Re Laurino (; ) è il re dei nani protagonista del poema anonimo in medio alto tedesco Laurin, detto anche Der kleine Rosengarten («Il piccolo roseto»), composto nel XIII secolo e appartenente al ciclo delle avventure di Teodorico di Verona (Dietrich von Bern). A partire dal XIX secolo la vicenda è stata rielaborata in una leggenda popolare altoatesina che colloca il roseto di Laurino sul Gruppo del Catinaccio e lo collega al fenomeno dell'enrosadira: nella forma oggi più diffusa, questa leggenda risale in larga parte alla rielaborazione di Karl Felix Wolff nei primi decenni del Novecento, che fuse il poema medievale con racconti eziologici di tradizione tedesca e ladina.

La figura di Laurino e del suo vincitore Teodorico ha assunto nel tempo significati identitari contrastanti. Celebrato come eroe nella tradizione germanica, il Teodorico leggendario era ricordato nell'area romanza come re barbaro ed eretico; la fontana di Bolzano che raffigura Teodorico mentre sconfigge Laurino è stata al centro dei conflitti tra i gruppi linguistici dell'Alto Adige nel Novecento.

Il poema medievale

Datazione e attribuzione Come quasi tutti i poemi eroici tedeschi, il Laurin è un'opera anonima. Conta circa 2.000 versi nelle redazioni (cioè nelle diverse versioni del testo) più estese e fu composto nell'area linguistica tedesca meridionale, come suggeriscono i tratti bavaresi e mediotedeschi delle redazioni più antiche. La datazione è discussa. Il germanista Joachim Heinzle lo ritiene anteriore al 1230, perché Albrecht von Kemenaten sembra conoscerlo quando compone il Goldemar, anch'esso incentrato sullo scontro tra Teodorico e un re dei nani, e ne suppone un'origine tirolese; Kindl colloca il poema intorno alla metà del XIII secolo, mentre il germanista Victor Millet ritiene impossibile stabilire quando e dove sia stato composto.

La vulgata recente, ossia la versione più diffusa nella tarda tradizione del testo, attribuisce l'opera a Heinrich von Ofterdingen, il poeta leggendario che nella cosiddetta Guerra della Wartburg (Wartburgkrieg) canta le lodi di Teodorico; l'attribuzione fu aggiunta soltanto nelle redazioni più tarde ed è considerata molto improbabile. Il poema appartiene all'epica «fantastica» o «avventurosa» (aventiurehafte Dietrichepik) su Teodorico di Verona, nella quale l'eroe affronta nani, giganti e altri esseri soprannaturali anziché avversari storici.

Tradizione manoscritta e a stampa Il Laurin ebbe una diffusione molto ampia. Kindl conta 18 testimoni, cioè esemplari manoscritti o a stampa che tramandano il testo, tra cui undici manoscritti quasi completi compresi tra l'inizio del XIV e l'inizio del XVI secolo, e undici edizioni a stampa pubblicate tra il 1479 e il 1590; il Handschriftencensus, il censimento dei manoscritti medievali in lingua tedesca, elenca 19 testimoni manoscritti tra codici e frammenti, alcuni dei quali perduti o distrutti. Tra i testimoni più noti figurano il Dresdner Heldenbuch del 1472, conservato alla Biblioteca di Stato e universitaria di Dresda (Mscr. M 201), e lHeldenbuch manoscritto di Strasburgo, andato distrutto nel 1870. Il codice di Copenaghen (Arnamagnæanske Institut, AM 32 fol.), che tramanda la redazione con la continuazione Walberan, fu probabilmente allestito nella colonia dei mercanti tedeschi di Venezia.

La denominazione di «piccolo roseto» distingue il poema dal «grande» Rosengarten zu Worms, poema del XIII secolo in cui Teodorico affronta Sigfrido nel roseto di Crimilde; poiché le due opere venivano di solito trascritte insieme negli Heldenbücher («libri degli eroi») del tardo Medioevo e della prima età moderna, si affermò l'uso di distinguerle come «grande» e «piccolo» roseto. Secondo Heinzle è possibile che il Rosengarten zu Worms sia stato a sua volta ispirato dal Laurin.

