Mottola (già Motola) (IPA: , Motele C. Maldarizzi, Dizionario del dialetto Mottolese, p. 396 in dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Taranto in Puglia. Situata su una collina, è nota come la "Spia dello Ionio" per la sua vista panoramica sul Mar Ionio. Mottola fa parte del Parco naturale Terra delle Gravine, in quanto il suo territorio è caratterizzato da gravine, villaggi e chiese rupestri che hanno contribuito a definirla la "città delle grotte". La città è anche nota per le sue tradizioni folcloristiche, le feste locali e per le tradizioni enogastronomiche, in particolare per i prodotti caseari e agricoli tipici delle Murge.

Geografia fisica Territorio

Mottola, situata nella parte sud della Murgia, sorge su una collina di , a ridosso del Mar Ionio. Il suo territorio raggiunge circa i di altezza minima e i di altezza massima. Il territorio comunale confina a nord con Noci, a nord-ovest con Gioia del Colle, a nord-est con Alberobello e Martina Franca, a ovest con Castellaneta e a sud-est con Massafra, a sud con Palagiano e Palagianello. Il territorio di Mottola è caratterizzato dalla presenza di gravine, di boschi (di pino o di quercia) e anche di zone con macchia mediterranea spontanea.

Clima La breve distanza dal mare (circa dallo Ionio) mitiga il clima di Mottola, che pure è posta in collina. La temperatura media, infatti, è attorno agli nel periodo invernale, per poi passare a in quello estivo, con minimi termici nelle notti invernali che scendono anche al di sotto di e con massimi di nei pomeriggi di agosto.

Nella tabella sottostante sono riportati i valori medi che si registrano nell'Arco Ionico tarantino, di cui anche il territorio di Mottola fa parte:

Classificazione climatica: zona D, 1715 GG

Origini del nome Il toponimo, già menzionato nel XI secolo come Motula, Mutula, riflette un tipo motta, di origine preromana e comune in gran parte d'Italia, che significa "altura".

Storia

La collina di Mottola ha visto il suo territorio e l'agglomerato urbano interessati da ininterrotte frequentazioni umane sin dalla preistoria, come ha dimostrato il ritrovamento, nel 1899, di un ripostiglio di bronzi risalenti all'Età del ferro. La presenza umana sulla collina durante il I millennio a.C. si desume da una collezione di bronzi (attualmente conservata nel Museo Nazionale di Taranto) recuperata nel 1899, durante lo scavo delle fondamenta di Palazzo D'Onghia (oggi tra via Mazzini e via D'Acquisto).

Coinvolta nel processo di consolidamento del territorio e dei confini del thema di Longobardia in funzione strategico-militare, venne edificata dal catapano d'Italia Basilio Boioannes nel 1023.Chronicon rerum in regno Neapolitano gestarum, ed. W.J. Churchill, The "Annales barenses" and the "Annales Lupi Protospatharii": Critical Edition and Commentary, PHD Thesis, University of Toronto 1979, p. 136 Il castellum di cui parlano le fonti venne costruito su commissione del Boioannes dai due capi saraceni Rayca e Saffari. Altra testimonianza del castello risale al 1063, secondo il Breve chronicon Northmannicum.Breve chronicon Northmannicum, ad. a. 1063, in «Bollettino dell'Istituto storico italiano per il Medioevo», 83 (1971), pp.131–232. Questa notizia sembra suggerire una distinzione tra un insediamento fortificato (castrum) e un edificio castellare (castellum), tale per cui si dovrebbe supporre l'esistenza di una struttura castellare, separata da un insediamento fortificato, che sarebbe quello edificiato da Boioannaes in funzione antisaracena.Raffaele Licinio, Castelli medievali: Puglia e Basilicata, dai Normanni a Federico II e Carlo I D'Angiò, Dedalo, Bari 1994, pp, 30-31 Non è inoltre chiara la distinzione tra l'insediamento fortificato della metà dell'XI secolo e il villaggio rupestre situato presso la gravina di Petruscio (a 3 km dall'abitato), che potrebbe essere stato popolato tra IX e XI secolo nell'ambito di un processo di recupero e ricolonizzazione della regione pedemurgiana, determinata dalla conquista bizantina dopo la cacciata dei saraceni (876, conquista di Bari).

Deve ritenersi spuria la notizia seconda la quale nel 1102 sarebbe stata distrutta a causa del malgoverno del cancelliere tarantino Muarcaldo durante il principato di Boemondo. Durante la dominazione normanna risulta già sede vescovile e lo sarà fino al 1818, quando fu soppressa per effetto del nuovo Concordato tra Pio VII e Ferdinando I di Borbone e aggregata a Castellaneta.

In una data imprecisata fra il 1221 e il 1241 fu infeudata da Federico II di Svevia a favore di Ruggero de Matino il quale trasmetterà il feudo al figlio Gervasio de Matino che a sua volta lo trasmetterà nel 1266 a Glicerio de Matino.

Nel 1269, la famiglia De Persona-De Matino, fedele agli Hohenstaufen, dopo la caduta degli ultimi difensori svevi nell'Assedio di Gallipoli (1268-1269), fu privata di ogni feudo e proprietà che furono ceduti in gran parte, compresa Mottola, all'angioino Anselin de Toucy.

Nei secoli successivi il casale fu infeudato a numerose famiglia di origine angioina prima di essere annessa nei territori del Principato di Taranto nel 1401 sotto Raimondello Orsini. La famiglia mantenne il dominio su Mottola fino al 1463.

Dal 1601 la città fu governata dalla famiglia Caracciolo che ne mantenne il controllo fino all'eversione della feudalità del 1806.

