Il cagnaccio occhiogrosso (Odontaspis noronhai ()) è una specie estremamente rara di squalo lamniforme della famiglia Odontaspididae, con una distribuzione che potrebbe essere pressoché cosmopolita. Specie grande e robusta, raggiunge almeno 3,6 metri di lunghezza. Presenta un muso lungo e bulboso, grandi occhi arancioni privi di membrana nittitante e una bocca ampia, dalla quale sporgono vistosamente i denti sottili. Si distingue dal simile cagnaccio (O. ferox) per la dentatura, che presenta un solo denticolo laterale per lato, e per la colorazione uniformemente bruno scura.
Abita i margini continentali e le acque oceaniche a profondità comprese tra 60 e 1.000 metri. È possibile che compia migrazioni sia verticali che orizzontali. Si nutre di pesci ossei e calamari, e i suoi grandi occhi, insieme alla livrea scura, suggeriscono che trascorra gran parte del tempo nella zona mesopelagica. La riproduzione è probabilmente vivipara, con embrioni oofagi, come avviene in altre specie di lamniformi. Questo squalo viene catturato accidentalmente dalla pesca commerciale, sebbene molto di rado.
Tassonomia e filogenesi
Il primo esemplare noto di cagnaccio occhiogrosso fu una femmina lunga 1,7 metri, catturata al largo di Madera nell'aprile del 1941 con un palangaro calato per il pesce sciabola nero (Aphanopus carbo). L'esemplare venne imbalsamato e in seguito costituì la base per la descrizione scientifica della specie, redatta dall'ittiologo tedesco Günther Maul in un articolo del 1955 pubblicato su Notulae Naturae. Maul assegnò alla nuova specie il nome noronhai in onore di Adolfo César de Noronha, defunto direttore del Museo di Funchal. Inizialmente egli collocò la specie nel genere Carcharias, che all'epoca comprendeva tutti i membri della famiglia degli odontaspididi. Quando Odontaspis venne riconosciuto come genere valido e distinto da Carcharias, anche il cagnaccio occhiogrosso fu trasferito in questo genere, data la sua somiglianza con il cagnaccio (O. ferox). Fino a quando non furono esaminati altri esemplari, negli anni Ottanta, alcuni autori ipotizzarono che questa specie potesse rappresentare una variante estrema di O. ferox.
L'appartenenza del cagnaccio occhiogrosso e del cagnaccio alla stessa famiglia dello squalo toro (C. taurus), cui assomigliano superficialmente, è stata oggetto di dibattito tra i sistematici, poiché gli studi morfologici e dentari hanno prodotto risultati contrastanti. Un'analisi filogenetica molecolare del 2012, basata sul DNA mitocondriale, ha sostenuto l'esistenza di un rapporto di specie sorelle tra O. noronhai e O. ferox, ma non di un clade comprendente Odontaspis e Carcharias. Al contrario, Odontaspis è risultato più vicino allo squalo coccodrillo (Pseudocarcharias kamoharai), suggerendo che esso e Carcharias dovrebbero essere collocati in famiglie separate.
Descrizione
Con il suo corpo massiccio, il muso conico e bulboso e l'ampia bocca irta di denti sporgenti, il cagnaccio occhiogrosso ricorda molto il più noto squalo toro. Gli occhi, grandi e ben sviluppati, sono privi di membrana nittitante, e subito dietro si trovano piccoli spiracoli. L'angolo della bocca si estende fino oltre il livello degli occhi e le mascelle sono altamente protrusibili, capaci cioè di sporgere in avanti durante la cattura delle prede. Sono presenti 34-43 file di denti superiori e 37-46 inferiori; queste includono da zero a due file di piccoli denti alla sinfisi superiore (il punto mediano della mascella) e da due a quattro file alla sinfisi inferiore. In ciascuna metà della mascella superiore, i denti della prima e seconda fila sono grandi, quelli della terza e talvolta della quarta fila sono piccoli, mentre quelli delle file successive tornano a essere grandi. Ogni dente possiede una cuspide centrale stretta e appuntita, affiancata da un solo piccolo denticolo laterale per lato; questo lo distingue dal cagnaccio, che presenta due o tre denticoli laterali per lato. Sono presenti cinque paia di fessure branchiali.
