La chiesa di Santa Maria della Piazza si trova ad Ancona in piazza Santa Maria, nell'antico rione Porto.
Eretta tra il XI e XII secolo, è un notevole esempio di stile romanico. Essa fu costruita su una chiesa paleocristiana del IV secolo restaurata nel VI; una parte del pavimento della chiesa attuale è in vetro per permettere la visione dei mosaici paleocristiani sottostanti.
La chiesa di Santa Maria della Piazza fu in origine chiamata Santa Maria del Canneto, in quanto sorge molto vicino al porto, in un'area a quel tempo paludosa; successivamente prese il nome di Santa Maria del Mercato poiché nella piazza antistante si svolgeva, appunto, il mercato. Nel sagrato si svolse per secoli la cerimonia di investitura del podestà del libero comune di Ancona.
Descrizione
L'edificio ha una pianta basilicale "a transetto inscritto": il corpo principale ha tre navate e copertura a capriate; su di esso è inserito un transetto della stessa larghezza delle tre navate, sopraelevato e coperto a crociera. Il transetto, quindi, non sporge rispetto al corpo longitudinaleMarche Romaniche, D'Auria editrice, Editoriale Jaka Book, di Paolo Piva, 2003 ISBN 88-16-60302-X. In corrispondenza della navata centrale c'è l'abside.
La parte inferiore della facciata è interamente rivestita da archetti ciechi e reca al centro un bassorilievo bizantino, proveniente da Costantinopoli e rappresentante la Vergine oranteScultura nelle Marche,a cura di Pietro Zampetti, 1993, Nardini editore, Firenze, pag. 124. Sono presenti anche altri due bassorilievi bizantini, rappresentanti l'arcangelo Gabriele ed un pavone. La parte superiore della facciata crollò nel 1690 a causa di un sisma e fu poi ricostruita in laterizi e munita di un'ampia finestra rettangolare. L'aspetto originario di questa parte della facciata può essere desunto dal prospetto della Cattedrale di ZaraIl primo a formulare questa ipotesi fu il soprintendente delle Marche e di Zara dell'epoca Luigi Serra, nonché autore del restauro della chiesa del 1929. Vedasi: Luigi Serra, Restauri e scoperte in Santa Maria della Piazza in Ancona, "Bollettino d'Arte" 9 (1929 a) pagg. 97-121Rassegna marchigiana per le arti figurative le bellezze naturali e la musica - Anno IV, numero II, novembre 1925, pagg. 54-67 (articolo di Luigi Serra), costruito su modello della chiesa anconitana. Artefice della facciata (ma non del portale) fu mastro Filippo (magister Philippus)Lo stesso mastro Filippo si occupò del rifacimento in stile gotico della cattedrale romanica di San Leopardo e Santa Tecla a Osimo e di altre opere in Ancona e a Foligno, che la terminò nel 1210, come risulta dall'epigrafe in Latino medievale scolpita sulla lunetta del portale:
Questo tipo di facciata è di derivazione bizantina e si trova anche nelle chiese pisane e lucchesi dello stesso periodo; in esse gli archetti sono ciechi come nella chiesa anconitana o formano gallerie praticabili. Non si può parlare però di imitazione, piuttosto di comune derivazione sia della chiesa anconitana sia di quelle toscane da prototipi orientali. All'interno di alcune arcatelle sono poste scodelle in ceramica (le attuali sono del XVII secolo) che donano un tocco di policromia.
Il portale, ad arco strombato, è adornato da molti bassorilievi, opera di un certo Mastro Leonardo, che pone la sua firma sulla cornice interna a destra. Probabilmente è lo stesso lapicida che eseguì i plutei della cappella del Crocifisso di S. CiriacoVincenzo Pirani, Le chiese di Ancona, Casa Editrice Nuove Ricerche, Ancona, 1998: “[...] in base a quanto è scritto sul listello della fascia decorata del portale a destra subito dopo l'imposta, si può ritenere che l'opera si debba attribuire a Mastro Leonardo, lo stesso lapicida che eseguì i plutei della cappella del Crocifisso di S. Ciriaco.”. La serie di bassorilievi è assai interessante per i significati simbolici, tutti legati al tralcio di vite che gira intorno al portaleEros Pirani, L'autore del Duomo di Osimo e il problema della sua identità col maestro comacino Filippo operante ad Ancona agli inizi del 200, in Memorie dell'Accademia Marchigiana di Scienze Lettere ed Arti; nell'articolo si dà un'interpretazione accurata della serie iconografica del portale.
