Carmagnola (Carmagnòla in piemontese) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Torino, in Piemonte.
Geografia fisica Territorio e idrografia
Carmagnola sorge nella pianura a sud di Torino, sulla destra idrografica del Po, poco prima che il fiume pieghi verso nord in direzione della collina di Superga. Il territorio comunale, prevalentemente pianeggiante, è attraversato da diversi corsi d'acqua, tra cui il torrente Meletta, che scorre a sud dell'abitato, e il rio Stellone, affluente del Banna. La morfologia del territorio è legata anche all'attività deposizionale del Po e dei corsi d'acqua della pianura.
Tra le principali aree verdi e naturalistiche si trovano il Bosco del Gerbasso, il parco Cascina Vigna, sede del Museo civico di storia naturale, e la Lanca di San Michele, compresa nel sistema delle aree protette del Po piemontese.
Lanca di San Michele La Lanca di San Michele, localmente nota anche come Po morto, è un'antica ansa del Po separatasi dal corso principale del fiume. La sua formazione risale al 1977, quando una piena determinò l'apertura di un nuovo alveo più rettilineo, isolando progressivamente il precedente meandro.
L'area, caratterizzata da ambienti umidi di particolare interesse naturalistico, è stata sottoposta a tutela a partire dal 1990 e si estende per circa 228 ettari. È inoltre riconosciuta nell'ambito della rete Natura 2000 come zona speciale di conservazione e zona di protezione speciale.
Per contrastare il progressivo interramento della lanca sono stati effettuati interventi di gestione dell'ambiente umido e dei sedimenti. L'area è alimentata anche dalle acque di falda, che contribuiscono al mantenimento dell'ecosistema e successivamente defluiscono verso il Po.
La zona ospita numerose specie vegetali e animali legate agli ambienti fluviali e palustri. Tra gli uccelli presenti figurano il tuffetto, la marzaiola, il germano reale, la folaga, la gallinella d'acqua e il martin pescatore comune.
Geologia La pianura di Carmagnola è caratterizzata dalla presenza di depositi alluvionali, con una significativa componente sabbiosa. La natura dei terreni favorì storicamente la coltivazione della canapa, che per lungo tempo rappresentò una delle principali attività agricole ed economiche del territorio.
Prima della diffusione delle fibre sintetiche, la canapa era largamente utilizzata nell'industria tessile e nella produzione di vele, corde e gomene. Carmagnola divenne pertanto un importante centro non soltanto per la coltivazione, ma anche per la lavorazione e il commercio della fibra, esportata in particolare verso la Liguria e la Francia, soprattutto nell'area di Marsiglia.
Clima Il clima di Carmagnola presenta caratteristiche tipiche della Pianura Padana occidentale, con inverni freddi ed estati calde. Le precipitazioni sono maggiormente concentrate durante la primavera e l'autunno. Il territorio comunale appartiene alla zona climatica E.
Origine del nome L'origine del toponimo Carmagnola non è certa. Secondo una delle interpretazioni proposte, deriverebbe dall'espressione latina quadra (centuria) magniola, con riferimento a un appezzamento di terreno di dimensioni relativamente ridotte. Un'altra ipotesi riconduce invece il nome al gentilizio romano Carminius, dal quale il toponimo si sarebbe successivamente sviluppato.
Storia Dalle origini al dominio arduinico Il primo nucleo dell'attuale Carmagnola, noto come contrada Gardexana, si sviluppò in un'area originariamente paludosa. Intorno all'XI secolo la popolazione era distribuita in diversi insediamenti, tra cui San Giovanni, nella regione Zucchea, Santa Maria di Viurso a ovest, Santa Maria di Moneta a est e Salsasio. Secondo la tradizione storiografica locale, le incursioni saracene avrebbero indotto parte degli abitanti a trasferirsi verso una posizione maggiormente difendibile, dove si sviluppò progressivamente il centro urbano, successivamente fortificato e cinto da mura. L'antico toponimo Gardexana sopravvive nella denominazione dell'odierna via Gardezzana.
La prima attestazione documentaria di Carmagnola risale al 1034, quando l'abate dell'abbazia di Nonantola cedette a Bosone e Guidone, figli del marchese Arduino d'Ivrea, la signoria su quaranta castelli, tra i quali figurava anche Carmagnola.
