Il colonialismo è definito come l'espansione politico-economica di uno Stato su altri territori spesso lontani al fine di creare delle colonie per sfruttarne le risorse naturali, come, minerali, gas, acqua, petrolio e terreni coltivabili, e umane, come la forza-lavoro, e per espandere il proprio dominio politico ed economico, magari anche per poter rivaleggiare con altri stati. Il processo di occupazione di territori e loro riorganizzazione in colonie è detto colonizzazione, mentre un Paese in possesso di colonie è detto potenza coloniale.

Il termine indica anche, in senso stretto, il dominio coloniale mantenuto da molti Stati europei su altri territori extraeuropei lungo l'età moderna e indica quindi il corrispettivo periodo storico, cominciato nel XVI secolo, contemporaneamente alle esplorazioni geografiche europee, assumendo nel XIX secolo il termine di imperialismo, arrivando ad una vera e propria spartizione dell'Africa dalle varie potenze coloniali europee, conclusosi infine nella seconda metà del XX secolo, con la vittoria dei movimenti anti-coloniali.

Il termine indica inoltre l'insieme di convinzioni usate per legittimare o promuovere questo sistema, in particolare il credo che i valori etici e culturali dei colonizzatori siano superiori a quelli dei colonizzati.

Fu la fine della Seconda guerra mondiale e i nuovi equilibri politici che vennero a crearsi nel mondo a dare «il colpo decisivo (...) al colonialismo, il cui declino poteva (...) considerarsi già iniziato, ma che in questo secondo dopoguerra assumeva (...) un ritmo straordinariamente accelerato, che lo portava in un ventennio all'epilogo». Le potenze sconfitte, Italia e Giappone, dovettero rinunciare immediatamente a tutte le colonie già prima che un nuovo assetto politico potesse emergere.

Origini del fenomeno

La sua origine politico-culturale non è ben delineata, in quanto la definizione stessa di colonialismo coincide con fenomeni già presenti nella storia sin dalla Grecia antica.

Infatti l'occupazione di territori oltre i confini nazionali per trarvi beneficio economico e per influenzarne le scelte di politica interna era lo strumento principale con cui i grandi imperi dell'antichità usavano accrescere il loro potere.

L'impero marittimo ateniese pose sotto la propria influenza tutte le città bagnate dal Mar Egeo, costringendole a un'alleanza forzata e scavalcando le autorità locali, controllò alcune zone del Mar Nero da cui otteneva le materie prime per mantenere la flotta.

L'impero cartaginese sottomise con la forza gran parte delle popolazioni del Nordafrica e della Penisola Iberica utilizzando modalità non dissimili a quelle dei conquistadores spagnoli nelle Americhe e sfruttò intensamente le ricche miniere aurifere presenti in Spagna.

I Romani adottando il famoso motto "divide et impera" divennero i precursori della strategia bellica dei colonizzatori europei, volta a sfruttare a proprio vantaggio le rivalità presenti tra le tribù locali frammentando una potenziale difesa contro l'invasore che, quindi riesce spesso ad assoggettare vasti ed eterogenei territori impiegando ridotte risorse. Inoltre, come dimostrato dalle ricostruzioni storiche e dai ritrovamenti archeologici nelle regioni esterne dell'Impero, le legioni erano sempre seguite da nutriti gruppi di cartografi e coloni che una volta pacificata l'area si sarebbero poi insediate in città di nuova fondazione.

Vi è un tipo di colonialismo in cui vi è un massiccio insediamento di coloni che col tempo diventano maggioritari sui nativi, un altro tipo è solamente politico amministrativo con scarso trasferimento di coloni (Indirect Rule). A volte i paesi europei crearono loro colonie con scarso dispiegamento di mezzi militari come in India dove i soldati britannici erano intorno ai 50.000 e poche furono le battaglie intraprese.

Il colonialismo ha portato poi alla globalizzazione, iniziata proprio con la colonizzazione del continente americano: si inventa apposta la categoria della razza, ora indispensabile. Si mantengono così le gerarchie interne storiche dove i non-europei vengono collocati negli strati inferiori (con le categorie oriente-occidente, primitivo-civilizzato), e tramite questa costruzione si legittimano le gerarchie del pensiero europeo e non europeo. Ciò che non corrisponde al pensiero europeo viene definito irrazionale e vicino allo stato di natura; è un processo di divisione dell’uomo bianco dal resto.

