thumb|250px|Correggio, Palazzo dei Principi I Da Correggio furono una potente e influente famiglia nobiliare italiana, possidente di molti feudi facenti oggi parte dell'odierna regione dell'Emilia-Romagna.
La famiglia, tra le molte, esercitò la propria signoria sulla città di Parma e, soprattutto, su quella di Correggio, dalla quale trassero proprio il cognome familiare. Sugli altri feudi e territori in cui governarono ebbero vari titoli, tra cui: signore, podestà, capitano del popolo. La propria Signoria venne innalzata prima a Contea, nel 1452, e poi a Principato, nel 1616, ottenendo così i rispettivi titoli di Conte e Principe di Correggio. Inoltre, i membri di un ramo cadetto della famiglia, estintosi nel 1528, furono anche Signori e Conti di Casalpò.
Per via dello stemma di famiglia, che per pura casualità è identico a quello della dinastia austriaca degli Asburgo, spesso i membri di questa casata si fecero chiamare Correggio d'Austria e come tali sono talvolta tuttora conosciuti.
Origini Della famiglia Da Correggio nei primi secoli si hanno informazioni molto scarse, che si riducono spesso solo ai nomi e a tracce su documenti, acquisti, donazioni. Per questo, la ricostruzione dalle origini potrebbe avere qualche imprecisione o confondere i personaggi gli uni con gli altri. Anche per questo, per evitare maggiormente la confusione, qui di seguito i personaggi descritti qualora siano omonimi sono riportati con numerazione romana (come Gherardo I, II, III, eccetera).
Il capostipite della dinastia è individuato nella figura di un uomo di nome Frogerio, che professava di legge longobarda e che era figlio di un certo Guido e fratello di un certo Adalberto. Frogerio viene considerato il primo possessore del castello di Correggio, sebbene non si sappia come ne venne in possesso, se fu proprio lui ad edificarlo o se lo conquistò. Lui e suo fratello vengono citati in una carta del 1009, redatta in castro Coregia, in cui si attesta che i due, donano a Sigeri, prete e rettore della Chiesa di San Michele Arcangelo di Correggio, alcuni beni in Gurgneto Glandada: Frogerio et Adalberto germani, filiis quondam Widonis de comitatu Reiense ( ... ) donamus ( ... ) tibi Sigheri presbyter et rectores Sancti Michaelis archangeli sito ubi dicitur Corregia finibus regiense. È la prima carta, questa, che ci ricorda la casata.
Possedeva anche Ramoscello e Sorbara. Infatti sia sua moglie Agelburga che i figli vengono citati in documento del 1029 la vendita a Valdrada, figlia del marchese Oddone, di metà delle corti di Ramoscello e Sorbara.
Alla morte di Frogerio, avvenuta prima del o nel 1029, gli successero due figli maschi: Guido I e Gherardo I.
Guido era ancora vivo nel 1038, ma non ebbe figli. Gherardo, invece, svolse l'incarico di assistente nelle funzioni della contessa Matilde di Canossa e si trovava con lei nel 1076 durante un'assemblea in Marzaglia. Tramite la moglie Richelda, figlia del marchese Ugo, che era vedova nel 1080, sappiamo che Gherardo morì intorno a quella data. Gherardo ebbe due figli: Adelburga e Alberto I.
La figlia Agelburga fece, insieme alla madre, una donazione al Monastero di San Prospero di Reggio nel 1080. Il figlio Alberto fu il successore del padre Gherardo e continuatore della dinastia, che in questo periodo iniziale aveva i suoi membri noti come Figli di Frogerio.
Ad Alberto successe suo figlio Gherardo II, che portava il titolo personale di "conte" sebbene non se ne conoscono le origini e i metodi con cui l'ottenne. I suoi discendenti ottennero quel titolo solo nel 1452. Gherardo fece anche lui una donazione al Monastero di San Prospero di Reggio nel 1105 ed era ancora vivo nel 1109, quando venne citato in un documento accusatorio.
