Le Brigate Osoppo-Friuli furono formazioni partigiane autonome fondate presso la sede del Seminario Arcivescovile di Udine il 24 dicembre 1943 su iniziativa di volontari di ispirazione laica, socialista e cattolica, gruppi già attivi dopo l'8 settembre nella Carnia e nel Friuli. Il nome di Osoppo venne dato alla brigata come ricordo e collegamento simbolico con la storia risorgimentale della regione, che vide nel 1848 la città di Osoppo resistere in una impari lotta, per sette mesi, all'assedio delle truppe austriacheFulvio Salimbeni, La fortezza che fermò le giubbe bianche, Corriere della Sera 4 settembre 2010.
I fini della Osoppo erano cooperare in autonomia con le formazioni garibaldine comuniste e contribuire alla lotta antifascista contro le forze occupanti tedesche. Queste ultime avevano infatti istituito la Operationszone Adriatisches Küstenland, sottraendo di fatto l'intero territorio del Friuli-Venezia Giulia all'autorità della Repubblica Sociale Italiana ed instaurando un rigido regime di repressione e spoliazione, avvalendosi della partecipazione di reparti di SS etniche, di cosacchi e di forze repubblicane fasciste..
Tale raggruppamento autonomo ebbe al comando: Candido Grassi (nome di battaglia "Verdi"), Manlio Cencig (nome di battaglia "Mario"), due capitani del Regio Esercito Italiano e don Ascanio De Luca (già cappellano degli Alpini in Montenegro e in quel momento parroco a Colugna, frazione di Tavagnacco). A causa della complessa situazione politico-militare presente nel territorio friulano e della Venezia Giulia, al centro di opposti nazionalismi e di secolari rivalità etnico-territoriali, le formazioni della Osoppo ebbero rapporti spesso conflittuali con i reparti garibaldini comunisti e furono in contrasto con le forze partigiane sloveno-jugoslave..
Le regioni orientali dopo l'8 settembre
La dissoluzione dello stato italiano Dopo l'8 settembre le divisioni italiane della 2ª Armata, già impegnate da molti mesi in una dura guerra di repressione ed antiguerriglia in Slovenia, contro le forti unità partigiane jugoslave e la popolazione indigena cita dettagli sulla politica di depressione, deportazione e devastazione perseguita dalle autorità politico-militari italiane nel 1941-43 in Slovenia., si disgregarono. A Trieste e Gorizia il generale Alberto Ferrero abbandonò il comando senza lasciare ordini.. A Fiume il generale Gastone Gambara (comandante dell'11º Corpo d'armata) attese l'11 settembre, quando raggiunto dai primi reparti tedeschi che stavano rapidamente occupando l'Istria, cedette loro il comando. Lo stesso avvenne a Pola. La dissoluzione di molti reparti e la mancanza di ordini consegnò gli oltre 100.000 soldati italiani dislocati nell'area alla rapida reazione tedesca senza avere la possibilità di abbozzare un piano di resistenza.. L'occupazione tedesca non si estese subito su tutta la regione e, dopo la dissoluzione dell'amministrazione italiana, le formazioni jugoslave, già in parte presenti e attive nelle zone confinarie fin dal 1941., presero l'iniziativa..
La situazione era particolarmente confusa: oltre alle truppe sbandate dei reparti italiani rimasti privi di ordini e in dissoluzione, e ai reparti tedeschi in afflusso, subito dopo l'8 settembre penetrarono nell'area anche le formazione del IX Corpus Sloveno, inquadrato nella IV Armata jugoslava e forte di uomini, che attraversarono le Alpi Giulie e avanzarono nel Carso e nell'Istria, puntando su Gorizia, Trieste, Pola, Fiume.. Inoltre nelle provincie di Gorizia, Pola, Fiume e Trieste era già in corso, dalla seconda metà del 1941, una crescente attività partigiana di guerriglia e sabotaggio da parte di formazioni di resistenza slovene costituite sul posto.. Le formazioni jugoslave, accese da un forte nazionalismo e da spirito di vendetta dopo l'occupazione e la politica di dura repressione e di snazionalizzazione italiana sul confine orientale e in Jugoslavia, si abbandonarono a violente rappresaglie sulla minoranza italiana, in particolare sugli elementi considerati nazionalisti o fascisti.
