svizzeri) al "Concorso Internazionale di Esecuzione Musicale" di Ginevra, con 222 candidati da tutta Europa (il primo premio andò a Martha Argerich);Musica e dischi n° 136, novembre 1957, p. 36. nel 1959 vinse il primo premio del Concorso pianistico internazionale Ettore Pozzoli di Seregno.
Diplomatosi al Conservatorio di Musica Giuseppe Verdi di Milano (dove studiò anche composizione con Bruno Bettinelli), vinse nel 1960 il Concorso Chopin a Varsavia. In quell'occasione Arthur Rubinstein, membro della giuria, dopo aver ascoltato Pollini disse, rivolgendosi agli altri membri: "Questo giovane suona tecnicamente già meglio di tutti noi!", affermando inoltre che la sua maturità interpretativa fosse "di gran lunga superiore a quella degli altri concorrenti."Maurizio Pollini, Notturni; edito da La Repubblica e L'Espresso; testi a cura di Angelo Foletto; p. 9. Successivamente, il critico musicale Piero Rattalino, avendo assistito all'esecuzione di quattro Studi di Chopin durante il concorso, esclamò: "Questo giovane, o diventerà il più grande pianista del mondo, o finirà in manicomio!". Essendo gli studi particolarmente noti per le considerevoli difficoltà e complessità, eseguirne quattro a una competizione e in così giovane età costituì un fatto senza precedenti che suscitò scalpore (considerando anche il livello molto alto delle esecuzioni).
Qualche tempo dopo la vittoria pubblicò, tra il 1960 e il 1968, alcune registrazioni per conto della casa discografica EMI. Registrò musiche di Chopin: due notturni op. 15 (no. 1 e 2), i notturni op. 27, la ballata op. 23, la polacca op. 53, il concerto per pianoforte e orchestra op. 11 con la Philharmonia Orchestra sotto la direzione di Paul Kletzki e gli Studi opp. 10 e 25. Questi ultimi, registrati assieme alla Polacca op. 44 e all'Improvviso n. 3 op. 51 nel settembre 1960, non vennero mai pubblicati per volere del pianista, il quale volle evitare di essere etichettato dal pubblico come interprete di musica esclusivamente chopiniana. Cancellò dunque i concerti in programma in tutta Europa per circa un anno e mezzo, periodo durante il quale approfondì lo studio di partiture classiche, romantiche e contemporanee. Le registrazioni degli studi, rimaste inedite per più di cinquant'anni, furono poi pubblicate per la prima volta da Testament nel 2011.
Contemporaneamente, intraprese dei corsi di perfezionamento con Arturo Benedetti Michelangeli, aventi luogo nel Castel Paschbach, nel comune di Appiano, in provincia di Bolzano, proprietà del maestro fin dal secondo dopoguerra. Durante le lezioni, Pollini ricevette molti consigli preziosi (in particolar modo una "diteggiatura magnifica per i trilli", che utilizzò tutta la vita), i quali contribuirono alla sua formazione e a creare un legame stretto con lo strumento.
A partire dalla metà degli anni sessanta iniziò un'importante carriera concertistica, cimentandosi con le maggiori orchestre europee, americane e asiatiche. Esordì negli Stati Uniti nel 1968, suonando la seconda sonata di Boulez e mostrando per la prima volta, al pubblico d'oltreoceano, il suo interesse per la musica contemporanea. Nel 1972 stipulò un contratto in esclusiva con Deutsche Grammophon e compì la prima tournée in Giappone nel 1974. Dopo il 1980 intraprese, seppur con minore intensità e per un periodo limitato, l'attività di direttore d'orchestra.
L'appartenenza a una famiglia della borghesia illuminata milanese, incastonata in un contesto culturalmente ricco, influì pesantemente sulla sua vasta formazione extra-musicale e sulla scelta d'impegnarsi, da intellettuale a tutto tondo, in varie occasioni, anche in campo politico e sociale.
Fu legato a Claudio Abbado da un'amicizia e da un fecondo sodalizio artistico pluridecennale.
Morì a Milano il 23 marzo 2024 all'età di 82 anni. La camera ardente venne allestita il 26 marzo nel foyer del Teatro alla Scala; i funerali furono celebrati in forma privata.
