Notre-Dame de Paris (Notre-Dame de Paris. 1482), noto anche come Nostra Signora di Parigi, La zingara o Esmeralda, è un romanzo storico di Victor Hugo, pubblicato nel 1831, quando l'autore aveva 29 anni. Fu il primo grande successo dello scrittore francese: venne infatti immediatamente accolto con grande favore, superando la censura del tempo. Il titolo fa riferimento alla celeberrima cattedrale di Parigi, uno dei luoghi principali dove è ambientato l'intreccio, cuore della Parigi basso medievale, al tempo del re Luigi XI di Francia, nel 1482.
Prefazione Il romanzo inizia con una breve prefazione in cui Victor Hugo racconta di aver trovato nel recesso oscuro di una delle torri, durante una sua visita all'interno della cattedrale, una parola greca in lettere maiuscole incisa profondamente a mano nella pietra, con i tratti tipici della grafia gotica medievale: ANAΓΚΗ.
La parola greca - che poi dice scomparsa - sarebbe Ananke, nome con cui si identificava nella religione greca antica la dea del destino, della necessità inalterabile e del fato. Così Hugo intende evidenziare che anche i personaggi del suo romanzo sembrano obbedire ad un destino ineluttabile e drammatico.
Trama La festa dei folli Parigi, 6 gennaio 1482. In quel giorno, da tempo immemore, oltre alla solennità dell'Epifania viene celebrata la festa dei folli, una manifestazione popolare culminante nell'elezione del papa dei folli. Quel giorno, al Palazzo di Giustizia viene messo in scena un mistero teatrale in onore della principessa Margherita di Fiandra, scritto dallo squattrinato poeta Pierre Gringoire in occasione dell'arrivo a Parigi dell'ambasciata fiamminga. Sfortunatamente per l'autore, ben presto l'attenzione del pubblico si sposta sugli ospiti fiamminghi, uno dei quali, annoiato dalla rappresentazione teatrale, propone di organizzare una gara di smorfie allo scopo di eleggere come papa dei folli colui che avesse sfoggiato la smorfia più grottesca. L'idea riscuote grande successo presso gli astanti, entusiasti al punto da partecipare in massa. La gara termina con l'elezione a papa dei folli di un inconsapevole Quasimodo, deforme campanaro della cattedrale di Notre-Dame, suo malgrado partecipe alla gara. La folla, euforica e oramai del tutto dimentica del lavoro teatrale, abbandona il Palazzo di Giustizia e si precipita nella piazza, attratta dall'esibizione di una giovane zingara, Esmeralda, assieme alla sua graziosa capretta di nome Djali.
La Corte dei Miracoli
Deluso e sconfortato, Pierre inizia a vagabondare per le strade di Parigi senza una meta fino a ritrovarsi presso la Corte dei Miracoli, quartier generale della comunità di zingari: di giorno essi si guadagnano da vivere incantando la popolazione con trucchi e magie, o simulando false invalidità per poter chiedere l'elemosina, o semplicemente derubando; di sera, invece, si ritirano nel loro quartiere, dove ciascuno riacquista la propria reale identità. Aggirato da un gruppo di zingari, Gringoire viene condotto presso il loro capo Clopin Trouillefou, noto nella comunità gitana come "il re di Thunes", un personaggio scaltro, carismatico e violento che, dopo un interrogatorio sommario, decide di uccidere Gringoire per aver violato gli esclusivi confini della comunità zingara (presso la Corte dei Miracoli, infatti, era di fatto vietato l'ingresso a chiunque non appartenesse alla loro comunità). A salvarlo interviene la giovane zingara Esmeralda che, pur non avendo alcun legame con lui, decide di evitargli la morte accettando di sposarlo; viene così celebrato il matrimonio tra i due, secondo il rito gitano della comunità.
