Tra i più popolari giornalisti italiani del Novecento, si distinse per la limpidezza e sapidità della sua scrittura. Iniziata la carriera durante il ventennio fascista, fu per oltre quarant'anni l'uomo-simbolo del primo quotidiano d'Italia, il Corriere della Sera. Lasciato nel 1973 il Corriere per contrasti sulla nuova linea politica della testata, fondò e diresse per vent'anni un nuovo quotidiano nazionale, il Giornale, distinguendosi come opinionista di stampo conservatore. Fu gambizzato nel 1977 in un attentato organizzato da terroristi delle Brigate Rosse.

Con l'entrata in politica di Silvio Berlusconi, da lui disapprovata, lasciò il Giornale e, nel marzo 1994, fondò il quotidiano La Voce, che però chiuse l'anno seguente; tornò quindi a scrivere sul Corriere, a cui collaborò fino alla morte. Fu autore di una fortunatissima collana di libri di storia a carattere divulgativo, la Storia d'Italia di Montanelli, che si dispiega dall'antichità greco-romana alla fine del XX secolo. In ciascuna di queste attività Montanelli seppe conquistarsi un largo seguito di lettori.

Biografia Infanzia e giovinezza

Unico figlio di Sestilio Montanelli (1880-1972), professore di scuola media e successivamente preside del liceo della città di Rieti, e Maddalena Dòddoli (1886-1982), figlia di agiati commercianti di cotonePaolo Granzotto, Montanelli, p. 12., Indro Alessandro Raffaello Schizògene Montanelli nacque il 22 aprile 1909 a FucecchioLo stesso giorno, mese e anno di Rita Levi Montalcini., in provincia di Firenze, nel palazzo di proprietà della famiglia della madre. A questa circostanza sono riferite alcune «leggende», la più famosa delle quali – raccontata dallo stesso Indro – narra che, dopo un litigio (gli abitanti di Fucecchio erano divisi in «insuesi» e in «ingiuesi», cioè di Fucecchio di sopra e di Fucecchio di sotto; la madre di Indro era insuese e il padre ingiuese), la famiglia materna ottenne di far nascere il bambino nella zona collinare, mentre il padre lo battezzò scegliendo un nome adespota, estraneo alla famiglia materna.

Il nome Indro, scelto dal padre, infatti è la maschilizzazione del nome della divinità induista Indra.In hindī il nome è comunque di genere maschile. Negli anni, da tale nome derivò il soprannome «Cilindro», creato dagli amici e anche da alcuni avversari politici del giornalista; per anni circolò una voce che sosteneva che "Cilindro" fosse in realtà il suo vero nome di battesimo, smentita però dall'atto battesimale. Il nome, dopo la sua nascita, ebbe una certa diffusione a Fucecchio; ad esempio, vi furono il calciatore e allenatore Indro Cenci e alcuni omonimi Indro Montanelli. Il secondo ed il terzo nome di battesimo, Alessandro e Raffaello, rimandano ai nomi dei nonni materno e paterno, mentre il quarto, Schizogene, significa invece «generatore di divisioni».Paolo Granzotto, Montanelli, p. 11.Schizogene, ovvero «generatore di divisioni», «seminatore di zizzania». Indro Montanelli, Nella mia lunga e tormentata esistenza. Lettere da una vita, a cura di Paolo Di Paolo, p. 6.

Passò l'infanzia nel paese natale, spesso ospite nella villa di Emilio Bassi, sindaco di Fucecchio per quasi un ventennio nei primi anni del Novecento. A Emilio Bassi, che considerava come un «nonno adottivo», restò legato, tanto da volere che a lui fosse cointitolata la Fondazione costituita nel 1987.Dal sito della Fondazione Montanelli Bassi.

Sin da adolescente Montanelli incominciò a soffrire di attacchi di panico, un disturbo che lo segnerà per tutta la vita e riguardo al quale dichiarerà:

Il padre, preside di liceo, fu trasferito a Lucca e poi a Nuoro per cinque anni (dal 1920 al 1925) presso la Scuola Normale di Nuoro (che corrispondeva all'odierno Istituto Magistrale), dove il giovane Indro lo seguì come studente degli ultimi due anni delle scuole elementari e i primi tre del Ginnasio. A causa degli spostamenti del padre, frequentò il liceo classico "Marco Terenzio Varrone" a Rieti, dove nel 1926 conseguì la maturità.