Le pinne pettorali sono di dimensioni medie, larghe e con apici arrotondati. La prima pinna dorsale, grande e con apice arrotondato, è situata più vicino alle pettorali che alle pelviche. La seconda dorsale è circa la metà della prima e ha origine sopra le estremità posteriori delle pinne pelviche. Le pinne pelviche sono quasi grandi quanto la prima dorsale. La pinna anale è più piccola della seconda dorsale ed è posta posteriormente rispetto ad essa. Il peduncolo caudale presenta un'incisura a forma di mezzaluna all'origine della pinna caudale. Il lobo inferiore della pinna caudale è corto ma ben distinto, mentre quello superiore è lungo e presenta una profonda incisione lungo il margine posteriore, vicino all'apice. La pelle è rivestita da denticoli dermici sovrapposti, ciascuno dotato di tre creste orizzontali che terminano in piccoli denti marginali. La colorazione è uniformemente bruno rossastra scura o marrone cioccolato, talvolta con margini delle pinne neri oppure con la prima dorsale caratterizzata da una punta biancastra. Gli occhi sono arancione scuro, con pupille ovali verticali sfumate di verde. All'interno della bocca sono presenti diverse macchie nere, ad esempio lungo le mascelle, sul pavimento orale e sugli archi branchiali. Gli esemplari più grandi misurati raggiungevano 3,6 metri nei maschi e 3,3 metri nelle femmine.
Distribuzione e habitat Sebbene estremamente raro, il cagnaccio occhiogrosso è stato segnalato in località sparse in tutto il mondo, suggerendo una distribuzione ampia e probabilmente discontinua nelle acque oceaniche tropicali e temperato-calde. La maggior parte degli esemplari noti proviene dall'oceano Atlantico, dove è stato rinvenuto al largo di Madera, del Brasile meridionale, del Texas, della Florida orientale e lungo la dorsale medio-atlantica. Le uniche prove della sua presenza nell'oceano Indiano consistono in un insieme di mascelle che potrebbero provenire dalle Seychelles, anche se non si esclude un'origine dal Mar Cinese Meridionale. L'esistenza della specie nell'oceano Pacifico fu ipotizzata per la prima volta nel 1970 sulla base di denti recuperati da sedimenti di fondo; tale presenza venne confermata oltre un decennio dopo da catture nelle Isole Marshall e alle Hawaii.
Il cagnaccio occhiogrosso è stato catturato a profondità comprese tra 60 e 1.000 metri. Alcuni esemplari sono stati registrati sopra piattaforme continentali e insulari, sia in prossimità del fondale sia in acque intermedie. Altri sono stati pescati in zone di oceano aperto profonde tra 4,5 e 5,3 km, dove nuotavano negli strati superiori della colonna d'acqua. Le catture notturne a profondità relativamente ridotte suggeriscono che questa specie possa compiere migrazioni verticali giornaliere, risalendo dalla zona mesopelagica a quella epipelagica durante la notte per alimentarsi. Nelle acque brasiliane, gli esemplari vengono catturati esclusivamente in primavera, il che lascia ipotizzare l'esistenza di movimenti migratori stagionali.
Biologia ed ecologia Secondo una testimonianza relativa a un esemplare di cagnaccio occhiogrosso catturato vivo, questo animale mostrò un comportamento estremamente aggressivo, dibattendosi con violenza e scattando ripetutamente dentro e fuori dall'acqua. I suoi grandi occhi e la colorazione uniformemente scura sono caratteristiche tipiche dei pesci mesopelagici. Il cagnaccio occhiogrosso si nutre di pesci ossei e calamari. La sua riproduzione è poco conosciuta, ma probabilmente è simile a quella di altri lamniformi, che sono vivipari e hanno embrioni nutriti da uova non fecondate durante la gestazione, un fenomeno noto come oofagia. Le femmine adulte possiedono una sola ovaia funzionale, quella destra, e due uteri funzionanti. I maschi raggiungono la maturità sessuale a una lunghezza compresa approssimativamente tra 2,2 e 3,2 metri, mentre le femmine maturano intorno ai 3,2 metri di lunghezza. Non sono disponibili dati sulla crescita o sulla longevità della specie.
Interazioni con l'uomo A causa della sua estrema rarità, il cagnaccio occhiogrosso non riveste alcuna importanza commerciale. Viene catturato solo occasionalmente come cattura accessoria, soprattutto con palangari, reti da posta e reti a circuizione; tuttavia, la scarsità di segnalazioni suggerisce che la specie viva per lo più a profondità non raggiunte dalla pesca commerciale. L'Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) la classifica come specie a rischio minimo (Least Concern). Dal 1997, il National Marine Fisheries Service (NMFS) ha vietato la cattura di questa specie nelle acque degli Stati Uniti.
Note
Altri progetti
Collegamenti esterni
Categoria:Lamniformes Categoria:Taxa descritti nel 1955