Achillea L., 1753 è un genere di piante angiosperme eudicotiledoni della famiglia delle Asteracee, sottofamiglia Asteroideae, tribù Anthemideae (Eurasian grade) e sottotribù Matricariinae..

Etimologia Il nome del genere è stato fissato da Linneo achillea millefolium e deriva dalla credenza che Achille avesse usato queste piante durante l'assedio di Troia (così racconta Plinio) per curare le ferite insanabili di Telefo, dietro consiglio di Venere, avendo appreso da Chirone le virtù medicinali delle stesse. Questo genere comunque doveva essere ben noto ai botanici prima di Linneo. Infatti lo troviamo nell'erbario di Jerome Bock (1498 – 1554) un ministro luterano noto anche col nome di Hieronymus Tragus; anche Robert Morison (1620 Aberdeen -1683) nel suo "Plantarum Historiae Universalis Oxoniens" (1680-1699) chiama alcune specie di questo genere "Achillea montana purpurea". Mentre a metà del Settecento si registravano già una ventina di specie in coltivazione nei giardini inglesi..

I francesi nominano queste piante "Achillées", mentre gli inglesi le chiamano "Yarrow" oppure "Milfoil".

Il nome scientifico del genere è stato definito dal botanico Carl Linnaeus (1707-1778) nella pubblicazione "Species Plantarum" (Sp. Pl. 2: 896) del 1753.

Descrizione

Portamento. Le specie di questo genere sono di tipo subarbustivo oppure erbeceo perenne con indumento a peli basifissi, talvolta con asimmetrici medifissi.......

Radici. Le radici sono secondarie da rizoma; sono fibrose o fittonanti.

Fusto. I fusti ipogei sono del tipo a rizoma; mentre la parte epigea è villosa, semplice o ramificata, ascendente che può raggiungere fino 80 cm in altezza. In generale l'aspetto delle piante è densamente cespitoso.

Foglie. Le foglie hanno una disposizione alterna e presentano un lieve aroma canforato. La forma è raramente semplice e intera, altrimenti è composta, normalmente da dentata a 4-pennatosetta, talvolta è vermiforme. Le foglie basali sono normalmente picciolate; mentre le foglie cauline in genere non hanno picciolo, e sono quindi sessili. La lamina ha delle forme da lineari a oblungo-lanceolate.

Infiorescenza. Le sinflorescenze sono formate da capolini calatidi dal diametro di pochi millimetri raccolti in modo corimboso molto denso; raramente sono solitari. In alcuni casi si riscontrano delle infiorescenze di tipo racemoso. Le infiorescenze vere e proprie sono composte da un capolino terminale peduncolato o subsessile di tipo radiato o raramente discoide. I capolini sono formati da un involucro, con forme da emisferiche/campanulate a cilindriche, composto da 10 - 30 brattee, al cui interno un ricettacolo fa da base ai fiori di due tipi: fiori del raggio e fiori del disco. Le brattee, con forme da oblunghe, ovate a oblanceolate o lanceolate con nervature centrali evidenti e a consistenza erbacea (scariose scure ai margini), sono disposte in modo più o meno embricato su più serie (da 2 a 3). Il ricettacolo è piatto o da emisferico a conico, ed è provvisto di pagliette trasparenti a protezione della base dei fiori. Diametro degli involucri: .

Fiori. I fiori sono tetra-ciclici (formati cioè da 4 verticilli: calice – corolla – androceo – gineceo) e pentameri (calice e corolla formati da 5 elementi). Si distinguono in: fiori del raggio (esterni): sono da 3 a 6 per capolino, femminili, fertili e sono disposti su una serie; la forma è ligulata (zigomorfa); a volte possono mancare o essere sterili; fiori del disco (centrali): sono più numerosi (da 15 a 5) con forme brevemente tubulose (attinomorfe); sono ermafroditi e fertili.

Formula fiorale: */x K , [C (5), A (5)], G 2 (infero), achenio.

