Fu il comandante di uno dei due corpi d’armata del Regno di Sardegna che impegnarono gli austriaci durante la prima guerra d’indipendenza. Il suo contributo fu determinante nelle vittorie del ponte di Goito, di Goito e di Governolo; e fu decisivo a non subire gravi sconfitte a Santa Lucia e a Custoza, con la quale il Piemonte perse la prima campagna della guerra.

Dopo la prima campagna ottenne la carica di comandante supremo, tuttavia Bava accusò il re di Sardegna Carlo Alberto di avere interferito nelle sue decisioni, portando l’esercito alla sconfitta. Fu, pertanto, allontanato dal comando e nominato ispettore generale. Riprese le ostilità contro l’Austria, Carlo Alberto, che aveva sostituito Bava con un generale polacco, fu catastroficamente sconfitto nella battaglia di Novara, dopo la quale fu costretto ad abdicare.

Il nuovo re Vittorio Emanuele II volle riabilitare la figura di Bava e lo nominò ministro della Guerra. Ma il generale, in disaccordo con il governo, non accettò compromessi e rinunciò, dopo un mese e mezzo, all’incarico.

Lo storico militare Piero Pieri lo definì “l'unico generale innegabilmente d'un certo rilievo” del periodo, sostenendo che, “ad onta dei suoi difetti e delle sue manchevolezze, il generale Eusebio Bava rimane a nostro avviso il miglior generale comandante d’esercito che il Piemonte abbia avuto nel Risorgimento italiano”..

Biografia Il periodo napoleonico (1805-1814) Nato da un orologiaio. durante le guerre napoleoniche a Vercelli, nel Regno di Sardegna, e cresciuto quando il Piemonte apparteneva all’Impero francese, Eusebio Bava, in giovane età, frequentò la scuola militare di Saynt-Cyr a Fontainebleau. Nel 1805, a quindici anni, volle entrare nell’esercito di Napoleone Bonaparte come sottufficiale e, con il grado di furiere, fu assegnato al 21° Reggimento leggero. L’anno successivo prese parte alla Campagna napoleonica della Quarta coalizione contro la Prussia, distinguendosi, nonostante l’età, nella battaglia di Jena e, nel 1807, nell’assedio di Danzica..

Promosso sottotenente, fu inviato con il 31º Reggimento, nel 1808 nel nord della Spagna, in Navarra, dove era scoppiata un’insurrezione a seguito della sconfitta francese di Bailén. Partecipò all’assalto del borgo fortificato di Sos e all’assedio di Saragozza. Dalla fine del 1808 e nel 1809 prese parte alla Campagna di Napoleone in Spagna, al seguito dell’armata del generale Nicolas Jean-de-Dieu Soult, ma fu ferito e a Porto, in Portogallo, fu catturato dagli inglesi.

Nel dicembre 1810 riuscì ad evadere su di un’imbarcazione mercantile e tornò in Spagna a comandare una colonna mobile contro la guerriglia antinapoleonica nelle province di Álava e Gipuzkoa, nei Paesi Baschi. In questa occasione s’impadronì audacemente della città di Lekeitio sottraendola ad una banda di insorti. L’azione gli fece ottenere la Legion d'onore. Rientrato nel 31° Reggimento e promosso capitano, combatté in Spagna e Portogallo dal 1811 al 1814 e, dopo la battaglia di Tolosa e la Restaurazione post-napoleonica, ottenne da Luigi XVIII per sé e i suoi commilitoni di tornare tranquillamente in Italia.

Nell’esercito piemontese (1814-1848) Eusebio Bava nel luglio 1814 tornò a Torino e il suo battaglione fu inquadrato nel corpo dei Cacciatori piemontesi. Dopo la battaglia di Waterloo, ci fu la riconquista dei Savoia del Regno di Sardegna e Bava partecipò, nell’ambito delle guerre della Settima coalizione con il grado di capitano dei volteggiatori alla battaglia di Grenoble, vinta dai piemontesi. Per il valore dimostrato fu insignito della Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e poco dopo della Croce dell’Ordine militare di Savoia..