Lo spietato comportamento delle truppe e dei comandi italiani durante i due anni di occupazione in Slovenia, Croazia e Montenegro, caratterizzato da misure repressive di grande durezza e da un numero elevatissimo di uccisioni, devastazioni e deportazioni, riporta che, secondo le fonti jugoslave, i morti a causa dell'occupazione italiana furono circa ., provocò una violenta reazione nazionalistica slava nel momento dell'arrivo dei partigiani in territorio italiano. Le formazioni jugoslave, spesso supportate dalla locale popolazione di etnia slava, iniziarono quindi ad arrestare molti cittadini italiani con l'accusa di essere fascisti, ma in realtà non si distinse tra cittadini italiani, che furono generalmente definiti come "nemici del popolo". Gli arrestati furono concentrati a Pisino e, dopo un processo sommario che si concluse quasi sempre con una condanna a morte, fucilati e gettati nelle cave carsiche (foibe).. Nei massacri delle foibe del settembre 1943 trovò così la morte oltre un migliaio di italiani, prima della conclusione di un precario accordo di collaborazione antifascista tra le formazioni garibaldine comuniste italiane e i partigiani slavi..
La Zona d'Operazioni Litorale Adriatico e la repressione Secondo quanto predisposto nell'operazione Achse per volontà di Hitler e dei comandi tedeschi, la provincia di Udine e l'intera Venezia Giulia furono subito incluse nella Zona d'operazioni del Litorale adriatico facendo in tal modo assumere a tali territori la denominazione che avevano nel periodo della dominazione dell'Impero Asburgico con chiara suggestione di annullamento di quanto ottenuto dall'Italia a seguito della prima guerra mondiale. Tali regioni furono poste sotto l'amministrazione del carinziano Friedrich Rainer, nominato Alto commissario e dotato di pieni poteri, in previsione di una successiva formale annessione della regione al III Reich.. Nei diari di Joseph Goebbels si parla addirittura di progetti di annessione non solo per il Litorale Adriatico, ma anche di tutto il Veneto, per sfruttarlo come "zona di attrazione turistica" per la "razza superiore" tedesca.. Il 10 settembre 1943 le province di Bolzano, Belluno e Trento furono subito riunite nel "Voralpenland" mentre il territorio di Udine, Gorizia, Trieste, Pola, Fiume e Lubiana venne ufficialmente costituito in "Adriatisches Kustenland" in ottobre, dopo il completamento, da parte delle forze armate germaniche, dell'occupazione del territorio tra il 9 settembre e il 12 ottobre.
Il 2 ottobre 1943 le truppe tedesche passarono decisamente all'offensiva e sferrarono l'operazione Wolkenbruch ("Nubifragio"), impiegando tre divisioni SS e due divisioni di fanteria (una delle quali turkmena), che respinsero il IX Corpus e distrussero gli abitati utilizzati dagli jugoslavi come basi di appoggio; l'operazione si concluse con la vittoria tedesca il 15 ottobre 1943. Il 1º ottobre 1943 i tedeschi istituirono la Zona d'Operazioni Litorale Adriatico, amministrata dal Commissario Supremo Friedrich Rainer, al quale venne affiancato per i compiti di repressione il Gruppenführer SS Odilo Globočnik, in precedenza coordinatore dei campi di sterminio tedeschi in Polonia e noto come il "boia di Lublino".
Il 9 ottobre 1943 le provincie giuliane (Gorizia, Trieste, Pola, Fiume), così come il Friuli, furono accorpate alla Zona d'Operazioni Litorale Adriatico, e assoggettate all'amministrazione militare germanica, sottraendole di fatto anche alla giurisdizione formale del governo collaborazionista istituito dai tedeschi nelle regioni d'Italia da essi occupate, la Repubblica sociale italiana.
