LAccademia di belle arti di Napoli (in acronimo ABANA), la cui sede centrale è ubicata nel quartiere San Lorenzo, è un'istituzione universitaria per l'alta formazione artistica.

Nata come Reale Accademia di Disegno, si tratta di una delle più antiche accademie italiane che ha visto il passaggio di numerosi pittori divenendo così punto di riferimento della pittura napoletana dell'Ottocento e del Novecento.

Storia

1752-1799:

Nel 1752, Carlo III di Borbone istituì le reali accademie del disegno e del nudo, presso i laboratori regi.. Sede delle Accademie era il complesso conventuale della chiesa di San Giovanni Battista delle Monache fondato ed eretto nel 1597 a spese del nobile Francesco del Balzo a seguito della monacazione della figlia. Prima istituzione a Napoli rivolta all’educazione alle arti figurative sotto la tutela e il controllo dello Stato, con funzione di pubblica utilità, accentrò subito a sé le migliori energie artistiche dell’Italia Meridionale. E i rapporti con i reali laboratori, determinati anche dall’iniziale coabitazione, non impedirono all’Accademia quel graduale sviluppo che, nel suo destino di Scuola Superiore delle Arti, si concretizzò dalla fine del XVIII secolo. D’altro canto, nelle intenzioni di Carlo di Borbone, l’Accademia sarebbe dovuta sorgere nel Palazzo degli Studi, l’antica sede dell’Università, sia per importanza e decoro, sia perché destinata ai soli artisti.

Con la partenza di Carlo di Borbone fu il ministro Bernardo Tanucci a sostenere le sorti dell’istituzione, dal 1755 diretta da Giuseppe Bonito, pittore di corte fortemente rivolto al culto della tradizione figurativa locale e accademico di San Luca, che per trentaquattro anni, sino al 1789, si occupò della didattica e dell’organizzazione dell’Accademia, allora aperta a pittori, scultori, architetti, apprendisti dei reali laboratori e divisa in due ordini: uno di grado superiore e rappresentato da tre scuole, l’Accademia del Disegno, l’Accademia del Nudo e l’Accademia di Architettura (istituita nel 1762); uno di grado inferiore, la Piccola Accademia, ove si studiava disegno elementare, elementi di disegno geometrico e prospettiva.

1799-1860:

Durante il decennio francese e dopo la seconda restaurazione borbonica, fino alla morte di Ferdinando I delle Due Sicilie (1825), l’assetto didattico e amministrativo vide due fondamentali momenti di riforma: la prima messa in atto dal francese Jean-Baptiste Wicar, nominato direttore da Giuseppe Bonaparte su suggerimento di Antonio Canova, che orientò l’Istituzione all’estetica neoclassica grazie a una serie di norme (1808-09), alla nomina di nuovi artisti, all’istituzione di mostre, premi e concorsi e alla formazione di un nucleo di testi e copie dall’antico (che confluiranno rispettivamente nella biblioteca e nella gipsoteca); la seconda condotta dal 1815, che non cancellò le esperienze acquisite nel periodo murattiano, sebbene mostrasse un chiaro rinvigorimento delle iniziali tradizioni. Fu, difatti, di quegli ultimi anni il piano di rinnovamento che portò il Real Istituto di Belle Arti (nuova denominazione conservata per oltre un secolo, fino al 1924) al fondamentale statuto del marzo 1822, voluto dal ministro Fabrizio Ruffo, affidato all’architetto Antonio Niccolini e rimasto quasi del tutto intatto sino al 1860. Nello stesso 1822 Niccolini fu nominato direttore.

Contestualmente avvennero le nomine di nuovi docenti che andarono a ricoprire le cattedre dei dieci Studi (ex Scuole) in cui si riordinò l’Istituto, tra questi: architettura, prospettiva, incisione, disegno, pittura, ornato e scultura; a quest’ultimo, sino al 1847, era affidato anche il restauro delle statue del Museo. Compito, invero, che gli scultori dell’Accademia avevano da sempre ricoperto, sin dalla sua fondazione, e in particolare grazie all’attivazione, nel 1809, di una vera e propria Scuola di Restauro aperta a pittori e scultori. Inoltre, uno Studio a sé (tra i primi d’Europa) era destinato alla Pittura di Paesaggio, dal 1824 al 1837 retto dall’olandese Anton Sminck van Pitloo; mentre la Scuola di Scenografia, fondata nel 1816 sotto la giurisdizione della Soprintendenza ai Teatri e retta da Niccolini, passava all’Istituto nel 1850. Ulteriore novità fu l’ideazione delle Biennali borboniche, istituite nel 1825, sotto Francesco I, per incoraggiare gli artisti.

