Il teatro (; dal verbo , theàomai, "osservo", "guardo", la stessa radice di theoreo, da cui "teoria"). è un insieme di differenti discipline, che si uniscono e concretizzano l'esecuzione di un evento spettacolare dal vivo.

Storia

Alle origini del teatro vi è il desiderio umano di rendere tangibile il rapporto con il divino attraverso riti e danze sacre, unito al bisogno di intrattenimento e di definizione dei legami sociali mediante la festa e la finzione ludica. Il ritrovamento di un papiro, nel 1928, da parte di Kurt Sethe, ha dimostrato come, mille anni prima della nascita della tragedia greca, il teatro fosse praticato nell'antico Egitto sotto forma del culto dei "Misteri di Osiride". Dall'archeologia è noto inoltre come la civiltà minoica conoscesse l'uso di strumenti musicali, come la cetra e il flauto, e come l'arte della danza fosse già praticata come mimica di azioni di caccia o di guerra.

Teatro nella Grecia classica ed ellenistica

Il teatro greco classico nasce nel VI secolo a.C. ad Atene, in contesto religioso e festivo, con le rappresentazioni tragiche e comiche legate al culto di Dioniso. Le opere di Eschilo, Sofocle ed Euripide svilupparono la tragedia, mentre Aristofane e Menandro diedero forma alla commedia. Durante l'epoca ellenistica (IV-I secolo a.C.), il teatro divenne più spettacolare e meno religioso, con una maggiore attenzione alla scenografia e all'uso di attori professionisti.

Teatro romano

Pur ispirandosi al modello greco, il teatro romano sviluppa tratti distintivi, privilegiando l’aspetto spettacolare e rivolgendosi a un pubblico più ampio. Le commedie di Plauto e Terenzio si caratterizzano per la loro vivacità e per l’influsso della tradizione farsesca italica. Con l’Impero, il teatro abbandona progressivamente la sua funzione culturale originaria, avvicinandosi a forme popolari di intrattenimento come il mimo e il pantomimo.

Teatro indiano

Il teatro indiano ha radici antichissime, come testimonia il "Natya Shastra", un trattato risalente al II secolo a.C. La forma più nota è il teatro sanscrito, rappresentato nei templi e nei cortili reali, con drammi epici e mitologici, come quelli di Kalidasa. Il teatro popolare indiano include varie tradizioni regionali, tra cui il Kathakali e il Yakshagana, caratterizzate da danza, musica e costumi elaborati.

Teatro dell'Asia orientale

Il teatro in Cina, Giappone e Corea ha sviluppato forme uniche. In Cina, il teatro delle ombre e l'Opera di Pechino combinano musica, danza e arti marziali. In Giappone, il Noh e il Kabuki sono le forme più celebri: il primo è raffinato e simbolico, mentre il secondo è più popolare e dinamico. In Corea, il teatro tradizionale include il Pansori, una forma di narrazione musicale.

Teatro indonesiano Il teatro indonesiano è fortemente influenzato dalle tradizioni orali e dalle danze rituali. Il Wayang Kulit, teatro delle ombre giavanese, è una delle forme più rappresentative, con narrazioni tratte dal Ramayana e dal Mahabharata. Anche il Ludruk e il Topeng sono espressioni teatrali popolari, che mescolano satira e musica.

Tradizioni islamiche medievali Nel mondo islamico medievale, le rappresentazioni teatrali erano limitate da restrizioni religiose, ma esistevano forme di spettacolo come il "Ta'ziyeh", un dramma rituale sciita che rievoca il martirio di Husayn ibn Ali. Altre forme includevano racconti orali e spettacoli di burattini, come il "Karagöz" ottomano.

Teatro moderno e teatro moderno in Occidente Il teatro moderno nasce tra il XIX e il XX secolo con l'affermarsi del Realismo e del Naturalismo, grazie a drammaturghi come Henrik Ibsen e Anton Chekhov. Nel Novecento, movimenti d'avanguardia come l'Espressionismo, il teatro dell'assurdo e il teatro epico di Bertolt Brecht rivoluzionano la scena teatrale. Il teatro contemporaneo si caratterizza per la contaminazione tra generi e linguaggi, con esperimenti multimediali e nuove forme di drammaturgia.