Sul fianco destro si apre un portale secondario sulla cui lunetta si può ammirare una scultura gotica raffigurante la Visitazione; questo portale, come si può dedurre dallo stile, è stato realizzato in un periodo successivo rispetto a quello della facciata.
La chiesa è stata restaurata da Luigi Serra, con un intervento che terminò nel 1928Marche romaniche, di Paolo Piva, Jaka book, Milano, 2003, ISBN 88-16-60302-X; in questa occasione venne ripristinata l'antica veste interna romanica, rimuovendo gli stucchi, gli altari laterali e i controsoffitti, riportando le navate laterali all'altezza originaria, potendo di conseguenza riaprire le originarie monofore romaniche della navata centrale. In base alle tracce trovate nell'abside (ancora visibili) venne inoltre sopraelevato il pavimento del transetto per riportarlo alla quota originaria; a conclusione dei restauri, venne poi posto un altare maggiore in stile neoromanico, come si usava fare allora. Non venne invece ricostruita la parte superiore della facciata, perduta con il citato sisma del 1690.
Nel 1980 venne nuovamente restaurata a cura della Sopraintendenza archeologica delle Marche; con quest'ultimo intervento si eliminarono alcuni elementi del precedente restauro, abbassando la quota del presbiterio (come si nota dalle tracce sulla muratura dell'abside) ed asportando l'altare neoromanico. Si migliorò inoltre la fruibilità della basilica paleocristiana sottostante e, per permettere di osservarne alcuni elementi, furono realizzati sul pavimento della chiesa romanica alcuni affacci protetti da lastre di vetro.
La chiesa di Santa Maria della Piazza nell'arte Santa Maria della Piazza è stata rappresentata dal celebre incisore e grafico olandese Escher nella xilografia del novembre 1936 Ancona; per realizzarla chiese ospitalità agli abitanti di un appartamento al terzo piano della casa di fronte; pertanto il punto di vista è molto alto e sono visibili anche il tetto dell'edificio sacro e i palazzi retrostanti. Si tratta di un'opera in cui la luce del sole definisce nettamente i volumi attraverso un forte contrasto con le zone in ombra.
Anche Bruno da Osimo, nel 1925, realizzò una xilografia in cui il soggetto è Santa Maria della Piazza; in essa riprodusse l'iscrizione duecentesca del portale e nel lato superiore inserì la seguente intestazione:
Bruno da Osimo incise questa Santa Maria della Piazza già del Canneto nell'anno del suo restauro - MCMXXV
Area archeologica della basilica paleocristiana Descrizione
La zona sotterranea è parzialmente visibile attraverso le vetrate aperte nel pavimento della basilica sovrastante o anche accedendo all'area acheologica attrverso due rampe di scale.
Conserva due strati di mosaici, policromi e ricchi di figurazioni simboliche (cespi d'acanto e volatili che richiamano quelli della Basilica paleocristiana di Aquileia), risalenti l'uno al IV e l'altro al VI secolo d.C. Essi appartenevano ad un tempio paleocristiano, probabilmente danneggiato durante la Guerra gotico-bizantina e poi restauratoMaria Luisa Polichetti, in San Ciriaco, la cattedrale di Ancona, motta editore 2003 (pagina 17) ISBN 88-7179-353-6; i due strati di mosaico sarebbero stati quindi realizzati l'uno prima della guerra e l'altro nel corso del restauro seguito ai danni.
