Qualsiasi cronologia della Resistenza italiana non può che cominciare con il Proclama Badoglio dell'8 settembre 1943. Eppure, i venti mesi di Resistenza (fino al 25 aprile 1945) "sono il risultato di una scelta che viene da lontano"Peli, Storia della Resistenza in Italia, cit., p. 3. e presuppongono innanzitutto il fallimento delle iniziative belliche fascistePeli, Storia della Resistenza in Italia, 2006, cit., p. 9.. Gli avvenimenti che più da vicino riguardano la guerra partigiana come guerra di liberazione del suolo italiano dall'invasore nazifascista si intersecano poi con diversi filoni dello scenario nazionale e internazionale, in cui si muovono alcuni attori principali, specialmente legati alla storia della Resistenza: gli Alleati e la loro avanzata in Italia; le formazioni partigiane, raggruppate dal giugno 1944 nel Corpo Volontari della Libertà; il Regio Esercito italiano; l'Esercito popolare di liberazione della Jugoslavia; i partiti politici italiani; la Chiesa cattolica; gli operai italiani; la Repubblica Sociale Italiana; il Terzo Reich; la monarchia sabauda e il cosiddetto Regno del Sud.
Gli eventi che precedono immediatamente l'inizio della Resistenza italiana e che ne rappresentano un importante presupposto sono: lo sbarco degli Alleati in Sicilia (Operazione Husky, che tra il 9 e il 10 luglio dà avvio alla campagna d'Italia, dopo la precedente Operazione Corkscrew dell'11-12 giugno) l'approvazione dell'Ordine del giorno Grandi (nella notte tra il 24 e il 25 luglio 1943), che sostanzialmente prevede da parte del Capo del Governo Benito Mussolini la restituzione del comando delle forze armate al re Vittorio Emanuele III la destituzione e l'arresto di Mussolini (25 luglio): questo fatto rappresenta la ripresa (ancora in forma embrionale) di una attiva cultura politica in ItaliaPeli, Storia della Resistenza in Italia, 2006, cit., p. 5.
La Resistenza, in quanto decisa fase di rottura rispetto al ventennio fascista, prende dunque avvio solo dopo lo sbarco degli Alleati in Sicilia e dopo le due manovre parallele (di monarchia sabauda e di una parte del regime fascista) per svincolare il Regno d'Italia da Mussolini e quindi dall'alleanza con il Terzo Reich. L'obbiettivo è quello di "accreditare, verso gli Alleati non meno che verso la società italiana, l'esistenza e l'autorevolezza di un nuovo ceto politico"Peli, Storia della Resistenza in Italia, 2006, cit., p. 7.. Raramente questo obbiettivo si presenterà integrato con lo scenario europeo e i destini della seconda guerra mondiale: in essa l'Italia non rappresenta uno scenario di primaria importanzaCon la Conferenza di Teheran (28 novembre-1 dicembre 1943), contro quello di Churchill finisce per prevalere l'orientamento statunitense, teso a preparare lo sbarco in Normandia (cfr. Peli, Storia della Resistenza in Italia, 2006, cit., p. 22)., per cui la maturità dei tempi e la scansione delle varie fasi della guerra partigiana non sono decise da ragioni interne ma, più spesso, da scadenze imposte dall'esterno. A questo proposito, scrive Santo Peli che "la Resistenza probabilmente è durata troppo poco"Peli, Storia della Resistenza in Italia, 2006, cit., p. 7; Peli parla anche di una "strutturale brevità della Resistenza" (p. 8)..