La sua carriera militare proseguì spedita anche in tempo di pace: nel 1820 fu promosso maggiore durante l’attività di repressione del brigantaggio in Sardegna. Nel 1825, inquadrato nella Brigata “Casale”, fu nominato tenente colonnello. Passato alla “Piemonte”, cinque anni dopo fu promosso colonnello. Nel 1832 gli fu assegnato il comando della brigata “Piemonte” con il grado di Maggior generale e nel 1839 il comando della divisione di Torino, cosa che gli comportò la promozione a Luogotenente generale l’anno dopo. Nel 1847 fu nominato governatore e comandante della divisione di Alessandria e l’anno successivo assunse il comando del 1º Corpo d’armata.

Al di là della carriera, in quegli stessi anni, dopo l’investitura a re di Sardegna di Carlo Alberto di Savoia, nel 1837 fu inviato come osservatore alle grandi manovre austriache a Verona dove si contrapponevano il Corpo d’armata del generale Josef Radetzky e quello del generale Ludwig von Wallmoden-Gimborn. Analogamente assistette, nel 1843, alle grandi manovre in Francia, a Lione. Nel 1844 fu insignito da Carlo Alberto del titolo di barone.

La campagna militare del 1848

Dopo le Cinque giornate di Milano, il re di Sardegna Carlo Alberto decise di dichiarare guerra all’Impero austriaco il 23 marzo 1848. Iniziava così la prima guerra d’indipendenza. L’esercito piemontese era composto dal 1º Corpo d’armata comandato da Eusebio Bava, dal 2º Corpo comandato da Ettore de Sonnaz e dalla 5ª Divisione di riserva che era agli ordini di Vittorio Emanuele, erede di Carlo Alberto. Il Re era anche il capo supremo, ed era affiancato dal suo fido e arrendevole capo di stato maggiore, Carlo Canera di Salasco, e da Antonio Franzini, ministro della Guerra: un timido liberale poco coinvolto nella guerra rivoluzionaria che Carlo Alberto avrebbe voluto combattere. Il Re teneva comunque conto dell’opinione dei due suoi comandanti i Corpi d’armata, soprattutto di quella di Bava, che durante la Campagna, il 3 aprile, fu nominato senatore..

Ma l’impulso rivoluzionario che doveva muovere il Piemonte contro l’Austria era assente e subito dopo la dichiarazione di guerra Carlo Alberto, che non disponeva di alcun piano strategico, pose l’esercito sulla difensiva, mancando l’occasione di colpire le forze austriache di Radetzky in ritirata verso il Quadrilatero. Durante il corso del conflitto Bava si dimostrò il migliore dei generali piemontesi, benché fosse anch’egli come Franzini cauto e metodico. Più volte intuì la soluzione migliore da adottare sul campo di battaglia, ma alcuni aspetti del suo carattere (era molto irascibile) e il fatto che Carlo Alberto modificasse i suoi piani contro il suo parere, crearono un’atmosfera di tensione che danneggiarono la conduzione della guerra, per la quale, mancò un effettivo comando supremo..

La battaglia del ponte di Goito L'8 aprile quasi tutto l'esercito austriaco, comandato dal generale Josef Radetzky, si era ritirato sulla sponda sinistra del MincioCioè sulla sponda est, dato che il Mincio scorre da nord a sud., lasciando a guardia dei ponti di Goito, Valeggio e Monzambano alcune truppe per ostacolare l'avanzata nemica.. Fu il generale Bava che di sua iniziativa stabilì che si dovesse prendere subito Goito incolonnando alle 7 di mattina la 1ª Divisione del generale Federico Millet d'Arvillars sulla strada che da Gazoldo conduce a Goito e poi al suo ponte sul Mincio.. L’azione, che fu denominata battaglia del ponte di Goito, fu rapida e vittoriosa e coronò di un’aura di leggenda le gesta della fanteria piemontese, nella quale operavano per la prima volta i bersaglieri.

