La Serie A 1990-1991 è stata l'89ª edizione della massima serie del campionato italiano di calcio (la 59ª a girone unico), disputata tra il 9 settembre 1990 e il 26 maggio 1991 e conclusa con la vittoria della , al suo primo titolo.

Capocannoniere del torneo è stato Gianluca Vialli (Sampdoria) con 19 reti.

Stagione Novità Sulla scia delle contemporanee modifiche apportate al regolamento, volte a incentivare un gioco maggiormente offensivo e spettacolare, venne stabilito che l'autore di un fallo da «ultimo uomo» – in particolare, qualora la circostanza avrebbe potuto favorire la chiara realizzazione di un gol – venisse sanzionato con il rosso diretto. Venne inoltre deciso, dopo 65 anni, di abolire il «fuorigioco in linea»: d'ora in avanti il giocatore in linea con il penultimo avversario non sarebbe stato più considerato in offside.

Calciomercato

La rampante rifinì un organico sempre più collaudato, tutto al servizio dei gemelli del gol Mancini-Vialli, acquistando la punta Branca e il centrocampista sovietico Mychajlyčenko, quest'ultimo arrivato a Genova tra grandi aspettative ma suo malgrado incapace di adattarsi ai ritmi del calcio italiano. L', ceduto Matteoli, si limitò al piccolo cabotaggio acquistando i difensori Battistini e Paganin, e il centrocampista Pizzi; sfortunato, invece, l'ingaggio di Fontolan, nei piani estivi destinato a essere il fulcro della manovra offensiva nerazzurra, ma già nel precampionato vittima di un grave infortunio che lo terrà lontano dai campi per tutta la stagione. Mercato a fari spenti anche per i concittadini del che si limitarono ad accogliere come dodicesimo il promettente Rossi.

Numerose le novità per una che, passata in mano a Luca Cordero di Montezemolo e decisa ad abbracciare le contemporanee innovazioni zoniste, affidò la panchina all'emergente Luigi Maifredi e varò un importante mercato che portò a Torino, tra gli altri, lo stopper brasiliano Júlio César, il tedesco Häßler fresco campione del mondo e soprattutto il maggiore colpo mediatico della sessione, il fantasista Roberto Baggio strappato alla per l'allora cifra-record di 25 miliardi di lire – un trasferimento che sfociò in violente proteste di piazza da parte della tifoseria gigliata, rinfocolando lo storico astio viola verso i bianconeri –, il quale andò ad affiancare in attacco i confermati Casiraghi e Schillaci, quest'ultimo reduce dai fasti delle notti magiche mondiali.

La , con Ottavio Bianchi in panchina, poté contare sull'asse Aldair-Giannini-Völler, ma molto presto verrà frenata da un caso di doping – rimasto controverso a distanza di anni – che porterà alle squalifiche annuali di Carnevale e dell'emergente numero uno Peruzzi. I concittadini della , che stavano proseguendo nella loro opera di risanamento sotto la gestione Calleri, palesarono ambizioni crescenti offrendo la panchina a Dino Zoff e puntando in attacco sul neocampione del mondo Riedle. Nel detentore del titolo si mise in mostra il giovane Zola, l'unica nota positiva di una stagione segnata dalla "fuga" di Maradona, che chiuse mestamente la sua esperienza in azzurro con una positività alla cocaina.

Tra le neopromosse, il scovò in Argentina il promettente Diego Simeone, il si rafforzò col trio uruguaiano Fonseca-Francescoli-Herrera, ma più di tutte spiccò il di Nevio Scala, dall'efficace gioco a zona, che si rinforzò con lo svedese Brolin e il belga Grün e che affidò inoltre le chiavi della porta – per ragioni anche commerciali – al brasiliano Taffarel.

Avvenimenti Girone di andata Il campionato successivo al mondiale di partì il 9 settembre, a due mesi dalla conclusione della rassegna iridata. Si registrò il debutto dell'ambizioso Parma di Nevio Scala, prima delle tante squadre provenienti dalla Via Emilia ad approdare in questo decennio nella massima categoria, e diverse contendenti al titolo: il Napoli campione uscente, tuttavia subito estromesso dalla lotta per il titolo dopo un inizio sottotono, le milanesi, la rinnovata Juventus e loutsider Sampdoria.

I rossoneri di Arrigo Sacchi presero il comando a punteggio pieno alla terza giornata, rimanendovi sino alla fine di ottobre. La sconfitta casalinga contro la Sampdoria conferì il temporaneo primato a quest'ultima, superata a sua volta dall'Inter il 25 novembre 1990 per effetto del contemporaneo knock-out doriano nella stracittadina. Il 9 dicembre, la compagine nerazzurra trovò un platonico comando solitario allorché Sampdoria e Milan dovettero rinviare i propri impegni, rispettivamente, per maltempo e per la fruttuosa partecipazione alla Coppa Intercontinentale.