Le redazioni

Heinzle distingue cinque redazioni principali, osservando tuttavia che, data la grande variabilità dei testi dell'epica avventurosa, ogni manoscritto può essere considerato una versione a sé: la "vulgata antica" (ältere Vulgatversion), incentrata sul solo scontro tra Teodorico e Laurino; la "vulgata recente" (jüngere Vulgatversion), che aggiunge l'antefatto del rapimento della sorella di Dietleib ed è la redazione diffusa dalle stampe; il "Walberan", la continuazione dal finale conciliante; il "Dresdner Laurin", che segue da vicino la vulgata antica ma è composto in strofe; il "Pressburger Laurin", un frammento dal tono parodistico. Kindl riconduce queste redazioni a due linee principali: la vulgata antica (Laurin A) e una linea più recente (Laurin D), che comprende anche le continuazioni e le stampe.

Trama Nella versione riassunta da Kindl, basata sulla vulgata recente, il re dei nani Laurino ha rapito la giovane Künhilt, sorella di Dietleib di Stiria; in alcune versioni la fanciulla è chiamata Similde, forma dovuta probabilmente a un errore di copiatura. Dietleib chiede aiuto a Ildebrando e a Teodorico di Verona, che parte volentieri per l'avventura, attratto dalla fama del roseto di Laurino, recintato soltanto da un filo di seta. Giunti al roseto con Ildebrando, Dietleib, Witege e Wolfhart, Teodorico esita a violarlo, ma Witege spezza il filo e calpesta le rose. Laurino compare subito a cavallo, riccamente armato, sconfigge Witege e pretende come pegno il suo piede sinistro e la sua mano destra. Teodorico offre un risarcimento in oro, che Laurino rifiuta accusandolo di aver agito in modo indegno di un principe. Nel duello che segue il nano, che dispone di una cintura capace di dargli la forza di dodici uomini, si rende invisibile con la sua cappa magica; su consiglio di Ildebrando, Teodorico lo affronta nella lotta corpo a corpo, gli strappa la cappa e spezza la cintura. Sul punto di essere ucciso, Laurino invoca l'aiuto di Dietleib in quanto suo cognato; dopo un nuovo scontro, stavolta tra Dietleib e Teodorico, Ildebrando riporta la pace e i contendenti giurano alleanza.

Laurino conduce poi gli ospiti nel suo palazzo di cristallo all'interno della montagna. Durante il banchetto Künhilt confida al fratello di essere stata trattata con ogni onore, ma di desiderare un ambiente cristiano, poiché Laurino è pagano. Deciso a vendicarsi, Laurino fa addormentare i cavalieri con un sonnifero e li getta in prigione; liberati grazie a Künhilt e Dietleib, gli eroi sconfiggono i nani e i cinque giganti accorsi in loro aiuto. Nella vulgata antica Laurino è condotto prigioniero a Verona, dove deve servire come giullare alla corte di Teodorico. Nelle redazioni più tarde la vicenda si chiude invece con la conversione e il battesimo di Laurino e, nella continuazione Walberan, con un patto di amicizia tra i due re. Del roseto il poema non dice più nulla.

Differenze tra le redazioni

Nella vulgata antica, seguita da vicino dal Dresdner Laurin, manca l'antefatto del rapimento. Il poema si apre con un dialogo in cui Witege esalta Teodorico come il più grande degli eroi, mentre Ildebrando obietta che egli non ha mai affrontato un'avventura con i nani; Teodorico parte allora con Witege per sfidare Laurino, seguito da Ildebrando e Dietleib. Alla vista del roseto Teodorico esita a distruggerlo, ma Witege lo devasta. Laurino, armato in modo così splendido che Witege lo scambia per l'arcangelo Michele, cavalca un destriero grande come un cervo; solo dopo la sconfitta rivela a Dietleib di aver rapito sua sorella e di averla sposata.

Nella vulgata recente Laurino rapisce Künhilt servendosi della cappa dell'invisibilità; Dietleib e Ildebrando apprendono l'esistenza del roseto da un uomo selvatico bandito da Laurino, e alla fine Teodorico accompagna Dietleib e la sorella in Stiria, presso il loro padre Biterolf.