Calice: i sepali del calice sono ridotti ad una coroncina di squame. Corolla: fiori del raggio: la forma della corolla alla base è piatta/tubulosa, mentre all'apice è ligulata; la ligula può terminare con 3 - 5 denti; il colore è giallo, bianco o rosato; fiori del disco: la forma della corolla è tubulare bruscamente divaricata in 5 lobi ed è lievemente zigomorfa in quanto due lobi sono più larghi degli altri; i lobi, patenti o eretti, hanno una forma deltata; il colore è giallo o più o meno rossastro o rosa. Androceo: l'androceo è formato da 5 stami (alternati ai lobi della corolla) sorretti da filamenti generalmente liberi con un collare a forma di balaustra; gli stami sono connati e formano un manicotto circondante lo stilo. Le antere possono essere sia di tipo basifissa che medifissa (ossia attaccate al filamento per la base – nel primo caso; oppure in un punto intermedio – nel secondo caso).. Questa caratteristica ha valore tassonomico in quanto distingue i generi gli uni dagli altri. Il tessuto endoteciale (rivestimento interno dell'antera) non è polarizzato. Il polline è sferico con un diametro medio di circa 25 micron; è tricolporato (con tre aperture sia di tipo a fessura che tipo isodiametrica o poro) ed è echinato (con punte sporgenti). Gineceo: l'ovario è infero uniloculare formato da 2 carpelli. Lo stilo (il recettore del polline) è profondamente bifido (con due stigmi divergenti) e con le linee stigmatiche marginali separate o contigue. I due bracci dello stilo hanno una forma troncata e possono essere papillosi o ricoperti da ciuffi di peli.

Frutti. I frutti sono degli acheni privi di pappo. La forma è obovoide dorsoventralmente compressa quasi appiattita con 2 coste laterali e raramente con una addizionale costa adassiale. L'apice è arrotondato. Il pericarpo può possedere alcune cellule mucillaginifere con o senza sacche longitudinali di resina.

Biologia Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama tramite farfalle diurne e notturne). Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra). Dispersione: i semi (gli acheni) cadendo a terra sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecorica). In questo tipo di piante avviene anche un altro tipo di dispersione: la zoocoria. Infatti gli uncini delle brattee dell'involucro (se presenti) si agganciano ai peli degli animali di passaggio disperdendo così anche su lunghe distanze i semi della pianta. Inoltre per merito del pappo (se presente) il vento può trasportare i semi anche a distanza di alcuni chilometri (disseminazione anemocora).

Distribuzione e habitat Queste piante sono proprie delle regioni temperate dell'emisfero boreale. Si trovano facilmente in Europa e nelle zone temperate dell'Asia. Alcune specie crescono anche in America del Nord. In Italia sono state individuate una ventina di specie spontanee e sono distribuite su tutta la penisola sia su suoli pesanti e umidi, che nei fossi e margini stradali. A volte si spingono fino al limite delle nevi eterne (fino a e oltre). Della 22 specie spontanee della flora italiana 16 vivono sull'arco alpino. La tabella seguente mette in evidenza alcuni dati relativi all'habitat, al substrato e alla distribuzione delle specie alpine.. SpecieComunitàvegetaliPianivegetazionaliSubstratopHLivello troficoH2OAmbienteZona alpinaA. ageratum11collinareCa – Ca/SibasicobassoseccoA4 B2IM SV CN TOA. atrata3alpinosubalpinoCa - Ca/SibasicobassomedioC3tutto l'arco alpino(escl. CN TO AO VA CO)A. clavennae10alpinosubalpinoCabasicobassoseccoC2 C3 F5CO BG BS TN BZ BL UDA. distans11montanocollinareCa – Ca/SibasicoaltomedioB6 C2 C3 F2 F3 G2 G4 I1 I3CN AO VC CO BG SO BS BZ UDA. erba-rotta3alpinosubalpinoSiacidobassomedioC2 C3 F5CN TOA. macrophylla13subalpinoCa – SineutroaltomedioG2 H1 I1 I2tutto l'arco alpinoA. millefolium11subalpinocollinareCa – SineutromedioseccoB1 B4 B6 B8 F2tutto l'arco alpinoA. nana3alpinoSineutrobassomedioC3tutto l'arco alpino(escl. BL UD)A. nobilis9collinareCa – Ca/SibasicobassoseccoF2CN TO AO BZA. oxyloba3alpinosubalpinoCabasicobassomedioC3SO TN BZ BL UDA. pannonica9collinareCa – Ca/SibasicobassoseccoF2UDA. ptarmica11collinareCa – SiacidomedioumidoA3 F3 G2CN AO VC CO SO BS UDA. roseoalba11montanocollinareCa – SineutrobassomedioE1 F3tutto l'arco alpino(escl. CN TO)A. setacea9montanocollinareCa – SibasicobassoaridoF2AO CO SO BGA. tomentosa9montanocollinareSiacidobassoaridoF2CN TO AO VC NO VA BG BS SO TN BZA. virescens9montanocollinareCa – Ca/SibasicobassoseccoC2 F2TN VRLegenda e note alla tabella. Substrato con "Ca/Si" si intendono rocce di carattere intermedio (calcari silicei e simili); vengono prese in considerazione solo le zone alpine del territorio italiano (sono indicate le sigle delle province). Comunità vegetali: 3 = comunità delle fessure, delle rupi e dei ghiaioni; 9 = comunità a emicriptofite e camefite delle praterie rase magre secche; 10 = comunità delle praterie rase dei piani subalpino e alpino con dominanza di emicriptofite; 11 = comunità delle macro- e megaforbie terrestri; 13 = comunità arbustive Ambienti: A3 = ambienti acquatici come rive, stagni, fossi e paludi; A4 = ambienti umidi, temporaneamente inondati o a umidità variabile; B1 = campi, colture e incolti; B2 = ambienti ruderali, scarpate; B4 = riposi del bestiame; B6 = tagli rasi forestali, schiarite, strade forestali; B8 = frutteti e piantagioni di castagni; C2 = rupi, muri e ripari sotto roccia; C3 = ghiaioni, morene e pietraie; E1 = paludi e torbiere basse; F2 = praterie rase, prati e pascoli dal piano collinare al subalpino; F3 = prati e pascoli mesofili e igrofili; F5 = praterie rase subalpine e alpine; F7 = margini erbacei dei boschi; G2 = praterie rase dal piano collinare a quello alpino; G4 = arbusteti e margini dei boschi; H1 = ontaneti verdi, saliceti subalpini; I1 = boschi di conifere; I2 = boschi di latifoglie

