Soprannominato Big George, è considerato tra i migliori pugili nella storia della boxe, fu protagonista di una singolare e lunghissima carriera, protrattasi dapprima dal 1969 al 1977 e successivamente dal 1987 al 1997, nel corso della quale fu due volte campione del mondo dei pesi massimi.

Si avvicinò al mondo del pugilato dopo aver vissuto una gioventù difficile e tormentata, conquistando la medaglia d'oro olimpica nella categoria dei pesi massimi a . Passato tra i professionisti l'anno seguente, si affermò subito come uno dei più temibili picchiatori della categoria e nel 1973 conquistò il titolo mondiale detronizzando con facilità l'imbattuto campione Joe Frazier. Seguirono quindi due difese del titolo e la sua prima sconfitta da professionista subita nel drammatico Rumble in the Jungle per mano di Muhammad Ali.

Inseguì poi senza successo una seconda chance mondiale e dopo la sconfitta nel 1977 contro un poco quotato Jimmy Young si ritirò per la prima volta. A seguito di ciò che lui stesso definì come una teofania cambiò il proprio stile di vita e si avvicinò alla religione, divenendo un ministro ordinato. Tornò quindi sul ring nel 1987 e sette anni dopo, all'età di 45 anni, riconquistò i titoli del mondo WBA, IBF e lineare mettendo KO il ventisettenne Michael Moorer. Ciò lo rese il più anziano campione del mondo nella storia dei pesi massimi, nonché il più vecchio in qualsiasi divisione di peso. Quest'ultimo primato fu poi battuto, 16 anni dopo, da Bernard Hopkins. Si ritirò per la seconda ed ultima volta nel 1997, all'età di 48 anni, dopo una discussa sconfitta contro Shannon Briggs.

La International Boxing Hall of Fame lo ha riconosciuto fra i più grandi pugili di ogni epoca. Occupa l'8ª posizione della classifica dei più grandi pesi massimi di sempre, secondo la International Boxing Research Organization (IBRO). Nel 2002 è stato nominato tra i 25 più grandi pugili degli ultimi 80 anni dalla rivista The Ring, che lo ha piazzato anche al 9º posto tra i più grandi picchiatori di sempre. Nel 1973 e 1976 è stato insignito del premio pugile dell'anno, indetto dalla stessa.

A seguito del suo ritiro è rimasto impegnato nel mondo dell'imprenditoria. Negli anni novanta è stato testimonial del George Foreman Grill, bistecchiera multiuso che ha venduto oltre 100 milioni di unità in tutto il mondo. Nel 1999 ha venduto i suoi diritti di denominazione all'azienda produttrice per 138 milioni di dollari.

Foreman è morto il 21 marzo 2025 all'età di 76 anni.

Biografia Nato il 10 gennaio del 1949 a Marshall, in Texas, crebbe in un quartiere disagiato di Fifth Ward, a Houston. Il padre biologico Leroy Moorehead era un veterano di guerra e si separò dalla madre Nancy poco dopo la nascita del figlio. Più tardi la donna si sposò con JD Foreman, uomo che per diverso tempo George avrebbe creduto suo vero padre. Complici frequenti liti coniugali e l'assenza quasi totale di una figura paterna, Foreman ebbe un'adolescenza turbolenta e numerosi problemi con la legge, venendo frequentemente coinvolto in risse e battaglie fra bande rivali.

Nel 1965 entrò a far parte dello Job Corps, un'agenzia del governo americano che promuoveva una sorta di lavori socialmente utili e la riqualificazione professionale dei partecipanti, e per due anni lavorò in Oregon, collaborando ad opere di costruzione e rimboschimento. Durante la permanenza in Oregon, la sua attitudine bellicosa fu causa di continue risse con i suoi colleghi. Fu allora che un istruttore di pugilato, Nick Broadus, intuì le grandi potenzialità del giovane e turbolento Foreman e lo introdusse alla boxe. Egli sognava inizialmente di seguire le orme di Jim Brown nel mondo del football americano ma fu convinto più tardi a focalizzarsi unicamente sul pugilato.

