La battaglia di Amida fu un episodio delle guerre romano-persiane: venne combattuta nell'autunno del 359, quando l'esercito dei Sasanidi, guidati dal re Sapore II assediò per 73 giorni e infine conquistò la fortezza frontaliera di Amida, strappandola all'Impero romano.

Campagna di Sapore

Dopo essere salito al trono, Sapore II iniziò una campagna contro l'Impero romano che lo portò sconfiggere le truppe dell'imperatore Costanzo II, senza però ottenere grandi guadagni territoriali. La campagna dovette essere interrotta per far fronte alla minaccia posta dalle popolazioni nomadi: dopo aver sconfitto gli Arabi a sud, Sapore riuscì a soggiogare (353-358) le popolazioni nomadiche orientali, tra le quali c'erano gli Unni, garantendosi la loro alleanza nella successiva campagna a occidente contro i Romani, iniziata nel 359.

Approfittando della sostituzione del magister militum Ursicino col più inesperto Sabiniano, Sapore attraversò il fiume Tigri penetrando nella provincia di Mesopotamia, con Grumbate re dei Chioniti ed il re degli Albani.Ammiano Marcellino, Storie, XVIII, 6.22 Senza combattimenti ottenne la resa di Reman e Busan, piazzeforti romaneAmmiano Marcellino, Storie, XVIII, 10.1, ma dovette fermare la sua avanzata davanti alla fortezza di Amida, difesa dalle legioni del comes Eliano e intenzionata a resistergli dopo aver accolto gli sfollati delle campagne, bruciate per ordine del rector Eufronio e del dux CassianoAmmiano Marcellino, Storie, XVIII, 7.3

Assieme agli sfollati riparano nella città anche il protector Ammiano Marcellino, unica fonte della battaglia, con altri sbandati delle truppe di Ursicino (rientrato in Mesopotamia per ordine di Costanzo II) dopo essersi separati dal loro comandante a seguito di un agguato persiano che generò grande scompiglio tra i protectoresAmmiano Marcellino, Storie, XVIII, 8.11,12

Schieramenti

La città, fortificata da Costanzo mentre era cesare in Oriente, era presidiata stabilmente dai soldati della Legio V Parthica cui si unirono sei legioni guidate dal comes Eliano, tra cui i Tricensimani della Legio XXX Ulpia, i Decimani Fortenses della Legio X Fortis, i Superventores, i Praeventores e gran parte dei comites sagittarii (arcieri a cavallo della guardia imperiale). Questi reparti, reclutati principalmente in Gallia, erano stati agli ordini degli usurpatori Magnenzio e Decenzio e pertanto rimanevano confinati in Oriente per evitare tumulti nel cuore dell'impero.Ammiano Marcellino, Storie, XVIII, 9.3

Nell'esercito erano presenti anche Jacopo e Cesio, numerarii apparitionis (tesorieri) del magister equitum.Ammiano Marcellino, Storie, XIX, 9.2

L'esercito di Sapore comprendeva reparti di vari popoli, in prevalenza caucasici: Chioniti, Gelani, Albani e Segestani. Al comando erano oltre a Sapore Grumbate re dei Chioniti, il re degli Albani e, tra i Persiani, i comandanti Tamsapore e Nohodare.Ammiano Marcellino, Storie, XIX, 2.3

Assedio I Sasanidi iniziarono un assedio che durò settantatré giorni che venne descritto dallo storico Ammiano Marcellino, organizzatore attivo della difesa, nei libri XVIII e XIX delle sue Storie.

Ecco come descrive l'arrivo del "Re dei Re" Sapore II, sotto le mura di Amida:

Gli attacchi portati con le macchine di assedio vennero ripetutamente respinti, con gravi danni per le macchine stesse. Si racconta che dopo i primi scontri dove perse la vita il figlio di Grumbate, re dei Chioniti, l'armata sasanide tornò all'attacco, disponendo le sue truppe tutte intorno alla città:

Dal canto loro, i difensori dovettero subire una pestilenza, che finì dopo dieci giorni grazie ad una leggera pioggia.Ammiano Marcellino, Storie, XIX, 4.1-8. La città cadde a seguito di un attacco notturno, portato simultaneamente da Sapore e Grumbates con torri d'assedio e frecce incendiarie come ci descrive Ammiano:Ammiano Marcellino, Storie, XIX, 5-8.

Il comandante Ursicino tentò invano di convincere il nuovo magister militum Sabiniano, fermo ad Edessa, a contrattaccare gli assedianti, ottenendo un netto rifiuto, giustificato dalla precisa disposizione di Costanzo II di non mettere in pericolo le guarnigioni della provincia, ma anche dal clima di astio e invidia che circondava Ursicino nella corte imperiale.Ammiano Marcellino, Storie, XIX, 3

Non giungendo alcun aiuto alle legioni intrappolate in città, grazie alla costruzione di un terrapieno i Persiani fecero irruzione mettendo al sacco Amida. Dopo la fine degli scontri Sapore fece impiccare il comes Eliano, capo della difesa, e i suoi tribuni; prese prigionieri gli abitanti e il resto delle truppe compresi i tesorieri Jacopo e Cesio.

Approfittando della confusione Marcellino riuscì a fuggire per un'uscita posteriore assieme a due commilitoni ed a riunirsi ad Ursicino per raggiungere poi Antiochia.Ammiano Marcellino, Storie, XIX, 8

Conseguenze

Ursicino, che riuscì a fuggire al nemico, venne considerato responsabile della caduta della fortezza e destituito.Ammiano Marcellino, Storie, XX, 2.1.

Sapore continuò la sua avanzata, fino alla conquista di Singara e Bezabde (360). La guerra venne ripresa con la campagna sasanide dell'imperatore Giuliano (363), che però fu disastrosa, in quanto Giuliano morì e il suo successore, Gioviano, accettò di cedere ai Sasanidi i territori dal Tigri a Nisibis.

Note

Bibliografia Fonti primarie Ammiano Marcellino, Rerum Gestarum Libri XXXI, XVIII.8-10, XIX.1-8.

Fonti secondarie Francesco Maione: Sangue e Porpora - l'Assedio di Amida, 2025, ISBN 9798276145433 Abd al-Husayn Zarrin'kub, Ruzgaran: tarikh-i Iran az aghz ta saqut saltnat Pahlvi, Sukhan, 1999. ISBN 964-6961-11-8

Voci correlate Battaglie romane Guerre romano-persiane

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