La manioca (Manihot esculenta Crantz, 1766), anche nota come cassava o yuca, è una pianta della famiglia delle Euforbiacee originaria del Sudamerica.

È un arbusto perenne coltivato per le sue radici tuberizzate commestibili, molto ricche in amido e prive di glutine, che costituiscono una parte importante della dieta quotidiana di molte popolazioni, soprattutto africane, tra le latitudini 30° Nord e 30° Sud. La radice viene preparata e cucinata in moltissimi diversi modi; tra l'altro, se ne ricava una fecola nota come tapioca.

La specie è coltivata in gran parte delle regioni tropicali e subtropicali. Con una produzione stimata dalla FAO per il 2020 in 303 milioni di tonnellate ottenute su 28,2 milioni di ettari, la manioca è la terza coltura alimentare più importante nelle aree tropicali dopo riso e mais, e la sesta al mondo, e una delle principali fonti di cibo per molte popolazioni dell'Africa sub-sahariana.Claude Fauquet e Denis Fargette, African Cassava Mosaic Virus: Etiology, Epidemiology, and Control. In «Plant Disease» 74 (6), 1990, pp. 404-11. Consultabile online

Coltura relativamente poco esigente, si adatta a quasi tutti i tipi di rotazioni e sequenze di colture e di consociazioni e può essere coltivata in sistemi estremamente diversi. Ciò la rende molto adatta alle strategie di gestione del rischio degli agricoltori che, in sistemi colturali caratterizzati da basso impiego di manodopera, devono fare i conti con suoli a limitata fertilità e condizioni climatiche, economiche e politiche altamente incerte. Inoltre, la raccolta è molto flessibile e dura da sei a ventiquattro mesi, rendendo quindi le radici disponibili tutto l'anno e garantendo così una buona produzione per i periodi di magra. Oltre alla radice, le comunità coltivatrici ricavano combustibile dai fusti e foraggio dalle foglie. In alcune regioni, anche le foglie giovani sono una fonte significativa di proteine e di vitamine. Capace di fornire un importante contributo alla sicurezza alimentare e alla riduzione della povertà, è sempre più parte di una catena del valore orientata all'approvvigionamento delle città e dell'industria. Di fronte ai cambiamenti globali e in particolare al riscaldamento globale, questa pianta ha caratteristiche di resilienza che potrebbero aumentare ulteriormente la sua importanza nei paesi tropicali.

Storia Si ritiene che la manioca derivi dalla sottospecie flabellifolia, proveniente dal Brasile centro-occidentale. In quest'area la manioca viene coltivata probabilmente da non meno di 10.000 anniKenneth M. Olsen e Barbara A. Schaal, Evidence on the Origin of Cassava: Phylogeography of Manihot esculenta. In «Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America (PNAS)», 96 (10), 1999, pp. 5587-5590.. Il ritrovamento di polline nel sito archeologico di San Andrés dimostra la presenza della manioca nel Golfo del Messico 6.600 anni faKevin Pope, Mary E. D. Pohl, John G. Jones, David L. Lentz, Christopher von Nagy, Francisco J. Vega e Irvy R. Quitmyer, Origin and Environmental Setting of Ancient Agriculture in the Lowlands of Mesoamerica. In «Science» 292 (5520), 2001, pp. 1370-1373. Consultabile online . La più antica prova certa della sua coltivazione è stata trovata nel sito Maya di Joya de Cerén, in Salvador, e risale a 1.400 anni faCU-Boulder Archaeology Team Discovers First Ancient Manioc Fields In Americas, University of Colorado at Boulder 2007. Consultabile online . Con il suo alto potenziale nutritivo, essa era già un alimento di base per le popolazioni originarie del Sudamerica settentrionale, della Mesoamerica meridionale e dei Caraibi, al tempo del primo contatto con gli europei nel 1492.

La manioca era un alimento di base delle civiltà precolombiane nelle Americhe ed è spesso rappresentata nelle arti indigene pre-colombiane. I Moche la dipinsero spesso nelle loro ceramiche Berrin, Katherine & Larco Museum. The Spirit of Ancient Peru:Treasures from the Museo Arqueológico Rafael Larco Herrera. New York: Thames & Hudson, 1997.