Nella sua relazione Bava scrisse che a Goito l'avanguardia della 1ª Divisione urtò contro le forze austriache tra le 8 e le 9 dell'8 luglio in vista di Goito. I bersaglieri e il drappello di cavalleria attaccarono i Kaiserjäger che erano a guardia dell'ingresso al paese e «rapidamente li fugarono». Bava scrisse inoltre: «Questo primo e splendido fatto d'armi contro le migliori truppe austriache condusse in nostro potere cento prigionieri ed un cannone, soddisfece pienamente S. M. [Sua Maestà] che degnavasi venire in persona sul luogo a premiare i più valorosi.».

Il piano di Bava prima della battaglia di Santa Lucia

Dopo l’ulteriore successiva vittoria nella battaglia di Pastrengo, della quale fu protagonista il 2° Corpo di De Sonnaz, Carlo Alberto, con le sue truppe che erano arrivate al fiume Adige volle determinare con un’azione militare il ritiro delle forze austriache dal campo di battaglia e il loro ritiro a Verona.. Il 3 maggio 1848 re Carlo Alberto rivelò a Bava che si stava segretamente contattando la cittadinanza di Verona affinché potesse insorgere all’assalto dei soldati piemontesi e che probabilmente a quel punto gli austriaci avrebbero affrontato i piemontesi in campo aperto. Il Re invitò quindi il generale a fornirgli un piano..

Il giorno dopo, Bava fece avere al Re un progetto di “ricognizione offensiva” contro Verona. In questo progetto l’attacco doveva essere condotto dalle due divisioni del 1º Corpo dell’esercito comandato da Bava con la Divisione di riserva pronta a intervenire. Il generale supponeva che il nemico avrebbe opposto alle sue divisioni una debole difesa sul fronte avanzato di cui sopra e poi si sarebbe ritirato su Verona. Tale azione, ottenendo lo scopo di prendere possesso delle alture tra Chievo, Croce Bianca, San Massimo e Santa Lucia, avrebbe respinto gli austriaci della linea avanzata e consentito ai piemontesi di studiare da presso la reale consistenza della piazzaforte di Verona. Nell'eventualità però che Radetzky fosse venuto allo scontro in campo aperto e che i veronesi fossero insorti, lo scenario sarebbe cambiato e sarebbe stata utilizzata, per sfruttare al massimo ogni eventualità, la Divisione di riserva.

Carlo Alberto sottopose il piano al ministro Franzini, il quale lo modificò e il 5 maggio ne presentò la nuova versione che prevedeva l'inizio delle manovre per la mattina del giorno seguente. L’impostazione di Bava rimaneva, ma sarebbe stata impegnata una divisione in più. Tuttavia si sarebbe trattato di una ricognizione più cauta di quanto previsto da Bava: una volta occupate le alture il movimento in avanti avrebbe avuto termine, con l'aspettativa che il nemico dentro le mura non sarebbe uscito e che la popolazione di Verona non sarebbe insorta..

La conquista piemontese di Santa Lucia

La difesa austriaca attorno Verona, benché costituita da un limitato numero di soldati, era molto forte perché il terreno si presentava particolarmente adatto alla difesa. Tuttavia, la linea difensiva aveva un punto di inferiore efficacia alla sua sinistra, cioè verso Santa Lucia, dove gli impedimenti naturali erano meno forti. Ma né Bava, né Franzini avevano pensato a una manovra importante da questo lato, che avrebbe consentito di aggirare l’intero fronte difensivo. L’assalto principale era invece previsto verso il centro, contro San Massimo, dalle due località di Sona e Sommacampagna..

L’attacco piemontese alla battaglia di Santa Lucia si svolse il 6 maggio 1848. Ci furono subito problemi di coordinamento delle unità e difficoltà di comunicazione tra Franzini e Bava. Fatto sta che quest’ultimo, resosi conto della minore forza della difesa austriaca presso Santa Lucia, contravvenendo al piano trasferì contro Santa Lucia l’attacco principale e tutta la 1ª Divisione fu chiamata ad appoggiare la 2ª Divisione, anzi, ad anticiparla nella manovra di destra..