La Basilicata (AFI: ) è una regione italiana a statuto ordinario dell'Italia meridionale, istituita nel 1948 e resa operativa nel 1970. Ha il suo capoluogo nella città di Potenza e conta abitanti. È detta anche Lucania, denominazione che fu ufficiale dal 1932 al 1947 oltre a identificare anticamente una regione dai confini differenti, che inglobava gran parte di quella odierna.

Confina a nord e a est con la Puglia, a nord e a ovest con la Campania, a sud con la Calabria, a sud-ovest è bagnata dal mar Tirreno (Golfo di Policastro) e a sud-est dal mar Ionio (Golfo di Taranto). È divisa in 2 province (Potenza e Matera) e comprende 131 comuni.

Origine dei nomi della regione L'origine del nome Basilicata ha diverse ipotesi: il termine Basilikos in greco vuol dire "funzionario del re" e deriva dalla parola greca Basileus, denominazione del monarca e dunque degli imperatori bizantini detti appunto Basileus e Basilissa dei Romei (Re e Regina dei Romani); tuttavia sembra che non siano mai esistiti funzionari bizantini chiamati Basilici alle dipendenze degli imperatori, infatti le suddivisioni del regno denominate thema, erano circoscrizioni governate dai generali, e la provincia civile-militare in questione era denominata Lucania anche in epoca bizantina. La cronologia delle fonti dimostra che il termine si rinviene per la prima volta nel Catalogo dei baroni normanni del 1154, quindi indicherebbe a posteriori una dipendenza della regione dell'Impero romano d'Oriente, dato che questa era ormai occupata dai normanni già dal 1150. Documentalmente, invece, l'uso del coronimo è ancora più tardo, perché risalente all'epoca sveva, come si evince dal decreto istitutivo.

Lucania (unitamente all'etnonimo Lucani) ha invece diverse radici filologiche:

la prima è leucos, parola greca trasmessa al latino che significa «bianco», «lucente»; infatti una leggenda vuole che il nome fosse dato da un popolo diretto verso Sud, una volta giunto in una terra dalla quale si vedeva sorgere il Sole, e che il nome Lucania indicasse quindi "Terra della Luce"; possibile è l'origine da lucus, cioè "bosco sacro"; accreditata è anche l'ipotesi di origine dal greco lycos, ossia "lupo"; se così fosse l'etimologia sarebbe del tutto analoga a quella della tribù degli Hirpini (stanziata immediatamente a nord dei Lucani), il cui etnonimo deriva dall'osco hirpos che significava ugualmente "lupo".

Benché lo statuto regionale preveda, esclusivamente, l'uso del vocabolo lucani per identificare i suoi abitanti, vi è anche una certa diffusione dell'etnico basilicatesi, soprattutto tra XIX e inizi XX secolo. Studiosi locali come Giustino Fortunato, Giacomo Racioppi, Tommaso Claps e Giuseppe Gattini, come altri eruditi quali Benedetto Croce e Angelo De Gubernatis, ricorrevano all'uso del termine.Vedasi opere come Storia del regno di Napoli di Croce, Dizionario biografico degli scrittori contemporanei di De Gubernatis Fu Racioppi a proporne l'uso assieme a basilicaioti e basilicani, benché questi ultimi non abbiano mai trovato spazio nel linguaggio comune.Luigi Ranieri, Basilicata, UTET, 1972, p.2 Più raro l'appellativo basilisco, citato nel Deonomasticon Italicum di Wolfgang Schweickard (in cui vengono elencate altre varianti come basilicatense e basilicatino, oltre al suddetto basilicatese) che circolò nei primi decenni del 1900, talvolta con accezione negativa, soprattutto da parte di stampa e avversari politici nei confronti di personalità come Francesco Ciccotti, rivale ed ex collega di Mussolini ai tempi del Partito Socialista,Mussolini si scagliò con una delle sue note scarnificanti contro l'antico compagno socialista Ciccotti, direttore del Paese: lo definì spudorato e «lercio basilisco sfrontato servitore di Cagoia» per aver pubblicato che i fasci erano associazioni a delinquere e fece anche un accenno ad alcuni scabrosi precedenti dell'uomo. Giorgio Pini, Mussolini, l'uomo e l'opera, Volume 2, La Fenice, 1957, p.141-142 e Francesco Saverio Nitti, in carica come primo ministro del regno italiano."Il termine basilicatese escogitato dal Racioppi non scacciò tuttavia quello dotto di lucano, nè riuscì peraltro a bandire dalla mente degli italiani quello di basilisco, il cui uso anzi ebbe una recrudescenza al tempo di Francesco Saverio Nitti [...] Era uso a quel tempo, da parte della stampa avversa, rivolgere a Nitti lo spregiativo epiteto di basilisco, così come D'Annunzio gli aveva riservato quello di «Cagoja»". Pietro Borraro, Giacomo Racioppi e il suo tempo, Congedo, 1975, p. 135

