Per "controversia di Praga" (in inglese, "Prague connection" o "Atta in Prague conspiracy theory") si intende il presunto viaggio che Mohamed Atta, il leader del commando terroristico degli attentati dell'11 settembre 2001, avrebbe compiuto nell'aprile del 2001 a Praga per incontrarsi con il console (e presunto agente dei servizi segreti) iracheno Ahmed Khalil Ibrahim Samir al-Ani.
L'incontro è stato considerato, fino a metà del 2004, la prova dei legami fra al-Qaida ed il regime di Saddam Hussein. L'avvenimento è stato successivamente smentito da funzionari cechi e ritenuto ampiamente improbabile dalla CIA, dall'FBI e dalla Commissione sull'11 settembre.
La prima «controversia» Mohamed Atta entra per la prima volta in territorio statunitense il 3 giugno 2000, a bordo di un volo proveniente da Praga e diretto all'aeroporto di Newark (New Jersey). Le prime indagini segnalano che Atta avrebbe tentato di raggiungere la capitale ceca già il 30 maggio a bordo di un volo proveniente da Bonn, ma che fosse stato rimpatriato in Germania perché privo di visto.
Atta si sarebbe poi nuovamente recato a Praga via autobus nella notte fra il 1º e il 2 giugno, questa volta provvisto del visto necessario all'espatrio. Il 17 giugno 2004, l'editorialista conservatore del National Review Andrew McCarthy scrive: Andrew McCarthy, Iraq & al Qaeda , National Review, 17 giugno 2004.
Il 29 agosto 2004, il Chicago Tribune rivela che sul volo Bonn-Praga del 30 maggio 2000 non vi era Mohamed Atta, ma un suo quasi omonimo: l'uomo d'affari pachistano Mohammed Atta (il cui nome si compita con due "m", anziché una sola). Era l'Atta pachistano a non avere i documenti in regola e dunque ad essere stato rimpatriato. John Crewdson, A tale of 2 Attas: Mistaken identity muddied 9-11 probe , Chicago Tribune, 29 agosto 2004. Il futuro dirottatore Mohamed Atta - i cui documenti erano in ordine - arriva invece a Praga il 2 giugno, per partire il giorno dopo alla volta di Newark. Brian Whitmore, A 9/11 legacy: confusion over a name Czechs find error in tracking Atta, The Boston Globe, 19 settembre 2004.
Lo scambio di identità viene confermato definitivamente il 3 settembre 2004 dall'ex-capo dei servizi segreti cechi Jiří Ruzek, sulle colonne del quotidiano ceco Mladá fronta Dnes. 9/11 Review - Mohamed Atta , 911 Review.org.
La «Prague connection»
La fonte del presunto incontro fra Mohamed Atta ed Ahmed Samir al-Ani dell'aprile del 2001 è un non meglio identificato informatore reclutato presso l'Ambasciata irachena a Praga. al-Ani sarebbe stato visto dall'anonimo informatore salire, il 9 aprile 2001, su una macchina assieme a un'altra persona, presumibilmente di nazionalità araba. Dopo l'11 settembre 2001, l'informatore avrebbe riconosciuto in Atta l'uomo che avrebbe incontrato al-Ani in quell'auto. L'informazione viene immediatamente passata all'FBI come "non valutata". Edward Jay Epstein, Atta in Prague?, Opinion Journal, 22 novembre 2005.
Il primo accenno all'incontro appare in un lancio di agenzia della Reuters del 18 settembre 2001, dove "fonti del governo statunitense" riportano che "recenti rapporti ottenuti dall'intelligence statunitense mostrano che Atta si è incontrato con un rappresentante dei servizi segreti iracheni". Hijack suspect met Iraqi intelligence, sources say , Reuters, 18 settembre 2001. La notizia viene rilanciata il giorno dopo dai giornali statunitensi e dalla Associated Press: , Associated Press / The Michigan Daily, 19 settembre 2001.
Il 20 ottobre 2001, il New York Times pubblica le prime smentite ufficiali da parte dei funzionari cechi riguardo al presunto incontro. John Tagliabue, No evidence suspect met Iraqi in Prague, The New York Times, 20 ottobre 2001. Il 26 ottobre, il Ministro dell'Interno ceco Stanislav Gross conferma invece, in una conferenza stampa appositamente convocata, che Atta ed al-Ani si sono incontrati a Praga qualche mese prima. Il giorno dopo, il New York Times ritratta quanto scritto una settimana prima, Patrick E. Tyler, John Tagliabue, Czechs confirm Iraqi agent met with terror ringleader, The New York Times, 27 ottobre 2001. anche se i suoi reporter continueranno a portare avanti l'inchiesta, conducendo ulteriori interviste con altri funzionari cechi. James Risen, Prague clears Iraq of last connection to al Qaeda, The New York Times, 21 ottobre 2002.