Esmeralda: il rapimento, il tentato omicidio e il processo inquisitorio Soltanto alcune ore prima Esmeralda era, a sua volta, scampata a un tentato rapimento compiuto da Quasimodo dietro ordine dell'arcidiacono della cattedrale di Notre-Dame, monsignor Claude Frollo, da tempo ossessionato da un desiderio possessivo nei confronti della zingara. Il salvataggio avviene grazie a Phoebus de Châteaupers (noto in alcune edizioni italiane come Febo), capitano degli arcieri del re, il cui intervento eroico fa innamorare perdutamente Esmeralda. Unico accusato del tentato rapimento, Quasimodo viene messo alla gogna: nel disprezzo generale del pubblico, solo la giovane zingara gli mostrerà compassione porgendogli dell'acqua da bere e questo gesto di carità lo farà innamorare di lei.
Intanto Phoebus, giovane scapestrato avvezzo alle facili avventure amorose, consapevole dell'infatuazione della zingara per lui, riesce a convincere Esmeralda ad un incontro "romantico" in una locanda. Prima di giungere all'appuntamento, Phoebus si scontra con Frollo, il quale riesce ad estorcergli i dettagli dell'appuntamento, convincendolo anche a lasciarlo assistere di nascosto all'incontro amoroso. Una volta giunti alla locanda, ancora prima che il rapporto tra i due giovani amanti si consumi, l'arcidiacono, fuori di sé per la gelosia, esce dal nascondiglio e pugnala il capitano; credendo di averlo ucciso, scappa dalla finestra deciso a far ricadere sulla zingara le accuse dell'omicidio. Phoebus, in realtà sopravvissuto, decide di fuggire senza lasciare notizie di sé, timoroso che un suo coinvolgimento nell'affare possa danneggiare gli accordi di matrimonio da tempo presi con una giovane nobildonna di nome Fleur-de-Lys (nota in alcune edizioni italiane come Fiordaliso).
Esmeralda viene sottoposta a processo inquisitorio: in un primo momento si rifiuta di parlare, se non per proclamare la sua innocenza o per chiedere notizie dell'amato Phoebus, ma poi la terribile tortura dello stivaletto finisce con il farle confessare qualunque falsa accusa mossa contro di lei. Viene dunque inevitabilmente condannata all'impiccagione per omicidio, a cui si aggiunge anche il capo d'accusa di stregoneria grazie alla testimonianza della padrona della locanda in cui era avvenuto il presunto omicidio, che affermava di aver visto entrare nella stanza tre persone (attribuendo l'identità del terzo individuo, in realtà Frollo, al diavolo) e la presunta trasformazione del denaro ricevuto da Phoebus in una foglia secca, quando in realtà la moneta era stata scambiata da un ragazzino lì presente; inoltre il fatto che si esibiva con una capretta addomesticata, animale identificato nella cultura di massa con il diavolo, le aveva attirato già in passato maldicenze di stregoneria.
Il rifugio nella cattedrale di Notre-Dame Nelle segrete della prigione dove viene rinchiusa, Esmeralda riceve la visita di monsignor Frollo che, rivelatole il suo amore per lei e i suoi intricati piani per possederla, ivi compreso l'omicidio di Phoebus, le offre la possibilità di salvarle la vita in cambio del suo amore. Disgustata, Esmeralda rifiuta l'accordo, preferendo piuttosto morire e raggiungere così l'amato, creduto morto.
Mentre viene portata al patibolo, nel momento in cui il corteo dell'esecuzione passa davanti alla cattedrale di Notre-Dame, Quasimodo si cala dalla balaustra della cattedrale e porta in salvo l'amata zingara all'interno dell'edificio, consapevole dell'impunità a cui avevano diritto tutti i condannati rifugiati tra le mura sacre delle chiese (diritto che neanche il parlamento poteva violare, salvo rare eccezioni). Il tempo trascorso assieme a Quasimodo dà modo a Esmeralda di conoscere il carattere buono e generoso dell'essere deforme, che si dimostra sempre rispettoso nei suoi confronti, perfino devoto, arrivando al punto di proteggerla dai reiterati tentativi di Frollo di possederla.
