Biografia La formazione giovanile Guido Donegani nacque da Giovan Battista e da Albina CorridiAlbina Corridi fu figlia di Gustavo Corridi, a sua volta fratello di Filippo, matematico, uomo di scienza e cultura nella Toscana di Leopoldo II. in una casa sugli Scali Massimo d'Azeglio, zona eminentemente commerciale della città di Livorno, dove già erano approdati il nonno, Luigi Donegani, di origine comasca (nel 1846) e la famiglia Corridi,La famiglia Corridi era proprietaria, in Livorno dal 1850, di una farmacia ubicata in via dell'Agnolo e successivamente risultava titolare di importanti attività imprenditoriali, anche nel settore minerario. ai tempi proprietaria di un "negozio di medicinali" e poi di una distilleria (ascendente dei Corridi gli inglesi Hall). Egli nacque dopo i fratelli Luigi, Gustavo, Eugenio, precedendo la sorella Giulia. Sin da bambino si fece notare per una serietà non comune.

Studente esemplare frequentò il biennio propedeutico a Pisa e si laureò in Ingegneria industriale a Torino nel 1901. Seguono subito il lavoro presso i Cantieri Ansaldo di Genova, dove si occupa di demolizione di vecchie navi (e lo fa fino al 1907), e il matrimonio con la bellissima torinese Anna Coppa, che lo lascia vedovo dopo pochi mesi. Anche per reazione a questo grave dolore moltiplica la sua attività lavorativa e come assessore ai Lavori Pubblici del comune di Livorno risolve l'annoso problema dell'approvvigionamento idrico della città.

Dal 1903 al 1907 frequenta sempre più assiduamente le miniere di rame della Società mineraria di Montecatini Val di Cecina, della quale è amministratore il padre, a cui subentrerà il 24 maggio 1910. In quell'anno, visto il crescente disimpegno dalle miniere di rame (in via di esaurimento), viene acquisita l'Unione Italiana Piriti, che permetterà l'inserimento dell'azienda nel vasto settore dell'industria chimica.

La crescita del Gruppo Montecatini Sotto la sua guida, la Montecatini dapprima si diversificò acquisendo la Unione Piriti ed il Consorzio Serpieri, quindi divenne leader nella produzione dei fertilizzanti fosfatici. Nel decennio 1910-1920 si costruiscono in tutta Italia oltre 40 stabilimenti di concimi e altri stabilimenti per intermedi e prodotti chimici. Nel 1918 Donegani diviene presidente della società.

Donegani fu anche presidente della Banca Commerciale Italiana. Nel 1921 venne eletto deputato della Democrazia Liberale, lo stesso partito di Giovanni Giolitti, Vittorio Emanuele Orlando, Francesco Cocco-Ortu, Giovanni Amendola, Gaspare Colosimo, Gino Olivetti e Marcello Soleri. Successivamente aderì al Partito Nazionale Fascista.

Utilizzando le relazioni col partito unico, Donegani porterà la Montecatini a significativi sviluppi. L'azienda diversifica la produzione, occupandosi oltre che di fertilizzanti anche di coloranti organici, prodotti farmaceutici e resine sintetiche. Attraverso le sue consociate, la Montecatini entra pure nel campo della produzione dell'alluminio. L'intero Gruppo industriale nel 1935 possiede 148 unità produttive, per un totale di 50 412 dipendenti.

Quando il regime fascista inizia la cosiddetta battaglia del grano per l'incremento della produzione di cereali in Italia, la Montecatini supporta l'iniziativa usandola per promuovere i suoi prodotti.

Nel 1936, dopo la guerra d'Etiopia, visto che la Società delle Nazioni aveva applicato all'Italia le sanzioni sulle importazioni, la Montecatini inizia a sviluppare la ricerca della lignite, materia prima diventata indispensabile nel momento in cui, con la politica autarchica, vengono bloccate le importazioni di carbone.

Nel 1939 Donegani venne nominato consigliere della Camera dei fasci e delle corporazioni, poi nel 1943 diventò senatore del Regno d'Italia.

In quanto massone, fu affiliato alla loggia "Giordano Bruno" di Livorno, del Grande Oriente d'Italia.

Le persecuzioni e la morte Dopo l'occupazione nazista, nel 1944 venne ripetutamente interrogato e incarcerato dai tedeschi con l'accusa di collaborare coi partigiani, quindi riuscì a mettersi in salvo grazie a un passaporto falsificato fornitogli dal ministro dell'Interno Guido Buffarini Guidi..

Il 30 maggio 1945 fu arrestato dal Counter Intelligence Service inglese, ma il 13 luglio la Corte d'Assise Straordinaria ne ordinò la scarcerazione. Infine, nel 1946, venne accusato di collaborazionismo col regime fascista dal Comitato di Liberazione Nazionale, accusa dalla quale fu successivamente assolto con formula piena.

Scampato per la terza volta alla persecuzione trovando riparo nella sua villa di Roquebrune (dopo essere stato messo in carcere dai tedeschi, accusato di collaborazionismo dagli inglesi e dal CLN), ma ormai stremato, muore a Bordighera il 16 aprile 1947, dopo aver lasciato tutte le sue sostanze all'Accademia dei Lincei.

È sepolto nella cappella di famiglia, presso il cimitero della Misericordia a Livorno.

Archivio

La documentazione prodotta da Donegani nel corso della propria carriera imprenditoriale è conservata a Roma presso l'archivio storico dell'ENI, nel fondo Montedison (estremi cronologici: 1965-1981) e a Milano presso Montedison spa, nel fondo Montecatini (estremi cronologici: 1801-1995). A Ivrea presso l'Archivio nazionale del cinema d'impresa, nel fondo Edison (estremi cronologici: 1911-2008) è conservata la cineteca storica Edison.

Note

Bibliografia Giorgio Bocca, La repubblica di Mussolini, Oscar Mondadori, Milano, 2009 Andrea Damiano, Guido Donegani, Vallecchi, Firenze, 1957

Voci correlate Istituto di ricerche chimiche Guido Donegani Montecatini (azienda)

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Collegamenti esterni

Guido Donegani, su SAN - Portale degli archivi d'impresa.

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