Laccesso aperto o open access è un principio e un insieme di pratiche volti a garantire la disponibilità libera, gratuita e permanente in rete dei risultati della ricerca scientifica. I materiali oggetto di accesso aperto comprendono articoli pubblicati su riviste accademiche, atti di convegni, capitoli di libri, monografie, dati della ricerca e altre tipologie di output scientifico, diffusi attraverso riviste ad accesso aperto (gold road) o archivi istituzionali e disciplinari (green road).
L'accesso aperto alla letteratura scientifica si contrappone a quello tradizionale chiuso, cioè tramite paywall, nel quale gli autori tipicamente cedono i diritti esclusivi alle case editrici accademiche, che ne commercializzano l'accesso attraverso licenze e abbonamenti e gli utenti devono pagare per accedervi. Esso designa anche il movimento internazionale che promuove questo principio come strumento di equità, trasparenza e valorizzazione pubblica della ricerca scientifica.
Prassi Attualmente l'accesso aperto è all'origine di molte discussioni tra universitari, bibliotecari, amministratori di università e politici, a causa delle differenze di interessi di questi diversi attori, in particolare circa la remunerazione economica da parte degli universitari e, più in generale, sui modelli di business da adottare. Sebbene alquanto diffuso, il modello non è prevalente; pertanto, a livello pratico, le modalità di pubblicazione ad accesso aperto possono differire anche grandemente, non solo nelle pratiche e nei processi di pubblicazione delle opere, ma anche nei diritti di diffusione e sfruttamento delle stesse. La maggior parte delle riviste "tradizionali" offre la scelta all'autore di pagare per l'open access o di far pagare l'accesso agli articoli agli utenti tramite abbonamenti o acquisti una tantum; al polo opposto, le riviste 100% "open access" non lasciano scelta e impongono il pagamento agli autori; in molti casi, sono previsti sconti per i paesi meno abbienti.
Metodologie Si sono affermate due strategie principali per garantire pubblicazioni ad accesso aperto:, dal minuto 20:00 al min. 22:30. Viene definita via verde ("green road") la pratica dell'autoarchiviazione ("self-archiving"), da parte degli autori, di copie dei loro articoli in archivi istituzionali o disciplinari, o ancora nei loro siti personali, dopo aver negoziato i diritti e averli pubblicati su riviste scientifiche anche a pagamento. Viene definita via d'oro ("gold road") la pubblicazione di articoli su riviste direttamente e immediatamente accessibili ad accesso aperto, solitamente dietro il pagamento da parte dell'autore o della sua istituzione di una consistente tariffa (APC, Article Processing Charges); in alcuni casi l'istituzione acquista "pacchetti" in blocco utilizzabili entro un certo limite da tutti gli autori affiliati. L'esempio più famoso sono le riviste dell'editore Public Library of Science (PLoS), PeerJ e Directory of Open Access Journals.
A queste tipologie si aggiungono due soluzioni intermedie: la cosiddetta "via rossa" o ibrida, una modalità di Open Access su riviste che pubblicano sia articoli ad accesso libero, sempre dietro pagamento dell'APC, che articoli consultabili a pagamento. Una seconda fonte di profitto per gli editori deriva dalle sottoscrizioni a pagamento da parte delle biblioteche universitarie, il cosiddetto double dipping. I costi sono dell'ordine di centinaia di migliaia di euro per atenei di medie dimensioni, obbligate dai vincoli di bilancio a selezionare le case editrici e le tematiche della ricerca da coprire. Overlay journal: selezione antologica di testi già gratuitamente disponibili online.
Diritto d'autore A livello internazionale, l'Open Access viene presentato con due gradi di libertà diversi: Gratis OA è l'accesso online senza costi per l'utente, mentre il Libre OA porta ulteriori libertà.
