Le confraternite islamiche (, plur. ), chiamati anche ordini sufi, sono un tardo fenomeno del sufismo. Dopo la prima fase individuale, i sufi si organizzarono infatti a partire dal XII secolo in strutture complesse di discepoli (murīd, pl. murīdīn) che, sotto la guida di un maestro, imparavano a percorrere la via mistica per giungere ad una diretta conoscenza (maʿrifa) di Dio.

Di esse si ricordano in particolare la Qadiriyya, fondata nel XII secolo da Abd al-Qadir al-Jilani e, nella stessa epoca, la Suhrawardiyya, fondata da Shihab al-Din al-Suhrawardi, così come la Rifa'iyya, fondata da Ahmad al-Rifa'i. La Shadhiliyya, fondata da Abu l-Hasan al-Shadhili nel XIII secolo, la Mawlawiyya, fondata da Gialal al-Din Rumi; la Kubrawiyya, fondata da Najm al-Din Kubrà; la Cishtiyya fondata in India da Mo'inoddin Cishti e la Naqshbandiyya, fondata da Baha al-Din Naqshbandi, sono invece sorte nel XIII secolo.

Rilievo sociale e struttura delle confraternite islamiche Nella storia dell'Africa, le confraternite hanno assunto un ruolo decisivo nel processo di islamizzazione del continente, mediando e cercando un dialogo tra le culture locali preislamiche e contribuendo a generare forme sincretiche spesso legate alla santificazione di lignaggi locali.

Il termine confraternita deriva dalla tradizione cristiana e definisce una struttura organizzata dotata di un sistema di regole specifiche: è detta anche congregazione, sodalità o compagnia. La Confraternita in genere prevede dei precisi doveri spirituali per i propri adepti e, per diventarne un membro, è necessaria una procedura di ammissione, una sorta di iniziazione.

Queste comunità sono guidate da capi spirituali dotati di eccezionale carisma, e hanno spesso rivestito importanti ruoli sociali e politici agendo spesso come società di mutuo soccorso, centro di potere economico o canali di dissenso popolare. Non di rado i capi sono stati denominati dai seguaci mahdi, ben guidati (da Dio), persone ispirate da Dio e venute sulla Terra per salvare i musulmani, specialmente in periodi difficili (nella storia africana vengono ricordati Mohammed Abdullah Hassan in Somalia e Muhammad Ahmad, detto "il Mahdi", in Sudan).

In Africa sono fortemente presenti confraternite musulmane che riprendono il termine arabo ṭarīqa ("via spirituale"). Le ṭuruq sono movimenti a carattere mistico che fanno capo a un santo fondatore (sceicco, Murshid, Pir, Mawla). Questi è considerato un vero Maestro, iniziatore alla verità e il suo ruolo fondamentale di direzione e mediazione tra il fedele e Dio colma in parte la distanza incommensurabile sancita dall'islam sunnita tra umano e divino.

Centro e dimora del Maestro è la zawiya, presso la quale si effettuano visite periodiche dette ziyāra.

Il marabutto e il ruolo delle Confraternite L'Islam deve alle Confraternite la sua diffusione, soprattutto in Africa Occidentale. Grazie ai marabutti, potenti e carismatici Maestri spirituali, le Confraternite regnano nella vita delle comunità musulmane nei villaggi e nei quartieri africani. Tali Maestri locali ricevono anche il potere di accettare e iniziare nuovi membri nella Confraternita.

In Africa occidentale, e in particolare in Mali, molti musulmani fanno capo a uno o due marabutti. Questo fatto è valido sia nel caso un fedele, o un suo antenato, si sia convertito alla religione islamica dopo avere seguito la predicazione di questo Marabutto di passaggio nel suo villaggio, sia nel caso, già dapprima musulmano, abbia scelto il marabutto come consigliere spirituale ed intercessore e fonte di benedizione per sé e la sua famiglia.

Quasi tutti i marabutti si rifanno, più o meno esplicitamente a una precisa confraternita religiosa. In questo modo ogni musulmano è vincolato e unito ad una specifica Confraternita e il suo rapporto con un marabutto può essere più o meno forte, andando dalla semplice simpatia alla vera affiliazione.

