La storia della città di Marino, in provincia di Roma, nell'area dei Castelli Romani, inizia con la comparsa dei primi insediamenti umani nel territorio comunale durante l'età del bronzo. Nel Medioevo il castello conosce il suo periodo di maggior splendore, sotto la signoria a turno dei Conti di Tuscolo, dei Frangipane, degli Orsini, della Camera Apostolica, dei Caetani, ed infine dei Colonna, di cui fu storica roccaforte. I fatti marinesi hanno avuto un'importanza spesso notevole nel contesto storico locale e, a volte, anche internazionale, tanto che diversi studiosi in varie epoche si sono cimentati nel raccogliere le memorie storiche di questa cittadina. Il castello è stato assediato svariate volte, con esiti alterni, subendo almeno quattro saccheggi e due distruzioni a fundamentis. Tuttavia, i feudatari e la Comunità si sono preoccupati in ogni epoca di erigere monumenti ad ornamento pubblico, come l'unico esempio di gotico nei Castelli Romani, l'ex-chiesa di Santa Lucia (XIII secolo), il santuario di Santa Maria dell'Acquasanta (XIII secolo), le rocche Frangipane (XII secolo) e Orsini (XIV secolo), Palazzo Colonna (XV-XVII secolo), la basilica collegiata di San Barnaba (XVII secolo), Palazzo Matteotti (XIX secolo), e molte altre opere pubbliche. A Marino sono nate, hanno vissuto o si sono legate in qualche modo, anche numerose personalità importanti della politica, delle arti, della religione, della finanza.

Età antica Preistoria L'area dei Colli Albani si caratterizza nel Paleolitico inferiore per una quasi totale assenza di testimonianze umane, in netto contrasto con il ricco quadro di presenze umane dell'ambito laziale (ad es. l'Homo cepranensis), probabilmente a causa dell'attività eruttiva del Vulcano Laziale. Il Paleolitico medio, a differenza degli altri periodi preistorici, ha lasciato un notevole numero di testimonianze nell'area albana (non a Marino, per quanto finora noto) e soprattutto nella pianura circostante: in questo vasto territorio sono stati individuati circa ottanta siti che testimoniano la frequentazione dell'uomo di Neanderthal del territorio tra i Colli Albani e la costa fino al Circeo ed a Gaeta, tanto che si parla di una "cultura del Pontiniano", con specificità proprie rispetto all'industria Musteriano.

Nel periodo corrispondente al Neolitico antico, la quasi totale assenza di siti frequentati dall'uomo lungo la pendici occidentali dei Colli Albani fino alla moderna periferia sud-est di Roma va messa in relazione con le eruzioni oloceniche del Vulcano Laziale (seconda metà del V millennio a.C.), che determinarono la formazione di un flusso di lahar che interessò particolarmente la zona dell'attuale centro storico di Marino, sul lato settentrionale del cratere vulcanico nei pressi di Monte Crescenzio. Sopra al fango vulcanico la vita riprese nel corso del Neolitico recente e finale (siti di Quadrato di Torre Spaccata, 4170-4040 a.C., e di Lucrezia Romana, 4050-3760 a.C.).

La fase più antica dell'età del Bronzo finale finora nota nel Lazio risale al XII secolo a.C. ed è caratterizzata da una cultura di tipo protovillanoviana, mentre nella fase successiva (XI - inizio del X secolo a.C.) si delinea una cultura più specificatamente locale. A quest'epoca risalgono l'insediamento rinvenuto in località Prato della Corte e le sepolture ad incinerazione del periodo laziale I (1100-950 a.C.) rinvenute in località Campofattore. Risalgono invece al periodo laziale III (770 a.C. - 730 a.C.) i primi reperti rinvenuti nella necropoli di Riserva Del Truglio, che ebbe però il suo massimo sviluppo durante il periodo laziale IV A (730 a.C. - 640 a.C.).