La politica perseguita dalle autorità tedesche nell'area dell'"Adriatisches Küstenland", diretta con poteri dittatoriali da Rainer, consistette nell'estromissione dell'influenza politico-amministrativa della Repubblica di Salò, nella pianificazione ed attuazione di misure per una successiva annessione al Reich, nello sfruttamento economico, nella repressione delle manifestazioni di dissenso e di lotta partigiana antifascista. In Carnia le autorità tedesche insediarono addirittura, con stanziamenti teoricamente definitivi, i cosacchi del Don e del Kuban del generale Krasnov e del principe Zulikize, che stabilirono comandi a Verzegnis ed a Paluzza e organizzarono vasti saccheggi e devastazioni, oltre a collaborare attivamente nelle massicce repressioni antipartigiane nazifasciste.
Le autorità politiche e i reparti militari della Repubblica di Salò parteciparono alla repressione ed alla lotta contro le formazioni della Resistenza: i reparti della X MAS inizialmente manifestarono velleitari propositi di difesa anti-slava delle terre di confine, ma finirono poi (completamente esautorati da Rainer, che mal tollerava qualsiasi "intromissione" fascista nei territori da lui amministrati) per distinguersi soprattutto nella repressione contro le brigate garibaldine e Osoppo., mentre alcuni personaggi della polizia repubblicana, come Gaetano Collotti e Giuseppe Gueli, organizzarono a Trieste apparati polizieschi particolarmente violenti e aggressivi nei confronti di partigiani e simpatizzantiL'ispettorato generale di Pubblica Sicurezza venne costituito a Trieste fin dal maggio 1942 e dispiegò le sue tecniche di repressione contro la resistenza partigiana slovena ancor prima dell'8 settembre, in ..
Le forze della Resistenza e la costituzione delle Brigate Osoppo Nascita della Resistenza in Friuli e Venezia-Giulia In questa situazione complessa e difficile, caratterizzata da odii interetnici, politica di potenza, spirito di vendetta, opposti nazionalismi, estremismi ideologici, repressioni, deportazioni, rappresaglie, le prime formazioni partigiane decise ad opporsi all'occupante tedesco ed alle forze collaborazioniste della RSI, si formarono nell'udinese, con gli autonomi di Mario Cencigh, i comunisti di Giacinto Calligaris e Mario Lizzero, gli azionisti di Fermo Solari; nella Venezia Giulia con la Brigata Proletaria (distrutta a Gorizia dai tedeschi) ed altre formazioni comuniste a Tarnova, a Trieste e nell'Istria..
Le due componenti fondamentali della Resistenza in queste regioni furono i comunisti, provenienti dal ceto operaio del Veneto orientale, e le popolazioni contadine e i borghesi, saldamente ancorati alla Chiesa cattolica, accomunati dall'odio antitedesco, ma divisi dalle ideologie; le componenti azioniste e socialiste, particolarmente deboli, confluirono con le formazioni prevalentemente cattoliche nella brigata Osoppo, che venne costituita nel novembre-dicembre 1943.
Organizzazione degli "osovani" Lo scopo delle formazioni autonome Osoppo, in cui confluirono oltre agli elementi costitutivi cattolici anche le formazioni gielliste e socialiste presenti nella regione, era quello di combattere contro i tedeschi e i fascisti per uno stato democratico all'interno della Resistenza, cercando di mantenere una collaborazione attiva con le unità comuniste garibaldine e salvaguardando inoltre gli interessi della popolazione italiana del Friuli e della Venezia Giulia di fronte alle forze partigiane jugoslave, efficienti, combattive ed accese da un forte spirito nazionalistico e antifascista. Furono scelti come segno di riconoscimento il cappello alpino ed il fazzoletto verde.
La scelta del nome fu particolarmente significativa: durante i moti risorgimentali del 1848, la fortezza della cittadina di Osoppo aveva opposto una strenua resistenza all'esercito imperiale austriaco, che l'assediava, fino ad ottenere di uscire dalla fortezza con l'onore delle armi per raggiungere Venezia dove ancora si combatteva.