Fu direttore delle Gallerie fiorentine, Sovrintendente alle Belle Arti, direttore dell'Accademia di belle arti di Firenze. Fu un profondo conoscitore della storia dell'arte, scrittore e teorico delle arti in genere.
Biografia
La giovinezza Tommaso Puccini nacque in Pistoia il 5 aprile 1749. Dopo i suoi primi studi nel Collegio Forteguerri di Pistoia, passò a Pisa, dove intraprese gli studi in giurisprudenza sotto il professor Giuseppe Paribeni, anche lui pistoiese. In realtà si dimostrò ben presto più portato allo studio dei classici ( Dante, più di ogni altro), e delle belle arti.
Ottenuta la laurea, scelse di andare a Roma per migliorare ulteriormente le proprie conoscenze. A Roma studiò le statue, le pitture e i monumenti, conversando con i più illustri artisti che gravitavano nei circoli culturali e artistici della città. Giunse così a possedere una profonda conoscenza della storia della scultura, dell'architettura, della pittura e delle stampe, cognizioni che gli garantirono una preparazione di eccellenza in tutte queste materie.
Gli incarichi e la difesa del patrimonio artistico fiorentino Il granduca Ferdinando III di Toscana lo richiamò a Firenze, per affidargli l'incarico di presiedere le Gallerie fiorentine. Assunto l'incarico, negli anni 1770 si prese cura di dare un migliore ordine alla ricca collezione di quadri e di statue e una delle sue prime iniziative fu mettere sotto le opere degli Uffizi il cartellino con nome dell'artista, titolo dell'opera e data.
Fu uno straordinario funzionario di Corte, sia nella veste di direttore della Galleria degli Uffizi e di segretario dell'Accademia di belle arti, sia in quella di consulente privilegiato dei regnanti per la sistemazione degli arredi dei palazzi e delle ville granducali. Fu anche uomo d'animo aperto e leale, fermo di carattere, generoso con gli artisti, e per questo ebbe sempre la stima e l'amicizia di molti personaggi illustri, fra i quali soprattutto Antonio Canova, Raffaello Morghen e Francesco Bartolozzi. Fra i suoi amici ci furono, fra gli altri, anche Vittorio Alfieri, Domenico Monti, Giovanni Fantoni, Ugo Foscolo e Giovanni Battista Zannoni.
Nel 1796 accompagnò personalmente, come era tipico per gli ospiti di riguardo, Napoleone Bonaparte agli Uffizi. L'allora generale dell'esercito francese, in visita nello stato neutrale di Toscana, si soffermò in particolare nella Tribuna, dove manifestò grandi apprezzamenti per la Venere Medici, arrivando esplicitamente a dire che se la sarebbe portata a Parigi.
Consapevole dunque in prima persona delle minacce di spoglio, durante l'occupazione francese del 1799 fu coinvolto in prima persona nella difesa del patrimonio artistico di Firenze. Tra giugno e ottobre del 1800, maturò la decisione di portare in salvo le opere degli Uffizi: il 14 ottobre 1800, vinte le resistenze della “Real Granducale Reggenza”, riuscì a partire per mare da Livorno, destinazione Palermo (Paese ritenuto allora sufficintemente lontano dalla Francia), con 75 casse contenenti quanto di meglio, in statue e quadri, era contenuto nelle raccolte degli Uffizi e di Palazzo Pitti.. Tuttavia qui fu raggiunto da un vero a proprio "commando" che, su ordine diretto di Napoleone, trafugò la Venere. A parte questo eclatante caso, il resto delle collezioni degli Uffizi rimasero intatte, senza subire gravi trafugamenti.
Nel 1803, cessata la dominazione francese e tornato in Toscana Carlo Lodovico di Borbone, le opere furono riportate a Firenze e Tommaso Puccini riprese il suo ufficio di direttore. La Venere venne restituita solo nel 1815.
Gli ultimi anni Iniziò anche a scrivere saggi grazie alle sue estese cognizioni in fatto di belle arti. Primo suo lavoro fu l'”Esame critico dell'opera sulla pittura di Daniele Wèbb”. Oltre che con gli scritti d'arte si cimentò in opere letterarie, fra le quali primeggia la traduzione delle opere di Catullo.
Tommaso Puccini morì il 14 marzo 1811 all'età di 72 anni.
Zannoni scrisse l'elogio funebre e l'Accademia pistoiese, alla quale nel 1807 Puccini aveva presentato il suo scritto “Sullo Stato delle belle arti in Toscana”, lo onorò di un funerale solenne. Il nipote Niccolò Puccini fece poi erigere in memoria dello zio un monumento con un'iscrizione di Pietro Contrucci nello splendido giardino della Villa Puccini di Scornio.
Note
Bibliografia
Voci correlate Niccolò Puccini Villa Puccini di Scornio
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Collegamenti esterni
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