Erede della linea principale di una delle più potenti dinastie pisane, i Visconti di Pisa, nacque nel periodo di maggiore espansione economica e culturale della città toscana, durante il quale questa estese notevolmente la sua influenza sulla Sardegna. Cresciuto in un contesto di grandi rivalità familiari, nel 1274 fu condannato all'esilio insieme al padre e al più stretto parentado, facendo ritorno poi a Pisa da vincitore a seguito della pace di Rinonico..

Divenuto successivamente capitano del popolo e podestà insieme al nonno, il conte Ugolino della Gherardesca, fu rovesciato da un complotto ordito dall'arcivescovo Ruggieri degli Ubaldini, lottando per il restante periodo della propria vita al fine di recuperare quanto perduto..

Immortalato dall'amico Dante nel Purgatorio della sua Commedia, Nino Visconti fu uno dei protagonisti assoluti della storia pisana del tardo '200., esponente della fazione guelfa e filo-papale cittadina nonché «tormentato erede» delle disgrazie paterne, morendo come lui nel tentativo di difendere i propri interessi ideali..

Fonti

Grazie all'importante rilievo politico che ricoprì durante gran parte della propria esistenza, Nino Visconti godette di un'ampia fama in tutto il territorio italiano; uno dei più celebrati cronisti del Tardo Medioevo, Giovanni Villani, trattò ampiamente della vita del giudice nel suo magnum opus, la Nova Cronica, definendolo «grand[e] e possent[e] cittadin[o]». nonché, insieme ad altri patrizi pisani, dominatore dei mari. Altre fonti rilevanti, anche se parziali e meno attendibili, sono diverse testimonianze scritte più o meno contemporanee, come la Cronaca pisana e la Cronaca roncioniana..

Per l'ultimo decennio del XIII secolo sono valide testimonianze le numerose lettere scritte da Nino a diversi comuni toscani, come quelle datate al 1293 e indirizzate ai priori di Firenze..

Il giudice Nino fu inoltre al centro delle argomentazioni di numerosi dantisti, tra cui Carlo Troya, Presidente del Consiglio dei ministri del Regno delle Due Sicilie., Jacopo della Lana, illustre letterato, Graziolo de' Bambaglioli, cancelliere del Comune di Bologna e Francesco da Buti, grammatico e latinista..

Biografia Origini familiari I Visconti

I Visconti erano tra le più influenti casate nobiliari pisane.; per generazioni i membri di questa consorteria avevano ricoperto l'incarico di vicecomes, associando indissolubilmente il titolo al cognome della dinastia.. La carica istituzionale del "visconte", creata dai franchi, poteva essere retta solo da rampolli della nobiltà feudale, e implicava la gestione degli affari giudiziari, l'applicazione delle imposte e l'organizzazione di spedizioni militari. La casata per generazioni ebbe un ruolo di primaria importanza nel governo consolare pisano, rinunciando però sempre a guidarlo.; la situazione variò nel XII secolo, quando, nel tentativo di assumere il controllo totale degli organi governativi, i Visconti furono esiliati; il decadimento fu tuttavia solo temporaneo: già nel 1164, nella figura di Gherardo, l'ampia consorteria riuscì nell'intento di impadronirsi della carica di console, prendendo nuovamente parte attiva nella vita cittadina..

La penetrazione viscontea in Sardegna fu invece inaugurata dal matrimonio del console Eldizio, nel 1183, con un'anonima figlia del giudice di Cagliari Pietro Torchitorio III, nata tra il 1170 ed il 1171.. Da questa unione nacquero quattro figli: Alberto, Galgano, Lamberto ed Ubaldo.. Se dei primi due si conosce poco, Lamberto ed Ubaldo furono invece tra i massimi protagonisti della storia sardo-pisana della prima metà del XIII secolo..