Nel 1930 si laureò in giurisprudenza all'Università di Firenze, con un anno di anticipo sulla durata normale dei corsi, discutendo una tesi sulla riforma elettorale del fascismo (legge Acerbo), in cui sostenne che era finalizzata ad abolire le elezioni. Ottenne la valutazione di centodieci e lode.Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 1. Suoi docenti furono Piero Calamandrei, Federico Cammeo, Enrico Finzi, Manfredi Siotto Pintor e il giovane Giorgio La Pira.. Successivamente, frequentò corsi di specializzazione all'Università di Grenoble, alla Sorbona e a Cambridge. Nel 1932 ottenne una seconda laurea, in scienze politiche e sociali, sempre a Firenze, all'Istituto Cesare Alfieri, con una tesi in cui valutava positivamente la politica di isolamento inglese.

Nel 1929 fu allievo ufficiale a Palermo, ove, vittima delle crisi depressive, fu raggiunto dalla madre, che provò a rassicurarlo. La madre, molto tempo dopo, raccontò l'episodio in televisione.L'ora della verità, trasmissione televisiva di Gianni Bisiach, 1969.

Gli anni trenta

Dopo i primi articoli giovanili per La Frusta di Rieti, Montanelli firmò il suo primo articolo, su Byron e il cattolicesimo, sulla rivista Il Frontespizio di Piero Bargellini (luglio-agosto 1930). Fu attento lettore di altre riviste, specie L'Italiano di Leo Longanesi (conosciuto nel 1937 a Roma e destinato a diventare suo grande amico) e Il Selvaggio di Mino Maccari: periodici, entrambi, che, pur essendo fascisti, furono fra i primi a rompere con il coro conformista del regime.

Dopo che nel 1932 un amico, Diano Brocchi, gli fece conoscere di persona Berto Ricci, con cui aveva fino ad allora scambiato alcune lettere,Il Borghese, 4 febbraio 1955, citato in , intervento di Beppe Niccolai tenuto a Firenze il 25 marzo 1984. incominciò a collaborare al periodico fiorentino L'Universale, che aveva una diffusione di nemmeno copie. Nello stesso anno fu ricevuto, assieme a tutto lo staff de L'Universale Diano Brocchi racconta la «straordinaria suggestione che provocava Mussolini sui suoi interlocutori, e particolarmente sui giovani» e aggiunge: «Non mi fa affatto sorridere il ricordo del mio amico Indro, fattosi poi spietato critico degli atteggiamenti, dei gesti e degli atti mussoliniani, che, curvo a punto interrogativo verso colui che ci parlava, ipnotizzato da lui, mi piangeva accanto, tanto da trasmettere agli altri la sua sincera commozione». da Benito Mussolini, il quale, secondo il racconto che lo stesso Montanelli avrebbe reso a Enzo Biagi per la trasmissione Questo secolo, del 1982, intendeva elogiarlo per un articolo anti-razzista che aveva scritto.Questo secolo, trasmissione televisiva di Enzo Biagi, 1982.

Quattro anni dopo, nell'ambito della propaganda per la guerra d'Etiopia, Montanelli distinguerà però su Civiltà Fascista tra un "razzismo europeo" e un "razzismo africano":

Montanelli fu altresì invitato a collaborare a Il Popolo d'Italia; L'Universale venne chiuso nel 1935. Invece si recò a Parigi per respirare aria nuova (1934).. Si presentò al quotidiano Paris-Soir offrendosi come «informatore volontario». Esordì come giornalista di cronaca nera; contemporaneamente collaborò al quotidiano L'Italie Nouvelle diretto da Italo Sulliotti (un giornale bilingue, organo del Fascio francese).

