La canzone di gesta (o della stirpe/famiglia) (in francese chanson de geste) è un genere letterario di tipo epico, sviluppatosi originariamente nella zona centro-settentrionale della Francia, basato su avvenimenti del periodo carolingio e attestato per circa tre secoli a partire dalla fine dell'XI secolo. Esso comprende un'ottantina di componimenti. Si caratterizza per essere «il primo genere poetico ben definito e strutturato»; e cfr. Varvaro, p. 215: «la poesia epica [...] non solo precede cronologicamente ogni altra forma ma è anche idealmente e tipologicamente il genere che instaura una letteratura.» espresso in lingua d’oïl. Le sue origini, ed in particolare il suo rapporto con la poesia orale, sono tuttora oggetto di ampia discussioneLimentani, p. 10..

Coordinate storico-geografiche

La cavalleria, nell'Europa postcarolingia, aveva assunto un ruolo centrale nella pratica militare, e si era venuta ad identificare, dal punto di vista sociale, con la classe dominante. All'interno di questo stesso ceto si presentavano certamente grandi disparità dal punto di vista economico e sociale, ma il grande proprietario aveva in comune con il semplice armato a cavallo un insieme di valori e di modi di vita, originati dal comune esercizio bellico. Essi, inoltre, si definivano per opposizione rispetto al resto della società: costituivano il gruppo dei potentes che si opponeva a quello dei pauperes, ovvero gli uomini non abituati alla vita militare e bisognosi di difesa.

Ad una iniziale avversione della Chiesa verso lo stile di vita praticato dagli uomini d'arme, caratterizzato da continue violenze e prevaricazioni, si sostituì nel corso dell'XI secolo un atteggiamento più conciliante, volto a regolamentare l'attività dei cavalieri e di metterli al servizio della causa cristiana.; proprio questo cambiamento di prospettiva, che a livello di avvenimenti storici originerà le crociate, si incarna, nell'immaginario letterario, nella figura del cavaliere “giusto”, ben raffigurato nella canzone di gesta di tipo “rolandiano”. Il mutato punto di vista della Chiesa trova una delle sue cause anche nel progressivo indebolirsi della monarchia centrale in Francia; per mantenere l'efficacia del proprio operato, l'autorità religiosa ritenne necessario dunque rivolgersi ai veri detentori del potere, i signori territoriali. Ad essi si cercò di proporre un'etica che indirizzasse la loro attività ad un fine provvidenziale, contemplando la difesa dei più deboli (poveri, orfani, vedove, bambini) e la possibilità di tregue in concomitanza di determinate festività religiose.

Il genere letterario che si sviluppò insieme a questo cambiamento di mentalità fu la chanson de geste, che, nata nel nord della Francia, si diffuse presto in tutta Europa, incontrando una grandissima fortuna per almeno duecento anni, fino al secolo XIII. A partire da allora, infatti, l'evolversi della società cortese porterà ad un cambiamento di gusto anche nella letteratura; la maggior attenzione alla profondità psicologica e alle tematiche amorose segnò l'inizio del declino della canzone di gesta e lo sviluppo di nuovi generi, come la lirica ed il romanzo cavalleresco di natura tendenzialmente carolingia.

Caratteristiche formali Il metro Dal punto di vista metrico, l'unità fondamentale della canzone di gesta è la lassa, un gruppo di versi di numero estremamente variabile (da tre a più di mille) legati dalla stessa assonanza (nei testi più antichi) oppure rima (nei testi più recenti).

Nei poemi arcaici (in particolare il Gormont et Isembart) il verso è l'ottosillabo (un novenario italiano) composto di due emistichi separati da cesura variabile. Successivamente, fino al 1180 circa, prevale invece il decasillabo (corrispondente all'endecasillabo), con cesura di quarta (4 + 6) o di sesta (6 + 4), più rara. Ancora più tardo è l'uso del dodecasillabo, reso popolare dal Roman d'Alexandre e che con il nome di alessandrino diventerà il verso classico della poesia francese.

