La storia della Dalmazia riguarda il territorio dei Balcani occidentali che si affaccia sull'Adriatico. Ai tempi dei Romani per Dalmazia si intendeva una regione più ampia dell'attuale, che oggi è praticamente solo costiera.
Storia Le origini
La storia della Dalmazia iniziò quando le tribù, dalle quali la regione prende il nome, si dichiararono indipendenti da Genzio, il re dell'antica Illiria, per fondare una repubblica. La sua capitale era Delminium, la collocazione della quale è sconosciuta (probabilmente nel territorio meridionale dell'attuale Bosnia ed Erzegovina); il suo territorio si estendeva verso nord dal fiume Narenta al fiume Cetina e in seguito sino il Cherca, dove raggiungeva i confini della Liburnia.
L'Illiria e l'Impero romano
L'Impero romano iniziò l'occupazione dell'Illiria nell'anno 168 a.C. formando la provincia dell'Illyricum. Nel 156 a.C. i Dalmati vennero attaccati per la prima volta da un esercito romano e costretti a pagare tributo. Nel 10, durante il regno di Augusto, l'Illiricum venne diviso in Pannonia a nord e Dalmazia a sud, dopo che l'ultima di molte furiose rivolte era stata schiacciata da Tiberio nel 9. Questo evento fu seguito dalla totale sottomissione e dalla pronta accettazione della civiltà latina che si diffuse in tutta l'Illiria.
La provincia di Dalmazia si espanse verso l'interno per coprire tutte le Alpi Dinariche e gran parte della costa adriatica orientale: la sua capitale fu la città di Salona. L'imperatore Diocleziano rese famosa la Dalmazia costruendovi per sé un palazzo a pochi chilometri a sud di Salona, ad Aspalathos (Spalato). Altre città dalmate dell'epoca erano:
Tarsatica (Tersatto - Trsat, ora parte di Fiume) Senia (Segna - Senj) Vegium (Carlopago - Karlobag) Aenona (Nona - Nin) Iadera (Zara - Zadar) Scardona (Scardona - Skradin, appena a nord di Sebenico) Tragurium (Traù - Trogir) Aequum (Čitluk vicino a Signo - Sinj) Oneum (Almissa - Omiš, a sud di Spalato) Issa (Lissa - Vis) Pharus (Cittavecchia di Lesina - Stari Grad) Bona (Blagaj) Corcyra (Curzola - Korčula) Narona (la piccola città di Vid vicina all'attuale Metković Epidaurus (Ragusavecchia - Cavtat appena a sud di Ragusa - Dubrovnik) Rhizinium (Risano - Risan) Acruvium (Cattaro - Kotor) Dulcinium (Dulcigno - Ulcinj) Scodra (Scutari - Shkodër) Dyrrachium (Durazzo)
Alla caduta dell'Impero romano d'Occidente nel 476, la Dalmazia rimase temporaneamente ancora per alcuni anni in mano a funzionari romani, con Giulio Nepote prima e quindi con Ovida, fino a che non fu conquistata nel 481-482 dal re degli Eruli Odoacre. In seguito fu tenuta dagli Ostrogoti, fino a che, nel 535, non venne annessa all'Impero romano d'Oriente di Giustiniano, divenendone una provincia (e poi, dopo Eraclio (610-641), un thema).
Città romanze e stati slavi
A seguito della invasione degli Avari, a partire dalla prima metà del VII secolo, l'entroterra divenne popolato da tribù slave di diversa provenienza; fra queste non vi erano croati, che arrivarono attorno al secolo VIII. Le città stato marittime, comunque, rimasero indipendenti.
Le popolazioni latine si concentrarono nelle città della costa come Ragusa, Zara, Spalato, mentre nelle campagne, semispopolate dalle invasioni barbare, si insediavano popolazioni slave che via via si cristianizzavano. La regione venne quindi divisa tra due differenti comunità spesso inizialmente ostili.
Nell'806 la Dalmazia venne temporaneamente annessa al Sacro Romano Impero ma le città vennero restituite a Bisanzio con il Trattato di Aquisgrana (812). I Saraceni devastarono le città più meridionali nell'840 e 842 ma questa minaccia fu eliminata da una campagna comune franco-bizantina nell'871.