1943 Per la fine del 1943, i più importanti avvenimenti legati alla Resistenza in Italia sono l'armistizio con gli Alleati (di fatto, una vera e propria resa incondizionata), la fuga di re e Governo da Roma, l'esecuzione da parte tedesca dell'operazione Achse (in preparazione fin da maggio, consisteva nell'invasione del suolo italiano nel caso il Regno d'Italia fosse uscito dall'Asse), la dissoluzione del Regio Esercito e la sua cattura, il costituirsi della RSI (un nuovo stato fascista che intende proseguire la guerra accanto alla Germania e punire la scelta di Casa Savoia e di chi ha "tradito" l'alleanza con Hitler).Peli, Storia della Resistenza in Italia, 2006, cit., p. 16. Questi avvenimenti "avranno l'immediata conseguenza di sgretolare ogni quadro di riferimento istituzionale per la gran parte dei cittadini italiani". 3 settembre - con l'armistizio di Cassibile il Regno d'Italia cessa le ostilità contro gli Alleati: la sua entrata in vigore è prevista per il momento del suo pubblico annuncio. 8 settembre - il Capo del Governo, maresciallo Pietro Badoglio, rende pubblico l'armistizio di Cassibile attraverso un discorso letto alle 19.42 dai microfoni dell'EIAR, che passerà alla storia come Proclama Badoglio: nel comunicato non vi è nessun accenno esplicito alla Germania di Hitler, ex alleato.Peli, Storia della Resistenza in Italia, 2006, cit., p. 14. 8 settembre - inizia l'Operazione Achse: Hitler ordina l'occupazione immediata dell'Italia da parte delle forze armate tedesche. Per le forze armate, abbandonate dai comandi superiori e lasciate spesso senza ordini, inizia lo sbando. Molti soldati prendono la via dei monti e della guerra partigiana, che si va strutturando in questi primi mesi. All'estero, alcuni reparti decidono di resistere ai tedeschi, che pretendono la cessione delle armi e la loro resa. Questi tentativi di opposizione si concludono perlopiù con la sconfitta, e la successiva atroce “vendetta” da parte tedesca: fucilazioni o deportazione in Germania di centinaia di migliaia di soldati che per tutta la guerra rifiutano di collaborare coi nazisti e sono detenuti in campi di prigionia (internati militari italiani): circa soldati italiani vengono catturati e disarmati dai tedeschi, in Italia o nelle zone occupate dalle truppe italiane in Iugoslavia, Francia, Albania, Grecia e isole dell'Egeo, Polonia, paesi baltici e Unione Sovietica. Di questi, circa finiscono, dopo viaggi interminabili in nave (non poche sono quelle che affondano) e nei famigerati vagoni piombati, nei campi di prigionia tedeschi in Germania, Austria ed Europa orientale. Il regime nazista non considera i soldati italiani catturati come prigionieri di guerra, ma li classifica presto come “internati militari italiani” (IMI), privandoli così delle tutele garantite ai prigionieri dalla Convenzione di Ginevra, sottraendoli alla protezione della Croce Rossa Internazionale e obbligandoli al lavoro. 8-9 settembre- Battaglia di Tarvisio: al momento dell’annuncio via radio di Badoglio, alla Caserma Italia di Tarvisio sono presenti circa 300 soldati, in prevalenza Guardie alla Frontiera (Gaf). Le parole di Badoglio, che in molte sedi provocano incertezza e smarrimento, alla Caserma Italia vengono colte immediatamente come il preludio a un attacco tedesco. Il comandante del XVII settore Gaf di Tarvisio, tenente colonnello Giovanni Jon, un alpino piemontese, impartisce disposizioni per la difesa della caserma, affidata al comandante di complemento Bruno Michelotto. Jon cerca anche di avere rinforzi o almeno notizie da Udine, tramite il centralino di Tarvisio, alla cui difesa era stato assegnato il plotone antiparacadutisti aggregato alla GaF; al posto telefonico agisce quel giorno una ragazza di Cormons, Luigia Picech, detta Gigia, che aveva sostituito la più giovane sorella Rosa intuendo il pericolo. Le SS sono presenti in Val Canale con un battaglione a Camporosso e un intero reggimento a Usovizza; diverse divisioni in transito sono acquartierate nella vicina piana di Arnoldstiein, appena oltre il confine. Alle 2 il colonnello Hans Brand ordina a Jon la consegna delle armi entro un’ora di tempo. L'ultimatum viene respinto. Allo scadere del tempo, alle 3 giunge in caserma una delegazione per intimare la resa. Viene respinta e si avvia una battaglia. Si tratta di uno scontro imapri, che si conclude alle 9.15, dopo circa 6 ore di lotta, quando, terminate le munizioni, il presidio italiano chiede la resa, concessa con l'onore delle armi. Sul campo restano 25 uomini della Gaf; altri quattro muoiono in ospedale per le ferite riportate. 