La chiesa di San Francesco è un edificio sacro che si trova in via Berrettini a Cortona, in provincia di Arezzo e diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro.
Storia e descrizione Costruita su una grande terrazza artificiale probabilmente romana, la chiesa fu iniziata nel 1246 su terreni donati dal Comune di Cortona a Frate Elia, che fu probabilmente anche il progettista della chiesa, già officiata nel 1254 ma consacrata solo nel 1374, come si legge sulla lapide in facciata.
Alla fine del Cinquecento e nel primo Seicento anche la chiesa di San Francesco fu aggiornata in senso controriformato con l'aggiunta di nuovi altari e la sostituzione di altri, tutti dotati di pale che interpretassero i nuovi dettami tridentini.
La facciata, alla quale si sale attraverso una lunga scalinata, conserva il portale a sesto acuto strombato, con tre colonnette nello sguancio, e l'imposta di un grande occhio. Nell'abside sono visibili i profili delle bifore gotiche parzialmente murate. Sul lato sinistro è visibile l'ala orientale del chiostro dove si aprono due bifore, oggi murate, e una porta a sesto acuto, relative alla sala capitolare.
Interno L'interno, a navata unica con copertura a capriate, con tre cappelle terminali voltate a crociera, di cui la centrale più alta, ha una struttura tipica delle chiese francescane.
La chiesa subì nel tardo Cinquecento la trasformazione tipica della Controriforma consistente nella cancellazione degli affreschi al fine di ottenere uno spazio più austero e nell'aggiunta, a partire dalla fine del XVI secolo, di grandi e monumentali altari laterali di grande pregio formale.
Il primo altare destro, eretto nel 1609, mostra il linguaggio tardo manieristico della bottega di Mariotto Radi, come altri in chiesa. Il patrono Pietro Capulli, frate francescano che fu anche reggente del Collegio di San Bonaventura a Roma e studioso degli scritti del santoA. De Ferrari, Capulio, Pietro, in "Dizionario biografico degli italiani", 19, Roma, 1976, ad vocem. , lo dedicò a san Francesco e appunto anche a san Bonaventura, che nell'iscrizione dedicatoria definì rispettivamente "padre" e "guida". In esso si trova oggi la tela con il San Francesco davanti al Sultano, di Niccolò Monti (1842), in sostituzione di una originaria pala di Andrea Commodi andata perduta.
Il secondo altare fu voluto nel 1643 da Domenico Rotani, vessilifero dell’esercito mediceo e servitore di Ferdinando I e Cristina di Lorena (come è ricordato nell'iscrizione) progettato da Filippo Berrettini ma eseguito probabilmente da maestranze della sua bottega o di quella bottega dei Radi. La pala con L'Incontro di San Gioacchino e Sant'Anna alla Porta Aurea è firmata da Orazio Fidani e datata 1645.
Il terzo altare, fondato da Onofrio Sernini Cucciatti nel 1606, attribuibile anch'esso alla bottega di Mariotto Radi e dedicato alla Vergine, a san Cristoforo e a santa Caterina, custodisce una pala di Andrea Commodi con lImmacolata Concezione con San Cristoforo, San Ludovico Re, Santa Cecilia e Santa Caterina, del 1609. La tela, restaurata nel 2020, è ispirata allo stesso soggetto del Vasari in Santi Apostoli a Firenze, ma con una correzione delll'affollamento manieristico del modello e l'inserimento di dettagli naturalistici acquisiti nel suo apprendistato romano, come il terreno sassoso e il grande piede di Cristoforo con le unghie sporche che lo calpesta.
Il quarto altare fu il primo eretto nel rinnovamento controriformato della chiesa, nel 1596, da Antonio Buoni e dedicato ad Antonio da Padova, come si legge nell'iscrizione dedicatoria nel fregio. Nonostante il Buoni richiedesse la pala al Cigoli, l'altare non è attribuito alla progettazione del Cardi architetto, ma pare piuttosto attribuibile a Mariotto RadiAlessandro Grassi, Gli altari post-tridentini di San Francesco di Cortona, in Un modello in discussione..., cit. in bibliografia, Pisa 2025, pagg. 242 - 243.. La pala con Sant'Antonio da Padova e il miracolo della mula del Cigoli, che presenta un innovativo connubio tra verità degli 'affetti' e un colore più naturale, derivato dai modelli veneti e del Correggio, è firmata e datata 1597Roberto Contini, Il Cigoli, Soncino 1991, p. 56, n. 9..
Il successivo altare è quello voluto nel 1625 da Margherita Venuti in memoria del marito Niccolò Baldelli, come riportato nell'iscrizione dedicatoria. La mostra architettonica ripete le forme del primo altare e fu anch'esso commissionato a Mariotto Radi a cui spetta probabilmente solo il disegno, essendo morto nel 1624. Per l'altare fu commissionata la tela con la Madonna in gloria col Bambino e i santi Francesco, Margherita da Cortona e Nicola di Bari, di Francesco Rustici, datata 1625 in un'iscrizione. Margherita da Cortona, di cui allora si stava riattivando a Roma il processo di canonizzazione è eponima della committente, Nicola di Bari del marito defunto, e san Francesco, a cui è dedicata la chiesa, era oggetto di grande devozione da parte di Margherita.
