Cantacronache è stato un gruppo di ricerca e lavoro, un collettivo di musicisti, letterati, poeti e un "movimento per il rinnovamento della musica leggera del nostro paese" formatosi a Torino nel 1958 su iniziativa di Sergio Liberovici. Tra i membri fondatori vi era anche Michele L. Straniero, cui si aggiunsero Fausto Amodei e Margot, moglie del citato Liberovici. Sempre in questo ambito nacque l'omonima rivista musicale il cui secondo ed ultimo numero uscì nel 1963.
Sul fronte della composizione, il gruppo ricevette il supporto di due noti scrittori della casa editrice di orientamento liberale Einaudi, Italo Calvino e Franco Fortini; anche Umberto Eco e Gianni Rodari oltre ad essere estimatori del gruppo, ne erano collaboratori costantemente in contatto.. Inoltre, i Cantacronache ricevettero rapidamente numerose proposte non richieste di testi sia da autori affermati come Giovanni Arpino che da poeti dilettanti sconosciuti, alcuni dei quali entrarono a far parte del repertorio del gruppo.
Sono considerati tra i precursori del cantautorato italiano. Ma i Cantacronache non furono solo il primo tentativo nella musica popolare italiana di dare un significato più profondo ai testi delle canzoni e quindi di trasmettere contenuti di critica sociale, ma furono anche il primo attacco frontale contro la monolitica e conservatrice industria musicale italiana dell'epoca. Il loro stile si opponeva radicalmente alle facili formule di quella canzonetta di consumo che Umberto Eco chiamava "musica gastronomica" e la loro linea era in aperta ostilità al neonato Festival di Sanremo, che il gruppo chiamava ironicamente "palcoscenico della smemoratezza italiana".
Il brano forse più famoso del repertorio è, ancora oggi, Per i morti di Reggio Emilia, composto e inciso da Fausto Amodei all'indomani della strage di Reggio Emilia del 7 luglio 1960. Celebri anche Dove vola l'avvoltoio? e Oltre il ponte, entrambe con testo di Italo Calvino e musica di Sergio Liberovici, e La zolfara (testo di Michele L. Straniero e musica di Fausto Amodei), portata contemporaneamente al successo da Ornella Vanoni.
Molte delle incisioni del gruppo, realizzate tra il 1957 e il 1963 su vari 45 giri EP o singoli (prima su etichetta Italia Canta e poi su DNG), furono ristampate in quattro LP pubblicati dalla etichetta discografica Albatros della Vedette nel 1971.
Nonostante la loro breve durata e la loro carriera ai margini, il lavoro pionieristico del gruppo ha aperto la strada a importanti cantautori italiani dei decenni successivi, tra cui Francesco Guccini, Fabrizio De André e Francesco De GregoriCarlo Pestelli, An Escape from Escapism - in .
Storia Origini e contesto
L'Italia degli anni '50 era caratterizzata da grande disuguaglianza sociale e stagnazione politica. Le istituzioni e i media erano caratterizzati dalla continuità del personale con l'era fascista, e anche l'industria musicale era in gran parte nelle mani di ambienti conservatoriCarlo Pestelli, An Escape from Escapism - in .
Se nell'Italia del dopoguerra il neorealismo aveva già dato i suoi frutti nella letteratura e nel cinema, il mondo della canzone era dominato da quelle forme leggere e spensierate della musica di consumo che soddisfaceva le esigenze di un popolo che voleva lasciarsi alle spalle i drammi della seconda guerra mondiale. Se da un lato il neonato Festival di Sanremo, previo consenso della commissione di censura statale, distribuiva già quelle canzonette balneari, generazionaliste o di consumo che in seguito Umberto Eco chiamerà "musica gastronomica", dall'altro nascevano i primi tentativi di recupero della musica folklorica: Roberto Leydi e Tullio Kezich avevano già curato il volume Ascolta, Mister Bilbo! Canzoni di protesta del popolo americano (1954, edizioni Avanti), mentre il celebre Alan Lomax era sceso in Italia per raccogliere, assieme a Diego Carpitella, le canzoni folkloriche delle classi subalterne del nostro paese. Questi ed altri eventi, seppur da valutare come casi isolati, andavano ad evidenziare la mancanza di forme musicali in grado di mettere l'accento sulla crudezza della cronaca sociale, raccontando i fatti e le cose d'Italia con durezza e concretezza.
