La classe Conte di Cavour fu un tipo di navi da battaglia in servizio nella Regia Marina durante la prima e la seconda guerra mondiale.

La classe Conte di Cavour era formata da tre unità: Conte di Cavour, Giulio Cesare e Leonardo da Vinci. Lo strano destino di queste navi fu quello di essere state distrutte, non in battaglia, ma mentre erano ormeggiate all'interno delle loro basi.

Costruzione

Le tre navi della classe furono ordinate rispettivamente il 31 luglio 1908 per il Conte di Cavour, presso il Regio Arsenale di La Spezia, il 10 settembre 1910 per il Giulio Cesare, presso il cantiere Ansaldo di Sestri Ponente ed il 7 settembre 1910 il Leonardo da Vinci, presso il cantiere Odero di Genova.. La costruzione subì notevoli ritardi dovuti a varie cause, tra cui l'impegno del Regno d'Italia nella guerra italo-turca. Il Conte di Cavour fu il primo ad essere varato, il 10 agosto 1911, e l'ultimo ad entrare in servizio, il 1º aprile 1915. Leonardo da Vinci e Giulio Cesare furono varati rispettivamente il 14 e il 15 ottobre 1911 ed entrarono in servizio il 17 e 14 maggio 1914. Le navi della classe furono progettate da Edoardo Masdea, presidente del comitato per il progetto delle navi della Regia Marina. Lo scafo presentava una prua rotondeggiante, nell'opera viva, abbandonando dopo 40 anni la prua a sperone delle unità precedenti, era dotato di un doppio fondo a struttura cellulare al di sopra del quale vi era un triplo fondo completo per la protezione dai danni da mina o siluro.. Lo scafo era dotato numerosi compartimenti stagni e da quattro paratoie stagne orizzontali e 19 trasversali. Le navi presentavano tre ponti principali continui: ponte paraschegge, ponte di batteria e ponte di coperta. Sulla coperta, dalla torre sopraelevata di poppa fino a prua si estendeva una cittadella corazzata che conteneva le batterie da 120/50 mm.

La nave era dotata di due timoni semicompensati, posti uno dietro l'altro, quello più verso prua aveva la superficie grande un terzo di quello a poppa. Potevano essere mossi indipendentemente ed era previsto l'azionamento manuale in caso di avaria ai servomotori, tramite quattro grandi ruote azionate da una squadra di 16 uomini..

Impianti

L'apparato motore delle Cavour era costituito da tre gruppi indipendenti di turbine tipo Parsons, disposti in tre compartimenti separati a centro nave, due laterali e uno centrale che agivano su quattro assi portaeliche.. Ogni gruppo di turbine era costituito da una turbina di alta pressione e da una di bassa pressione. Le due turbine sia di alta sia di bassa pressione dei gruppi laterali azionavano i due assi esterni, mentre quella ad alta pressione del gruppo centrale azionava l'asse centrale interno di sinistra e quella a bassa pressione l'asse centrale di dritta. La turbina di marcia indietro nei gruppi laterali era incorporata nella turbina di bassa pressione, mentre il gruppo centrale era dotato di due turbine di marcia indietro, una per ciascun asse. Le sei turbine di marcia avanti, che agivano sui quattro assi portaeliche, sviluppavano una potenza complessiva di 31 000 cavalli, mentre le quattro turbine di marcia indietro, sviluppavano 14 000 cavalli.

La produzione di vapore per il funzionamento delle turbine era assicurata sul Giulio Cesare da ventiquattro caldaie Babcock-Wilcox, di cui dodici con combustione a nafta e dodici con combustione mista carbone e nafta e su Cavour e Leonardo da Vinci, da venti caldaie Blechhynden, di cui otto con combustione a nafta e dodici con combustione mista carbone e nafta. Ciascuna caldaia, dotata di polverizzatori tipo Thornycroft, era collegata alle tubolature principali e sussidiarie di vapore.