Sempre nel medesimo sotterraneo è possibile osservare: un pozzo, probabilmente utilizzato come fonte battesimale o per la lavanda dei piedicoloro che sostengono quest'ultima ipotesi ricordano che in genere, nei templi paleocristiani, il fonte battesimale si trovava all'esterno della chiesa; alcuni rocchi di colonna in porfido, resti di quelle che dividevano la basilica in tre navate i resti dell'abside centrale e di quella destra (la sinistra era originariamente assente) un piccolo tratto delle mura della città di epoca ellenistica, realizzate in grandi blocchi di pietra arenaria; un piccolo locale addossato all'abside; resti delle mura cittadine tardo-antiche, inseriti su quelli descritti al punto precedente; i resti dell'altare maggiore con una teca per le reliquie; i resti di alcuni interessanti affreschi, anch'essi risalenti a due diversi periodi: IV e VI secolo; lo strato del VI secolo è stato strappato e posto su apposito supporto.
Sopra alle rovine della basilica paleocristiana, in età romanica, fu costruita la chiesa attuale.
Nella zona dietro alle absidi della basilica paleocristiana è visibile un tratto di mura in blocchi di arenaria, interpretate come resti della cinta urbana della fase ellenistica di Ancona.
La basilica paleocristiana è l'antica chiesa di Santo Stefano? Dalle parole di Sant'Agostino, padre e dottore della Chiesa cattolica, sappiamo che la fede cristiana ad Ancona ha un'origine molto precoce, legata al martirio di Santo Stefano, avvenuto nel I secolo dopo Cristo. Sant'Agostino narra l'episodio in due discorsi susseguentisi.
Nel discorso 322 del martedì dopo Pasqua del 425 riferisce la testimonianza di Paolo, che racconta di essere stato miracolato ad Ancona, nella chiesa di Santo Stefano:
Nel discorso 323, commenta il racconto di Paolo:
Dalle parole di San Gregorio Magno sappiamo inoltre che la basilica di Santo Stefano di Ancona era la cattedrale ed era situata al di fuori delle mura cittadineIuxta eam namque civitatem ecclesia beati martyris Stephani sita est - Libro I, Migne, PL, tom. 77, col. 177. Sulla precisa localizzazione di questa chiesa, per secoli gli storici hanno discusso, proponendo varie ipotesi.
Infatti, mentre la pietra fu sempre gelosamente conservata in quanto preziosa testimonianza dell'arrivo del Cristianesimo in Ancona (ed è tuttora esposta nella Cripta delle Lacrime del Duomo), le fonti danno solo pochi elementi sulla localizzazione del primitivo luogo in cui essa era custodita, ossia sul primo luogo di culto cristiano di Ancona, sorto nell'epoca in cui ancora le persecuzioni non erano finite. Recentemente alcuniMaria Luisa Canti Polichetti, Santa Maria della Piazza, Ancona, 1981 hanno creduto di identificare proprio nella basilica sottostante Santa Maria della Piazza il primitivo santuario di Santo Stefano, poi divenuto la prima cattedrale cittadina. Naturalmente secondo questa ipotesi la basilica fu costruita dopo l'Editto di Costantino al posto del primitivo luogo di culto. Le ragioni principali dell'identificazione sono queste: al di sotto dei resti dell'altare è presente una nicchia del tipo usato per contenere reliquie: poteva essere qui collocata la pietra usata nel martirio: la "memoria di santo Stefano"; ci sono i segni della cattedra episcopale, dunque la basilica può essere stata la prima cattedrale di Ancona; tra le sepolture presenti ce n'è una in cui riposa uno Stefano, ed in epoca paleocristiana era frequente prendere nome dal santo venerato nella propria chiesa (dunque ci sarebbe una testimonianza indiretta della dedica a Santo Stefano della basilica); dietro all'abside c'è un piccolo locale preesistente che potrebbe aver accolto la reliquia prima dell'Editto di Costantino dietro alla basilica paleocristiana sono ancora visibili i resti delle mura cittadine tardo-antiche, dunque la basilica ritrovata si trova al di fuori delle mura; la basilica sorge a poca distanza dal porto, in una zona cioè favorevole all'insediamento di comunità allogene come quella ebraica, che accolse per prima il messaggio evangelico ad Ancona; dal porto, inoltre, proveniva il marinaio che portò la reliquia di Santo Stefano da Gerusalemme ad Ancona.
Note
Bibliografia Luigi Serra, Restauri e scoperte in Santa Maria della Piazza in Ancona, "Bollettino d'Arte" 9 (1929 a)