Da Gherardo II discese Matteo I, sebbene la sua posizione come suo figlio è incerta. Da Matteo discesero i fratelli Corrado e Gherardo III, e proprio tramite quest'ultimo si continuò la dinastia, che ottenne sempre più lustro e potenza. Infatti con Gherardo si allargarono i domini familiari grazie all'acquisto nel 1141 del castello di Campagnola dal longobardo Palmerio d'Albricone, nel 1143 di Corte Mantovana, Bosco dell'Argine e Corte Nuova dal comune di Reggio, e nel 1150 del castello di Montanara dal longobardo Lermanno; ottenne anche il feudo di Castelnovo di Sotto dal vescovo di Parma. Successivamente i suoi discendenti ebbero problemi e scontri per quanto riguarda i confini, che si risolsero inizialmente con la cessione di Campagnola, Bosco e Corte Mantovana in cambio dei castelli di Camporotondo, di Fosdondo e degli Orsi; ma già dal 1304 riuscirono a riottenere Campagnola e Bosco, a cui si aggiunsero Fabbrico e Bedollo, in cambio di un tributo pecunario pagato annualmente.
Da Gherardo III nacquero tre figli, una femmina e due maschi. La figlia, Beatrice, fu una monaca e badessa nel Monastero di San Tommaso a Reggio ed era ancora in vita nel 1090. Mentre dai due figli maschi, uno di nome Alberto II e un altro di nome ignoto, discesero due rami cadetti differenti: il ramo di Alberto II dal primo e il ramo di Gherardo IV dal secondo. Quest'ultimo prende il nome da suo figlio, nipote dunque di Gherardo III.
Ramo di Alberto II Del capostipite di questo ramo, Alberto, le notizie sono molto scarse. Di lui sappiamo che fu podestà di Reggio nel 1159, che in un documento del 1172 egli è riportato come signore di Correggio, e che nel 1174 fece molti acquisti di terreni.
Alberto fu, inoltre, padre di almeno quattro figli maschi: Tommaso, Alberto, Matteo II, Frogerio II.
Di Tommaso si sa che fu podestà di Ravenna nel 1227. Di Alberto si sa solo che morì dopo il 1189, poiché in quell'anno è riportato ancora in vita. Di Frogerio, invece, le notizie sono incerte poiché viene riportato come podestà di Modena nel 1211 e Ravenna nel 1214, ma potrebbe anche esserci una confusione con il nipote omonimo, figlio di Matteo. Per quanto riguarda Matteo, invece, le fonti sono più consistenti: infatti, si sa che fu podestà di Bologna nel 1196, 1197 e 1213, di Parma nel 1203, di Pisa nel 1208, di Cremona nel 1210, di Modena nel 1216, di Verona nel 1217, di Pavia nel 1220; fu inoltre legato di Parma presso l'imperatore Federico II di Svevia nel 1221. Inoltre, Matteo e Tommaso ottennero nel 1215 il feudo di Castelnovo di Sotto dal vescovo di Parma.
Frogerio II è riportato come padre di due figli, una femmina e un maschio. La figlia, Soffia, si maritò con un certo Ranieri degli Adelardi. Il figlio Guidotto, invece, fu un religioso e nel 1231 venne eletto e consacrato vescovo di Mantova; nel 1234 venne invece scelto per accompagnare Beatrice, figlia del marchese Aldobrandino I d'Este, in Ungheria, regno dello sposo Andrea II Arpad; nel 1235, infine, Guidotto venne barbaramente assassinato.
Invece da Matteo III nacque Frogerio III, suo successore, e che fu podestà di Modena nel 1211 e Ravenna nel 1214 (sebbene ci sia confusione con lo zio omonimo), e nuovamente di Modena nel 1216. Da quest'ultimo nacque un figlio, Giberto II, suo successore.
Da Giberto nacquero otto figli, tutti maschi: Jacopo, Matteo IV, Guidotto, Guglielmo, Gherardo, Cavalca, Guido III, Obizzo.
Della vita di Jacopo, Guidotto, Guglielmo, Cavalca e Obizzo non si conosce nulla; si sa solo che erano ancora tutti in vita nel 1264. Di Gherardo si sa che fu, probabilmente, un canonico di Reggio dal 1283. La vita di Matteo, invece, si confonde con quella di un suo omonimo (Matteo di Gherardo del ramo di Gherardo IV) ed è quindi probabile che alcuni incarichi da podestà di questo secondo Matteo siano invece attribuibili al primo Matteo; quasi sicuramente, questo Matteo fu podestà di Treviso nel 1270. Di Guido, infine, si sa che fu podestà di Mantova nel 1239 e 1242, di Faenza nel 1252, di Orvieto nel 1257 e di Lucca nel 1260.
