Il duomo di Verona, il cui nome ufficiale è cattedrale di Santa Maria Assunta ma conosciuto anche come cattedrale di Santa Maria Matricolare, dal nome dell'antica chiesa paleocristiana, è il principale luogo di culto cattolico della città di Verona, chiesa madre dell'omonima diocesi e monumento nazionale italiano. Esso fa parte di un complesso architettonico articolato, di cui fanno parte anche il palazzo del Vescovado, il chiostro dei Canonici, la biblioteca capitolare, il battistero di San Giovanni in Fonte e la chiesa di Sant'Elena, questi ultimi due collegati al duomo tramite il porticato di Santa Maria Matricolare.

Storia

Origini paleocristiane

Agli inizi del IV secolo si avviò una più intensa fase di cristianizzazione di Verona e quindi la riorganizzazione del sito in cui ancora oggi sorge il complesso della Cattedrale. Nella prima metà del secolo venne così edificato il primo edificio di culto della città, la cosiddetta "chiesa A", che potrebbe aver preso il posto di un tempio dedicato a Minerva e delle terme pubbliche: si tratta di una chiesa di 16,9 × 37,5 metri a tre navate, con una sola abside e l'area presbiteriale rialzata e isolata dalle navate per mezzo di transenne, ancora in parte visibile sotto la chiesa di Sant'Elena; questo edificio si collocava all'interno del sistema viario romano, in corrispondenza del terzo cardo citrato sinistro.Notiziario della Banca Popolare di Verona, Verona, 1991, n. 2. Nella seconda metà dello stesso secolo, probabilmente durante l'episcopato di san Zeno, la piccola basilica venne dotata di riscaldamento a ipocausto, per cui la pavimentazione venne sopraelevata e decorata con eleganti mosaici.

Già in questo momento doveva essere presente un battistero, probabilmente situato in corrispondenza dell'attuale battistero di San Giovanni in Fonte, oltre che di altri annessi tra cui la residenza del vescovo, la Schola Sacerdotum e lo Scriptorium, la cui presenza è accertata a partire dal 517 ma che verosimilmente potrebbero essere stati presenti fin dal IV secolo. Inoltre è stata ipotizzata l'esistenza di una seconda chiesa gemella posta a meridione della chiesa A, ovvero proprio sul terreno in cui oggi insiste la Cattedrale: si sarebbe potuto trattare quindi di un complesso paleocristiano "a cattedrale doppia", la cui esistenza è stata documenta a Lione e Ginevra.

Già nella seconda metà del V secolo, però, venne edificata una seconda basilica di maggiori dimensioni della precedente, chiamata semplicemente "chiesa B", di cui rimangono resti archeologici nel chiostro dei Canonici e ancora nella chiesa di Sant'Elena; la realizzazione di questo secondo edificio comportò la parziale demolizione della basilica precedente, la chiesa A, di cui la parte sopravvissuta venne suddivisa in vani e adibita ad altre funzioni. Il nuovo edificio, di 29,2×72,8 metri, era sempre a tre navate con un'unica abside centrale, ma era dotato di un nartece situato nell'area su cui oggi insiste la biblioteca capitolare, forse anticipato da un quadriportico. Anche questa chiesa aveva un pavimento riccamente decorato da mosaici ed era caratterizzata da un'area presbiteriale rialzata, da cui però partiva la solea, una stretta passerella transennata che dal podio del presbiterio scendeva lungo la navata centrale. Alla solea vennero aggiunte nella prima metà del VI secolo due strutture semicircolari, una trasformazione probabilmente dovuta ad aggiornamenti del rituale cristiano.

Tra la fine dell'VIII secolo e l'inizio del IX venne edificata la nuova Cattedrale, proprio sull'area in cui sorge ancora oggi: questo suo trasferimento dalla chiesa B alla nuova chiesa dedicata a Santa Maria Matricolare venne pianificato e iniziato dal vescovo Annone, che fu il primo vescovo veronese a trovare sepoltura nella nuova Cattedrale, e venne concluso da un suo successore, Ratoldo. L'abbandono della chiese B si deve probabilmente ad un grosso incendio, ricordato in un documento dell'806, che coinvolse il complesso vescovile sul finire dell'VIII secolo e potrebbe aver causato il crollo della basilica paleocristiana. Su quello che era rimasto dell'antica basilica venne tuttavia costruita una nuova chiesa, inizialmente dedicata ai Santi Giorgio e Zeno e oggi conosciuta con il nome di chiesa di Sant'Elena, voluta dall'arcidiacono Pacifico e consacrata tra l'842 e l'847 dal patriarca di Aquileia, Andrea.