Vita personale Nel 1985 ha sposato Mary Joan Martelly. In precedenza è stato sposato quattro volte: con Adrienne Calhoun dal 1971 al 1974, con Cynthia Lewis dal 1977 al 1979, con Sharon Goodson dal 1981 al 1982, e con Andrea Skeete dal 1982 al 1985.

Ha avuto dodici figli, due dei quali – Freeda (1976-2019) e George Foreman III (1983) – sono a loro volta entrati nel mondo della boxe. Freeda è stata professionista dal 2000 al 2001 mentre George III è stato attivo come peso massimo dal 2009 al 2012. La figlia Freeda è stata trovata morta il 9 marzo 2019 nella sua abitazione a Houston.

Lo stile di combattimento

Lo stile di combattimento di Foreman era imperniato soprattutto sulla potenza: alto 193 cm circa, con un peso in carriera che variò dai 98 ai quasi 120 kg. Era dotato di un'enorme forza fisica che imponeva senza sosta per tutto il corso dell'incontro. Martellava al corpo e al volto l'avversario con tutta la sua energia, concentrato e determinato a sfiancarlo e metterlo al tappeto con la forza dei suoi pugni. Pochi pugili nel corso della carriera sono stati in grado di resistere ai suoi attacchi terminando in piedi tutto l'incontro. La sua strategia si basava prevalentemente su una costante pressione sull'avversario, chiudendosi nel contempo in una stretta guardia quando subiva l'attacco. Imponeva la sua linea investendo con continui ganci e potentissimi montanti l'avversario senza dargli alcuna tregua. Tale stile di combattimento fece la sua fortuna e si mostrò particolarmente efficace contro i numerosissimi pugili affrontati nella sua lunga carriera.

Parliamo di boxeur anche particolarmente quotati come Ken Norton e Joe Frazier (al tappeto per 6 volte in due round, devastato dai pugni di Foreman). Tuttavia tale stile combattivo in cui la forza prevaleva rispetto alla pura tecnica, mostrò allo stesso tempo i suoi limiti contro pugili particolarmente intelligenti dal punto di vista tattico e abili a schivare e incassare colpi. Uno su tutti Muhammad Ali, che nel famoso incontro "Rumble in the jungle", schivando ed incassando con maestria i colpi di Foreman, danzandogli intorno ed innervosendolo (tattiche spesso usate da Muhammad Ali) riuscì a destabilizzarlo e fargli perdere sicurezza. Con il passare dei round i colpi di Foreman iniziarono a perdere di efficacia e perse l'incontro all'ottavo round per knock-out.

Carriera La carriera amatoriale e la vittoria olimpica Nel 1967, a San Francisco, disputò il primo incontro da dilettante e lo vinse per KO al primo round. Vinse con facilità il campionato nazionale dei dilettanti (National Amateur Athletic Union Boxing Championship), assicurandosi così la partecipazione ai Giochi olimpici di , dove conquistò la medaglia d'oro per la categoria dei pesi massimi, sconfiggendo in semifinale Giorgio Bambini e in finale il sovietico Jonas Čepulis, entrambe le volte prima del limite.

In quei Giochi Foreman fu protagonista di un gesto che in patria gli valse molte critiche e gli alienò la simpatia di parte della popolazione afro-americana: dopo aver vinto l'ultimo incontro, rimase per qualche minuto sul ring sventolando una piccola bandiera americana a pochi giorni di distanza dalla protesta di Tommie Smith e John Carlos che, simpatizzanti del movimento politico delle Pantere Nere, durante la cerimonia di premiazione dei vincitori della corsa dei 200 metri, avevano sollevato un pugno chiuso avvolto in un guanto nero, e durante l'esecuzione dell'inno americano avevano giocherellato con le medaglie e sorriso in modo beffardo. Tale clamorosa protesta, tesa a denunciare all'opinione pubblica mondiale il razzismo che caratterizzava la società americana, costò ai due atleti l'espulsione dalla squadra olimpica americana. L'esultanza "patriottica" di Foreman, per contrasto, sembrava esprimere l'indifferenza del pugile texano alle battaglie civili che si stavano combattendo nel suo paese e gli valse l'epiteto di "Zio Tom".