Per oltre un anno, continueranno a susseguirsi notizie di smentite "private" da parte dei quotidiani statunitensi e di conferme "pubbliche" da parte ceca. Contemporaneamente, filtrano le prime indiscrezioni riguardo ad un possibile errore: un uomo d'affari di origine mediorientale, da lungo tempo residente a Praga, riferisce ad un reporter del Daily Telegraph di essere "un amico stretto" di al-Ani e di credere che "i cechi abbiano confuso un altro uomo per Atta". Secondo tale ricostruzione, al-Ani avrebbe incontrato semplicemente un venditore di auto usate, che l'uomo afferma di aver incontrato personalmente un paio di volte. Peter Green, Iraq link to Sept. 11 attack and anthrax is ruled out , The Telegraph, 18 dicembre 2001.
Il 15 marzo 2002, l'editorialista del Washington Post David Ignatius scrive: David Ignatius, Dubious Iraqi link , The Washington Post, 15 marzo 2002.
Perfino il presidente Havel, secondo una ricostruzione del New York Times, si sarebbe mosso "per respingere il rapporto una volta e per tutte" attraverso una telefonata alla Casa Bianca. David Rennie, Havel rebuts report linking Iraq to Sept 11 , The Telegraph, 22 ottobre 2002. Sempre secondo il quotidiano newyorchese:
Ladislav Špaček, portavoce del presidente ceco Havel, ha però smentito questa ricostruzione bollandola come "un'invenzione", Czech Presidential spokesman rejects 'NY Times' report as 'fabrication' , Radio Free Europe/Radio Liberty Newsline, 22 ottobre 2002. ammettendo però anche che "il Presidente Havel è certo che non esistono prove di un incontro fra Atta e un diplomatico iracheno". Peter S. Green, redattore del New York Times, ha affermato infatti che:
Nel luglio del 2002, il capo del controspionaggio ceco František Bublan smentisce pubblicamente per la prima volta l'ipotesi di un incontro fra Atta ed al-Ani, affermando che tali indiscrezioni "non sono state verificate, né provate". Bublan addirittura avrebbe ipotizzato che l'intera faccenda sia stata solo "uno stratagemma di alcuni politici statunitensi, in cerca di giustificazioni per una nuova azione militare contro il leader iracheno Saddam Hussein". Kate Swoger, Intelligence chief casts doubt on Atta meeting, Prague Post, 15 luglio 2002.
Il 31 luglio 2002, un rapporto della DIA riporta che: United States Senate Select Committee on Intelligence, Postwar findings about Iraq's WMD programs and links to terrorism and how they compare with prewar assessments , pagg. 95-96 (.pdf file).
Verso la fine di dicembre 2002, il rappresentante della Repubblica Ceca presso le Nazioni Unite Hynek Kmoníček si dice sicuro che "l'incontro ha avuto luogo", mentre un alto ufficiale ceco - rimasto anonimo - sostiene che le ipotesi di smentita "sono solo il risultato di fughe di notizie pilotate" da parte di "ufficiali intenzionati a convincere il Presidente George W. Bush a non entrare in un nuovo conflitto contro l'Iraq". Frank Griffiths, UN envoy confirms terrorist meeting, The Prague Post, 25 dicembre 2002.
Nel corso del 2003, sia l'FBI che la CIA si dimostrano sempre più scettiche riguardo alla fondatezza del rapporto, fino a giungere a una sostanziale smentita intorno alla metà del 2004.infra, paragrafo 3 - "Le inchieste". Nel maggio del 2004, il quotidiano ceco Pravo ha ipotizzato che la notizia dell'incontro fra Atta ed al-Ani fosse stata fatta filtrare dal controverso capo dell'Iraqi National Congress, Ahmed Chalabi. Jane Mayer, , The New Yorker, 29 aprile 2004.
Le inchieste Sul presunto incontro, sono state condotte varie inchieste sia negli Stati Uniti che in Repubblica Ceca. Le conclusioni delle varie inchieste concordano tutte sull'alta improbabilità che tale incontro si sia effettivamente tenuto.