Nella redazione con il Walberan Laurino si arrende durante lo scontro nella montagna e, per intercessione di Künhilt, Ildebrando e Dietleib, Teodorico pone fine alla strage dei nani. Laurino è condotto prigioniero a Verona, mentre il nano Sintram diventa vassallo di Teodorico; Künhilt chiede a Teodorico di trattare bene il prigioniero e di convertirlo al cristianesimo. Sintram tradisce il nuovo signore e chiama in aiuto Walberan, parente di Laurino, che muove guerra a Teodorico con un grande esercito; dopo una serie di duelli, lo scontro tra Walberan e Teodorico si conclude con una riconciliazione e una festa cortese.

Il Pressburger Laurin sembra parodiare il poema: Ildebrando parla di Laurino a Teodorico durante una festa di carnevale, e Teodorico parte con Ildebrando, Dietleib, Witege, Sigfrido e Wolfhart; il frammento si interrompe a questo punto.

Genere e interpretazione La scelta dei distici a rima baciata, anziché della strofa tipica della poesia eroica tedesca, avvicina il Laurin al romanzo cortese; anche il modo in cui Teodorico parte in cerca dell'avventura richiama quel genere, e la devastazione del giardino trova paralleli nellYvain di Chrétien de Troyes e nellIwein di Hartmann von Aue. In questa prospettiva, secondo Millet, assumono una luce negativa sia la riluttanza di Teodorico a risparmiare Laurino, sia il rispetto che gli eroi improvvisamente gli tributano quando scoprono che ha rapito Künhilt. Laurino stesso considera la distruzione del roseto una violazione del diritto, il che getta una luce sfavorevole soprattutto su Witege; Heinzle legge il poema come una riflessione sull'insensatezza dell'avventura cavalleresca.

Le redazioni divergono nel giudizio su Laurino, presentato ora come nano infido e spergiuro giustamente punito da Teodorico, ora come avversario nobile, cavalleresco e pari al suo vincitore. Già il filologo Karl Müllenhoff riteneva più antica la versione del Laurino nobile, mentre la trasformazione del personaggio in figura demoniaca andrebbe collocata nella narrativa del tardo Medioevo. Secondo Kindl, il contrasto tra il pagano Laurino e il mondo cristiano degli eroi riflette, pur in un'opera di registro non elevato, la contrapposizione tra pagani e cristiani propria dell'età delle crociate. Nel corso del poema la caratterizzazione di Laurino diventa via via più negativa, senza che egli sia mai presentato come del tutto malvagio. Le rielaborazioni cercano di sciogliere queste ambiguità: nel Dresdner Laurin il nano è malvagio fin dall'inizio, mentre il Walberan ne mette in primo piano l'umanità e la dignità, che inducono Teodorico a risparmiarlo e lasciano intendere che l'attacco al roseto fosse ingiusto.

Forma metrica Tutte le redazioni, tranne il Dresdner Laurin, sono composte in distici a rima baciata. Il Dresdner Laurin adotta invece una variante del «tono di Ildebrando» (Hildebrandston) nota come Heunenweise, in cui la rima cade anche in cesura, la pausa interna al verso: ogni verso lungo è formato da due emistichi (semiversi) di tre piedi, secondo lo schema a||ba||bc||dc||d. Poiché sono sopravvissute melodie di questo tono tramandate dai Meistersinger, le strofe possono essere cantate secondo la maniera tradizionale della poesia eroica tedesca. Considerando le cesure come fine verso, la strofa può anche essere letta come composta da otto versi brevi.

Il nome Nel Medioevo il nome era accentato sull'ultima sillaba (Laurín), da cui deriva regolarmente la forma del tedesco moderno Lorein, attestata in una raccolta di leggende tirolesi del 1856. Secondo il germanista George T. Gillespie, il primo elemento potrebbe derivare dal medio alto tedesco lûren («ingannare») oppure da una radice *lawa- o *lauwa- («pietra»), presente anche nel nome della Loreley.

Ambientazione Il poema colloca il roseto ze Tirol in dem tanne. Per Kindl l'espressione difficilmente designa il massiccio del Catinaccio: sia il roseto sia il castello nella montagna sono luoghi fantastici, secondo le convenzioni dell'epica avventurosa, e il pubblico medievale non si sarebbe chiesto dove si trovassero esattamente. La questione della localizzazione sorse soltanto quando, nell'Ottocento, il poema divenne una sorta di epopea nazionale del Tirolo.

Fortuna tra Medioevo ed età moderna