Con la Restaurazione, Mottola seguì le vicende proprie del Risorgimento nazionale, soffrì l'azione eversiva del brigantaggio e partecipò al processo di riorganizzazione politico-sociale, per il proficuo raggiungimento di una nuova fisionomia amministrativa, economica e culturale. Nel 1887 fu edificato l'attuale Palazzo Municipale, con facciata in stile neoclassico, consta di circa 70 stanze distribuite su 3 livelli attorno ad uno spazioso atrio interno (ove d'estate si svolgono eventi culturali); si affaccia sulla grande "Piazza XX Settembre" contornata da una fitta fila di alberi ornamentali di rovere. La pavimentazione evidenzia otto grandi mosaici ottagonali, realizzati in materiali lapidei e smalti vitrei, che illustrano altrettanti avvenimenti storici o leggendari della città medievale.

Durante la guerra fredda, Mottola fu una delle città scelte dallo Strategic Air Command, nel 1960, per l'installazione di una delle dieci basi missilistiche a seguito dell'operazione Deep Rock. Nello specifico, la base fu costruita nella località Monte Orsetti, tra il bosco di Sant'Antuono e la contrada Boara a circa 10 kilometri dal centro abitato. La base, seconda d'importanza solo a quella di Gioia del Colle, fu realizzata per lo schieramento di tre IRBM Jupiter, missili di 18 metri d'altezza, con gittata sino a 5500 km e una testata 100 volte superiore alle atomiche di Hiroshima e Nagasaki. Nonostante vari problemi ed incidenti, le basi ebbero un importante ruolo strategico deterrente sino al 1963, quando, dopo gli accordi di Kennedy e Chruščëv a seguito della crisi di Cuba, furono definitivamente disattivate e smantellate.

Simboli

Mottola possedeva uno stemma fin dal Medioevo e già dal 1102 era segnato sulla porta principale della città. Tale simbolo fu utilizzato sino al 1814. Un tremendo terremoto, avvenuto nella notte del 16 gennaio 1818 fece crollare tutta la struttura della Porta Grande e lo mandò in rovina. Lo stemma rappresenta una torre con due uccelli neri (gracchi corallini) tre gracchi corallini campeggiano nello stemma dell'arcivescovo di Canterbury Thomas Becket, patrono di Mottola. Il motivo di ciò non è ancora del tutto chiaro: secondo una leggenda uno di questi uccelli volò nella cattedrale durante l'assassinio del santo, mentre secondo un'altra scuola di pensiero il motivo della loro presenza sarebbe legato all'assonanza fra il cognome di Becket ed uno dei nomi del gracchio corallino in inglese, beckit), appollaiati in posizione frontale sulla merlatura. La torre simboleggia la fortezza e l'origine antichissima di Mottola, mentre gli uccelli vogliono significare prosperità e fortuna. Dal 1881 lo stemma viene usato dal comune come suggello degli uffici. Il gonfalone del municipio lo riporta fra il rosso e il bianco delle sue bande, al centro, sotto una corona marchesale. Il diritto di far uso dello stemma attuale è stato riconosciuto al Comune di Mottola con decreto del Capo del governo primo ministro segretario di Stato in data 8 marzo 1934. La descrizione, riportata nello stesso decreto è la seguente:

Il gonfalone, concesso con decreto del presidente della Repubblica del 10 settembre 1982, è un drappo partito di giallo e d'azzurro.

Onorificenze

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiese

Chiesa di Santa Maria Assunta, detta Chiesa Madre (XII secolo) Chiesa dell'Immacolata, detta Il Convento (XIII secolo) Cappella dell'Annunziata (XVI secolo) Chiesa della Beata Vergine del Carmelo, detta Il Purgatorio (XVIII secolo) Chiesa della Beata Vergine del Rosario, detta Il Rosario (XVIII secolo) Chiesa rupestre della Madonna delle Sette Lampade (XII secolo) Chiesa di San Giuseppe Lavoratore (XX secolo) Chiesa di San Pietro (XX secolo) Chiesa di San Basilio Magno (XX secolo) Chiesa del Sacro Cuore di Gesù (XX secolo) Cappella della Madonna di Costantinopoli (XVI secolo) Cappella di San Biagio (XII secolo) Chiesa Cristiana Evangelica Battista (XX secolo) Chiesa Cristiana Evangelica Pentecostale (XX secolo)

Le Grotte di Dio

Verso la fine del I millennio, soprattutto sotto il dominio bizantino, grazie all'influenza dei culti orientali, nel territorio di Mottola e nelle zone circostanti i religiosi usavano deporre le vesti e dedicarsi alla preghiera. Il religioso solitamente si dedicava al culto in piccoli monasteri rurali, fondando piccole comunità monastiche, o solitamente in alcune grotte scavate anche a mani nude. Il diffondersi di queste nuove forme di culto e dei piccoli monasteri si ebbe soprattutto sotto la dominazione normanna. Con l'appoggio della Chiesa cattolica le campagne pugliesi, tra cui quella mottolese, dovettero affrontare una "ricattolicizzazione", per non lasciare traccia dei culti e delle influenze della Chiesa bizantina che in seguito ad uno scisma si divise dalla Chiesa cattolica. Nonostante la cacciata dalle terre pugliesi, nel territorio di Mottola e nelle sue chiese rupestri è fortissima l'influenza architettonica di Bisanzio, in particolar modo nel culto delle immagini sacre all'interno delle cripte. Queste immagini rappresentavano generalmente i santi. Fortunatamente, Mottola conserva ancora un notevole numero di queste "cripte" o "templi di culto".

Tra le cripte più importanti ricordiamo quelle di:

San Nicola Santa Margherita Sant'Angelo San Gregorio Chiesa rupestre di San Cesareo diacono e martire, nei pressi di Casalrotto

In queste cripte è ancora conservato un notevole numero di affreschi religiosi.

Architetture civili Centro storico