Tassonomia La famiglia delle Asteracee (o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre specie distribuite in generi. La famiglia attualmente (2021) è divisa in 16 sottofamiglie; la sottofamiglia Asteroideae è una di queste e rappresenta l'evoluzione più recente di tutta la famiglia.

Questo genere attualmente (settembre 2026) comprende 141 specie.

Filogenesi Il gruppo di questa voce è descritto nella tribù Anthemideae, una delle 21 tribù della sottofamiglia Asteroideae). In base alle ultime ricerche nella tribù sono stati individuati (provvisoriamente) 4 principali lignaggi (o cladi): "Southern hemisphere grade", "Asian-southern African grade", "Eurasian grade" e "Mediterranean clade". Il genere Achillea (insieme alla sottotribù Matricariinae) è incluso nel clade Eurasian grade.

Questo genere contiene un centinaio di specie e oltre per cui è stato suddiviso in 5 sezioni (sono indicate alcune specie della flora spontanea italiana):. (1) sect. Babounya (DC.) O. Hoffm. (2) sect. Santolinoideae (DC.) Heimerl (A. ageratum - A. ptarmica) (3) sect. Ptarmica (Mill.) W. Koch (A. oxyloba - A. atrata - A nana - A. erba-rotta) (4) sect. Anthemoideae (DC.) Heimerl (A. distans - A. ligustica - A. crithmifolia - A. ligustica) (5) sect. Achillea (A. pannonica - A. millefolium - A. roseoalba - A. virescens - A. setacea - A. nobilis - A. clavennae - A. filipendulina)

I caratteri distintivi del genere sono: il portamento di queste piante è erbaceo perenne o subarbustivo. i capolini sono piccoli. gli acheni, con uno spesso pericarpo, hanno 2 coste laterali e 5 canali resinosi.

Il numero cromosomico delle specie di questo genere è: 2n = 18 (specie poliploidi).

In base all'"orologio molecolare", Questo genere comprende iniziato a divergere circa 2,3 milioni di anni fa.

Sinonimi Sono elencati alcuni sinonimi per questa entità: Millefolium Mill. Achillios St.-Lag. Alitubus Dulac Arthrolepis Boiss. Chrysopelta Tausch Conforata Caesalp. ex Fourr. Diotis Desf. Leucocyclus Boiss. Neesia Spreng. Otanthus Hoffmanns. & Link Ptarmica Mill.

Specie della flora spontanea italiana Nella flora spontanea italiana sono presenti le seguenti 22 specie:

Achillea ageratum L. Achillea atrata L. Achillea barrelieri (Ten.) Sch.Bip. Achillea clavennae L. Achillea crithmifolia Waldst. & Kit.