A partire dagli anni 830 il ducato di Croatia controllava le parti settentrionali e centrali della Dalmazia. L'instaurazione di relazioni cordiali tra le città romanze e il ducato croato iniziò con il regno del duca Mislav (835), che firmò un trattato di pace con Pietro Tradonico, doge di Venezia, nell'840 e iniziò a donare terreni alle chiese delle città.
I ducati meridionali di Pagania, Zaclumia, Travunia e Doclea vennero autogovernati dalle popolazioni locali che erano un misto di pagani (Slavi) e cristiani (Illiri romanizzati). Alcuni storici si sono riferiti alle parti di Dalmazia sotto la Croazia come Croazia Bianca e ai ducati meridionali come Croazia Rossa; si noti anche che questi territori si estendevano molto più all'interno di quanto non faccia l'attuale Dalmazia.
I Narentani di Pagania (che prendevano il nome dal fiume Narenta, in lingua croata: Neretva), dediti alla pirateria in Adriatico, sconfissero le flotte veneziane inviate contro di loro nell'840 e nell'887 e per più di un secolo pretesero tributi da Venezia stessa. Il doge Pietro Orseolo II li sconfisse una prima volta nel 996, poi - invocato dalle popolazioni neolatine della costa che chiedevano aiuto contro le incursioni dei pirati croati - partì da Venezia al comando di un'imponente flotta il giorno dell'Ascensione dell'anno 1000 (la data è incerta: secondo alcuni è da anticipare al 998 o 999), sconfisse i pirati e ricevette le solenni sottomissioni di tutte le principali città dalmate. Da quel momento, il doge di Venezia assunse il titolo di duca di Dalmazia e di Croazia.
È da questo periodo che può considerarsi iniziato il dominio di Venezia sull'Adriatico e il suo predominante influsso culturale, anche se il definitivo consolidamento del potere sulla Dalmazia giunse qualche secolo dopo ed anche se formalmente tutto il suo dominio rimaneva dipendente dall'Impero Bizantino.
Per quanto riguarda la vita religiosa, sia le popolazioni neoromanze che la Santa Sede preferivano la liturgia in lingua latina, il che portò tensioni con le diocesi che privilegiavano il rito bizantino. L'influenza latina fu incrementata e le pratiche bizantine vennero soppresse nei sinodi generali del 1059-1060, 1066, 1075-1076 e in altri sinodi locali, in particolare degradando il vescovato di Nona, installando l'arcivescovato di Spalato e Dioclea (poi Antivari) e vietando esplicitamente l'uso di qualsiasi liturgia diversa da quella latina oppure da quella greca di rito romano.
La Dalmazia non realizzò mai un'unità politica, né mai formò una nazione, ma conobbe lo stesso un notevole sviluppo nelle arti, scienza e letteratura.
La posizione geografica delle città-stato dalmate era sufficiente a spiegare la poca influenza esercitata dalla cultura bizantina attraverso tutti i sei secoli (535-1102) durante i quali la Dalmazia fu parte dell'Impero romano d'Oriente. Verso la fine di questo periodo il dominio bizantino tese a essere sempre più nominale.
Rivalità tra Venezia e Ungheria in Dalmazia, 1102-1420
Quando le città-stato persero gradualmente tutta la protezione di Bisanzio, essendo incapaci di unirsi in una lega difensiva a causa dei loro dissensi interni, dovettero rivolgersi verso Venezia o verso l'Ungheria per trovare appoggio. Ognuna delle due fazioni politiche aveva supporto all'interno delle città-stato dalmate, supporto che era basato principalmente su ragioni economiche.
I veneziani, ai quali i dalmati erano già legati per linguaggio e cultura, potevano permettersi di concedere dei termini liberali, in quanto il loro scopo principale era d'impedire lo sviluppo di qualsiasi pericoloso competitore politico o commerciale nell'Adriatico orientale.
La comunità marinara di lingua dalmata in Dalmazia guardò a Venezia come alla padrona dell'Adriatico. In cambio della protezione, le città spesso fornirono un contingente all'esercito o alla marina del loro protettore e talvolta pagavano tributo in moneta o in natura. Arbe (Rab), ad esempio, pagava annualmente cinque chili di seta o due di oro a Venezia.