Descrizione generale Il teatro comprende le arti tramite cui viene rappresentata, sotto forma di testo recitato o drammatizzazione scenica, una storia (un dramma, parola derivante dal verbo greco δραω drao = agisco). Una rappresentazione teatrale si svolge davanti ad un pubblico utilizzando una combinazione variabile di parola, gestualità, musica, danza, vocalità, suono e, potenzialmente, ogni altro elemento proveniente dalle altre arti performative.

Non sempre è necessaria la presenza di un testo: il movimento del corpo in uno spazio con fini artistici ed illustrativi, eseguito di fronte ad uno spettatore, è definito di per sé teatro. Oltre al teatro di prosa in cui la parola (scritta o improvvisata) è l'elemento caratterizzante, il teatro può avere forme diverse, quali l'opera cinese, il teatro dei burattini, il mimo, che differiscono non solo per area di nascita, ma per il differente utilizzo sia delle componenti che costituiscono la rappresentazione, sia per i fini artistici che esse perseguono.

L’arte di dare vita a una storia attraverso parole o azioni sceniche prende il nome di recitazione, o arte drammatica. In molte lingue come il francese (jouer), l'inglese (to play), il russo (играть - pron. igrat'), il tedesco (spielen), l'ungherese (játszik) il verbo "recitare" coincide col verbo "giocare". Il termine italiano, invece, pone l'accento sulla finzione, sulla ripetizione del gesto o della parola o, secondo altre spiegazioni etimologiche, deriverebbe da un termine adoperato per indicare la retorica, e quindi la capacità di convincere il pubblico.

Come qualsiasi altra forma artistica e culturale anche il teatro si è evoluto dalle origini ad oggi, nelle diverse epoche e luoghi. La storia del teatro occidentale pone come origine di questa disciplina la rappresentazione teatrale nella cultura dell'antica Grecia: i precedenti esempi teatrali (Egitto, Etruria e altri) ci aiutano a comprendere la nascita di questo genere, ma non vi sono sufficienti fonti per delinearne le caratteristiche.

Le definizioni

Da Aristotele a oggi, il termine ha subito diverse interpretazioni e sviluppi, ed è certo che il dibattito intorno a una definizione esaustiva dell'evento teatrale continuerà in futuro.

Sintetizzando i punti di convergenza dei diversi insegnamenti che hanno attraversato il teatro contemporaneo negli ultimi decenni, si possono trovare elementi comuni per una definizione: il teatro è quell'evento che si verifica ogni qual volta ci sia una relazione tra almeno un attore che agisca dal vivo in uno spazio scenico e uno spettatore che dal vivo ne segua le azioni.

Silvio D'Amico ha definito appunto il teatro come «la comunione d'un pubblico con uno spettacolo vivente».

In senso lato può avvenire anche fuori dagli spazi consueti, in ogni luogo dove sia possibile raccontare una storia o catalizzare l'attenzione di un pubblico. Gli elementi essenziali che distinguono un evento teatrale da, per esempio, una conferenza o dal vociare di un mercato pubblico, sono, nella pratica teatrale: la scelta consapevole di una forma (nella finzione drammatica il personaggio o la maschera); la definizione di uno spazio nel quale tale forma possa agire (il palcoscenico, tradizionale o improvvisato); il tempo stabilito dell'azione (l'elemento drammaturgico, la durata di un testo o di una partitura gestuale). È utile notare come, in ogni caso, spesso l'improvvisazione renda variabili le costanti sopra descritte, anche se è opinione corrente dei maestri di questa disciplina che solamente il rigore di uno schema predefinito renda l'attore libero di variarlo.