Questa struttura metrica, semplice e variabile, favorisce il fenomeno del rimaneggiamento, tratto particolarmente caratterizzante della canzone di gesta: da un manoscritto all'altro, i poemi vanno incontro a importanti variazioni nel contenuto, nella lunghezza delle strofe, nella disposizione degli episodi.

La forma epica si distingue per la sua semplicità: il verso coincide con la frase, la lassa è un breve segmento narrativo in sé autosufficiente. Quando la narrazione raggiunge un punto saliente, si susseguono lasse “incatenate” (in cui l'inizio della lassa riprende gli ultimi versi della precedente) o “similari” (gruppi di due o tre versi che si ripetono in forma molto simile, sospendendo l'azione con la narrazione di uno stesso evento, con un sottile gioco di variazioni).

Le formule L'uso di formule è tipico della poesia epicaVarvaro, p. 225: dalle formule esornative (es. “Achille piè veloce”) allo schematismo ripetuto costantemente delle descrizioni dei combattimenti. Molti altri episodi narrativi hanno schemi formulari ricorrenti, come la vestizione degli eroi o il compianto dei caduti.

L'uso di formule è strettamente legato alla recitazione orale: studiando le zone dove la tradizione epica è ancora vitale o lo è stato fino a tempi recenti (ad esempio la Serbia) gli studiosi Lord e Parry mostrarono come il cantore di professione sia in grado di improvvisare un poema proprio grazie all'uso di schemi ritmico-sintattici e di formule, a partire da un repertorio di trame.

Temi e motivi La canzone di gesta e il genere epico La poesia epica, di cui fa parte la canzone di gesta, è un genere diffuso sin da tempi antichissimi, come attestano i poemi omerici o l'epica mesopotamica di Gilgamesh, e in uno spazio geografico che giunge fino alle steppe dell'Asia CentraleBowra, pp. 4-5. Gli studi di letteratura comparata (in particolare la sintesi di Bowra, 1952) hanno riscontrato come comuni a tutto il genere epico una serie di caratteristiche che ritroviamo anche in quasi tutte le canzoni di gesta. I tratti caratterizzanti dell'epica possono essere così riassuntiLimentani, pp. 7-8 (che le trae da Bowra).: il tema ha pretese di storicità (vera o simulata), senza però che si presti necessariamente attenzione a fornire un corretto contesto storico degli eventi e dei personaggiBowra, pp. 65-66; Varvaro, p. 215; l'azione si incentra su uno scontro fra due parti contrapposte, rappresentato come decisivo per un'intera comunità e i suoi ideali; la presenza di un eroe in cui quella comunità si riconosce, che si batte per essa fino alla morte, se necessario: della comunità fanno parte l'autore ed i primi destinatariBowra, pp. 5-7; la voce dell'autore come individuo non compare quasi per nullaBowra, p. 50.; il testo è destinato alla recitazione, realizzata da un “professionista” (aedo, giullare, ecc.) che effettua il suo spettacolo accompagnando la melodia con uno strumento musicale, nelle adiacenze di un luogo di culto o di una reggia, corte, ecc.; vari elementi formali hanno carattere topico e formulare, consentendo amplificazioni, soppressioni e varianti.

I personaggi presentano una psicologia elementare, vivono passioni primordiali ed agiscono senza dubbi ed incertezze.

Concetti principali Una parte essenziale dell'azione della canzone di gesta ruota, solitamente, intorno allo scontro armato. Il motore dell'azione è una campagna di conquista da parte di un re cristiano o la minaccia rappresentata dai Pagani invasori; la trama si configura assai spesso come una serie di battaglie dagli esiti alterni, ma dall'inevitabile finale favorevole ai cristiani.