Le conclusioni della CIA Pochi giorni dopo l'11 settembre, il vicepresidente Dick Cheney chiede al Direttore della CIA, George Tenet, di investigare sull'ipotesi di incontro fra Atta ed un agente segreto iracheno. Il Direttore delle Operazioni Jim Pavitt viene incaricato di seguire il caso.
Il 21 settembre 2001, Tenet fa rapporto al Presidente degli Stati Uniti affermando che "il nostro ufficio di Praga è scettico sull'eventualità. Semplicemente i conti non tornano". Tenet afferma inoltre che tutte le prove che la CIA è stata in grado di trovare, compresi gli estratti delle carte di credito e i tabulati telefonici, rendono estremamente difficile l'eventualità che tale incontro si sia effettivamente tenuto. Ron Suskind, The one percent doctrine, Simon and Schuster, New York, 2006, ISBN 0-7432-7109-2, pag. 23.
L'editorialista Robert Novak scrive: Robert D. Novak, , TownHall.com, 13 maggio 2002.
In una lettera inviata il 1º luglio 2004 al Congresso, il Direttore della CIA George Tenet afferma che Atta "difficilmente avrebbe corso il rischio di contattare un qualsiasi ufficiale iracheno" nell'aprile del 2001, quando il piano per gli attacchi era già a buon punto. Pochi giorni dopo, lo stesso Tenet inizia la propria audizione al Comitato di controllo sui Servizi segreti del Senato degli Stati Uniti con la seguente affermazione: Douglas Jehl, CIA doubts hijacker met with Iraq agent , The New York Times, 9 luglio 2004.
L'allora vice-direttore John E. McLaughlin descrive così l'impegno della CIA in un'intervista alla PBS: The dark side - Interview with John McLaughlin, PBS.org, 11 gennaio 2006.
Le conclusioni dell'FBI In un'intervista al giornalista del Washington Post Walter Pincus, un alto funzionario (rimasto anonimo) dell'Amministrazione Bush ha affermato che l'FBI non ha trovato "alcuna prova di un possibile viaggio di Atta da o verso gli Stati Uniti nel periodo in cui si suppone sia stato a Praga". Walter Pincus, No link between hijacker, Iraq found, U.S. says , The Washington Post, 1º maggio 2002.
Riguardo agli indizi, il direttore dell'FBI Robert S. Mueller III ha dichiarato a margine di un incontro a San Francisco nell'aprile del 2002 che:
Le tracce rinvenute durante le indagini mostrerebbero infine che Atta, nel periodo in questione, si trovava in Florida.
Le conclusioni della Polizia ceca Il Capo della Polizia ceca Jiří Kolář ha affermato che "non esiste alcun documento che dimostri la presenza di Atta a Praga" nel 2001, mentre risulta che vi si sia recato due volte nel 2000. Peter Green, Iraq link to Sept. 11 attack and anthrax is ruled out , The Telegraph, 18 dicembre 2001. Riguardo all'affermazione sulle due visite di Atta a Praga nel 2000, cfr. infra, paragrafo 1 - "La prima «controversia»".
Le conclusioni della Commissione sull'11 settembre La Commissione d'indagine sugli attentati dell'11 settembre 2001 dedica un paragrafo del proprio Rapporto alla "controversia di Praga".
La Commissione nota che: National Commission on Terrorist Attacks Upon the United States, Final Report, pagg. 228-229
Si nota inoltre che Atta, quando ancora abitava ad Amburgo e non si era ancora unito al network terroristico di Osama bin Laden, ha più volte espresso violenti sentimenti di opposizione al regime iracheno. Nelle parole del giovane terrorista: National Commission on Terrorist Attacks Upon the United States, Final Report, pag. 161.
In definitiva, la Commissione ritiene che "[n]on c'era alcuna ragione per un incontro del genere, specialmente se si considera i rischi che avrebbe potuto apportare all'operazione" terroristica che si sarebbe conclusa l'11 settembre 2001.
Le conclusioni del Senato degli Stati Uniti L'8 settembre 2006, il Comitato ristretto sull'Intelligence del Senato degli Stati Uniti pubblica un rapporto sui risultati delle ricerche di armi di distruzione di massa in Iraq, in cui sono dedicati alcuni passaggi alla controversia di Praga.