Nel frattempo, Clopin organizza, assieme all'intera comunità zingara, un assalto alla cattedrale per liberare Esmeralda dalla detenzione forzata, ma il re di Francia Luigi XI viene indotto a scambiare il gesto per una rivolta popolare mossa contro la sua regia autorità e la sua persona, e dà ordine a un manipolo di soldati di violare i confini sacri della cattedrale per catturare la zingara e impiccarla pubblicamente, come dimostrazione del proprio potere, sperando così di sedare la rivolta e placare i sediziosi. Allo stesso tempo Quasimodo, che scambia le reali intenzioni degli zingari per un tentativo di uccidere l'amata Esmeralda, tenta di rintuzzare l'attacco gettando pietre, travi e piombo fuso dall'alto della chiesa, arrivando, spinto da una cieca rabbia, a uccidere brutalmente un uomo che era riuscito a raggiungerlo, ignaro che si trattava di Jean du Moulin, fratello di Frollo. Al contempo i soldati del re lanciano una pioggia di frecce contro gli zingari, sterminandoli in massa; Clopin rimane ucciso e i gitani superstiti fuggono.
La madre ritrovata e l'esecuzione della condanna Nella confusione generatasi, Frollo, dilaniato da un lato dalla cieca passione nei confronti della zingara e dall'altro dal desiderio di vendicarsi per il suo ferreo rifiuto di concederglisi, decide di fare un ultimo tentativo e la libera, ma solo per portarla davanti al patibolo di place de La Grève e costringerla a scegliere tra lui e la forca. Di fronte all'ennesimo categorico rifiuto di Esmeralda, Frollo decide di chiamare le guardie regie per vendetta e nel frattempo trascina la giovane al Buco dei Ratti (una cella senza aperture dove si rifugiavano spontaneamente coloro che volevano espiare dei peccati); qui la affida a Sorella Gudule, la detenuta volontaria della cella che tanto odiava la comunità zingara per averle rapito quindici anni prima la figlia di appena pochi mesi. Nei brevi momenti passati insieme, in attesa dell'arrivo delle guardie, sorella Gudule confida alla ragazza il motivo dell'astio nei suoi confronti, rivelandole la storia della figlia rapita e mostrandole l'unico ricordo che le rimaneva di lei: una scarpina rosa da neonato. Del tutto incredula, Esmeralda mostra a sua volta il contenuto di un amuleto che porta sempre al collo e che dice essere l'unico legame con sua madre: proprio una scarpina rosa da neonato del tutto identica a quella mostratale dalla donna. La verità sulla faccenda viene così svelata: Esmeralda si chiama in realtà Agnès, figlia della prostituta Paquette Guybertaut "la Chantefleurie" (sorella Gudule), rapita dagli zingari quando aveva pochi mesi, i quali l'avevano scambiata nella culla con il piccolo deforme Quasimodo; questi, poi, per impedire che cominciassero le ricerche per il ritrovamento della piccola avevano inscenato un sacrificio umano, facendo credere a tutti che la bambina fosse morta, quando invece era stata portata all'interno della comunità gitana e cresciuta come un loro membro.
La felicità del reciproco ritrovamento viene ben presto smorzata dall'ineluttabilità degli eventi e dalla condanna a morte ancora pendente sulla giovane gitana. Nonostante i maldestri tentativi della madre di nasconderla alle guardie portandola all'interno della cella, Esmeralda viene scoperta e portata di peso sul patibolo, assieme alla madre, rimasta aggrappata a lei. Qui la madre muore in un estremo tentativo di ribellione, mentre la giovane Agnès-Esmeralda viene impiccata, sotto gli occhi attenti e soddisfatti dell'arcidiacono Frollo, che osserva impassibile la scena dalla cima della torre di Notre-Dame. Quasimodo, accecato da un'irrefrenabile rabbia per la consapevolezza del ruolo che il suo benefattore aveva avuto in tutta la faccenda fino al tragico finale, scaraventa l'arcidiacono al di là della balaustra, facendolo precipitare.
La fine