La battaglia di Goito è stato un episodio della prima guerra d'indipendenza italiana. Ebbe luogo il 30 maggio 1848 quando l'esercito austriaco di Josef Radetzky attaccò il 1º Corpo d'armata dell'esercito piemontese di Carlo Alberto schierato a protezione del ponte sul Mincio presso Goito, nel Lombardo-Veneto austriaco.
La battaglia si concluse con la vittoria dei piemontesi comandati dal generale Eusebio Bava. Con essa il piano strategico di Radetzky di aggiramento dell’esercito nemico schierato sul Mincio, nonostante la vittoria di Curtatone e Montanara del giorno prima, fallì.
La vittoria dei piemontesi fu però solo tattica, perché l’esercito austriaco conservò la sua forza e l’iniziativa di manovra che aveva acquisito dopo la battaglia di Santa Lucia. La sua rivalsa non tardò infatti a manifestarsi nella battaglia di Monte Berico del 10 giugno successivo, scontro con il quale Radetzky conquistò Vicenza.
Gli antefatti e la battaglia di Curtatone e Montanara Dopo la lenta avanzata nel Lombardo-Veneto austriaco, l’esercito piemontese di Carlo Alberto di Savoia fu fermato dagli austriaci del generale Josef Radetzky di fronte a Verona il 6 maggio 1848 nella battaglia di Santa Lucia.
Dopo questo scontro ci fu quasi un mese di stasi. Da parte piemontese l’unica vera operazione fu quella dell’assedio di Peschiera che era rimasta isolata dal grosso dell’esercito austriaco. Una brigata piemontese bloccava gli accessi alla piazzaforte e il resto dell’esercito, disposto a semicerchio dal Lago di Garda a Villafranca, proteggeva l’assedio. Più a sud, una piccola divisione del Granducato di Toscana comandata dal generale Cesare De Laugier de Bellecour fronteggiava Mantova, rafforzata da due esili battaglioni del Regno delle Due Sicilie. Di questi uno era costituito da volontari e l’altro apparteneva al 10º Reggimento Fanteria di Linea «Abruzzo» del colonnello Giovanni Rodriguez (1789-1863) che costituì l’unico reparto regolare napoletano a partecipare alla guerra. Re Ferdinando II di Borbone, infatti, aveva rinunciato a sostenere Carlo Alberto e aveva diramato l’ordine di ritirata. Un altro, esile, battaglione regolare napoletano dello stesso reggimento era a Goito..
Ma il collegamento delle forze di Carlo Alberto con il Veneto, dove avanzavano i rinforzi austriaci del generale Laval Nugent provenienti dall’Isonzo, era carente. Soprattutto sarebbe stato importante un collegamento con le due divisioni pontificie, una di volontari del generale Andrea Ferrari e l’altra di regolari di Giovanni Durando che operavano in Veneto contro l’Austria. Poco fu fatto anche per rinforzare le difese, sia sul semicerchio fra il Garda e Villafranca, sia davanti a Mantova. Lo scarso materiale e il personale specializzato del Genio era infatti impegnato nell’assedio di Peschiera..
Fu così che il 29 maggio 1848 le forze austriache di Radetzky, nel tentativo di aggirare l’esercito piemontese uscirono da Mantova e attaccarono il punto debole dello schieramento di Carlo Alberto: le posizioni di toscani e napoletani fra i due paesi di Curtatone e Montanara. Nella battaglia che ne seguì gli italiani furono sconfitti; ma la loro strenua resistenza consentì all’esercito piemontese di organizzarsi ed evitare l’aggiramento battendo poi gli austriaci nella successiva battaglia di Goito.
Lo scontro di Cisano e Calmasino
Accanto all’orgoglio per la difesa eroica della linea italiana a Curtatone e a Montanara, rimase nei toscani e nei napoletani la perplessità sulla apparente indifferenza dell’alto comando piemontese per le sue truppe alleate..
In realtà i piemontesi, oltre a peccare di mancanza di decisionismo, temevano un attacco da nord che avrebbe minacciato l’assedio di Peschiera. Infatti, mentre la maggior parte delle truppe austriache che si erano adunate a Mantova ne uscivano per attaccare le forze italiane a Curtatone e Montanara, a nord, dalle gole del Monte Baldo, sulla riva orientale del lago di Garda, forze di Radetzky assalivano l’ala sinistra dello schieramento piemontese. Questa manovra doveva distogliere l’attenzione dei piemontesi da Mantova e colpì la zona delle forze del 2º Corpo sabaudo del generale Ettore De Sonnaz che teneva lì le posizioni conquistate con la battaglia di Pastrengo..