Gli spagnoli, durante la loro occupazione delle isole dei Caraibi, consideravano mais e manioca inconsistenti, pericolosi e non nutrienti, preferendo cibi a loro più familiari, come il pane bianco di farina di grano Rebecca Earle, The Body of the Conquistador: Food, Race, and the Colonial Experience in Spanish America, 1492-1700. New York: Cambridge University Press 2012, pp.54-55, 151. Inoltre, la farina di manioca non poteva essere utilizzata per la comunione e divenire Corpo di Cristo, in quanto «La farina di grano era il simbolo della cristianità stessa» e l'era coloniale del catechismo stabiliva esplicitamente che solo il fior di farina poteva essere usatoEarle, The Body of the Conquistador, pp. 57, 151.. Ciononostante, la coltivazione e il consumo di cassava continuarono e la produzione di massa di pane di manioca fu la prima industria cubana creata dagli spagnoli. Così poté essere garantita l'alimentazione degli equipaggi delle navi che partivano, cariche di merci, per l'Europa dai porti cubani di L'Avana, Santiago di Cuba e Baracoa. Si registravano problemi intestinali, a bordo, pare a causa della qualità della farina cubanaJohn C. Super, "Spanish Diet in the Atlantic Crossing", Terra Incognita 16 (1984), pp. 60-63.

La manioca fu introdotta in Africa dal Brasile da mercanti portoghesi nel XVI secolo. Nel medesimo periodo essa venne introdotta in Asia con il cosiddetto scambio colombiano da mercanti portoghesi e spagnoli e piantata nelle colonie di Goa, Malacca, Indonesia orientale, Timor e delle Filippine. Il mais e la manioca sono oggi importanti alimenti di base, che hanno rimpiazzato i raccolti originari africani"The cassava transformation in Africa". The Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO).. Essa è anche diventata un alimento importante in Asia, coltivato estensivamente in Indonesia, Thailandia e Vietnam. La manioca è talvolta descritta come il "pane dei tropici", da non confondere con Encephalartos, con Artocarpus altilis o con Treculia africana.

Descrizione

Pianta arbustiva, perenne, dicotiledone, alta da uno a cinque metri, ha rami fragili a scorza liscia. Le foglie sono semplici, alterne e caduche, costituite da lembi multilobati (da 3 a 9 lobi), lunghi da 10 a 20 cm e attaccati allo stelo da piccioli lunghi fino a 30 cm. I fiori unisessuali sono raggruppati in infiorescenze con fiori maschili in alto e femminili alla base. Il frutto è una capsula contenente tre semi. Poiché i semi germinano con difficoltà, per la produzione, si usano le talee prelevate dalla coltura precedente. A contatto con il terreno umido, la talea emette radici nodali e basali. Ogni radice primaria è un potenziale sito per immagazzinare riserve di amido, che iniziano ad accumularsi già dalle prime settimane di vita. Le radici, tuberizzate e fascicolate, lunghe fino a un metro, sono di colore scuro, biancastre e fibrose all'interno. In genere cilindriche, ma molto variabili per dimensioni e forma, con un contenuto di amido del 20-40%. Ogni pianta produce normalmente 5-10 tuberi, generalmente lunghi 30–45 cm, con un diametro di 5–15 cm e del peso di 900 – 2.300 grammi. Le cultivar differiscono in rapporto alla distribuzione dell'acido cianidrico (HCN) nelle radici: presente in quantità variabile in tutta la radice delle cultivar amare, esso si trova solo nella corteccia di quelle dolci. La manioca è dotata di meccanismi fisiologici che le consentono una notevole resilienza agli stress idrici, ma l'eventuale carenza idrica determina una limitazione della crescita e una riduzione della sintesi dell'amido. La resa ottimale si consegue con 1.200 - 1.500 mm di pioggia (non è quasi mai irrigata), a una temperatura media di 23-24 °C, con due - tre mesi di stagione secca. Il periodo di luce ideale si colloca intorno alle 12 ore al giorno. Relativamente plastica rispetto alle condizioni edafiche, si adatta praticamente a tutti i tipi di terreno, eccettuati quelli con eccessi idrici, preferendo quelli debolmente acidi. Una tessitura del terreno leggera facilita lo sviluppo e, poi, lo sradicamento alla raccolta. Risponde bene a buone condizioni di fertilità, con rese che possono superare le 60 t/ha in terreni ricchi o con sufficiente concimazione.