Da Jacopo nacque Ungardo, che fu podestà di Pistoia nel 1286, di Siena nel 1298 e di Firenze nel 1299; assassinato da Pinuccio di Senaza nel 1303. Da Guidotto nacquero due figli maschi, Gherardo e Bartolomeo, citati in un trattato del 1283; il primo dei due fu padre di Bartolomea, sposata nel 1326 a Matteo Boiardo. Da Guglielmo nacque invece Bernardo, citato in un documento del 1281 e padre a sua volta di Guglielmo ed Ettore, i quali cedettero nel 1297 la loro parte del castello di Correggio al cugino Corrado. Corrado, infatti, era figlio di Obizzo e fu podestà di Piacenza nel 1304 per volere di Giberto III da Correggio, ma, non appena quest'ultimo venne proclamato Signore di quella città, i cittadini in rivolta scacciarono il nuovo podestà.
Questo ramo si estinse.
Ramo di Gherardo IV Del capostipite di questo ramo, Gherardo IV, si sa che fece una donazione alla Chiesa dei Santi Quirino e Michele Arcangelo di Correggio nel 1173 e che, probabilmente, fu podestà di Modena nel 1203.
Gherardo lasciò un figlio, Giberto I, che venne citato in un documento del 1197 riguardante una controversia per i confini di Campagnola.
Giberto lasciò prole. Certa è la paternità di Gherardo V, mentre meno certa è quella di Roberto e di un terzo figlio dal nome ignoto. Roberto fu sovrintendente e amministratore della Chiesa dei Santi Quirino e Michele Arcangelo dal 1240. Il figlio dal nome ignoto, invece, fu il padre di un Obizzo, podestà di Reggio nel 1241, a sua volta padre di un Corrado (vivente almeno fino al 1293).
Gherardo, fu il successore di suo padre. Venne soprannominato "Gherardo de' Denti" per via della sua dentatura dalle notevoli dimensioni. Fu podestà di Modena nel 1236, di Parma nel 1238, di Reggio nel 1240, di Borghetto del Taro nel 1247, di Genova nel 1250. Professava legge romana, abbandonando quindi quella longobarda di famiglia, ed era di partito guelfo. Fece testamento nel 1257.
Gherardo ebbe da sua moglie Adelasia, figlia di Sigifredo de' Rossi, quattro figli, due femmine e due maschi. Delle due figlie una, Beatrice, si fece monaca; mentre l'altra, di cui si ignora il nome, si sposò con Simone de' Casalodi, conte di Casaloldo. I due figli, invece, furono Guido II e Matteo III.
Matteo III ebbe un'intensa carriera. Fu, infatti, podestà di Piacenza nel 1250, di Firenze nel 1257, di Padova nel 1258, 1263 e 1269, di Bologna nel 1261 e 1282, di Treviso nel 1265 e 1266, di Mantova nel 1269. A Mantova cercò di divenire il padrone con ogni sforzo, fino a quando venne scacciato da Pinamonte Bonacolsi nel 1272. Continuò la sua carriera come podestà di Cremona, di Modena nel 1274 e 1283, di Perugia nel 1278, di Pistoia nel 1286, di Reggio nel 1288. Nel 1279 fu anche capitano del popolo di Parma. Dopo il 1288 non si hanno più sue notizie, forse morì, e lasciò un figlio illegittimo di nome Giberto, a sua volta padre di un poeta mediocre di nome Matteo anch'egli.
L'altro figlio, Guido II, ebbe anch'egli un'illustre carriera. Fu podestà di Genova nel 1268, di Bologna nel 1270, di Piacenza nel 1283, di Modena nel 1284. Fu capitano del popolo di Firenze nel 1277 e di Modena nel 1283. Nel 1285 divenne il capitano dell'esercito di Parma, ottenendo un grosso potere e inimicandosi casa d'Este. Acquistò il Castello di Campegine, presso Gualtieri, nel 1298 e il 15 gennaio 1299 morì. Tramite la discendenza di Guido proseguì la casata dei Da Correggio, i cui successivi membri discendono tutti proprio da lui. Infatti, sposato con Mabilia della Gente, lasciò sei figli, tre maschi e tre femmine.
Delle tre figlie, una, Lezarda, sposò il patrizio Jacopino da Cornazzone, mentre delle altre due non si conosce neppure il nome, ma si sa che una sposò Franceschetto Malaspina e l'altra sposò Sopramonte degli Amati di Cremona.