Le prime avvisaglie dell’attacco diversivo si ebbero la mattina del 28 maggio 1848, il giorno prima della battaglia di Curtatone e Montanara. Nel pomeriggio poi, provenienti da Rivoli, 8 compagnie del colonnello Friedrich Zobel avanzarono verso le posizioni piemontesi sul lago di Garda e in serata costrinsero alla ritirata la compagnia di volontari pavesi che difendeva Bardolino. Pertanto, nella notte fra il 28 e il 29 maggio, il generale piemontese Michele Bes decise di rinforzare gli avamposti inviando varie unità del 3º Reggimento della Brigata “Piemonte” sia a Cisano, sul lago (poco a sud di Bardolino) che a Calmasino, più all’interno (entrambe le località oggi fanno parte del comune di Bardolino)..
All’una di notte due colonne austriache si mossero, l’una da Bardolino, per costeggiare il lago e attaccare Cisano, l’altra da Cavaion contro Calmasino. Temendo un’azione aggirante delle forze di Zobel che complessivamente ammontavano a uomini, gli avamposti piemontesi sulle alture ripiegarono e la resistenza si concentrò dove l’attacco austriaco fu più violento: a Calmasino. Qui l’arrivo provvidenziale di un cannone piemontese fece la differenza e gli uomini di Bes si lanciarono al contrattacco. Le posizioni piemontesi furono riconquistate e anche a Cisano, dopo un iniziale successo, le truppe austriache furono costrette a ripiegare a nord. Tra le 6 e le 7 del mattino del 29 tutto era finito, ma a Bardolino la popolazione dovette scontare la rabbia degli austriaci..
Le perdite furono per i piemontesi, un morto e 35 feriti; per gli austriaci, 20 morti e 16 dispersi. La stessa sera del 29 maggio, il generale De Sonnaz fece al comando supremo piemontese una relazione sull’accaduto, scrivendo che il nemico non gli pareva al momento un pericolo da quella parte, ma chiedeva che non gli fossero tolte truppe, cosa che il comando promise..
Le manovre e le forze dei piemontesi
Il giorno prima dei fatti di Curtatone e Montanara, dalle testimonianze raccolte, il comando supremo piemontese si persuase che il grosso dell’esercito nemico si era riparato a Mantova. Fu accolta quindi la proposta del comandante del 1º Corpo d’armata Eusebio Bava per un ritiro di alcune unità delle divisioni del generale Vittorio Garretti di Ferrere e del generale Federico Millet d'Arvillars dalla zona di Custoza a Goito. Il percorso delle truppe, di quasi 30 km in direzione sud-ovest, prevedeva di passare il Mincio a Valeggio, proseguire per Volta e piegare a sud per Goito..
In seguito a questi ordini, nella notte precedente al 30 maggio 1848, dai 19 ai uomini appartenenti al 1º Corpo e alla Divisione di riserva piemontesi erano scaglionati in tre gruppi tra Valeggio e Goito lungo il Mincio, altri presidiavano Villafranca, più a est, e altri ancora, con la Brigata “Regina” erano sulle alture di Sona, a nord-est, a fare da collegamento con il 2º Corpo schierato fra Pastrengo e Pacengo. Il comando piemontese sapeva dell’attacco, non molto energico, degli austriaci a Calmasino ed era evidente che la maggior forza dell’azione nemica sarebbe arrivato da sud, confermata dalla disfatta dei toscani e dei napoletani a Curtatone e Montanara. Il generale Bava decise quindi di spingersi “sopra Goito” e le truppe che erano al suo comando mossero da Volta verso sud alle 8:30 del mattino..