La chiesa venne ulteriormente rinnovata nella prima metà del IX secolo su commissione del vescovo Ratoldo e dell'arcidiacono Pacifico. Nello stesso periodo vennero riorganizzati gli spazi dei chierici, in particolare la schola sacerdotum, lo xenodochium, chiamato anche "ospedale di Santa Maria al Domo", il chiostro dei Canonici e i locali di rappresentanza.

La ricostruzione in forme romaniche

Della costruzione (o ricostruzione) del IX secolo non rimane quasi nulla, in quanto la città di Verona venne colpita da un catastrofico terremoto nell'anno 1117, che causò gravi danni anche al complesso della cattedrale cui seguì una riconfigurazione in forme romaniche dei vari edifici che lo componevano. L’articolazione del complesso impostata da Ratoldo e Pacifico rimase però sostanzialmente immutato: il chiostro canonicale, probabilmente già nella veste attuale, è citato nei documenti a partire dal 1123; la ricostruzione del battistero di San Giovanni in Fonte, voluta dal vescovo Bernardo, è sempre del 1123; la ricostruzione di Sant’Elena avvenne sempre negli stessi anni, in quanto venne consacrata nel 1140 dal patriarca di Aquileia, Pellegrino.

La cattedrale venne ricostruita, anche lei in stile romanico, a partire dal 1120. Il progettista dell’opera non è noto, tuttavia sono conosciute alcune maestranze, in particolare Niccolò, che realizzò il portale d'ingresso a doppio protiro, identificato grazie all’iscrizione presente sul coronamento esterno del protiro inferiore («Arteficem gnarum qui sculpserit hec Nicolaum hunc cuncurrentes laudant per secula gentes»), e un certo maestro Pelegrinus, la cui firma è incisa su un arco raffigurante Cristo tra i Santi Pietro e Paolo, oggi conservato presso il museo di Castelvecchio, ma di cui non si conosce esattamente il ruolo. La nuova Cattedrale venne consacrata il 13 settembre 1187 dal pontefice Urbano III.

Questa struttura romanica, il cui impianto planimetrico è sopravvissuto sostanzialmente inalterato fino ad oggi, rimane ancora leggibile pure sui paramenti murari, nelle cornici scolpite ancora in opera e nei due protiri, quello principale e quello laterale, nonostante le numerose trasformazioni avvenuti nei secoli successivi.

La chiesa possedeva una pianta a tre navate verosimilmente suddivise da due file di archeggiature impostate su pilastri alternati a colonne, con una profonda abside centrale e due minori laterali ricavate nello spessore del muro; l’edificio aveva un'altezza inferiore rispetto a quella attuale, mentre la copertura doveva presentare una travatura a vista. L’altezza originale delle navate, oltretutto, è facilmente intuibile grazie ai residui di cornice ancora presenti, sia in facciata che nei prospetti laterali: particolarmente importanti quella della facciata, in quanto i due lacerti di cornice con archetti pensili posti tra i contrafforti triangolari e le bifore gotiche testimoniano l’altezza massima delle navate laterali, mentre ai due angoli del prospetto principale altri frammenti di cornice ne suggeriscono l’altezza minima; per la navata centrale, l’altezza minima è suggerita dall'altezza dei contrafforti triangolari che tripartiscono la facciata, mentre non è possibile individuare il colmo del tetto a causa delle trasformazioni successive. A questa prima fabbrica, i cui lavori principali furono eseguiti per lo più tra gli anni venti e quelli trenta, appartiene il protiro del portale d’ingresso laterale e, anche se realizzato in una seconda fase, forse intorno al 1139, il protiro che protegge l’ingresso principale, opera del già citato Niccolò.