32 i feriti. Almeno 80 i tedeschi uccisi. I GaF superstiti, 95, vengono deportati in Germania; tra loro anche il comandante Michelotto, poi decorato con la medaglia d'argento al valor militare. Stesso riconoscimento verrà assegnato alla Picech, che dopo aver compiuto fino all’ultimo il suo dovere, rimane ferita, ma viene salvata da un amico di famiglia, Hans Planger, fiduciario del Terzo Reich a Tarvisio che riesce a farla scappare nascondendola in un carro di fieno. 9 settembre La 135ª Divisione cavalleria corazzata "Ariete" dell'esercito italiano inviata nei primi giorni del settembre 1943, al comando del generale Raffaele Cadorna, a presidiare la zona a nord di Roma, contrasta il movimento verso sud della 3ª Panzergrenadier Division tedesca, resistendo validamente a Monterosi e Manziana nei pressi del Lago di Bracciano, fino all'ordine di cessate il fuoco. La Divisione è sciolta nei giorni immediatamente successivi e il suo armamento requisito dai tedeschi. Il generale Raffaele Cadorna si unisce alla resistenza e sarà poi nominato comandante del Corpo dei volontari della libertà, quale comandante militare e coordinatore delle forze partigiane la famiglia reale in auto lascia il Palazzo del Quirinale e si dirige verso Ortona, vicino a Pescara, insieme a Badoglio, i ministri, i capi di stato maggiore, per poi raggiungere a bordo di una nave militare italiana Bari, non ancora occupata né dagli Alleati, né dalle forze armate tedesche.Peli, Storia della Resistenza in Italia, 2006, cit., p. 15. L'allontanamento frettoloso e senza ordini precisi della Corona e del capo del Governo fu certo motivata dall'esigenza di evitare che i tedeschi riuscissero a catturare e prendere in ostaggio o decapitassero gli organi costituzionali supremi del regno d'Italia, ma lasciò le Forze armate allo sbando e il Governo senza coordinamento e fu perciò considerata dai più come una fuga, passata alla storia come "fuga di Brindisi", è "la pagina più brutta della guerra italiana e la dimostrazione del degrado morale delle alte gerarchie in vent'anni di dittatura"Giorgio Rochat e Marcello Venturi (a cura di), La Divisione Acqui a Celfalonia. Settembre 1943, Mursia, Milano, 1993, p. 11, citato in Peli, Storia della Resistenza in Italia, 2006, cit., p. 15. in un appartamento di Via Adda, a Roma, i rappresentanti dei partiti antifascisti costituiscono il primo Comitato di Liberazione Nazionale per "chiamare gli italiani alla lotta ed alla resistenza e per riconquistare all'Italia il posto che le compete nel consesso delle libere nazioni"Battaglia, Storia della Resistenza italiana, p. 82. le truppe degli Alleati sbarcano a Salerno, ma si scontrano con la forte resistenza delle forze armate tedesche 9-10 settembre - A Roma a Porta San Paolo la Divisione Granatieri di Sardegna, dopo aver rifiutato di lasciarsi disarmare dai tedeschi il giorno precedente, dà luogo a furiosi combattimenti, coadiuvata da gruppi di civili. Nella battaglia di Porta San Paolo muoiono quattrocento civili tra cui quarantatré donne. Molti anche i dirigenti dei partiti antifascisti presenti sul luogo della battaglia: tra gli altri, Luigi Longo, Antonello Trombadori e Fabrizio Onofri del PCI; Emilio Lussu e Ugo La Malfa del PdA; Sandro Pertini, Eugenio Colorni, Mario Zagari del PSIUP; Romualdo Chiesa e Adriano Ossicini del Movimento dei cattolici comunisti; il sindacalista socialista Bruno Buozzi. Nel primo pomeriggio la resistenza è travolta dai mezzi corazzati tedeschi e il capo di stato maggiore della Divisione «Centauro», Leandro Giaccone, firma la resa a Frascati, presso il Quartier generale tedesco.