L'ordine di battaglia piemontese Lo schieramento degli uomini di Carlo Alberto, completato a mezzogiorno del 30 maggio 1848 attorno Goito, era il seguente.: A Goito, un battaglione del 10º Reggimento “Abruzzo” napoletano e il distaccamento toscano; A ovest di Goito, le forze comandate dal generale D’Arvillars per un totale di 16 battaglioni di fanteria 2 batterie d’artiglieria ippotrainate e 2 da Campagna (circa fanti): in terza linea la Brigata “Guardie”; in seconda linea la Brigata “Aosta”; in prima linea la Brigata "Cuneo"; negli avamposti due compagnie di bersaglieri presso località Loghino e sulla strada di Gazoldo. Quasi tutte a nord di Goito e delle truppe precedenti, le forze comandate dal generale Di Ferrere (circa fanti, cavalleggeri, 3 batterie ippotrainate e ½ da Campagna) pronte a intervenire dove ci fosse necessità: in terza linea i reggimenti “Genova Cavalleria” e “Savoia Cavalleria”; in seconda linea il Reggimento “Nizza Cavalleria”; in prima linea 11º e 17º Reggimento di fanteria; in avanguardia il “Reggimento Aosta Cavalleria”.
Le manovre e le forze austriache
L’esercito austriaco dopo la battaglia di Curtatone e Montanara aveva spinto la brigata comandata dal colonnello Ludwig von Benedek fino a Rivalta (sul Mincio, fra Mantova e Goito, da cui distava 8-9 km). Il rimanente delle forze uscite da Mantova riposava parte presso Castellucchio (appena a sud-ovest di Rivalta), parte tra Gabbiana e OspitalettoEntrambe le località oggi fanno parte del comune di Marcaria. a una quindicina di km a sud-ovest di Mantova, e parte appena fuori Mantova (fra le Grazie e Curtatone)..
I Corpi d’armata austriaci, a cui Radetzky aveva dato il compito strategico di aggirare l’esercito piemontese sul Mincio, erano rimasti alquanto in disordine per le vicende del giorno prima, sicché si erano messi in marcia più tardi del previsto. Il 1º Corpo, comandato dal generale Eugen Wratislaw, sulla destra dello schieramento austriaco riunitosi a Rivalta, doveva, tenendo il Mincio sulla destra, risalire il fiume, passare per Sacca e arrivare a Goito. Era composto dalla brigata di Benedek (in testa) e da quella di Eduard Clam-Gallas. A seguire il Corpo di riserva del generale Gustav Wocher (1781-1858) con le brigate di Strassoldo e di Wohlgemuth, l’artiglieria e la cavalleria. Tali forze avrebbero marciato fino a Rivalta, raggiunta la quale avrebbero ricevuto ordini. Della manovra avvolgente a ovest era invece incaricato il 2º Corpo del generale Konstantin d'Aspre: l’ala sinistra dello schieramento austriaco. Questo Corpo doveva dirigersi verso Rodigo e conquistare Ceresara, a circa 9 km a nord-ovest di Goito..
In effetti parteciperanno alla battaglia parte del 1º Corpo e parte del Corpo di riserva, mentre il 2º Corpo raggiungerà inutilmente il suo obiettivo per la sconfitta delle forze austriache dell’ala destra. Le truppe di Radetzky di fronte a Goito ammonteranno, secondo fonti tedesche, a fanti, 950 cavalleggeri e 33 cannoni da campagna. Tali numeri sembrano non conciliarsi con quelli di fonti italiane che parlano di uomini complessivi su Goito e del 2º Corpo, anche se le fonti tedesche precisano che la loro stima tratta solo degli uomini effettivamente entrati in azione.
La battaglia Il primo contatto
Secondo le relazioni, Radetzky quel 30 maggio 1848 non intendeva misurarsi ancora con l’avversario, ma voleva studiare la pianura ed eventualmente costringere Carlo Alberto ad abbandonare il corso del Mincio. Comunque sia, la brigata d’avanguardia di Benedek del 1º Corpo non passò che alle 12 il canale Caldone a metà strada fra Rivalta e Sacca, e dopo le 15 fu in vista della linea piemontese. Visto l’ostacolo del Mincio a destra, dalla parte degli austriaci il combattimento si riassume negli sforzi delle unità per dispiegarsi a sinistra della brigata di Benedek che era di fronte al nemico, e per rovesciare la linea nemica aggirandone l’ala destraCioè quella a ovest, visto che i piemontesi erano rivolti a sud.. Dalla parte dei piemontesi l’azione consistette soprattutto nell’impedire al nemico questo aggiramento..