Nell'andatura di tutta forza il vapore veniva introdotto direttamente ed indipendentemente in ciascuna delle tre turbine di alta pressione, da dove passava e si espandeva nelle corrispondenti turbine di bassa pressione per poi scaricarsi nei rispettivi condensatori.. Per le andature a velocità ridotta venivano tenute in azione o solo i due gruppi laterali o il solo gruppo centrale mentre gli assi delle turbine non alimentate giravano folli trascinati dalle eliche. L'andatura di crociera si otteneva mediante il funzionamento dei tre gruppi in serie, con il vapore che entrava nella turbina di alta pressione laterale destra, per poi passare a quella di alta pressione laterale sinistra e successivamente nelle turbine di alta e bassa pressione centrali, per poi scaricarsi nel condensatore centrale.

La capacità delle stive era di 1.450 t di carbone e 850 t di nafta. che permetteva un'autonomia di 4.800 miglia ad una velocità di 10 nodi e 1.000 miglia ad una velocità di 22 nodi.

L'energia per gli impianti di bordo, tra cui gli otto proiettori per il combattimento notturno, veniva fornita da tre centrali composte da due gruppi elettrogeni azionati da turbine a vapore per una potenza complessiva di  W a 110 V continui..

Protezione La protezione era distribuita su una cintura continua, attorno ai fianchi della nave, e sul ridotto che si estendeva dalla torretta sopraelevata di poppa fino a prua. La cintura, larga 2,8 m, di cui il 57% sopra linea di galleggiamento, aveva spessore massimo 250 mm e si assottigliava fino a 100 mm a prua ed a 120 mm a poppa. La cittadella era protetta da una corazza di 220 mm di spessore. Il ponte era protetto da due strati da 12 mm e nelle parti inclinate, raggiungeva i 40 mm totali. Le torrette avevano una protezione frontale di 280 mm e di 220 mm ai lati. La torre di comando di prua aveva una protezione di 280 mm mentre quella di poppa era solo di 160 mm. I pezzi da 120/50 mm avevano una protezione da 130 mm. Le 5.150 t (circa un quarto del dislocamento) di acciaio al nichel, che formava la protezione delle navi, era fornito da ditte statunitensi ed inglesi e sottoposto a cementazione, secondo il processo Krupp, presso le acciaierie di Terni.

Le navi furono dotate di un sistema di reti metalliche parasiluro che venivano tese da un sistema di bracci buttafuori intorno alla nave.. Il sistema poteva essere impiegato praticamente solo con le navi all'ancora. In navigazione, le reti venivano arrotolate e fissate, con i loro bracci, sui fianchi della nave. Tale sistema fu eliminato da tutte le navi della Regia Marina nel corso del 1916.

Armamento L'armamento principale si componeva di tredici cannoni da 305/46 Mod. 1909 ripartiti in cinque torri di cui tre trinate, disposte una a poppa, una a prua ed una a centronave, e due binate sopraelevate rispetto alle due torri di poppa e di prua. Le torri corazzate di questi cannoni erano brandeggiabili mediante sistema sia idraulico che elettrico, mentre l'elevazione delle munizioni dai depositi, il caricamento e la manovra delle grosse artiglierie all'interno le torri erano solamente idraulici.

I cannoni del Giulio Cesare furono costruiti a Pozzuoli dalla ditta Armstrong, dovevano essere consegnati il giugno 1912, ma furono consegnati solo il marzo 1914.. Anche quelli del Leonardo da Vinci, della Vickers-Terni, furono consegnati un anno dopo i termini. Per quelli del Cavour, sempre della Vickers-Terni, dato l'eccessivo ritardo, fu deciso di utilizzare quelli già pronti dellAndrea Doria.

L'armamento minore costituito da diciotto cannoni da 120/50 Mod. 1909 mm suscitò delle perplessità, sia perché ritenuto insufficiente contro i cacciatorpediniere più moderni, sia perché sulle navi di altre marine, come quella francese o austriaca, in costruzione nello stesso periodo, erano previste bocche da fuoco di calibro maggiore, tanto che questi cannoni sulle successive Duilio vennero sostituiti da sedici cannoni da 152/45 mm, con la rinuncia a due bocche da fuoco, che però veniva ampiamente compensato dalla maggiore gittata dei nuovi cannoni e dal più consistente peso dei loro proiettili.

L'armamento minore era poi completato da 14 cannoni da 76/50 mm su 30 sistemazioni volanti dove potevano essere spostati, montati e smontati, a seconda dei casi..