Nella cappella a destra della maggiore è il Monumento funebre di Ranieri Ubertini, primo vescovo della diocesi di Cortona, morto nel 1348, opera di Angelo e Francesco di Pietro, del 1360. L'altare, eretto nel 1657 da Annibale Laparelli, mostra caratteri stilistici della bottega dei Radi. La pala che fu commissionata per l'altare, la Vergine in gloria con San Luigi, San Ludovico, Santa Margherita da Cortona e Beato Guido da Cortona, di Ciro Ferri, dello stesso anno, si trova oggi alla parete sinistra.
Il presbiterio è occupato dall'alto e pregevole Tabernacolo dell'Altare Maggiore, opera di Bernardino Radi realizzato a seguito in un concorso indetto nel 1629, ma completato solo alla fine degli anni settanta. Dietro di esso si può ammirare, salendo delle scale, il Reliquiario della Croce Santa, opera risalente al X secolo, donato a frate Elia nel 1244 dall'Imperatore di Nicea Giovanni III per custodire un frammento della Santa Croce portato a Cortona da Costantinopoli dal francescano, successore di Francesco alla guida dei Frati Francescani Conventuali.
La cappella a sinistra della maggiore conserva un altare eretto tra 1657 e 1659 da Girolamo Mancini in esecuzione delle volontà di Evangelista Ridolfini e dedicato a san Giovanni. La tela che lo orna, con San Giovanni Evangelista a Patmos è di attribuzione e cronologia incerte e discusse: è stata attribuita ad un pittore cortonesco di fine Seicento, o influenzato dai modelli del Berrettini, ma dopo il restauro del 1997 si pensa che sia una copia o una derivazione di un dipinto di cultura cortonesca eseguita a fine Settecento o agli inizi del secolo successivoRoberto Contini, in "Pietro da Cortona per la sua terra", catalogo della mostra, pag. 138, n. 17 (con bibliografia precedente)..
Il quarto altare, dei Baldacchini, si trova dove era il Crocifisso venerato da Margherita da Cortona, poi trasportato nel 1602 nel santuario a lei dedicato. Nello stesso anno Margherita Baldacchini chiese nel suo testamento di erigere un nuovo altare ma solo nel 1679 le sue nipoti Guglielma Laparelli e suor Maria Caterina, figlie della sorella di Margherita, Laura Baldacchini, lo finanziarono e lo fecero realizzare. All'inizio l'altare contenne solo un nuovo Crocifisso ligneo eseguito probabilmente non molto tempo dopo, già attribuito a Giuseppe Piamontini ma di datazione anteriore rispetto a quelle della sua biografia e scolpito in un materiale in cui non eccelse Giuseppe, ma suo padre Andrea, a cui forse potrebbe essere attribuito. Nel 1754 furono aggiunte le figure di Margherita da Cortona e di san Giuseppe da Copertino, quest’ultime opere documentate dell'intagliatore cortonese Francesco Fabbrucci che eseguì anche l'incorniciatura mistilinea decorata con girali e testine di cherubini.
Il seguente altare della parete sinistra, gemello di quello dirimpetto, fu eretto nello stesso 1606, ad opera della stessa bottega dei Radi, da Colonna Alfieri in adempimento della volontà del fratello Ludovico, celebre giureconsulto e vescovo di San Marco Argentano in Calabria, morto nel 1593, che aveva voluto ristrutturare l’altare di famiglia. Esso presenta una pala molto più tarda con lAnnunciazione di Pietro da Cortona, dipinta nel 1669 per Antonio Alfieri.
Il secondo altare fu rinnovato nel 1615 dalla famiglia patrona degli Zeffirini, mantenendo una precedente dedicazione a santa Lucia aggiungendola a quella del proprio patrono Girolamo. La mostra d'altare, la più ricca in senso decorativo della navata, con teschi, nastri, teste di cherubino, erme, è assegnabile a Filippo Berrettini. Essa si distingue anche per l'articolato fastigio, in cui nel timpano triangolare spezzato è inserita una piccola edicola col timpano curvilineo che reca al centro un piccolo dipinto. Al centro si vede l'affresco trecentesco di Mino del Pellicciaio raffigurante l'''Incoronazione della Vergine e sotto il Martirio di una santa (Lucia?), che dovette rimanere a lungo visibile dato che solo nel Settecento si provvide alla realizzazione di una pala d'altare con il Martirio di Santa Lucia, oggi posta a lato, attribuita dalla fonti antiche a Giovanni Camillo Sagrestani ma attribuita oggi preferibilmente a Matteo Bonechi (1730).
Il primo altare, edificato dalla famiglia Tozzi nel 1671, ospita una tela coeva con lAdorazione dei pastori del senese Raffaello Vanni.
Nel convento dei frati francescani conventuali, custodi della chiesa, vengono accuratamente conservate le reliquie di san Francesco d'Assisi, ovvero un saio, un cuscino finemente ricamato, donato al santo da Giacoma de Settesoli (nobile patrizia signora di Marino, che Francesco amava chiamare Iacopa), dove il poverello morente posò il capo, e un evangelario.
Note
Bibliografia
AA. VV., Un modello in discussione. Nuove prospettive di ricerca sulla chiesa di San Francesco di Cortona'', a cura di Simone Allegria e Giovanni Giura, Pisa, 2025.
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