Sulla base di ritrovamenti archeologici avvenuti in località Prato della Corte tra il 1860 ed il 1868, l'archeologo Giovanni Battista de Rossi teorizzò l'esistenza nel sito di una "Pompei dell'età del ferro", un insediamento umano che sarebbe stato sepolto da una tarda eruzione del Vulcano Laziale. La tesi, sostenuta anche da Luigi Pigorini, fu smentita a seguito di una rigorosa analisi stratigrafica condotta nel 1924 da Ugo Antonielli. Le ricognizioni più recenti (1977 e 1999-2000) nell'area hanno portato alla luce tracce di un insediamento databile tra il X ed il VII secolo a.C. Gli scavi eseguiti in località Costa Caselle (Via Alda Merini) tra il 2009 ed il 2011 dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio hanno rivelato un contesto pluristratificato con intensa frequentazione a partire dall'età del Bronzo finale/prima età del Ferro fino alla piena fase imperiale romana.

Periodo pre-romano Sulla base dei dati archeologici finora disponibili, non è possibile presumere una supremazia dei Colli Albani rispetto al resto del Lazio tra la tarda età del Bronzo e la prima età del Ferro, al contrario di quanto sostiene la tradizione legata al mito di Alba Longa. L'esistenza stessa della metropoli albana è oggetto di dibattito tra gli studiosi, in assenza di qualsiasi evidenza archeologica. A partire dall'VIII secolo a.C. l'affermazione delle aristocrazie (periodo orientalizzante) determinò la nascita delle gentes e la nascita dei centri latini maggiori, Tusculum, Aricia e Lanuvium.

Sono localizzabili nel territorio comunale di Marino i centri abitati pre-romani di Bovillae e Mugillae.

Una tradizione risalente collocava a Marino il sito del Lucus Ferentinae o Caput Aquae Ferentinum, luogo sacro alla dea Ferentina deputato alle riunioni della Lega Latina. Gli studi più recentiCesare Ampolo, Ricerche sulla Lega Latina. I. Caput aquae Ferentinae e lacus Turni, in PdP, XXXVI, 1981, pp. 219-233. tendono a localizzare il sito altrove, in particolare nella zona di Laghetto ("Lacus Turni") presso Pavona..

Periodo romano

In età romana, oltre alla sopravvivenza dell'abitato di Bovillae, sia pure sotto forma di città sparsa intorno al suo nucleo monumentale,. è stato localizzato nel territorio comunale di Marino l'oppidum repubblicano di Castrimoenium. Sebbene tradizionalmente si ritenga ubicato in corrispondenza del centro storico di Marino, e precisamente nel rione Castelletto (dove sono state individuate murature di epoca romana compatibili con un complesso di edifici), gli studi più recenti tendono a collocare il sito di Castrimoenium in vocabolo Castellano nei pressi della località Sassone, in prossimità dell'incrocio tra le vie Castrimeniense e di Mola Cavona.Andrea Pancotti, Castrimoenium ritrovata, in Alle pendici dei Colli Albani, Groningen 2019, pp. 77 ss. Non sono mancate, in passato, altre proposte di ubicazione (ad esempio presso la località Civitella o Castel de' Paolis).

Il territorio fu costellato di ville suburbane durante l'età repubblicana ed imperiale, data la sua vicinanza con Tusculum, ambita meta di villeggiatura. Questi edifici hanno restituito importanti reperti, i quali in passato andarono ad arricchire le collezioni d'arte antica in altri luoghi d'Italia ed all'estero (come ad esempio l'"Apoteosi di Omero" attribuita ad Archelao da Priene, rinvenuta nel 1645 in località Torre Messer Paolo e venduta nel 1819 al British Museum di Londra).Enrico Di Lernia, I reperti archeologici di Marino e del suo territorio dagli Inventari di Casa Colonna, Roma 2017, p. 37. Uno dei ritrovamenti archeologici più significativi ancora esistenti sul posto è senza dubbio il mitreo di Marino, rinvenuto nel 1962 presso la stazione ferroviaria di Marino. Si tratta di un mitreo (luogo di culto del dio Mitra) affrescato databile al II secolo d.C.,Ugo Onorati, Il mitreo di Marino, Marino 2014, p. 12. in eccezionale stato di conservazione.

