So che mi ucciderai è un film del 1952 diretto da David Miller. La pellicola è liberamente ispirata al romanzo Sudden Fear di Edna Sherry (1948).
Trama Myra Hudson, ricca ereditiera di San Francisco e commediografa di successo, incontra su un treno un bravo attore che aveva precedentemente scartato a Broadway poiché non corrispondente a canoni estetici tradizionali, Lester Blaine. L'attore si dimostra insolitamente galante, e Myra si innamora di lui e finisce per sposarlo. Ben presto l'uomo incontra casualmente la sua ex-moglie, Irene Neves, della quale è ancora innamorato, e con lei progetta l'omicidio di Myra, che ha sposato solo per interesse.
Dopo la luna di miele nella villetta al mare di Myra infatti, mentre i due amanti avevano frugato fra le carte della donna, avevano scoperto che l'avvocato di Myra le aveva redatto un testamento secondo cui quasi tutto il suo patrimonio andrebbe alla fondazione artistica intitolata al padre, mentre al marito spetterebbero solo i diritti d'autore sulle commedie più una rendita di 10.000 dollari all'anno, con la clausola però che non si risposi. Lester e Irene avevano discusso e deciso per l'omicidio nello studio di Myra, non accorgendosi che la loro intera conversazione veniva registrata da un dittafono che la donna usa solitamente per incidere i suoi soggetti e che era rimasto inavvertitamente acceso.
Dopo avere così scoperto il complotto e trascorsa una notte insonne, Myra sconvolta si reca nell'appartamento di Irene e le ruba una pistola, meditando vendetta.
Produzione Fu l'unica produzione della Joseph Kaufmann Productions, una compagnia indipendente creata da Joe Kaufmann. Joan Crawford - pur se il suo nome non appare nei crediti - gestì il film come produttore esecutivo.
Distribuzione Il film, una produzione RKO Radio Pictures, distribuito da Rko, nell'estate del 2026 torna nelle sale cinematografiche francesi in una versione restaurata presentato con una scheda di Charlotte Garson su Cahiers du cinéma, unitamente ad altre due opere, per un trittico di film neri anni Cinquanta. Gli altri due sono Antother Man's Poison e La poltrona vuota (Cast a Dark Shadow) di Lewis Gilbert. Le eroine di questi tre film hanno in comune di essere in età matura, corteggiate, manipolate, trucidate, ma a volte, liberate.
Accoglienza François Truffaut quando uscì questo film lo definì «un capolavoro del cinema»
Critica Charlotte Garson scrive che nelle rughe fin troppo unte del film nero, il dopoguerra introduce qualche gingillo che rappresenta il sale di questa coda dell'età dell'oro del genere. A tale proposito la critica cita in particolare i movimenti del piccolo bulldog a carica.
Positiva la recensione su Segnalazioni cinematografiche nel 1952 che così valuta il film: «Ben sceneggiato e ben diretto, animato dalla magistrale interpretazione della Crawford, il film comprende scene d'intensa drammaticità».
Privo di catalogazione in opere quali il Dictionnaire des Cinéastes di Sadoul (1965) o Cinema di tutto il mondo della Mondadori (1978), il regista e il film risulterebbero totalmente snobbati nonostante il giudizio entusiasta di Truffaut. Davide Comotti nel 2021 inquadra l'opera in un contesto qualificante scrivendo: «L’inizio sembra anticipare un certo cinema di Robert Aldrich, cioè quei drammi ambientati nel mondo dello spettacolo – pensiamo a Il grande coltello o Quando muore una stella – con la messa in scena dell’affascinante ma spietato mondo di Broadway».
Riconoscimenti Premi Oscar 1953: Candidatura come migliore attrice protagonista a Joan Crawford Candidatura come migliore attore non protagonista a Jack Palance
Note
Bibliografia
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Collegamenti esterni
Categoria:Film noir Categoria:Film diretti da David Miller Categoria:Film ambientati a San Francisco Categoria:Film basati su romanzi di autori statunitensi