Trasformazioni gotiche, rinascimentali e restauri

Un primo progetto di rinnovamento potrebbe risalire al XIV secolo e sembra prevedesse un ingrandimento dell'edificio che avrebbe dovuto aumentare l'ampiezza arrivando contenere cinque navate, tuttavia nuovi cantieri non si avviarono prima del XV secolo. Tra gli interventi effettuati nel Quattrocento vi fu: la sopraelevazione delle navate, che raggiunsero così la quota attuale; la sostituzione dei colonnati con gli otto robusti pilastri a fascio reggenti archi a sesto acuto; la realizzazione delle volte a crociera a copertura degli spazi interni; infine l'apertura delle cappelle laterali, tra cui quella Memo e la cappella della Madonna del Popolo, di maggiori dimensioni. In particolare i pilastri a fascio e i capitelli fogliati, così palesemente goticheggianti, sembra possano seguire un progetto ispirato in qualche modo a quello trecentesco mai avviatosi, o comunque ridimensionato; questi elementi così peculiari, tra l'altro, vennero presi a modello dai fabbricieri del duomo di Milano, che ebbero occasione di visitare personalmente l'edificio.

I lavori proseguirono fino a tutto il XVI secolo, momento di ulteriori trasformazioni. Spetta al vescovato di Gian Matteo Giberti la sistemazione l'area presbiteriale, che venne riqualificata dal punto di vista funzionale, con l'arretramento del coro e dell'altare, e decorativo: risale infatti al 1534 la decorazione ad affresco del catino absidale e dell'arco trionfale con un ciclo di soggetto mariano, opera del pittore rinascimentale Francesco Torbido che si servì di cartoni, commissionati dallo stesso vescovo, di Giulio Romano; circa dello stesso anno è la conclusione del rifacimento, avviatosi nel 1527, della pavimentazione della chiesa, che provocò l'eliminazione del dislivello tra presbiterio e area plebana che caratterizzava la chiesa romanica.

Poco più tardo, e concluso nel 1550, è il tornacoro dell'area presbiteriale, realizzato su progetto del noto architetto Michele Sanmicheli; tra il 1575 e il 1579 il cugino Bernardino Brugnoli, invece, progettò la sopraelevazione del campanile, che sfruttò come basamento quello preesistente di epoca romanica; infine nel 1587 venne terminata la sopraelevazione della facciata, che assunse il suo aspetto definitivo all'epoca del vescovo di Verona Agostino Valier, il cui stemma è collocato in sommità. Al nipote Alberto Valier si deve invece il portale interno dotato di orologio, realizzato nella controfacciata della chiesa.

Gli ultimi lavori importanti effettuati risalgono alla fine del XIX e all'inizio del XX secolo: nel 1880 venne rifatto il pavimento per volere del vescovo Luigi di Canossa, mentre tra 1913 e 1931 vi fu un'ulteriore sopraelevazione del campanile, su disegno dell'architetto Ettore Fagiuoli, che tuttavia non venne terminata. Dopo questi cantieri si sono svolti principalmente interventi di restauro conservativo e consolidamento strutturale, di cui i più rilevanti nel periodo tra il 1979 e il 1987, tra il 2005 e il 2009, e ancora tra il 2013 e il 2015.

Descrizione Esterno

La facciata a salienti della chiesa è tripartita da due contrafforti a sezione triangolare. Nel settore centrale si trova il portale d'ingresso strombato, impreziosito da sculture raffiguranti Santi e i due paladini Orlando e Oliviero, chiuso in alto da una lunetta decorata da rilievi policromi raffiguranti la Madonna in trono con Bambino; il portale è protetto da un doppio protiro con colonnine tortili poggianti su due grifi, pregevole opera del maestro Niccolò realizzato intorno al 1139. Sull'architrave, inoltre, trovano spazio tre medaglioni in cui sono scolpite le allegorie delle virtù teologali. Sempre nel settore centrale, ma più in alto, trova spazio un rosone che illumina la navata centrale e lo stemma del cardinale e vescovo Agostino Valier, che nel 1587 commissionò gli ultimi lavori che interessarono la facciata; sui due settori laterali, invece, si aprono due alte bifore gotiche..