Più in generale, ciò che separa il teatro da altri avvenimenti che coinvolgono un pubblico è il carattere di compiutezza dell'azione scenica, che la rende classificabile come arte e la distingue dagli altri eventi sociali, didattici o semplicemente quotidiani. Ciò non esclude del tutto che l'evento teatrale (la 'magia' di Eduardo) si possa temporaneamente manifestare anche in altri contesti: nella parentesi narrativa di un insegnante durante una lezione scolastica, o nella esibizione di un giocoliere in una piazza affollata.

Lo spazio del teatro

Nel teatro il concetto di spazio ha almeno due significati: il primo è lo spazio fisico, il luogo della rappresentazione, il secondo è lo spazio dell'immaginazione, quello che Vladimir Toporov definisce come mitopoietica.Lo spazio mitopoietico , da piccoloteatro.org

Il luogo teatrale, spazio 'concreto' dell'azione scenica, può identificarsi con un teatro o una qualsiasi altra struttura adatta a ospitare una rappresentazione (nel caso del teatro di strada, al contrario, sono attori e pubblico ad adattarsi a una struttura destinata ad altri scopi). All'interno del luogo teatrale può essere delimitato lo spazio scenico, ovvero il perimetro della rappresentazione vera e propria, affidata agli attori.

Lo spazio rappresentato, inesistente fino a un momento prima dell'inizio della rappresentazione, è il luogo mentale che viene evocato, grazie all'immaginazione dello spettatore e alla maestria dell'artista che ne crea i confini, con la possibilità, durante la performance, di variarne continuamente le dimensioni e la forma (si può citare, a questo proposito, lo spazio variabile creato dall'artista del mimo che voglia rappresentare una cella, un muro, o uno spazio sconfinato).

A volte, lo spazio rappresentato può coincidere con il luogo teatrale. È il caso di spettacoli o performance iper-realistici, o di rappresentazioni teatrali (ne è un esempio lo spettacolo Barboni di Pippo Delbono, messo in scena in un androne della Stazione Centrale di Milano nel 1998) in cui gli attori, rappresentando sé stessi, compiono azioni teatrali in un luogo che coincide con il luogo reale in cui essi potrebbero agire quotidianamente.

Chiaramente definito, lo spazio rappresentato è stato, nel tempo e nella cultura occidentale moderna, incorniciato nell'arco scenico che, nel teatro all'italiana, divideva nettamente il luogo dell'azione scenica da quello della fruizione: solo in epoche recenti, rifacendosi agli esempi degli antichi, l'azione si è spostata anche nel luogo della fruizione, per tentare la "riconciliazione" tra una tipologia di teatro che non prevedeva la partecipazione dello spettatore e una che, invece, sosteneva la sua importanza all'interno della relazione teatrale.

I tempi teatrali

L'elemento temporale, in una rappresentazione teatrale, è ciò che ne determina più di ogni altra cosa le caratteristiche di alterità rispetto all'esperienza quotidiana. Dalla ideazione, attraverso il tempo dedicato alle prove, fino alla rappresentazione, i tempi teatrali prendono il sopravvento sul tempo individuale, coinvolgendo alla fine all'interno di coordinate extra-quotidiane anche il pubblico, che tornerà al proprio tempo abituale al calare del sipario.

Lo studio del tempo è parte integrante e fondamentale dello studio dell'attore teatrale: evidente nel caso di una battuta comica, la precisione di tempo e ritmo nella parola e nell'azione determina la riuscita di una scena, e spesso dell'intera rappresentazione. Questo è particolarmente determinante in ogni azione performativa che si svolga dal vivo, in cui il riscontro del pubblico è immediato: lo spettatore stesso concorre a determinare il tempo comune dell'evento teatrale, di per sé irripetibile, anche durante le repliche di uno stesso spettacolo.

Si può quindi parlare di tempo teatrale come di un'esperienza transitoria e unica, in cui si incontrano il tempo dell'esecuzione con quello della fruizione. (cfr. Insulti al pubblico di Peter Handke).Il tempo , da piccoloteatro.org