Sulla base di testimonianze orali rilasciate ad alcuni dei suoi intervistatori (e in base anche ad alcune sue opere autobiografiche), si ha notizia che Indro Montanelli sia stato, negli anni 1934-35, mandato da Paris-Soir, in qualità di inviato speciale, in Norvegia e, da lì, in Canada; che gli articoli che Montanelli spedì dal Canada in Francia vennero letti da Webb Miller, all'epoca inviato globetrotter dell'agenzia di notizie United Press, il quale suggerì all'agenzia stessa di assumerlo; inoltre che la prima assunzione di Montanelli come giornalista professionista con regolare stipendio avvenne a New York, ov'egli si mise in luce con corrispondenze locali per conto della Centrale della United Press, pur non interrompendo i suoi rapporti professionali con Paris-Soir; e ancora, che mediante l'agenzia di stampa United Press venne offerta a Montanelli la possibilità di realizzare il suo primo scoop: un'intervista al magnate dell'industria automobilistica Henry Ford. Benché tali episodi siano probabili, tuttavia, mancano riscontri certi in merito. Quel che è certo è che la collaborazione di Montanelli al foglio diretto da Sulliotti fu breve e si chiuse improvvisamente: Montanelli venne rispedito in Italia per aver espresso su lItalie Nouvelle idee fin troppo libere, rispetto all'autocensura imposta dal potere fascista a questo giornale di mera propaganda ideologica.

Nel 1935 scrisse il suo primo libro, Commiato dal tempo di pace, che fu pubblicato dalle edizioni del «Selvaggio». Quell'anno l'Italia conquistò militarmente l'Etiopia. Montanelli si propose all'UP come inviato in zona di guerra, ma l'agenzia aveva già scelto Webb Miller per quel ruolo;. allora decise di licenziarsi dalla United Press e di arruolarsi come volontario: salpò per l'Etiopia il 15 giugno 1935,Paolo Di Paolo, Tutte le speranze. Montanelli raccontato da chi non c'era, Rizzoli, Milano 2014, p. 192. partecipando alle operazioni di guerra come sottotenente al comando di un battaglione coloniale di àscari, il XX Battaglione Eritreo, tema del suo secondo volume.

La guerra d'Etiopia per Montanelli durò solo fino a dicembre: venne ferito e ottenne licenza di abbandonare il fronte. Durante la sua esperienza bellica aveva incominciato a scrivere un libro-reportage che uscì, per volontà di suo padre Sestilio, all'inizio del 1936, mentre era ancora in Etiopia.Fu dato alle stampe dall'editore Gianni Mazzocchi, che aveva raccolto le note diaristiche che il giovane ufficiale aveva inviato per posta al padre dall'Africa. L'opera, XX Battaglione Eritreo, fu recensita favorevolmente, sul Corriere della Sera, da Ugo Ojetti, amico personale di Sestilio Montanelli, e da Goffredo Bellonci; la tiratura dell'opera, avvalendosi dei due prestigiosi sponsor culturali, raggiunse le copie.

Nel 1935 anche il padre di Indro venne inviato dal regime fascista in Africa orientale per dirigere una commissione di esami per civili e militari già residenti nella colonia eritrea; ivi intercedette presso Leonardo Gana, direttore del maggiore quotidiano di Asmara, La Nuova Eritrea, facendovi assumere il figlio: così Indro ricevette la sua prima regolare tessera di giornalista, il che dimostra che l'anteriore collaborazione di Montanelli con la United Press, se vi fu, ebbe un carattere alquanto informale. Nel gennaio 1936 Indro Montanelli fu trasferito dal XX Battaglione Eritreo al Drappello Servizi Presidiari e incominciò a prestare servizio presso l'Ufficio Stampa e Propaganda.Marco Lenci, L'Eritrea e l'Etiopia nell'esperienza di Indro Montanelli, Studi Piacentini, nº 33/2003.

In Etiopia Montanelli, che all'epoca aveva 26 anni, ebbe una relazione con una bambina eritrea di 12 anni. Altre fonti parlano invece di una ragazzina di 14 anni,Paolo Granzotto, Montanelli, p. 37. ma in una intervista televisiva Montanelli dichiarò «di aver regolarmente comprato dal padre» una ragazzina di 12 anni per sposarla. Fatìma (che in un articolo de La stanza di Montanelli del 2000, dove ricostruisce minuziosamente la vicenda del suo primo matrimonio, Montanelli chiama invece Destà) fu comprata dal suo «sciumbasci» Gabér Hishial versando al padre la convenuta cifra di 350 lire (la richiesta iniziale era di 500), più l'acquisto di un «tucul» (una capanna di fango e di paglia) di 180 lire. Compresi nel prezzo ebbe anche un cavallo e un fucile.