La questione della denominazione territoriale era già dibattuta agli inizi del XIX secolo. Nel 1820, fu avanzata nel parlamento delle Due Sicilie la proposta di rinominare la province di Basilicata e Principato Citra (i cui territori corrispondevano grossomodo all'antica Lucania), con gli appellativi di Lucania Orientale e Lucania Occidentale. Il dibattito s'intensificò all'indomani dell'unità d'Italia. Michele Lacava fu uno dei maggiori promotori del ripristino di 'Lucania', che considerava «splendido e nazionale», al contrario di Basilicata che riteneva «estranio ed oscuro», entrando in contrasto con Racioppi che difendeva il nome attuale. Lacava considerò 'Basilicata' un nome imposto «in onore di Basilio II, imperatore Bizantino, despota feroce ed ippocrita» e riferì come Lucania fosse ancora vivo nella memoria degli abitanti a distanza di secoli. Fortunato, strenuo sostenitore del toponimo 'Basilicata', ritenne 'Lucania' un ricordo del passato, rimarcando come i confini delle due regioni fossero differenti, ed ebbe a dire: «nato basilicatese, basilicatese – e non lucano – spero morire».Giustino Fortunato, Pagine e ricordi parlamentari, Volume 1, Vallecchi, 1926, p.383 Durante il periodo fascista il territorio regionale riprese il nome Lucania, ma con la nascita della Repubblica tornò a chiamarsi Basilicata. Carlo Levi, che ivi soggiornò in epoca fascista e repubblicana, testimoniò che i contadini con cui ebbe contatti privilegiavano, in gran parte, il nome Lucania ed erano più inclini a presentarsi come lucani. Il dibattito sull'identificazione della regione e dei residenti persiste tuttora.

Regione storica della Lucania

La Lucania antica era ben più vasta dell'odierna Basilicata; oltre a questa infatti comprendeva vasti territori appartenenti oggi ad altre due regioni: alla Campania (Cilento e Vallo di Diano nel Salernitano) e alla Calabria (arrivava a Sibari, Turi, e al fiume Lao, nel Cosentino). Non comprendeva però le terre a est del fiume Bradano, quindi la stessa Matera, né l'area più settentrionale del Vulture, la cui principale città era Venusia, all'epoca dei Dauni. Tali confini geografici riflettono la situazione posteriore alla scissione fra Bruzi (antichi abitanti della Calabria) e Lucani avvenuta nel 356 a.C. con il confine fra le due regioni nell'istmo tra Turi e Cirella (Piccola Lucania). Prima di questa data, le fonti dal V secolo in poi si riferivano a una vasta area, chiamata convenzionalmente dai moderni Grande Lucania, che si spingeva fino allo stretto di Messina ed era abitata da genti di ceppo italico. I suddetti confini nord-orientali della Lucania furono poi mantenuti nell'istituzione delle regioni augustee, avvenuta intorno al 7 d.C.: le terre dei Lucani (al di qua del Bradano) entrarono a far parte della Regio III Lucania et Bruttii, mentre Matera e il Vulture della Regio II Apulia et Calabria.