Origini del movimento Per comprendere che cosa sono le confraternite islamiche, si dovrebbe fare un passo indietro fin alla storia del Sufismo, ovvero della mistica musulmana. Le confraternite, infatti, affondano le proprie radici nelle predicazioni di grandi mistici musulmani che vivevano nei primi secoli dell'Islam. Sin da allora, alcuni uomini e donne, attraverso la meditazione, la contemplazione religiosa dei testi sacri, l'ascesi hanno manifestato la loro ricerca del divino e il loro desiderio di vivere consacrandosi in modo totale a Dio. Queste persone, che ricercavano la totale comunione con Dio, vennero chiamati Sufi: termine probabilmente dovuto all'abito di lana, ossia sūf, che alcuni di essi indossavano, oppure, secondo un'altra interpretazione etimologica, a causa del loro desiderio di purezza e autenticità.

Il IX e X secolo furono il periodo d'oro del Sufismo: nacquero i grandi sufi dei quali la tradizione orale e scritta ha tramandato la vita e le dottrine. Essi erano amati per la loro sapienza religiosa, la loro misericordia, la loro influenza spirituale e anche, a volte, la loro capacità di guarire e compiere miracoli, le loro apparizioni notturne, i loro sogni interpretati.

A partire dal XII secolo, alcuni discepoli si sono uniti intorno a questi Maestri per tentare di seguire la loro pratica e prendere esempio dalle loro tecniche poiché aspiravano anch'essi ad entrare in comunione con Dio.

In questo modo sono nate le Vie, che noi denominiamo confraternite, ossia delle "strade" per raggiungere la salvezza e il Paradiso. Esse portano, in generale, il nome del Maestro che le ha fondate. Sorte all'inizio in Oriente, si sono estese in tutto il mondo musulmano e in certe regioni, come nell'Africa occidentale, diedero origine a confraternite locali e rivestirono un ruolo importante nel processo di islamizzazione.

Organizzazione delle confraternite Le Confraternite potrebbero essere concepite come i grandi Ordini o Congregazioni religiose nella tradizione cristiana. Al vertice di una Via c'è il Maestro che, spesso, abita vicino alla tomba del fondatore. È sostenuto da un Consiglio, riceve numerose visite ed è attorniato da molti discepoli. Egli nomina i vari Maestri locali e regionali scelti fra i suoi discepoli. Sono persone giudicate capaci di trasmettere l'insegnamento, la vita spirituale e la benedizione (baraka), ereditati dal Maestro fondatore e, tramite lui, dallo stesso Profeta Maometto.

Ogni ripartizione locale, in un villaggio, città o sobborgo, è sotto la guida di un Preposito (Muqaddam) o Maestro locale. Egli può, secondo le dimensioni e l'importanza della sezione, essere appoggiato e aiutato da un Maestro dei novizi incaricato dell'iniziazione dei nuovi discepoli, e da altri coordinatori fra i quali un tesoriere. I membri tra loro si rivolgono con l'appellativo di "fratelli", da qui il nome di "Confraternita".

Le vie spirituali Il Maestro rappresenta il modello spirituale del discepolo. Questi si asservisce al suo Maestro attraverso un giuramento. Grazie alle sue predicazioni e insegnamenti il Maestro gli mostra la giusta direzione, la via diritta. Il discepolo dovrà superare diversi stadi spirituali prima di raggiungere le ultime tappe: il grado supremo dell'intimità con Dio e l'annullamento di sé nel suo completo abbandono.

Questo cammino spirituale, costituito da diversi gradi, rappresenta la Via, il cammino che conduce a Dio. Tuttavia non sempre il discepolo riesce a raggiungere l'ultimo stadio e, più che una iniziazione e una direzione spirituale e morale, si aspetta dal Maestro benefici spirituali che derivano dal potere ultraterreno, dalla Benedizione che quest'ultimo ha ricevuto dal Fondatore e che può essere stata rinforzata dai suoi meriti personali.

Ad esempio, in Mali il discepolo si aspetta di essere "garantito"; cioè egli desidera una Benedizione efficace in grado di esaudire desideri nella vita terrena (matrimonio, figli, successo, lavoro, salute, beni materiali...) e nell'aldilà (il paradiso). Diverse superstizioni popolari raccontano che questa Benedizione può essere trasmessa semplicemente toccando il Maestro.