Ma fu solo con la nascita dei Cantacronache su iniziativa di Sergio Liberovici che questo nascente stile musicale affrontò le prime manifestazioni di massa, divenendo una forma musicale diffusa e popolare.
1957-1958: La nascita del Cantacronache e della "musica realista"
Nel 1958, proprio mentre Domenico Modugno vinceva il Festival di Sanremo con Nel blu dipinto di blu, segnando così una svolta nella musica popolare e nella canzone italiana, il musicista e comunista Sergio Liberovici era a Berlino al Theater am Schiffbauerdamm, dove vide L'opera da tre soldi di Bertolt Brecht rappresentata dal Berliner Ensemble, uno spettacolo che influenzerà il suo lavoro per gli anni a venireCarlo Pestelli, An Escape from Escapism - in .
Tornato in Italia suggerì al suo amico, giornalista e membro dell'Azione Cattolica Michele L. Straniero di lavorare a un nuovo tipo di canzone italiana, che si distinguesse dalla banalità della canzonetta d'evasione e della musica popolare dominante. Lo scopo era comporre "canzoni realistiche" che si opponessero alla "canzoni consumistiche" tipiche del Festival di Sanremo. "Evadere dall'evasione" diventerà presto il motto del gruppo:
Oltre a Brecht, altre influenze che segnarono il duo furono poeti e chansonnier francesi come Louis Aragon, Jacques Prévert, Raymond Queneau o Georges Brassens da una parte, e la tradizione italiana dei cantastorie dall'altra. E proprio da quest'ultimi i due ripresero il nome, fondendo la tradizione dei narratori italiani alle più moderne cronache giornalistiche. A Liberovici e Starniero si unirono poi l'architetto Fausto Amodei e Margot (che in seguito sposò Liberovici). Ma il gruppo musicale andava sempre più configurandosi come ensemble aperto, includendo nella cerchia anche Giorgio De Maria, il giornalista Mario Pogliotti e l'avvocato Emilio JonaCarlo Pestelli, An Escape from Escapism - in . Ma fin dai primissimi passi il collettivo si affidò ai testi di parolieri come Italo Calvino o Franco Fortini.
Dopo aver presentato i propri brani in situazioni domestiche come i salotti di Giulio Einaudi, Luciano Foà, Elsa De Giorgi, il 1º maggio del 1958, durante una marcia operaia organizzata dalla CGIL e tenutasi a Torino per la Festa dei lavoratori, viene presentato il primo 78 giri diffondendo nell'aria le note delle nuove canzoni mentre i volantini con i testi vengono distribuiti tra i manifestanti. Negli stessi giorni debuttò al Circolo musicale A. Toscanini di Piazza Carlini a Torino lo spettacolo Tredici canzoni tredici che vedeva Liberovici al piano e voce, Amodei alla chitarra e voce e Straniero alla voce. Si configurava così quel modo di essere che se da un lato portò il Cantacronache per lungo tempo ad essere bandito da tutti i media ed i festival italiani, dall'altra parte permise loro di essere distribuiti in tutta una nascente rete fatta di feste de l'Unità, feste de L'Avanti!, sedi di partito, circoli culturali, camere del lavoro e circoli ARCI, allargandosi sempre di più nel resto d'Italia.
Nell'estate del 1958, con il titolo Cantacronache sperimentale venne presentato il primo EP su 7" autoprodotto e pubblicato su proprio marchio, Italia Canta. Il disco vedeva 4 brani cantati da Franca Di Rienzo e suonati da Sergio Liberovici che co-firmava anche i testi assieme a Calvino, Jona e Giorgio De Maria ed era allegato al primo numero della rivista omonima. La pubblicazione venne premiata al Premio Viareggio, vinto quell'anno anche da Morte e pianto rituale nel mondo antico di Ernesto de Martino. I termini che la stampa più utilizzava per definire il nuovo fenomeno musicale erano "canzone realista" o "neorealista". Un esempio ne fu Paese sera, che titolava "E nata a Torino la canzone realista". E se 2 giorni dopo lo stesso quotidiano sosteneva che "la nuova canzone neorealista è nata con i panni dismessi e poveri, come conviene al suo nome", L'Unità parlava delle loro tematiche sostenendo che "Parla di amori veri la canzone realista", ma anche ironizzando sul fatto che "I preti politicanti sono, naturalmente, uno dei bersagli preferiti". Di li a poco uscì il secondo 7" intitolato Cantacronache 1 (Italia canta, 1958), in cui i brani venivano affidati alla voce di Pietro Buttarelli, mentre la composizione dei testi e delle musiche erano di Straniero Frontini e Liberovici, con il brano Dove vola l'avvoltoio? che vedeva ancora la partecipazione di Italo Calvino. La zolfara fu il primo brano dei Cantacronache composto da Amodei, che in precedenza era sempre stato il chitarrista ed esecutore.