Per quanto riguarda l'agevolazione dell'accesso e la rimozione di particolari restrizioni solitamente si richiede al detentore dei diritti d'autore (che generalmente è l'autore del materiale ma a volte può essere la propria organizzazione ecc.) di concedere più libertà agli utenti finali, rilaciando il materiale mediante una apposita licenza che ne descriva gli utilizzi consentiti. Questa operazione è semplificata da strumenti come le licenze Creative Commons.
Licenze Open Access Dopo il 2001 organizzazioni come Creative Commons hanno favorito l'adozione di strumenti per implementare diversi modelli di apertura. Le licenze Creative Commons sono diverse, comprendendo anche diversi modelli di restrizione non sempre universalmente riconosciuti dalla comunità Open Access. I criteri Open Access sono stati definiti con la iniziativa di Budapest e nel 2003 con la dichiarazione di Berlino. Quest'ultima al 2022 è sostenuta da più di settecento istituzioni scientifiche. La definizione più recente e più sostenuta indica quindi di concedere agli utenti finali il riutilizzo ma altresì l'adattamento del materiale e senza imporre restrizioni (fra cui senza imporre restrizioni commerciali).
Le seguenti tre licenze (CC0, CC BY e CC BY-SA) sono quelle maggiormente indicate per creare materiale in Open Access: Creative Commons Zero (CC0)
La licenza chiamata "CC0" (più propriamente non è una licenza ma uno strumento di rilascio) nasce per rinunciare facilmente al proprio copyright e donare un materiale digitale al pubblico dominio; cosa che, normalmente, in molti stati avverrebbe solo dopo 70 anni dalla morte dell'autore.
Lo strumento CC0 è appropriato per massimizzare la diffusione di un'opera, un fatto, un'informazione ecc. senza imporre alcuna restrizione di copyright. La CC0 non impone nemmeno un credito particolare, come uno specifico link ecc. agli utenti finali. Ad ogni modo la CC0 non significa non ricevere alcun credito. Sussistono comunque diritti morali e inoltre ci si aspetta che la comunità scientifica inserisca a prescindere dei crediti appropriati.
Creative Commons Attribuzione (CC BY)
La licenza CC BY è utilizzata per richiedere agli utilizzatori finali di indicare un credito specifico (un nome, un link ecc.). Questa licenza è spesso adottata per promuovere l'autore dell'opera ma in certi contesti imporre questa condizione potrebbe non essere banale da rispettare, come in certi dataset e database, o progetti collaborativi in cui non è semplice imporre un credito ad ogni contributo. Alcune organizzazioni come l'Università della California consigliano comunque di non fare affidamento sulla CC BY per imporre un credito corretto, dato che ci si aspetta comunque un credito sufficiente dalle persone che operano nel campo dell'educazione e della ricerca.
Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo (CC BY-SA)
Oltre alle caratteristiche della richiesta specifica di attribuzione, la licenza CC BY-SA persegue il concetto di copyleft. Questo concetto, originariamente diffuso nell'ambito del software libero, si manifesta imponendo che eventuali opere derivate siano rilasciate sotto la medesima licenza, e quindi mantenendo il contenuto libero. Per esempio, anche la licenza CC BY-SA non ha particolari restrizioni (e permette quindi per esempio anche l'uso commerciale) ma questo diritto cessa se il materiale derivato viene integrato con materiale proprietario.
Note su licenze non raccomandate Non tutte le licenze Creative Commons sono adatte all'Open Access. Questo è stato chiarito anche dalla stessa organizzazione Creative Commons. Fra le licenze non raccomandate, vi sono quelle che impongono particolari restrizioni legali come restrizioni "non commerciali" e "non opere derivate". Queste restrizioni sono in conflitto con la definizione di opera culturale libera (che non ammette restrizioni) ma anche con l'iniziativa di Budapest (che indica di non creare barriere legali, tecniche o finanziarie) e la dichiarazione di Berlino (che indica di permettere opere derivate e di permettere ogni scopo responsabile, quindi senza restrizioni commerciali)
La restrizione di creare "opere derivate" (esempi: CC BY-ND, CC BY-NC-ND) può ostacolare l'evoluzione di una ricerca, la traduzione, ecc.