I concetti più importanti sono la volontà cavalleresca di lotta, l'onore, la reciproca fedeltà tra compagni d'armi, la relazione di parentela, il dogma cristianoAuerbach, pp. 112-113. La tematica amorosa è quasi del tutto assente; i casi in cui un ruolo di rilievo è affidato alle donne sono molto ristretti (ad esempio, nella Chanson de Guillaume). Si nota subito come gran parte dei motivi principali discendano, oltre che dalla tematica guerresca, dai legami sociali e personali al centro dell'organizzazione feudale. Nelle canzoni di gesta l'autorità suprema è il re. Se questi è energico, capace, autorevole, è Carlo Magno o a volte Carlo Martello; se invece è inetto e incapace, si tratta solitamente di suo figlio Luigi, nel quale si riflette il ricordo di Ludovico o Luigi il Pio, meno frequentemente di Pipino.

Il sentimento cristiano si accompagna alla netta contrapposizione ideologica bene/male. L'armata dei Franchi, quando contrapposta ai pagani, è identificata con il Bene, mentre l'esercito degli infedeli incarna invariabilmente il Male e l'oscurità. Il concetto è ben riassunto da un celebre verso del Roland: «Paien unt tort e chrestïens unt dreit» (Chanson de Roland, v. 1015). In realtà, nemici ben peggiore degli infedeli - per i quali è pur sempre contemplata la possibilità che si convertano - sono i traditori, che mettono a repentaglio in modo più rischioso le fondamenta della società feudaleVarvaro, pp. 241-242. Dal punto di vista dell'analisi dei personaggi, l'individualità è di scarsa importanza, sia per l'assenza di qualsiasi scavo psicologico, sia perché ogni azione, anche del protagonista, è in realtà un'azione corale, che si compie in mezzo a compagni e viene ripetuta con termini quasi identici molte altre volte.

Nonostante la tematica guerriera e la tendenziale assenza di scavo psicologico, la dimensione comica non è aliena a molti dei testi del genere, raggiungendo l'apice nel Moniage Guillaume e nel Moniage Rainouart, dove si intreccia alla satira contro i monaci; la presenza dell'elemento umoristico può essere messa in collegamento con la predisposizione dell'epopea all'iperboleLimentani, p. 27. Due testi infine sono aperte parodie del genere epico: il breve poema Audigier e il più celebre Pèlerinage de Charlemagne. In quest'ultimo testo, i voti eroici di Rolando e Vivien vengono presi in giro nei vanti spropositati ed imprudenti che i paladini di Carlomagno fanno durante la loro trasferta alla corte di Costantinopoli.

L'organizzazione della materia narrativa Il materiale narrativo delle canzoni di gesta attinge alla cosiddetta materia di Francia. Essa deve essere ben distinta dalla cosiddetta materia di Bretagna, che tratta di re Artù e dei suoi cavalieri nell'estremo nordovest della Francia e in Inghilterra, e fornisce una parte essenziale dei contenuti di un genere diverso e più tardo, quello romanzesco; deve mantenersi distinta anche dalla cosiddetta materia di Roma, che mescola la mitologia greca a racconti di Alessandro il Macedone, Giulio Cesare ed altre figure dell'antichità presentate come esempi di cavalleria.

La produzione occupa un periodo di almeno tre secoli; è costituita da settanta-ottanta di canzoni di gesta, per la maggior parte anonimeLa stima numerica si trova in Limentani, p. 15, che aggiunge: «il numero va aumentato se si tiene conto anche delle diverse redazioni di parecchie canzoni, che in alcuni casi presentano notevoli varianti anche a livello tematico». Esistono inoltre sicure testimonianze di altri testi perduti.

Il processo di ciclizzazione Già i contemporanei raggruppavano molte canzoni, secondo l'argomento ed i personaggi, in diversi gruppi o cicli o gesta (termine che significa impresa, racconto dell'impresa, ma anche casata illustre). Tra XII e XIII secolo, Bertran de Bar-sur-Aube scrive in apertura del Girart de Vienne:

«N'ot ke III gestes en France la garnie: Dou roi de France est la plus seignorie... Et l'autre apres... Est de Doon a la barbe florie... La tierce geste qui mout fist a proisier Fu de Garin de Monglane le fier»Citato in Limentani, p. 16.