L'Ungheria dall'altra parte sconfisse l'ultimo re croato nel 1097 e avanzò pretese su tutte le terre dei nobili croati sin dal "Trattato del 1102". Re Colomano d'Ungheria procedette alla conquista della Dalmazia nel 1102-1105.
I contadini ed i mercanti che commerciavano verso l'interno favorirono l'Ungheria in quanto loro vicino più potente che affermò i loro privilegi municipali. Soggetti all'assenso regale, essi potevano eleggere i loro magistrati principali, vescovi e giudici. La loro legge romana rimase valida. Gli fu addirittura permesso di concludere alleanze separate. Nessuno straniero, nemmeno un ungherese, poteva risiedere in una città dove non era il benvenuto; e l'uomo a cui non piaceva il dominio ungherese poteva emigrare con tutti i suoi beni e proprietà. Al posto dei tributi, le entrate delle dogane erano in alcuni casi divise equamente tra il re, i magistrati, i vescovi e la municipalità. 1828), Macaria (prima del 532), Traù (dopo il 970).
Questi diritti e i privilegi analoghi garantiti da Venezia erano, comunque, troppo spesso infranti. Le guarnigioni ungheresi s'insediarono in città che non le volevano mentre Venezia interferiva con i commerci, la nomina dei vescovi e il possesso dei domini comunali. Di conseguenza i dalmati rimasero leali solo quando era nel loro interesse e si ebbero frequenti insurrezioni. Anche a Zara sono registrate quattro rivolte, tra il 1180 e il 1345, ma quest'ultima venne trattata con speciale considerazione dai veneziani, che consideravano il suo possesso fondamentale per la loro influenza marittima.
Le popolazioni slave e i dalmati di parlata neoromanza, un tempo rivali, iniziarono a contribuire alla civilizzazione comune e Ragusa ne fu l'esempio primario. Nel XIII secolo, i nomi dei membri del consiglio ragusano erano misti, anche se nei documenti scritti venivano sempre latinizzati. Nel XV secolo la letteratura era prevalentemente latina o italiana, ma in minor parte anche slava. La città, dal Seicento, veniva alle volte chiamata in documenti serbocroati con il nome slavo "Dubrovnik" (nome dato originariamente ad un quartiere periferico di Ragusa, popolato da Slavi immigrati alla fine del Quattrocento). Ma il suo nome ufficiale - fino a quando rimase indipendente e divenne austriaca nell'Ottocento - fu sempre e solo Ragusa.
La dubbiosa lealtà dei dalmati fece protrarre la lotta tra Venezia e Ungheria, che venne ulteriormente complicata da discordie interne dovute principalmente al diffondersi della eresia bogomila e a molte influenze esterne.
Le città di Zara, Spalato, Traù e Ragusa e i territori circostanti cambiarono di mano diverse volte tra Venezia, Ungheria e i Bizantini durante il XII secolo.
Nel 1202, le armate della Quarta crociata resero assistenza a Venezia, che si fece pagare l'utilizzo della flotta spingendo i crociati ad assediare e conquistare la città di Zara. Nel 1204 le stesse armate conquistarono Bisanzio ed eliminarono definitivamente l'Impero d'Oriente dalla lista dei contendenti il territorio dalmata.
L'inizio del XIII secolo fu segnato dal declino nelle ostilità esterne. Le città dalmate iniziarono ad accettare la sovranità straniera (principalmente di Venezia) ma alla fine tornarono al precedente desiderio di indipendenza. L'invasione Tartara indebolì gravemente l'Ungheria, al punto che nel 1241, il re Adalberto IV dovette rifugiarsi in Dalmazia (nella fortezza di Clissa/Klis). Le orde Tartare attaccarono le città dalmate negli anni seguenti ma alla fine si ritirarono.
Gli slavi non erano più considerati dai cittadini dalmati come gente ostile, infatti il potere di certi magnati croati, in particolare i Conti Šubić di Bribir, fu talvolta supremo nei distretti settentrionali (nel periodo tra il 1295 e il 1328).
Nel 1346, la Dalmazia venne colpita dalla peste nera. La situazione economica era povera e le città divennero sempre più dipendenti da Venezia.