I primi anni da professionista Dopo la vittoriosa esperienza olimpica, Foreman passò tra i professionisti, sotto la guida di Dick Sadler e dell'anziano campione dei massimi leggeri Archie Moore. Nel 1969 disputò 13 incontri, vincendone 11 per KO entro la quinta ripresa e due ai punti. Uno dei suoi avversari, Cookie Wallace, riuscì a resistere solo per 23 secondi alla potenza devastante del texano.

La sua marcia inarrestabile proseguì nel 1970, quando vinse per KO 11 incontri su 12 disputati. Tra le vittime illustri il campione canadese George Chuvalo, famoso per le sue eccezionali capacità di incassatore e per non essere mai andato al tappeto in tutta la carriera. Nemmeno Foreman riuscì nell'impresa di atterrare Chuvalo, ma la sua vittoria fu comunque impressionante: KO tecnico alla terza ripresa dopo una serie di colpi durissimi che l'avversario riceveva ormai passivamente. In quell'anno solo l'argentino Gregorio Peralta, comunque largamente sconfitto ai punti, fu in grado di arrivare fino al limite delle riprese previste contro Foreman.

Nel 1971 disputò 7 incontri, vincendoli tutti per KO: tra i quali la rivincita con Peralta, che finì al tappeto alla decima ripresa. Alla fine dell'anno, con un record di 32 vittorie su 32 incontri disputati, venne classificato come primo pretendente al titolo dalle due federazioni pugilistiche mondiali, la WBA e la WBC.

Dovette però pazientare ancora un anno prima di avere la possibilità di battersi per il titolo. Nell'attesa che gli venisse concessa tale opportunità, nel 1972 incontrò 5 avversari che sconfisse tutti per ko entro i primi 3 rounds.

Il titolo mondiale e l'apogeo della carriera La conquista del titolo contro Joe Frazier

Il 22 gennaio 1973 a Kingston, in Giamaica, Foreman incontrò Joe Frazier, il campione del mondo in carica, in un incontro valevole per il titolo mondiale. Frazier era un pugile che godeva di molto credito: ancora imbattuto, dominava la categoria dei massimi da quando Muhammad Ali era stato privato del titolo e costretto all'inattività per motivi politici. Aveva poi resistito al rientro di quest'ultimo, sconfiggendolo in un memorabile match combattuto nel 1971, durante il quale riuscì addirittura ad atterrarlo.

Nonostante l'indubbio valore dell'avversario, Foreman vinse con una facilità che suscitò scalpore. La sua soverchiante potenza fece apparire quell'incontro quasi un pestaggio, tanto fu a senso unico: già nella prima ripresa aveva mandato per tre volte Frazier al tappeto, e dopo tre ulteriori atterramenti nella seconda, l'arbitro decise di fermare l'incontro. Indimenticabile il colpo che chiuse il match: un montante destro che sollevò Frazier per scaraventarlo al tappeto. Lo stesso Frazier, in un'intervista concessa 10 anni dopo, ricordò con ironia la sua pesante sconfitta: "George Foreman fece di me uno yo-yo", alludendo al fatto che non appena si rialzava in piedi veniva inesorabilmente rispedito al tappeto."George Foreman made a yo-yo out of me" - Da un articolo apparso su "The New York Times" del 21 novembre 1983.

Un campione poco amato Il nuovo campione del mondo, pur rispettato e apprezzato per le sue eccezionali qualità di pugile, non ebbe però la simpatia ed il gradimento del pubblico. Diffidente, scontroso al limite dell'intrattabilità e poco disponibile ad incontrare la stampa, Foreman si trovò ben presto imprigionato nel ruolo del "cattivo" da battere. Le sue stesse rapidissime ed inesorabili vittorie gli conferivano un'aura di quasi disumana potenza e ferocia.

Prime vittoriose difese del titolo Il 1º settembre 1973, a Tokyo, incontrò il portoricano José Roman per la prima difesa del titolo. In appena 55", Foreman atterrò l'avversario per tre volte e vinse alla prima ripresa: l'incontro rimane tuttora il più breve nella storia dei pesi massimi.