Nel decennio che precedette la fine del Regno non si apportò alcuna novità per rinnovare i caratteri, ormai anacronistici, dell’ordinamento didattico, eppure tra i giovani artisti un’esigenza di rinnovamento si faceva sempre più necessaria: già nel settembre 1860 gli allievi dell’Accademia si erano rivolti a Giuseppe Garibaldi perché si attuasse una riforma.

1861-1922:

Solo con l’Unità d’Italia presero davvero voce le forze giovani e una concreta fase di maturazione iniziò per l’Istituto, ormai posto alla dipendenza del Ministero dell’Istruzione Pubblica.

Nel 1864 furono trasferite prima al Regio Palazzo degli Studi (divenuto nel XIX secolo Museo Archeologico Nazionale) e poi alla sua sede attuale di via Santa Maria di Costantinopoli sorta a seguito della trasformazione del precedente complesso conventuale progettata da Errico Alvino. A seguito di questi lavori il chiostro del convento, detto di san Giovanniello, venne separato dalla chiesa di San Giovanni Battista delle Monache con la costruzione di via conte di Ruvo e inglobato sul lato occidentale nel nuovo edificio; tale intervento ne ridusse le dimensioni..

I lavori che ebbero luogo per poter ospitare l'Accademia si inserivano in un piano di intervento urbanistico volto a riorganizzare l'area del Museo archeologico, della galleria Principe di Napoli e di via Port'Alba. Inoltre, assieme al conservatorio di San Pietro a Majella, al già menzionato Museo e al teatro Bellini, l'area era destinata a diventare ancor più un "polo delle arti".

Alla direzione dell’Istituto fu posto il letterato Cesare Dalbono (1861-78), che coinvolse nella vita dell’Accademia i letterati e gli artisti più famosi della città, e in particolare Filippo Palizzi e Domenico Morelli. A questi ultimi il ministro Francesco De Sanctis affidò il compito di elaborare un nuovo statuto, alla luce di quanto stava accadendo a Roma e a Firenze. Di fatto, il nuovo statuto, approvato nel novembre del 1878 e volutamente dissimile da quello delle Accademie delle città sopra citate, distinse l’Istituto napoletano in due settori: uno rivolto alle Scuole di Pittura, Scultura, Decorazione e Architettura; l’altro - di grande modernità - dedicato alle Scuole-Officine di applicazione per l’esercizio e la pratica delle arti minori, da cui nacque, tra il 1880 e il 1882, il Museo Artistico Industriale, inizialmente anch’esso collocato nell’Istituto e ben presto da questi distaccato.

Mentre il XIX secolo si chiudeva, anche idealmente, con la morte dei due artisti che più avevano contribuito alla storia recente dell’Accademia (Palizzi morì nel 1899, Morelli nel 1901), le vicende dell’istituzione napoletana si accingevano a conformarsi, durante il primo Novecento, a quelle degli altri Istituti d’Italia.

Il Ventennio Fascista:

Con la Riforma Gentile del 1924 la struttura dell’Istituto mutò radicalmente: si istituì il Liceo artistico e poi si distaccò la Scuola di Architettura, trasformata ormai in Università. L’Accademia di Belle Arti (secondo la nuova denominazione) comprese i soli corsi quadriennali di Pittura, Scultura, Decorazione e, dal 1940-1941 Scenografia.

Durante il ventennio fascista, per quanto giungessero a Napoli professori da tutta Italia, come Emilio Notte, Lelio Gelli e molti altri ancora, l’Accademia - dove si tennero non poche retrospettive e alcune delle più significative Sindacali, essendo ormai l’unica istituzione che aveva dato vita in città ad una Galleria d’arte moderna - fu percepita come il luogo della tradizione, e molti artisti scelsero di formarsi al di fuori delle sue aule. Intanto, proprio dall’Accademia provenivano quanti erano chiamati a dare un nuovo volto alla città di quegli anni, attraverso i cantieri della Stazione Marittima o della Mostra d'Oltremare, come Franco Girosi, Giovanni Brancaccio, Edoardo Giordano e Notte. Maestri dell’Accademia erano pure i restauratori del Gabinetto di Pinacologia e Restauro del Museo Nazionale, nato nel 1932 come primo organo tecnico ministeriale preposto alla conservazione delle opere d’arte, interno al Ministero dell’Educazione Nazionale e antesignano dell’ICR.