Produzione e scambi internazionali

Nelle tabelle qui sotto sono presentati i dati di produzione relativi al 2020, l'anno più recente per il quale la FAO mette a disposizione i dati sulla produzione agricola mondiale. In quest'anno, 95 paesi hanno prodotto 303 milioni di tonnellate su 28,2 milioni di ettari, con un resa per ettaro di 10,7 tonnellate. Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Thailandia, Ghana e Indonesia contribuiscono per oltre 50% della produzione. L’Africa rimane la regione con la più importante produzione (64%). Cambogia e Indonesia vantano le rese più elevate: 30,1 e 26,1 tonnellate per ettaro rispettivamente, ben al di sopra della media mondiale di 10,7 t/ha. Nell'ultimo quarto di secolo, la produzione di radici è raddoppiata (con significativi incrementi in Africa e contrazioni in Asia), a fronte della triplicazione della superficie coltivata e della relativa diminuzione delle rese (-30% a livello globale).

Gli scambi internazionali di prodotti non lavorati, con importazioni complessive di sette milioni di tonnellate, riguardano esclusivamente prodotti disidratati. Tra gli esportatori primeggiano Thailandia e Laos, tra gli importatori, Cina, Thailandia e Corea del Sud.

Tabella 1 - I 10 maggiori produttori di manioca nel 2020

PaeseSuperficieResaProduzionePeso Milioni di haTonn./haMilioni di tonnellate%7.738 7,8 60.002 19,8 5.036 8,1 41.014 13,6 1.427 20,3 28.999 9,6 947 23,0 21.812 7,2702 26,1 18.302 6,01.214 15,0 18.205 524 20,0 10.488 917 9,6 8.782 255 30,1 7.664 1.040 7,3 7.550 Mondo 28.24310,7 302.662 100,0

Tabella 2 - La produzione di manioca nel mondo nel 2020 PaeseSuperficieResaProduzionePeso Milioni di haTonn./haMilioni di tonnellate%Africa 22.461 8,6193.62564,0Americhe2.020 13,326.9218,9Asia 3.740 21,9 81.86527,0Oceania21 11,7 251 0,1Mondo 28.24310,7 302.662 100,0

Coltivazione La manioca è coltivata per le sue radici tuberizzate, ricche di amido, che costituiscono una parte importante della dieta quotidiana di molte popolazioni, soprattutto africane, tra le latitudini 30° Nord e 30° Sud, con precipitazioni annuali che variano da 600 mm a oltre 4.000 mm, distribuite in una o due stagioni. Dotata di grande plasticità rispetto alle condizioni ambientali, si adatta molto meglio della maggior parte delle altre colture a suoli degradati e a periodi di siccità. Trova le condizioni più favorevoli nella fascia equatoriale, dove può essere coltivata fino a 2.000 m di altitudine. La manioca svolge un ruolo socioeconomico di rilievo in quanto importante fonte di cibo, di foraggio e di reddito a livello familiare, grazie alla vendita delle eventuali eccedenze di produzione, pur richiedendo poche cure durante la crescita, ad eccezione del controllo delle infestanti durante i primi mesi, con un fabbisogno di manodopera agricola più basso di tutte le colture tropicali di base. Inoltre, sotto il profilo agro-economico, presenta ulteriori vantaggi: le sue parti economicamente pregiate non sono necessarie per la riproduzione, che avviene per talea; finita la raccolta, il terreno rimane smosso quanto basta per la coltura successiva e, se trasformata in prodotti secchi, può essere immagazzinata e conservata con relativa facilità.