Pur tallonati dai genovesi e da una Juventus fin qui convincente, gli uomini di Giovanni Trapattoni mantennero il primato laureandosi simbolicamente campioni d'inverno il 20 gennaio 1991: in una graduatoria fin qui molto corta, il margine sui rivali cittadini era di un punto, mentre l'inedito terzetto composto da doriani, ducali e bianconeri lamentava un ritardo di due lunghezze.

Girone di ritorno

Nel girone di ritorno, complici l'inesperienza della matricola Parma e l'improvviso cedimento della Juventus, la lotta per lo scudetto rimase circoscritta alle sole Inter, Milan e Sampdoria. Furono gli scontri diretti a sancire il dominio blucerchiato: il 17 febbraio la vittoria di Marassi contro i bianconeri lanciò i doriani al primo posto; il 10 marzo anche i rossoneri uscirono sconfitti da Genova; infine il 5 maggio i liguri batterono al Meazza i nerazzurri, ipotecando a conti fatti il titolo. La certezza matematica arrivò il 19 dello stesso mese, dopo la vittoria casalinga per 3-0 contro un condannato alla retrocessione.

Per gli uomini di Vujadin Boškov, da qualche anno ai vertici del calcio italiano ma che mai erano giunti sul podio del campionato (e per trovare il precedente più rilevante delle sue progenitrici bisognava risalire alla finalista nel torneo di Prima Categoria 1921-1922), fu il primo scudetto della storia: i blucerchiati raggiunsero lo storico traguardo grazie a un affiatato gruppo sia dentro sia fuori dal campo – in cui spiccarono i 19 gol del capocannoniere Vialli –, e il tricolore andò a premiare il paziente lavoro di costruzione portato avanti negli anni dal presidente Paolo Mantovani.

Lo scudetto mancava alla città di Genova dall'edizione 1923-1924, quando era stato il ad appuntarselo al petto. Proprio la squadra rossoblù fu l'altra protagonista del campionato, in un'annata da ricordare per il calcio genovese: Osvaldo Bagnoli mise in piedi un altro piccolo "miracolo sportivo" dopo Verona, portando il grifone dal glorioso passato, ma da oltre mezzo secolo lontano da qualsivoglia successo, a issarsi al quarto posto finale – suo migliore piazzamento nel secondo dopoguerra –, frutto di un undici in cui spiccarono la leadership di capitan Signorini e le reti del bomber cecoslovacco Skuhravý.

Non andarono oltre un settimo posto una Juventus in caduta libera, alle prese con problemi di risultati e incapace di raggiungere la qualificazione alle coppe europee per la prima volta dopo ventotto anni, e il favorito Napoli, scosso in aprile dalla positività di Maradona ai test antidoping; la fuga del Pibe de Oro in Argentina (che proprio a Genova, contro i futuri scudettati, realizzò dal dischetto la sua ultima rete "italiana"), segnò a posteriori il definitivo tramonto dei sogni di gloria della squadra partenopea dopo anni di eccezionali successi; anche se, nell'immediato, da quel momento il Napoli non perse più una partita sino al termine del campionato, tirandosi fuori da situazioni di classifica pericolose e arrivando a sfiorare la zona UEFA, perduta solo all'ultima giornata.

Convincenti prestazioni arrivarono da e Parma, entrambe (grazie alla squalifica internazionale in cui era incappato il Milan) neopromosse da Coppa UEFA, mentre il agganciò la salvezza con un turno di anticipo a spese di Lecce e Pisa, con i pugliesi caduti in Serie B dopo tre anni e i toscani a far ritorno tra i cadetti dopo appena un anno, nonostante un buono scatto iniziale comprensivo di due vittorie; quella pisana fu la prima squadra a retrocedere dopo aver vinto le prime due gare di campionato, suo malgrado eguagliata dal nel campionato 2002-2003.

Caddero anche e , rimaste sul fondo per gran parte del campionato: per i felsinei fu l'inizio di un periodo di declino identico a quello già vissuto agli inizi del decennio precedente, mentre ben più lungo sarà l'oblio dei romagnoli che sarebbero tornati in Serie A solo nella stagione 2010-2011.

