San Gavino tra storia e leggenda La vicenda del martire turritano, legata indissolubilmente a quella degli altri due santi ai quali è sempre accompagnato, Proto vescovo e Gianuario (o Gennaro) diacono, è narrata in due passiones di epoca medievale.

La prima "passio", risalente al XII secolo, è inserita nel più ampio racconto "Leggenda di San Saturnino", nella quale si trovano i racconti dei martiri sardi. Scritta a Cagliari da un monaco vittorino, espone in modo sobrio ed essenziale la passione dei tre santi:

Ben diversa la seconda Passio, la cui redazione è collocata dagli studiosi alla metà del XIII secolo. A differenza della prima, in questo testo prevale la figura del soldato Gavino, e numerosi sono gli elementi tipici dell'agiografia medievale. Il racconto del martirio è distribuito in nove letture per l'uso fattone nella recita del Mattutino monastico, ma la Passio vera e propria va dalla II all'VIII.

Fin qui il racconto semi-leggendario dei martiri turritani. Un altro importante documento sul ritrovamento dei corpi dei martiri turritani ma anche sull'origine del Giudicato di Torres e sull'edificazione della basilica di S. Gavino a Porto Torres è il Condaghe di San Gavino:

La narrazione

Il culto del santo L'effettiva storicità di questa figura non è oggetto di discussione, anzi, il suo culto è profondamente radicato in tutta la Sardegna, dai primi secoli cristiani, tanto che al nome di Gavino sono state intitolate numerosissime chiese e un monastero (intitolato ai sanctorum Gavini atque Luzurii) è citato già da papa Gregorio Magno nel 599. Secondo il Condaghe di Nostra Signora di Saccargia il culto del santo era molto sentito e diffuso nel giudicato di Torres agli inizi del XII secolo, quando viene datato un pellegrinaggio che i giudici Costantino e Marcusa avrebbero svolto con un folto seguito da Ardara a Torres, dove sorge la grande basilica dedicata proprio a San Gavino, la chiesa più grande della Sardegna.

La grande basilica romanica di Porto Torres a tre navate e due absidi, sorta intorno all'XI secolo su di un'area cimiteriale paleocristiana, è il più notevole monumento romanico dell'isola, per imponenza e pregio architettonico. La sua costruzione sarebbe opera del primo Giudice di Torres, Comita, che ne avrebbe iniziato la costruzione che, in seguito, si concluse quando era giudice suo figlio Orgodori. Nella sua cripta sono conservate le reliquie dei martiri turritani, rinvenute nel 1614 per opera dell'arcivescovo di Sassari Gavino Manca de Cedrelles. La cripta è preceduta da un elegante ingresso barocco con i simulacri dei tre santi martiri di Torres più quelli di Sant'Antioco "di Torres" (a torto creduto quello di Sulcis mentre potrebbe essere un omonimo santo locale), di San Gabino, e altri santi martiri turritani.

San Gavino è festeggiato solennemente a Porto Torres il lunedì dopo Pentecoste (la Festha Manna, la festa grande), mentre il 25 ottobre se ne celebra la sola festa liturgica in tutta la Provincia Ecclesiastica. È il patrono di Sassari (assieme a San Nicola di Bari e alla Madonna delle Grazie) e dell'omonima Diocesi e Provincia metropolitana, di Muros in provincia di Sassari, di Gavoi, Illorai, Esporlatu, nel Goceano e Oniferi in provincia di Nuoro, dove si festeggia il 25 ottobre, e del comune di Camposano. È anche patrono dell'Ospedale Conti di Sassari. Il paese di San Gavino Monreale ne prende il nome per la presenza della Chiesa a lui dedicata, e lo festeggia il 30 maggio. San Gavino (Santu Bainzu) viene festeggiato la prima domenica di ottobre a Borore, piccolo comune della Sardegna Centrale, a cui è dedicata una chiesa campestre a pochi chilometri dal centro abitato, in prossimità dell'omonimo nuraghe e tomba di giganti. Sempre il 25 ottobre viene festeggiato a Monti di cui è anche santo patrono. Lo stesso mese di ottobre, d'altronde, prende il nome sardo di Santu Bainzu/Baingiu in numerose parti dell'Isola.

Il Martirologio Romano invece riporta come data commemorativa di San Gavino il 30 maggio, data nella quale in Sardegna si ricorda invece San Gabino di Torres (l'errore si deve al cardinale Cesare Baronio che considerò il Gavino di ottobre una duplicazione della festa di maggio e lo espunse dalla sua edizione del Martirologio).

Note

Bibliografia

Zichi, Giancarlo, Passio sanctorum martirum Gavini Proti et Ianuarii, Sassari 1987.

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