Tra le famiglie legate alle origini della signoria locale viene ricordata quella degli Aloa, tradizionalmente ricondotta ad Alineo dei Robaldini, figlio del nobile franco Robaldo e appartenente alla legge salica.Giovanni Battista Adriani, Degli antichi signori di Sarmatorio Manzano Monfalcone indi degli Operti di Fossano. Memorie storico-genealogiche, Torino, 1853. Secondo questa ricostruzione genealogica, Robaldo sarebbe stato, dall'843, tra i cavalieri di Carlo II il Calvo, re dei Franchi Occidentali, mentre Alineo sarebbe giunto in Italia sul finire del IX secolo al seguito di Ruggero e di Arduino II d'Ivrea.
Carmagnola appartenne successivamente ai marchesi di Romagnano, che mantennero il feudo fino al 1163.
Il Marchesato di Saluzzo
Dopo la morte di Adelaide di Susa nel 1091, i diritti signorili sul territorio furono ripartiti tra diverse famiglie, tra cui i Romagnano, i conti di Lomello e i marchesi del Vasto. Nel corso del XIII secolo Carmagnola entrò stabilmente nell'orbita dei marchesi di Saluzzo, appartenenti alla dinastia aleramica.
Nel 1203 i rappresentanti delle quattro consorterie riunite negli Hospitia Militum ottennero le prime franchigie giurisdizionali. Tra queste figuravano la famiglia dei Carmagnola, alla quale erano collegati i Gatto o Gatti, ramo dei signori di Agliano e discendenti da Ottone di Lanerio, figlio di Manfredo di Brozolo,Francesco Guasco, Dizionario feudale degli antichi Stati Sardi e della Lombardia, Pinerolo, 1911, in Biblioteca della Società Storica Subalpina, diretta da Ferdinando Gabotto. nonché i Craveri, i Lovencito e le famiglie Granetto de Gerbo e Granetto de Fogliati.
Le franchigie furono confermate nel 1244, nella casa di Buongiovanni Granetto, dal marchese Bonifacio II del Monferrato, reggente durante la minore età di Tommaso I di Saluzzo, figlio di Manfredo III di Saluzzo.
Nel 1309 venne istituito il primo consiglio comunale. Nel 1375 i sindaci Antonio Granetto e Giovanni Masconderio consegnarono al capitano Guidone De Morgis l'impegno assunto dal marchese Federico II di Saluzzo di concedere in pegno a Carlo V di Francia, in qualità di Delfino, il castello e la terra di Carmagnola.
Intorno al 1382 nacque nei pressi della città il condottiero Francesco Bussone, noto come il Carmagnola e successivamente ricordato anche come conte di Carmagnola, figura alla quale Alessandro Manzoni dedicò la tragedia Il Conte di Carmagnola.
Tra il 1486 e il 1490 Carmagnola passò temporaneamente sotto il controllo del duca Carlo I di Savoia, per poi ritornare ai marchesi di Saluzzo. Tra il XV e il XVI secolo la città ospitò una zecca, nella quale furono coniate monete dei marchesi saluzzesi, tra cui esemplari recanti le effigi di Ludovico II di Saluzzo e Margherita di Foix e il cosiddetto Cornuto, caratterizzato dalla raffigurazione dell'imperatore Costantino I a cavallo.
Alla morte di Ludovico II, nel 1504, la reggenza del marchesato fu assunta dalla vedova Margherita di Foix, che nominò Francesco Cavazza vicario di Carmagnola. Nel 1542 la città fu conquistata dalle truppe imperiali guidate da Alfonso III d'Avalos, marchese del Vasto, ma venne successivamente riconquistata dai francesi.
Dal dominio francese allo Stato sabaudo Durante le guerre d'Italia il Marchesato di Saluzzo divenne oggetto della contesa tra la Francia e gli Stati sabaudi. Dopo l'occupazione francese del marchesato, Carmagnola rimase sotto il controllo della corona francese per diversi decenni. Durante tale periodo vi ebbe sede una corte della senescallia, nella quale esercitò un ruolo di rilievo Pietro Granetto, signore di Costigliole.
Nel 1588 il duca Carlo Emanuele I di Savoia occupò Carmagnola insieme al resto del Marchesato di Saluzzo. La città rimase tuttavia coinvolta nei successivi conflitti franco-sabaudi e, nel corso del XVII secolo, tornò temporaneamente sotto il controllo francese.
Durante la guerra civile piemontese, combattuta tra madamisti e principisti, tra il 1637 e il 1642 furono demoliti tre borghi situati immediatamente all'esterno delle mura, poiché la loro posizione ostacolava la difesa della piazzaforte. Gli abitati furono ricostruiti a circa un miglio dal centro fortificato, nelle località in cui sorgono tuttora.
Nel 1690, durante la guerra della Grande Alleanza, Carmagnola fu occupata dall'esercito francese comandato dal generale Nicolas de Catinat, mentre il territorio circostante subì gravi devastazioni. L'anno successivo Vittorio Amedeo II di Savoia recuperò la città. Con il progressivo venir meno della sua funzione strategico-militare, le fortificazioni furono successivamente in parte demolite, favorendo l'espansione urbanistica del centro.
Nel 1795 Vittorio Amedeo III di Savoia concesse Carmagnola in appannaggio al figlio Carlo Felice di Savoia, allora duca del Genevese, che ne fu investito con il titolo di principe mediante lettere patenti del 3 giugno dello stesso anno.
Il periodo napoleonico Alla fine del XVIII secolo Carmagnola fu coinvolta negli eventi conseguenti all'occupazione francese del Piemonte. Il 13 maggio 1799, durante le insorgenze antifrancesi, gli abitanti del borgo di Salsasio si sollevarono contro le forze repubblicane e riuscirono inizialmente a respingerle. In seguito il generale francese Philibert Fressinet ordinò un'azione di rappresaglia contro il borgo, che venne incendiato; parte della popolazione fu uccisa o costretta alla fuga.
Durante il successivo dominio napoleonico Carmagnola seguì le vicende del Piemonte, annesso alla Repubblica francese nel 1802. Con la Restaurazione, nel 1814, la città tornò sotto la sovranità di Vittorio Emanuele I di Savoia e fu reintegrata nel Regno di Sardegna.
Dall'Ottocento all'età contemporanea
Nel corso del XIX secolo, con il definitivo venir meno della funzione militare della città e la progressiva demolizione delle fortificazioni, l'economia locale si orientò prevalentemente verso le attività agricole, artigianali e commerciali. Particolare importanza assunsero la coltivazione e la lavorazione della canapa, utilizzata soprattutto per la produzione di tele e cordami, che venivano commercializzati anche in Liguria e nella Francia meridionale.
Nel 1853 Carmagnola fu raggiunta dalla ferrovia, che contribuì a migliorare i collegamenti commerciali e a favorire il successivo sviluppo economico della città.
Una nuova fase di trasformazione ebbe inizio nel secondo dopoguerra con l'insediamento della grande industria. Nel 1960 ebbe inizio la costruzione dello stabilimento per la produzione di ghisa della FIAT; nel 1966 furono inoltre trasferite a Carmagnola le attività delle fonderie di alluminio precedentemente situate a Mirafiori. Negli anni 1970 gli impianti confluirono nella Teksid.
Lo sviluppo industriale determinò una forte crescita demografica, alimentata anche dall'immigrazione interna proveniente soprattutto dalle regioni dell'Italia meridionale. L'incremento della popolazione proseguì nei decenni successivi, per poi stabilizzarsi a partire dagli anni 1980.
Simboli
Stemma
Lo stemma richiama apertamente quello di Saluzzo e di altri comuni piemontesi che fecero parte del marchesato locale. L'utilizzo dei due tenenti composti da due delfini d'azzurro è certamente un rimando alla dominazione francese del Cinquecento e al possedimento del delfino di Francia in loco. Si noti inoltre che la corona marchionale che sovrasta lo stemma attuale ha una forma inusuale per l'araldica italiana e si ravvicina maggiormente al modello francese per il medesimo titolo, diversamente da quanto accade invece per quella dello stemma di Saluzzo o dell'esempio di stemma cittadino affrescato su una casa del centro cittadino di Carmagnola nel 1688. Gonfalone