Frediani è il “poeta pastore” ricordato da Alessandro D'AnconaA. D'ANCONA, Origini del teatro in Italia, Firenze, Le Monnier, 1887, vol. 2, p. 414., che, autodidatta, leggeva i versi di Dante, Tasso e Ariosto mentre lasciava pascolare le sue pecore. Dotato di una versificazione fluente e di una piena padronanza della lingua poetica “alta” (senza abbandonare una potente arguzia “toscana”), fu molto apprezzato dai suoi contemporanei; scrisse numerose poesie e una cinquantina di maggi drammatici: così riferisce Fabrizio FranceschiniF. FRANCESCHINI, Maggio popolare e teatro dei signori nella comunità di Buti, in Teatro popolare e cultura moderna, Firenze, Vallecchi, 1978, p. 191., ricavando tale notazione, probabilmente, dalle note di Leopoldo BaroniL. BARONI, I maggi, Pisa, Nistri-Lischi, 1954, p. 102. e prima ancora, da quelle di Narciso Feliciano Pelosini“Di questi Maggi, scrisse il Frediani oltre cinquanta; cavandone i soggetti dalla storia profana, dalla Bibbia e dalla mitologia, ed adoperandosi a nobilitare quanto poteva quella forma di componimento”: N.F. PELOSINI, Commemorazione di Pietro Frediani, poeta pastore, Pisa, Tip. Lorenzo Citi, 1857, p. 12.. Certamente esagerando, Leopoldo Barboni nel suo articolo su Frediani, elenca i titoli di diciassette maggi e ne tralascia la menzione di “cent'altri”L. BARBONI, Fra matti e savi, Livorno, Tip. Raffaello Giusti, 1898, p. 90.. Secondo i curatori del volume a lui dedicato nel 1997 dal suo paese natale, Frediani avrebbe composto 57 maggiPietro Frediani, a cura di G. Bernardini, Buti (PI), Centro studi “Natale Caturegli”, 1997, p. 53.. Comunque è risaputo che i manoscritti di Frediani sono andati perduti: o meglio, sono andati con Leopoldo Barboni, quando pochi anni dopo la morte di Frediani, fece incetta delle sue carte per scrivere il già ricordato articolo sul poetaComparso, prima che in volume, sul «Fanfulla della Domenica» del 29 agosto 1880.: come ci racconta lo stesso Barboni, giunto che fu a Buti, il suo accompagnatore, “presa, come veniva veniva, una brancata di gente, la spinse fuori del caffè e disse: ‘Via, ragazzi; chi ha i manoscritti del Frediani vada a prenderli e li porti qui; ma di corsa' [...] Un quarto d'ora dopo, sì e no, i possessori dei manoscritti del Frediani ritornano e mi seppelliscono addirittura sotto un diluvio di fogli volanti, di quinternini, di ritagli di carta, tutta roba ingiallita dal tempo e dalle mani, e impuzzata così da levare il respiro per quarantott'ore. Non mi sarei mai aspettato tanto! Erano madrigali, maggi, sonetti, enigmi, odi, epistole, elegie, epitalami, inni, frammenti”L. BARBONI, Fra matti e savi, cit., pp. 78, 80; su ciò cfr. anche L. BARONI, I maggi, cit., p. 108.. Da allora, tutta quella carta ingiallita è scomparsaViene da pensare che Barboni, una volta esaminata velocemente la montagna di carte del Frediani per partorire il topolino del suo articolo, abbia fatto un fascio e abbia buttato via il tutto, tante sono le notazioni, nelle poche pagine che dedica all'arte del ‘poeta pastore’, che mostrano disgusto per quel materiale: “roba ingiallita [...] impuzzata così da levare il respiro per quarantott'ore”, “manoscritti ingialliti, intarmati, impataccati e puzzolenti di tutti i puzzi possibili e immaginabili”, “montagnola di carta imporrita e fetida”: L. BARBONI, Fra matti e savi, cit., pp. 80, 92, 93 e restano, del Frediani, le sole poesie che lui pubblicò in vitaPoesie del pecoraio Pietro Frediani da Buti, Livorno, 1847; postumi, invece, i volumi Versi editi e inediti di Pietro Frediani da Buti, coll'aggiunta di alcune rime giocose del fratello Paolo Frediani, Lucca, 1864; e Poesie di Frediano Frediani e dei figli Pietro e Paolo, Buti (PI), 1877. e quelle che ritrovò inaspettatamente Baroni “dopo il saccheggio operato dal Barboni e da altri”Parnaso popolare butese, a cura di L. Baroni, Livorno, Ind. tip. dei Comuni, 1929, p. 225.; qualche maggio a suo nome e qualche copia fattane dalla metà dell'Ottocento in poi da Angiòlo Bernardini, Frediano Frediani, Ranieri Pioli, Giuseppe Paoli e Firmo TognariniPietro Frediani, cit., p. 41; cfr. anche, per le problematiche connesse alle copiature e i rifacimenti posteriori, P. FREDIANI, I due sergenti, maggio, a cura di G. Mazzei, Pisa, ETS, 1998, pp. 9 e ss..

Nei primi Anni 2000 un quantitativo di 86 poesie manoscritte inedite scritte su altrettanti foglietti sciolti e attribuibili (anche secondo il prof. Fabrizio Franceschini che le ha visionate usandone qualche verso per un suo libroLe ottave inedite di Pietro Frediani. Origine dei Bientinesi e la sua festa del 1840, Pisa, Felici Editore, 2010.) a Pietro Frediani, è stato acquistato sul web, dove si offrivano come manoscritti anonimi, da Gianni Greco, che vi ha riconosciuto lo stile e la qualità del Frediani. Questi componimenti poetici, di grande interesse storico e letterario, sono tuttora inediti.

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