Nei giorni immediatamente successivi alla morte di Ottaviano Augusto, avvenuta a Nola il 19 agosto 14, un imponente corteo funebre partì dalla città campana e percorse tutta la via Appia verso nord fino a Roma. La salma venne anche esposta a Bovillae, dove i decurioni -la suprema magistratura del municipium- la consegnarono agli equites giunti da Roma per portare l'augusto defunto nella Capitale.Girolamo Torquati, Studi storico-archeologici sulla città e sul territorio di Marino, vol. I cap. XX p. 185. Nel 17 il successore di Augusto nel governo dell'impero romano, Tiberio Claudio Nerone, ordinò che la dinastia Giulio-Claudia e la memoria del suo patrigno venisse celebrata a Bovillae, luogo d'origine supposita della Gens Iulia, con i solenni Sodales Augustales. Per questo scopo sorse l'imponente circo, il teatro ed il sacrario della Gens Iulia.ivi, vol. I cap. XX pp. 188-189.Filippo Coarelli, op. cit., p. 71.

Una possessio Marinas, identificabile con l'attuale città di Marino, compare nel Liber Pontificalis, tra i beni inclusi nella donazione fatta da Costantino il Grande alla basilica cattedrale di San Giovanni Battista in Albano Laziale, risalente al pontificato di papa Silvestro I (314-335).Liber Pontificalis, XXIIII, 30.Alberto Galletti, La Chiesa della Rotonda nella storia, in AA.VV., Il tempio di Santa Maria della Rotonda, nota 11 pp. 59-60.

Medioevo

Nel Liber Pontificalis viene menzionata una possessio Marinas, che potrebbe essere identificata con il nucleo intorno al quale sorse Marino. La prima menzione di un castrum Marinei compare nel 1090 in un passo del Chronicon Sublacense, su cui però ci sono dubbi di interpolazione.Giuseppe Tomassetti, La Campagna Romana antica, medioevale e moderna, vol. IV p. 190 Una menzione successiva di Marino come luogo fortificato risale al 1114, in un atto di vendita di alcune case in Roma siglato da un "Tedemarius abitatoris in castro qui vocatur Mareni".

Dopo essere presumibilmente stato nell'area di influenza dei Conti di Tuscolo, il feudo fu posseduto dai Frangipane, e successivamente dagli Orsini.

Il castello aveva acquistato un'importanza militare crescente. Nel 1267 subì un assedio da parte del senatore Arrigo di Castiglia, che non riuscì ad espugnarlo; nel 1347 il tribuno Cola di Rienzo, assediò senza successo Rainaldo e Giordano Orsini che si erano fortificati in Marino. Durante la guerra tra papa Urbano VI e l'antipapa Clemente VII, il 29 aprile 1379, l'esercito pontificio comandato da Alberico da Barbiano e composto da mercenari italiani affrontò l'esercito dell'antipapa nella battaglia di Marino; la vittoria arrise agli italiani, e Clemente VII fu costretto a riparare ad Avignone. Il castello di Marino venne assediato da Giacomo Orsini, che espugnò il castello il 2 giugno 1379..

Negli anni dello Scisma d'Occidente (1379-1417), il castello fu contesto dagli Orsini e dai Caetani; questi ultimo vendettero il feudo nel 1417 a Giordano e Lorenzo Colonna per 12.000 fiorini nel 1417,. sotto il pontificato di papa Martino V. Iniziò così il lungo dominio feudale della famiglia Colonna, che proseguì fino al 1816.