Se in questa prima fase i quattro membri principali del gruppo si consideravano esclusivamente autori di canzoni, già i brani di Cantacronache 2 (1958, Italia canta) furono cantati da Amodei e Straniero stessi. Il disco comprendeva 2 brani di Amodei composti con Dario Baraldi e 2 brani di Straniero composti uno con Giustino Durano e l'altro con Franco Fortini.
1959-1963: Dal festival della gioventù allo scioglimento Nel 1959 uscì il nuovo 7" Cantacronache 3 - Partigiano che si apriva con il brano Oltre il ponte cantato nuovamente da Pietro Buttarelli e composto da Calvino e Liverovici, mentre altri brani erano cantati da Michele L. Straniero.
L'EP successivo si intitolava Vienna cantacronache, era sempre del 1959 e venne pubblicato da Italia Canta in occasione del VII Festival mondiale della gioventù e degli studenti, dove il gruppo presentò un loro spettacolo che vedeva cantare Luciano Ferrier al fianco dell'orchestra diretta da Gianni Casalino. Fu proprio questa tappa viennese la prima volta che i Cantacronache si presentarono fuori dal contesto italiano, vincendo anche la medaglia d'oro nel concorso musicale internazionale che si svolgeva in questo contesto.
Se il Cantacronache 4 (Italia Canta, 1959) era un EP interamente composto da brani di Fausto Amodei, il Cantacronache 5 (Italia Canta, 1959) affidava i testi di Straniero, Liberovici e Jona alla voce di Edmonda Aldini. Il Cantacronache 6 (Italia Canta, 1959) conteneva ancora canzoni scritte e sonate da Fausto Amodei. Tra le canzoni di quest'ultimo è da menzionare il brano Per i morti di Reggio Emilia. La canzone raccontava i fatti della strage di Reggio Emilia e divenne uno dei brani simbolo di una generazione che si opponeva alla rinascita del fascismo e di tutte le lotte sindacali negli anni a venire.
Nel 1961 Liberovici, Straniero e Margot si recarono nella Spagna franchista al fine di registrare i canti della nuova resistenza alla dittatura di Francisco Franco. Così Margot ricorda il viaggio:
Da questo lavoro di ricerca sul campo uscì prima l'LP intitolato Canti della resistenza spagnola 1939/1961 (Italia Canta, 1961) e poi il libro omonimo pubblicato da Einaudi Editore. Furono proprio queste pubblicazioni che costarono ai musicisti ed all'editore Giulio Einaudi l'accusa di offese a un capo di Stato estero e vilipendio della figura di Cristo, in un processo che li vide condannati in primo grado a 4 mesi di carcere ed assolti alla Corte suprema di cassazione dopo che il libro fu tradotto in Francia e Inghilterra.
Nel 1962 il gruppo si sciolse. Nel loro ultimo concerto romano organizzato al Teatro dei Satiri di Trastevere dal quotidiano Paese sera il gruppo suonò l'intero repertorio di Tredici canzoni tredici di fronte ad un pubblico che vedeva nelle prime file Alberto Moravia, Pierpaolo Pasolini, Laura Betti, Enzo Siciliano.
Due dei suoi membri, Amodei e Straniero, proseguirono l'attività di riscoperta del canto sociale all'interno del Nuovo Canzoniere Italiano.
I Cantacronache dopo i cantacronache Tutta la collezione dei dischi e dei libri dedicati a Cantacronache è attualmente consultabile presso la Biblioteca Comunale delle Lame di Bologna (contenente l'enorme archivio storico-musicale del Canzoniere delle Lame).