La restrizione per "usi commerciali" (esempio: CC BY-NC, CC BY-NC-ND) di fatto crea un monopolio commerciale che può ostacolare l'implementazione della ricerca scientifica.
Dichiarazioni internazionali Una delle prime importanti dichiarazioni internazionali sull'Open Access (spesso chiamato per sigla OA) è il Budapest Open Access Initiative del 2001. Viene infatti riconosciuto come il primo raduno storico di fondazione dell'Open Access.
Una seconda importante iniziativa internazionale, del 2003, è la dichiarazione di Berlino sull'accesso aperto alla letteratura scientifica. Essa si costruisce e si basa sulla definizione della conferenza di Budapest. Tale dichiarazione ha fondato il movimento Open Access. Le università italiane hanno aderito alla Dichiarazione di Berlino nel novembre 2004, in occasione del convegno Gli atenei italiani per l'Open Access: verso l'accesso aperto alla letteratura di ricerca a Messina: infatti per l'Italia si parla di Dichiarazione di Messina.
L'Unione europea ha definito principi e obblighi sempre più precisi in merito alla scienza aperta, in vista di FP7, Horizon 2020 e l'Agenda 2030; strutture come OpenAIRE e Zenodo sono funzionali all'obiettivo che tutta la ricerca europea sia ad accesso aperto green e libre (disponibile negli archivi istituzionali e in Creative Commons).
A partire dal 2021, tutte le pubblicazioni accademiche frutto di ricerche finanziate con fondi pubblici o privati ma forniti da consigli di ricerca ed enti regionali, nazionali, o internazionali, devono essere pubblicate su riviste ad accesso aperto, depositate su piattaforme o repository ad accesso aperto, in conformità con il cosiddetto Plan S.
Autoarchiviazione
L'autoarchiviazione (dall'inglese "self-archiving") è la pratica di quegli autori scientifici che caricano letteratura e altro materiale prodotto su archivi liberamente accessibili su Internet (solitamente chiamati, appunto, Archivi Open Access). Il primo a parlare di autoarchiviazione fu Steven HarnadHarnad, S. (1999) Advancing Science By Self-Archiving Refereed Research, Science Magazine (online) dEbates - http://eprints.ecs.soton.ac.uk/2619/ , psicologo cognitivo presso l'Università di Southampton. A Southampton Harnad ha contribuito alla creazione del software E-Prints, la prima piattaforma pensata specificamente per il self-archiving in ottica Open Access.
Motivazioni e critiche Questa pratica, a detta dei loro promotori, consente diversi vantaggi: il lavoro del ricercatore viene messo a disposizione del pubblico rapidamente, annullando le tempistiche spesso molto lunghe dell'editoria scientifica. In questo modo la "conoscenza" circola più rapidamente, e gli avanzamenti della ricerca raggiungono la comunità più rapidamente. il materiale viene caricato su piattaforme aperte, ad accesso libero. In questo modo i materiali sono accessibili da chiunque, senza le restrizioni poste dagli editori scientifici. gli archivi open access si fondano su tecnologie (come il protocollo OAI-PMH) che consentono il libero riuso dei dati.
I critici vedono alcuni aspetti negativi nella pratica dell'autoarchiviazione, in particolare nel fatto che la pubblicazione del materiale è effettuata dall'autore stesso, pertanto non affronta un processo di controllo della qualità. Il controllo della qualità verrebbe a mancare anche per quanto riguarda i metadati descrittivi in grado di identificare l'opera all'interno dei database e dei motori di ricerca, garantendone la diffusione e la citabilità. In generale l'autoarchiviazione incontra delle resistenze da parte degli stessi autori nel momento in cui diventa una pubblicazione alternativa e concorrente alle riviste scientifiche che invece hanno strette politiche di revisione paritaria.
Problematiche e soluzioni