Le fasi del colonialismo Il colonialismo moderno inizia con la scoperta dell'America, espandendosi a macchia d'olio su tutto il pianeta tanto da essere ritenuto la prima globalizzazione; nel 1878 le potenze occidentali europee rivendicavano il 67% del territorio mondiale giungendo nel 1914 a controllarne l'85% sotto forma di colonie, protettorati, possedimenti, domini e commonwealthHarry Magdoff, Imperialism: From the Colonial Age to the Present , New York, Monthly Rewiew, 1978, p 29-35.

Il colonialismo è la conquista e il controllo delle terre e dei beni di altri popoli. Il colonialismo moderno inoltre ha ristrutturato l’economia di questi ultimi, creando delle relazioni complesse fra i colonizzatori e i colonizzati, e mettendo le basi per la nascita del capitalismo.

Il colonialismo nell'Età moderna Colonialismo portoghese

Questa fase incomincia dal 1415 con l'occupazione di Ceuta e finisce nel 1999 con la cessione di Macao alla Cina, interessò il Brasile, le coste africane nel Golfo di Guinea, in Angola, il Mozambico, l'India occidentale, Timor, Macao e le isole dell'Oceano Atlantico.

Colonialismo spagnolo

Questa fase incomincia dal 1493 con la colonizzazione di Hispaniola e finisce nel 1833 con l'indipendenza di 13 stati nel Sud America spagnolo. Interessò tutta l'area mesoamericana, vaste zone dell'America settentrionale sud-occidentale, la Florida e tutto il Sudamerica ad eccezione del Brasile dove sfruttando gli schiavi venivano coltivate le piantagioni e di parte della Guyana.

Primo colonialismo inglese

Questa fase incomincia nel 1607 con la fondazione del primo insediamento permanente in America a Jamestown in Virginia che fu la prima colonia e finisce nel 1783 con il Trattato di Parigi, con l'indipendenza degli Stati Uniti d'America.

Interessò il Nordamerica orientale, la Nuova Scozia, la Terranova, la Terra di Rupert, le Bahamas, la Giamaica, il Belize e gran parte delle isole delle Piccole Antille.

Primo colonialismo francese

Questa fase incomincia dal 1608 con la colonizzazione della Nuova Francia e finisce nel 1815 grazie al Congresso di Vienna e la cessione di gran parte delle colonie alle altre potenze europee.

Interessò il Québec, la regione dei Grandi Laghi, le pianure del Mississippi, la Louisiana, Saint-Domingue nei Caraibi, la Guiana francese, alcune isolette caraibiche, l'India occidentaleQuest'ultima perduta insieme al Canada per mano degli inglesi nel 1757 come risoluzione della Guerra dei sette anni.

Colonialismo olandese

Questa fase incomincia nel 1619 con la fondazione di Batavia o Giacarta e finisce nel 1949 grazie alla indipendenza dell'Indonesia, interessò l'attuale IndonesiaAd eccezione di Timor., alcune isole delle Piccole Antille, un insediamento nell'isola di Manhattan chiamato New Amsterdam.Sarebbe stato ceduto agli inglesi diventando la futura New York.

Colonialismo russo

Il colonialismo russo si distingue dagli altri colonialismi per l'annessione, continuata nei secoli fino ad oggi e giustificata dell'ideologia imperialista di Mosca terza Roma, di territori non d'oltremare bensì contigui alla Russia, e per la russificazione forzata (e in certi casi persino la deportazione) delle popolazioni assoggettate al fine della loro inclusione nel mondo russo.