La manovra delle artiglierie da 120 mm e dei pezzi minori era esclusivamente manuale. Successivamente furono montati, sul tetto delle torrette, 13 cannoni da 76/50 mm per il tiro antiaereo montati su affusti modificati per consentire una maggiore elevazione. e 6 cannoni da 76/40 mm su i due lati della cittadella. Inoltre furono aggiunte due mitragliere Vickers 40/39 mm, sempre in funzione antiaerea, sul castello di prua. La direzione del tiro fu migliorata dopo i primi anni di servizio con l'introduzione di centrali di tiro, apparecchi di punteria generale e telemetri.

L'armamento silurante era costituito da tre tubi lanciasiluri da 450 mm, due verso prua del tipo E 450/1909 ed uno poppiero del tipo D 450/1908, ognuno dei quali dotato di tre siluri.

Servizio Prima guerra mondiale

Conte di Cavour e Giulio Cesare durante la guerra non presero parte a missioni attive, a causa della politica passiva adottata dalle Marine italiana ed austriaca, mentre il Leonardo da Vinci andò perduto il 2 agosto 1916 mentre era all'ancora nel porto di Taranto a seguito di un sabotaggio nemico.

Il Conte di Cavour che il 24 maggio 1915, all'entrata in guerra dell'Italia contro l'Impero austro-ungarico, divenne la nave di bandiera del vice-ammiraglio Luigi Amedeo di Savoia Duca degli Abruzzi, trascorse infatti 966 ore in esercitazioni e solo 40 ore in tre azioni di guerra incruente, mentre il Giulio Cesare in totale, durante il conflitto, venne impiegato 31 ore in missioni di guerra in azioni di ricerca del nemico e 387 in attività addestrativa senza venire mai impiegato in azioni di combattimento.

Periodo tra le due guerre

Al termine del conflitto, il Leonardo da Vinci venne recuperato nel 1919 per essere riparato, ma le riparazioni, avviate, non vennero portate a termine ed il 22 settembre 1923 venne radiata ed avviata alla demolizione.

Dopo la guerra, il Cavour e Giulio Cesare presero parte a una crociera propagandistica nel Nord America, toccando i porti di Gibilterra, Ponta Delgada, Faial,Tutte le fonti citano Faial che è un'isola dell'arcipelago delle Azzorre, ma il porto dell'isola si trova ad Horta Halifax, Boston, Newport, Tompkinsville, New York, Filadelfia, Annapolis e Hampton Roads.

Nella tarda estate del 1923 in occasione della Crisi di Corfù, le due corazzate, insieme alle Duilio attaccarono l'isola greca di Corfù, come rappresaglia per l'uccisione di rappresentanti italiani a Giannina. Al termine della crisi le unità navali italiane fecero rientro a Taranto alla fine di settembre.

Nel corso degli anni venti le due unità vennero sottoposte a vari lavori di ammodernamento con modifiche dell'armamento antiaereo. Nel 1924 fu installata una nuova centrale di tiro posta in una coffa sostenuta da un traliccio a quattro montanti davanti al fumaiolo di prua, in sostituzione del più basso albero tripode preesistente.. Nel 1925, analogamente alle Duilio sulle due unità era stato imbarcato un idrovolante da ricognizione Macchi M.18, che venne sistemato sul cielo della torre centrale, in un'apposita sella brandeggiabile per poter orientare, secondo la direzione del vento, il velivolo, che veniva messo in mare ed issato a bordo per mezzo di un albero di carico. Nel 1926, solo sulla Conte di Cavour, per il lancio dell'idrovolante era stata anche installata una catapulta davanti alla torretta di prua, sul lato di sinistra.

Il 12 maggio 1928 il Conte di Cavour venne posta in disarmo a Taranto, mentre nello stesso anno il Giulio Cesare venne destinato a compiti di nave scuola. Nell'ottobre 1933 le due corazzate vennero trasferite rispettivamente a Trieste e a Genova per essere sottoposte fino al 1937 a grandi lavori di ricostruzione ed in questa configurazione avrebbero preso parte al secondo conflitto mondiale.

La ricostruzione

Progetto Il progetto di trasformazione fu affidato al generale del Genio Navale, Francesco Rotundi del comitato progetto navi della Marina..