Pratiche e riti Gli adepti delle Confraternite sono musulmani che, come tali, hanno il dovere di praticare fedelmente i cinque pilastri dell’Islam, in particolare la preghiera rituale quotidiana e il digiuno del Ramadan. Tuttavia ogni Confraternita possiede una pratica specifica. Ad esempio ci sono le veglie, spesso dedicate alla lettura del Corano, i digiuni supplementari, i ritiri, le recite. Ogni Confraternita ha il proprio elemento originale: un insieme di formule, di sūra (capitoli del Corano) e di preghiere dette o cantate in momenti precisi e per un certo numero di volte durante il giorno.

Le Confraternite praticano anche un altro esercizio caratteristico che aiuta coloro che lo attuano a "ricordarsi di Dio". Questo esercizio è detto dhikr. Soli o in gruppo, i confratelli si ricordano di Dio, con la ripetizione sia di formule della professione di fede ( "Non c'è altra divinità che Dio!"), sia di uno dei più bei nomi di Dio, sia semplicemente del pronome personale "Egli" riferito a Dio. Queste esercitazioni spirituali e di preghiera rappresentano i momenti salienti della vita di Confraternita. Ognuna di esse ha il suo modo particolare per svolgere queste forme di preghiera: in piedi o seduti, con o senza l'accompagnamento di uno strumento musicale, con o senza danze.

Origine e caratteristiche di alcuni ordini sufi Ṭarīqa Tijāniyya La ṭarīqa Tijāniyya trae origine dallo sceicco Abu Abbas Ahmad al-Tijani (1737-1815). Nato in Algeria discenderebbe da Maometto attraverso al-Hasan. Rimasto senza genitori giovanissimo, iniziò a studiare teologia a Fez, dove fu iniziato al Sufismo. In Algeria lo sceicco passò diversi anni di ritiro e meditazione nel deserto consacrandosi alla recitazione della Ṣalāt al-fātiḥ, una speciale preghiera sul Profeta di origine divina ritenuta uno dei mezzi più efficaci per avvicinarsi ad Allah. La Tijaniyya si è diffusa in tutto il Maghreb e nell'Africa occidentale e, in seguito alla morte del suo Maestro, raggiunse anche l'Estremo Oriente ma è rimasta diffusa soprattutto nell'area sub-sahariana. La ṭarīqa ha una trentina di adepti anche in Italia nord-orientale, in Emilia e in Liguria.

Jamaʿat al-Fayda al-Tijāniyya La Jamaʿat al-Fayda al-Tijāniyya (Comunità della Grazia tijani) è un ramo della confraternita Tijāniyya, sorto nel 1931 in Senegal grazie a Ibrahim Nyass (1902-1975), un Sufì nato in una famiglia che discenderebbe da Maometto. Cresciuto a Kaolack, importante centro di studi religiosi, da giovane Nyass dedicò la sua ricerca spirituale alla Tijaniyya dandone un'interpretazione originale. Si tratta dell'apice di un cammino mistico che egli descrive come la ricezione di una fayda (effusione o riversamento) di cui semplifica le pratiche ascetiche per favorirne la massima diffusione tra le masse. La congregazione di Nyass si è estesa in Ghana, Ciad, Togo e Nigeria oltre al Senegal e si caratterizza per il rigore etico e dottrinale. In Italia è minoritaria tra i senegalesi rispetto ai muridi e ha una piccola comunità a Lecce.

Ṭarīqa Shādhiliyya-ʿAlawiyya-Ismāʿīliyya Il nome della Ṭarīqa Shādhiliyya-ʿAlawiyya-Ismāʿīliyya si rifà a tre dei suoi grandi iniziatori: lo 'sceicco maghrebino Abu Hasan Shadhili (1196-1258), lo sceicco algerino Aḥmad al-ʿAlawī e lo sceicco tunisino Ismāʿīl al-Hadifī (1916-1994). In Europa la ṭarīqa è presente soprattutto in Italia dove esiste sia una sede principale sia un "angolo" a questa subordinato. Come in tutte le Confraternite, anche in questa ṭarīqa è doverosa la pratica dei riti fondamentali dell'Islam e dei principali elementi etici del Profeta. Per esservi iniziati è obbligatoria, oltre l'adesione all'Islam, il desiderio puro e autentico da parte del discepolo di accogliere Dio in tutta completezza. Nella ṭarīqa possono essere ammessi uomini e donne musulmani senza distinzione di nazionalità e di livello socioeconomico.

Ṭarīqa Aḥmadiyya-Idrīsiyya-Shādhiliyya