La colonizzazione dei territori conquistati dai russi si è verificata a seguito dell'espansione russa ad oriente, incominciata nel XVI secolo con la conquista dei khanati tatari musulmani di Kazan' (1552), Astrachan' (1556) e Sibir (1598) e che interessò anche la Siberia, l'Alaska, l'Asia centrale ed il Caucaso, e ad occidente in Europa centro-orientale, in particolare in Ucraina, in Bielorussia, in Moldavia e nei Paesi baltici, dove tutt'oggi, nonostante questi ultimi paesi siano riusciti a rendersi indipendenti dalla Russia, sono rimaste significative minoranze russe costituitesi a seguito della colonizzazione di questi territori da parte russa.

Una volta conquistato un determinato territorio, storicamente in Russia si è proceduto allo sfruttamento delle risorse locali a vantaggio dei centri governativi russi, tanto che si è arrivato a parlare di "colonizzazione interna" o "autocolonizzazione della Russia".

In conseguenza di tale prolungata politica coloniale, oggi la Russia risulta il paese più esteso del mondo e uno stato fortemente plurinazionale, multireligioso, multiculturale e multietnico, comprendente varie repubbliche di etnie non russe che attualmente coprono circa il 30% del territorio della federazione e circa 200 differenti gruppi etnici.

Il colonialismo nell'Età contemporanea Secondo colonialismo inglese

Questo periodo incomincia nel 1753 con l'inizio dell'infiltrazione inglese in India, interessò il Sudafrica, il Canada, l'India, Ceylon, la Malaysia, l'Australia, la Nuova Zelanda, Malta, Gibilterra, la Guiana occidentale e le isole atlantiche.

Secondo colonialismo francese

Questa fase incomincia nel 1830 con l'inizio della conquista dell'Algeria e finisce nel 1859 con l'annessione di Saigon, interessò l'Algeria, il Vietnam, la Guiana orientale, il Senegal, il Gabon, le isole di Tahiti e la Riunione.

Terzo colonialismo inglese

Questa fase incomincia nel 1870 con la nuova spinta colonizzatrice europea e finisce nel 1956 con la decolonizzazione dei possedimenti africani.

Interessò il Bechuanaland (Botswana), la Rhodesia (Zambia), l'Uganda, il Kenya, la Somalia settentrionale, l'Egitto, il Sudan, la Nigeria, la Costa d'Oro, la Sierra Leone, il Gambia, lo Yemen, il Kuwait, la Birmania, la Papua, il Brunei, e molti arcipelaghi polinesiani.

Si mantennero i precedenti possedimenti e si stabilirono insediamenti commerciali con la forza in Cina (risale a questo secolo l'acquisizione di Hong Kong dopo la guerra dell'oppio).

Terzo colonialismo francese

(1860, inizio espansione nell'Africa Occidentale dal Senegal - 1962, indipendenza dell'Algeria), interessò il Marocco, tutta l'Africa occidentale sahariana, la Mauritania, la Costa d'Avorio, il Congo Belga, il Madagascar, il Laos, la Cambogia e la Nuova Caledonia. Come l'Inghilterra, anche la Francia impose la propria autorità commerciale ed economica in molti porti e fiumi cinesi.

Colonialismo tedesco

(1871, fondazione dell'Impero tedesco e inizio dell'espansione nell'Africa Centrale e Meridionale seguendo la politica economica ed imperialistica di Bismarck - 1918, sconfitta nella prima guerra mondiale e perdita delle colonie), interessò il Camerun, la Namibia, il Togo e la Tanzania, contemporaneamente venivano stabilite delle teste di ponte in alcune isole dell'Oceano Pacifico, di cui le più estese erano le intere zone settentrionali della Papua Nuova Guinea e l'Arcipelago di Bismarck, e sulla costa nord della Cina.

Primo colonialismo italiano

(1869, acquisto della Baia di Assab, in Eritrea, da parte della società Rubattino - 1905, istituzione della colonia di Somalia); interessò il corno d'Africa e, più precisamente, l'Eritrea, che divenne colonia nel 1890, e la Somalia, che divenne dapprima protettorato nel 1889 e poi colonia nel 1905.

Secondo colonialismo italiano

(1911, inizio Guerra italo-turca - 1912 fine guerra italo-turca); interessò i possedimenti turchi della Tripolitania e della Cirenaica, oltre alle isole del Dodecanneso.

Terzo colonialismo italiano