Squadre partecipanti

Club partecipanti Stagione Città Stadio Stagione precedente dettagli Bergamo Stadio Comunale 7º posto in Serie A dettagli Bari Stadio San Nicola 10º posto in Serie A dettagli Bologna Stadio Renato Dall'Ara 8º posto in Serie A dettagli Cagliari Stadio Sant'Elia 3º posto in Serie B, promosso dettagli Cesena Stadio Dino Manuzzi 12º posto in Serie A dettagli Firenze Stadio Comunale 13º posto in Serie A dettagli Genova Stadio Luigi Ferraris 11º posto in Serie A dettagli Milano Stadio Giuseppe Meazza 3º posto in Serie A dettagli Torino Stadio delle Alpi 4º posto in Serie A dettagli Roma Stadio Olimpico 9º posto in Serie A dettagli Lecce Stadio Via del Mare 14º posto in Serie A dettagli Milano Stadio Giuseppe Meazza 2º posto in Serie A dettagli Napoli Stadio San Paolo 1º posto in Serie A dettagli Parma Stadio Ennio Tardini 4º posto in Serie B, promosso dettagli Pisa Stadio Arena Garibaldi 2º posto in Serie B, promosso dettagli Roma Stadio Olimpico 6º posto in Serie A dettagli Genova Stadio Luigi Ferraris 5º posto in Serie A dettagli Torino Stadio delle Alpi 1º posto in Serie B, promosso

Allenatori e primatisti Squadra Allenatore Calciatore più presente. Cannoniere Atalanta Pierluigi Frosio (1ª-18ª) Bruno Giorgi (19ª-34ª) Fabrizio Ferron (34) Claudio Caniggia, Evair (10) Bari Gaetano Salvemini Massimo Brambati, Gérson, Angelo Terracenere (31) João Paulo (12) Bologna Franco Scoglio (1ª-6ª) Luigi Radice (7ª-34ª) Herbert Waas (32) Kubilay Türkyılmaz (9) Cagliari Claudio Ranieri Gianfranco Matteoli (34) Daniel Fonseca (8) Cesena Marcello Lippi (1ª-17ª) Giampiero Ceccarelli e Renato Lucchi (D.T.) (18ª-22ª) Alberto Batistoni e Renato Lucchi (D.T.) (23ª-34ª) Massimo Ciocci (33) Massimo Ciocci (13) Fiorentina Sebastião Lazaroni Mario Faccenda (33) Diego Fuser, Massimo Orlando (8) Genoa Osvaldo Bagnoli Roberto Onorati, Tomáš Skuhravý, Vincenzo Torrente (33) Carlos Alberto Aguilera, Tomáš Skuhravý (15) Inter Giovanni Trapattoni Alessandro Bianchi (34) Lothar Matthäus (16) Juventus Luigi Maifredi Stefano Tacconi (34) Roberto Baggio (14) Lazio Dino Zoff Valerio Fiori, Raffaele Sergio (34) Rubén Sosa (11) Lecce Zbigniew Boniek Mazinho (34) Pedro Pasculli (7) Milan Arrigo Sacchi Franco Baresi, Marco van Basten (31) Marco van Basten (11) Napoli Alberto Bigon Giovanni Galli (33) Careca (9) Parma Nevio Scala Enzo Gambaro, Taffarel (34) Alessandro Melli (13) Pisa Luca Giannini e Mircea Lucescu (D.T.) (1ª-24ª) Luca Giannini (25ª-34ª) Aldo Dolcetti, Henrik Larsen, Maurizio Neri (33) Michele Padovano (11) Roma Ottavio Bianchi Thomas Berthold, Amedeo Carboni, Rudi Völler (30) Rudi Völler (11) Sampdoria Narciso Pezzotti e Vujadin Boškov (D.T.) Giuseppe Dossena (34) Gianluca Vialli (19) Torino Emiliano Mondonico Gianluigi Lentini (34) Giorgio Bresciani (13)

Classifica finale Squadra 1.5134201135724 +33 2.4634181064619 +273.4634181065631 +254.4034141285136 +155.3834121484029 +116.3834131293531 +47.37341311104532 +13 8.37341115837370Vincitrice della Coppa Italia.9.3634111494337 +6 10.35341113103837 +1 11.353481973336 -3 12.3134815114034 +6 13.2934911144147 -6 14.2934617112944 -15 15.2534613152047 -27 16.223486203460 -26 17.193459202858 -30 18.1834410202963 -34 Legenda:       Campione d'Italia e qualificata in Coppa dei Campioni 1991-1992       Qualificata in Coppa delle Coppe 1991-1992.       Qualificate in Coppa UEFA 1991-1992.       Retrocesse in Serie B 1991-1992.

Regolamento: Due punti a vittoria, uno a pareggio, zero a sconfitta.