Vita privata Nel 1968 si sposò con la pianista Marilisa Marzotto, conosciuta durante una lezione di armonia a 11 anni vivendo negli anni seguenti a Milano. Anche Marzotto fu allieva di Benedetti Michelangeli. Ebbero un figlio, Daniele, stimato pianista e compositore.
Nel 1961, Pollini s'iscrisse alla facoltà di Fisica, ma avendo frequentato il liceo classico e non essendo quindi abbastanza ferrato in materia, non sostenne alcun esame; l'esperienza fu dunque breve. Rimase comunque un appassionato lettore di divulgazioni scientifiche, con "interesse reale ma dilettantesco".
Repertorio e tecnica pianistica
Considerato uno dei più grandi pianisti dell'epoca a cavallo tra il XX secolo e il XXI secolo, molto selettivo, per sua stessa ammissione, nella scelta del repertorio, esteso ma non particolarmente variegato, divenne noto soprattutto per le sue interpretazioni di Beethoven, Chopin, Schubert, Schumann e della seconda scuola di Vienna (Schönberg, Berg e Webern). Interpretò spesso anche compositori del periodo barocco (come Bach e Scarlatti, quest'ultimo mai affrontato in pubblico), classico (come Mozart), tardo-romantico: in particolare Brahms, il cui secondo concerto costituì una delle sue più famose e acclamate interpretazioni; Liszt, la Sonata in si minore e i pezzi più sperimentali composti negli ultimi anni di vita (anche se, in alcune occasioni, offrì al pubblico lo studio trascendentale n. 10 come bis e suonò il Totentanz nei primi anni '70). Agli esordi mostrò un certo interesse anche verso la letteratura pianistica russa (soprattutto Prokofiev e Stravinsky), poi a mano a mano venuto attenuandosi. Da sempre dedito alla musica contemporanea, della quale fu grande estimatore e assiduo promotore, si dedicò spesso all'esecuzione di opere di numerosi autori contemporanei come Pierre Boulez, Luigi Nono, Luciano Berio e Karlheinz Stockhausen, sia come solista che in collaborazione con altri musicisti. Numerose composizioni furono scritte espressamente per lui fra cui le più note furono, ad esempio, ...Sofferte onde serene... di Nono, Masse: omaggio a Edgard Varèse di Giacomo Manzoni e la quinta sonata di Salvatore Sciarrino.
L'ottima tecnica e la padronanza dello strumento furonono le caratteristiche principali che resero particolarmente famoso Pollini. Da questo punto di vista il "testo simbolo" con cui sempre si identificò furono gli Studi di Chopin, a testimonianza della perfezione della sua tecnica.Si veda in particolar modo la sopracitata registrazione edita da Testament nel 2011, risalente a quando ancora era diciottenne).
Carriera Negli anni ottanta esordì come direttore d'orchestra per la realizzazione di una delle prime incisioni discografiche moderne dell'opera La donna del lago di Gioachino Rossini nell'ambito delle manifestazioni rossiniane della città di Pesaro. Al Teatro alla Scala di Milano esordì nell'ottobre 1958 suonando nella prima esecuzione assoluta della Fantasia per pianoforte e strumenti a corda di Giorgio Federico Ghedini diretta da Thomas Schippers; nel 1960 eseguì il Concerto n. 1 in mi minore, op. 11 di Fryderyk Chopin diretto da Sergiu Celibidache.
Per il Teatro La Fenice di Venezia eseguì il Concerto per pianoforte e orchestra n. 5 (Beethoven) nel 1964, il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 op. 21 di Fryderyk Chopin nel 1968, un recital nel 1972, due nel 1973, uno nel 1976, due concerti nel 1983, la Sonata per pianoforte n. 16 e la Sonata per pianoforte n. 18 di Beethoven nel 1987, un recital nel 1990 e uno al Teatro Malibran di Venezia nel 2001. La sua prima incisione per la Deutsche Grammophon, nel 1971 (comprendente i Tre Movimenti da "Petrushka" di Stravinskij e la Settima Sonata di Prokof'ev) giunse ad essere considerata un punto di riferimento nella discografia pianistica del Novecento. Nel 1972 suonò nella prima esecuzione assoluta al Teatro alla Scala di Milano di Como una ola de fuerza y luz di Luigi Nono diretto da Claudio Abbado e dedicata a Luciano Cruz. La rappresentazione con l'Orchestra di Filadelfia stupì il pubblico statunitense che vi lesse una critica alla guerra del Vietnam e all'intervento nel Cile di Pinochet.