Con la caduta del regime, trasformata in Ospedale militare nell’ottobre 1943, l’Accademia subì numerosissimi danni e fu costretta a interrompere la sua attività per un biennio.

Dal Secondo Dopoguerra a oggi:

Terminata la Seconda guerra mondiale, l'Accademia riattivò i suoi corsi nel 1949. La sua organizzazione restava ancorata ai canoni della Riforma Gentile e ciò cozzava fortemente con il rinnovamento della società italiana. In seguito agli eventi del "Sessantotto" l'attività dell'Accademia venne nuovamente interrotta.

Dagli anni Settanta, ai corsi tradizionali, si aggiunsero i cosiddetti corsi complementari, e nuove discipline - come Scenotecnica, Design, Regia teatrale e Storia dello Spettacolo - si attivavano anche a Napoli per rispondere alle moderne esigenze di formazione e alle richieste del mercato del lavoro.

Dopo la direzione di Franco Mancini, conclusasi nel 1984, per quattordici anni l’Accademia è stata diretta da Gianni Pisani, che tra l’altro ha portato avanti il restauro del monumentale edificio, con il ripristino di gran parte dei suoi spazi e la risistemazione del giardino storico. Si apriva in quegli anni anche una seconda Galleria, detta oggi “Galleria del Giardino”, e iniziava quella politica di apertura sostenuta da mostre, dibattiti, convegni, concerti, conferenze, rassegne cinematografiche e spettacoli teatrali che in anni recenti ha rimodulato e rinnovato il rapporto tra l’Accademia e il territorio.

Si restava nel frattempo in attesa di una riforma, sancita solo nel 1999 con la Legge 508. La Riforma proiettò l'Accademia di Belle Arti e l'intero comparto AFAM in una rinnovata dimensione universitaria, seguendo il modello del Processo di Bologna.

Struttura

Dipartimenti e Scuole

L'Ateneo è costituito da dipartimenti a cui aderiscono più scuole sulla base di criteri di affinità culturale, didattica, scientifica e disciplinare; esse coordinano le attività didattiche comuni fra i dipartimenti che ne fanno parte. L'Accademia si fonda su undici scuole (organizzate in corsi di laurea e indirizzi) e tre dipartimenti, così strutturati:

Dipartimento di Arti Visive: Scuola di pittura (1º livello L-3, 2º livello LM-89 ) Scuola di scultura (1º livello DAPL02, 2º livello DASL02) Scuola di decorazione (1º livello DAPL03, 2º livello DASL03) Scuola di grafica (1º livello L-4, 2º livello LM-12) Dipartimento di Progettazione e Arti Applicate: Scuola di scenografia (1º livello DAPL05, 2º livello DASL05) Scuola di progettazione artistica per l'impresa (graphic design - fashion design -1º livello L-4 / L-3, 2º livello LM-12) Scuola di nuove tecnologie dell'arte (1º livello DAPL08, 2º livello DASL08) Scuola di fotografia (1º livello L-3, 2º livello LM-65) Scuola di Cinema (1° livello L-3, 2º livello LM-65) Scuola di restauro (LMR/02 per albo restauratori e per gli altri concorsi pubblici) Dipartimento di Comunicazione e Didattica dell'Arte: Scuola di comunicazione e valorizzazione del patrimonio artistico contemporaneo (1º livello L-3, 2º livello LM-01) Scuola di didattica dell'arte (1º livello L-3, 2°livello LM-89 )

Formazione Accademica

Per il Ministero dell'Università e della Ricerca (MUR) l'Accademia di Belle Arti di Napoli è compresa nel comparto universitario, settore dell'Alta formazione artistica, musicale e coreutica e rilascia lauree triennali e lauree magistrali.

L'offerta accademica comprende inoltre: