Le grotte di Castelcivita sono un rilevante sito archeologico in un complesso di cavità carsiche di grande valore naturalistico nel comune campano di Castelcivita in provincia di Salerno.

Scavi Sono conosciute anche come grotte di Spartaco, a causa della leggenda secondo la quale il gladiatore vi si rifugiò dopo essere stato sconfitto in battaglia dall'esercito romano. La scoperta La prima esplorazione documentata in epoca moderna delle grotte avvenne il 7 febbraio 1889. Questa fu condotta da due giovani fratelli di Controne, Giovanni e Francesco Ferrara, di rispettivamente anni 14 e 16. I due fratelli portarono con loro due lucerne ad olio e alcuni fiammiferi in modo da potersi orientare nelle cavità che già a partire da pochi metri dall’ingresso erano immerse in un buio totale. Dopo un'esplorazione di circa 300 metri i due fratelli rimasero intrappolati in una zona della grotta pregna di guano di pipistrello e anidride carbonica.

La carenza di ossigeno rese la combustione dell’olio delle lucerne impossibile, lasciando i due giovani all’oscurità e senza alcun orientamento. Fu solo dopo 6 giorni che i primi soccorsi riuscirono a localizzare i due fratelli che, in assenza di cibo e di acqua, versavano in gravi condizioni di salute. Giovanni fu il primo ad essere estratto vivo il 13 febbraio. Il giorno dopo venne ritrovato vivo anche Francesco che però morì durante il trasporto verso la sua abitazione. Di questi fatti resta il resoconto fatto da Giovanni con un manoscritto.

Esplorazioni successive Dopo il tragico evento non fu condotta nessun'altra esplorazione per circa 40 anni.

Fu solo nel 1920 che un farmacista di Castelcivita di nome Nicola Zonzi tornò nelle grotte per un'esplorazione preliminare. Fu poi a seguito del suo rapporto che negli anni '20 e '30 del XX secolo le grotte furono mappate in modo sistematico dagli speleologi. Dagli anni '70 le ricerche archeologiche sono condotte dall'Università di Siena, in collaborazione con la collaborazione della Soprintendenza Archeologia della Campania.

Descrizione Le grotte di Castelcivita sono un complesso di cavità carsiche sulla sponda destra del fiume Calore a trecento metri circa dal Ponte Paestum ; sono particolarmente ricche di stalattiti e stalagmiti dalle più disparate forme. Si estendono per svariati chilometri nel massiccio degli Alburni principalmente nei comuni di Castelcivita e Controne.

Nelle grotte sono stati rinvenute tracce di occupazione da parte dell'uomo di Neandertal, risalenti ad un periodo compreso tra 47.000 e 43.000 anni dal presente, e quelle dei primi europei (EEMH, da European early modern humans in inglese), databili a 43.000-42.000 anni dal presente, fatto particolarmente interessante nello studio delle cause che portarono alla sostituzione dei Neaderthal con i Sapiens.

I reperti attribuiti all'Homo sapiens, manufatti litici, oggetti d’ornamento su conchiglie marine, e resti di animali cacciati e mangiati, sono stati classifcati come Uluzziani e Protoaurignaziano, tra le più antiche testimonianze degli EEMH in Italia.

Studi approfonditi hanno determinato che queste prime genti della specie H Sapiens, possedevano noteli capacità nella fabbricazione di archie e frecce, ma anche nella lavorazione degli alimenti, come testimoniato dal ritrovamento di un pestello per macinare i cereali selvatici, datato a circa 40.000 anni dal presente, ovvero circa 30.000 anni prima del periodo in cui si pensa l'Homo Sapiens abbia iniziato a praticare l'agricoltura.

Significativo anche il ritrovamento di resti di cavedani, trote e anguille, che hanno ampliato la conoscenza delle loro abitudini alimentari.

Note

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