A Salisburgo eseguì nel 1973 il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 di Chopin con i Wiener Philharmoniker diretto da Claudio Abbado e tenne un recital, nel 1974 il Concerto per pianoforte e orchestra (Schumann) sempre con i Wiener Philharmoniker, diretto da Herbert von Karajan e tenne un recital, nel 1976 il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 (Brahms), diretto da Abbado e tenne un recital con musiche di Beethoven, nel 1977 tenne un recital e il Concerto per pianoforte e orchestra n. 23 di Mozart, diretto da Karl Böhm, nel 1978 tenne un recital e il Concerto per pianoforte e orchestra n. 4 (Beethoven), diretto da Claudio Abbado e tenne un recital, nel 1980 il Concerto per pianoforte e orchestra n. 19 di Mozart, diretto da Böhm, negli anni 1981, 1982 e 1984 tenne un recital, nel 1985 tenne un concerto con musiche di Franz Schubert, nel 1986 tenne un recital e il Concerto per pianoforte e orchestra n. 5 (Beethoven), diretto da Claudio Abbado, nel 1987 il Concerto per pianoforte e orchestra (Schumann) con l'Orchestra filarmonica d'Israele, diretta da Zubin Mehta e tenne un recital, nel 1988 tenne un concerto con musiche di Beethoven, dal 1989 al 1994 (1990 escluso) tenne un recital all'anno, nel 1995 un concerto con musiche di Beethoven, il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 (Brahms) con i Berliner Philharmonisches Orchester, diretto da Claudio Abbado, il Quintetto per pianoforte e archi in fa minore op. 34 di Brahms, Tre pezzi per pianoforte Op. 11 di Arnold Schönberg e Klavierstück X di Karlheinz Stockhausen, nel 1996 e 1997 un recital, nel 1998 un concerto con musiche di Beethoven, nel 1999 Cinque pezzi per pianoforte Op. 23 di Schönberg e Sonata n. 3 (Concert sans orchestre) in fa minore op. 14 di Robert Schumann, suonò in Quintetto con il Quartetto Accardo e la Sonata per pianoforte n. 29 (Beethoven), nel 2000 tenne un recital, nel 2001 il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 (Brahms) con i Berliner diretto da Claudio Abbado e tenne un recital, nel 2002 e 2003 un recital, nel 2004 un concerto con musiche di Beethoven, nel 2005 un concerto con musiche di Chopin, dal 2006 al 2009 un recital all'anno, nel 2010 un concerto con musiche di Chopin, nel 2011 e 2012 un concerto con musiche di Beethoven.
Per la Scala nel 1976 diresse l'Orchestra del Teatro alla Scala nella Sinfonia n. 2 (Beethoven) ed eseguì il Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 (Beethoven) nel Palazzetto dello Sport di Cinisello Balsamo e nel Teatro Fraschini di Pavia, eseguì un concerto nella Sala Verdi del Conservatorio di Musica Giuseppe Verdi di Milano, nel 1977 il Concerto op. 42 di Arnold Schönberg e dei recital, nel 1978 un recital di Franz Schubert e il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 di Brahms nella Sala Verdi del Conservatorio di Musica Giuseppe Verdi, diretto da Claudio Abbado, nel 1979 un recital di Robert Schumann, il Concerto per pianoforte e orchestra n. 20 e il Concerto per pianoforte e orchestra n. 12 di Mozart, diretto da Abbado e il Concerto per pianoforte e orchestra (Schumann) diretto da Abbado, nel 1980 un recital e un concerto con il Quartetto Italiano, nel 1981 un recital, nel 1982 un recital e un concerto con la Chamber Orchestra of Europe, nel 1983 un recital e il Concerto per pianoforte e orchestra n. 4 (Beethoven) diretto da Carlo Maria Giulini.