Storia

Dalla preistoria al Medioevo Il sito archeologico di Notarchirico ha restituito reperti paleolitici faunistici e litici, oltre ad un fossile di femore di un adolescente della specie Homo heidelbergensis vissuto intorno a anni dal presente, classificati come appartenenti alla cultura acheuleana, tra le più antiche evidenze riferibili a questa cultura in Europa. I primi insediamenti attribuibili all'Homo sapiens risalgono al Paleolitico inferiore e a rifugi del Mesolitico. Dal V millennio a.C. si diffusero gli insediamenti in villaggi fortificati e nell'età del ferro esistette una cultura indigena locale. Dall'VIII secolo a.C. fu fondata la colonia greca di Siris (di madrepatria microasiatica) e intorno al 630 a.C. quella di Metaponto, di colonizzazione achea, completando l'occupazione della costa ionica, mentre nell'interno continuano a fiorire le comunità indigene. I primi contatti dei Romani con i Lucani si ebbero con una temporanea alleanza anti sannita intorno al 330 a.C. Dopo la conquista di Taranto nel 272 a.C., il dominio romano si estese a tutta la regione. Venne prolungata la via Appia fino a Brindisi e vennero fondate le colonie di Potentia (Potenza) e Grumentum.

Alla fine del V secolo la Lucania era già ampiamente cristianizzata e dopo la caduta dell'impero romano restò in possesso bizantino fino alla conquista longobarda nel 568, entrando a far parte del Ducato di Benevento. Nel 968, dopo la conquista bizantina, venne costituito il thema di Lucania, con capoluogo Tursikon (attuale Tursi)Bisanzio in Sicilia e nel sud dell'Italia, pag. 65. Con l'arrivo dei Normanni, il thema scomparve favorendo la nascita del ducato di Puglia e Calabria, di cui Melfi (già sede della Contea di Puglia) fu inizialmente capitale. Con le Costituzioni di Melfi, promulgate da Federico II di Svevia, nel 1231 nacque il giustizierato di Basilicata. I confini del giustizierato coincidevano quasi del tutto con l'odierna regione, con l'esclusione di Matera (che entrerà nel 1663) e alcune zone del Melandro, della Val d'Agri e del Metapontino. Sotto la dominazione angioina, la Basilicata attraversò una profonda crisi demografica ma nella seconda metà del XV secolo si ebbe una certa ripresa, dovuta anche all'arrivo di esuli greco-albanesi dalle regioni balcaniche dell'Impero bizantino dopo la caduta di Costantinopoli.

Età moderna e borbonica Tra XV e XVI secolo, la Basilicata fu teatro di conflitti tra Francia e Spagna: Miglionico ospitò la congiura dei baroni contro Ferrante d'Aragona, a Rionero s'incontrarono i generali Louis d'Armagnac e Consalvo Fernandez di Cordova tentando, invanamente, una pacifica spartizione del Regno di Napoli, e Melfi subì un pesante assedio da parte dell'esercito francese. Sotto il vicereame spagnolo, fu in gran parte sottoposta alla giurisdizione del Principato Citra ma nel 1642 ottenne un'autonomia istituzionale, destinando a Stigliano la prima sede della Regia Udienza di Basilicata. Quando a Napoli scoppiò la rivolta di Masaniello, nel 1647, una sollevazione popolare guidata da Matteo Cristiano e Francesco Salazar coinvolse tutta la regione, che aderì alla Repubblica, ma la rivolta venne rapidamente repressa. Nel 1663 venne creata una nuova provincia per la Basilicata, per assicurarne un maggiore controllo, con capoluogo a Matera, fino ad allora parte della Terra d'Otranto.

Nel 1735, la Basilicata passò sotto il dominio dei Borbone di Napoli. Sull'onda dei fatti del 1799, Avigliano, ancor prima di Napoli, piantò l'albero della libertà e proclamò la Repubblica Napoletana; da lì i moti si estesero in tutta la regione, ma la rivoluzione venne soffocata dall'esercito sanfedista del cardinale Ruffo, soggiogando le città di Potenza, Melfi, Tito e Picerno.