Matrimonio tra Lamberto Visconti ed Elena di Gallura

Nel 1203 il giudice Barisone I di Gallura morì, lasciando la totalità dei propri possedimenti alla figlia, la giovane Elena di Gallura, affidata alla tutela del papa, all'epoca Innocenzo III... Poiché la legge successoria giudicale stabiliva che il marito dell'ereditiera avrebbe dovuto ricoprire il rango di sovrano, si fecero avanti un numero consistente di pretendenti; il principe Ittocorre, appoggiato dal fratello Comita I di Torres, domandò la mano della donnicella, ma fu Guglielmo Malaspina, sostenuto dal cognato Guglielmo I Salusio IV, giudice di Cagliari, che ne aveva sposato la sorella Adelaide, ad avvicinarsi maggiormente al raggiungimento dello scopo.: riunito un esercito, invase la Gallura, catturando la giudicessa e sua madre. Innocenzo III, che aveva già individuato come partito per la principessa il cugino, Trasamondo dei Conti di Segni, minacciò di scomunica tutti i pretendenti, intimando loro di ritirarsi nei rispettivi possedimenti; richiamato dal cognato, il Malaspina lasciò dunque campo libero al pontefice. Fu in particolare il giudice di Cagliari, che in passato aveva avuto notevoli attriti con il papa., a fare pressioni su di lui affinché si piegasse al volere di Innocenzo III; fu infatti questo il tema di una lettera spedita dal pontefice al sovrano isolano, il 15 settembre. del 1203., in cui il primo si complimentava con il secondo per aver evitato che Ittocorre de Lacon-Gunale sposasse Elena, cui era legato da uno stretto rapporto di parentela..

Tuttavia, mentre Trasamondo si preparava a partire alla volta della Sardegna, giunse dalla Gallura la notizia che la giudicessa Elena aveva contratto matrimonio, tra l'agosto del 1206 ed il gennaio del 1207, con il pisano Lamberto, figlio di Eldizio Visconti e pretendente del giudicato di Cagliari. La reazione papale non si fece attendere: nell'arco dello stesso anno Elena, sua madre Odolina, Lamberto, la «terra di Gallura» e la Repubblica di Pisa ricevettero la sanzione ecclesiastica più grave: la scomunica.. Poco dopo, al termine dell'estate dello stesso anno, si trovava a Roma un'ambasceria pisana capitanata da Goffredo Visconti, la quale s'impegnò con il pontefice affinché il Visconti si presentasse al suo cospetto per rispondere della sua disobbedienza.. Tuttavia il neo-marito della principessa non si presentò mai, dando il via anzi a un progressivo piano espansionistico che avrebbe portato successivamente lui e suo fratello a controllare buona metà della Sardegna. Nonostante ciò entro l'anno la scomunica ai danni di Lamberto e di Pisa fu revocata, ma non per Elena ed Odolina, le quali, indipendentemente da ogni influenza e perfettamente capaci d'intendere e di volere, avevano comunque disobbedito all'ordine pontificio..

Espansionismo e contrasti con gli Obertenghi

Elena di Gallura morì comunque molto prematuramente, entro il 1218, dopo aver messo alla luce, intorno al 1207, il futuro giudice Ubaldo junior.; questo evento diede così mano libera a Lamberto, il quale poté gestire in massima libertà le politiche del giudicato..

Nel 1187 per la prima volta un giudicato sardo, quello di Cagliari, era stato occupato da un nobile «continentale», il marchese di Massa e Corsica Oberto degli Obertenghi, genero di Costantino II Salusio III (†1165), il quale aveva avuto solo figlie femmine dalle due mogli. Oberto avevo raggiunto il potere estromettendo il cognato, il già citato Pietro Torchitorio, unico sardo tra i mariti delle tre donnicelle.. Questi aveva attuato, seguendo l'esempio del fratello maggiore Barisone II, scelte politiche fortemente filo-genovesiNello specifico, Pietro III permise ai liguri il libero esercizio dell'arte mercantile, negandolo ai pisani e concedendo ai primi il porto di Gruttis ed il privilegio di raccogliere l'oro bianco dalle saline del giudicato. In ., causando l'animosità del comune pisano e nello specifico del marito di Giorgia, la secondogenita., il quale era intervenuto estromettendolo dal trono. Alla morte di Oberto, avvenuta poco dopo, salì al trono il di lui figlio Guglielmo, poi Salusio IV, che si fece immediatamente portavoce di un'esuberante politica espansionistica ai danni degli stati confinanti: nel 1194 invase il giudicato di Torres, impadronendosi del prezioso castello del Goceano; superata la tripla cinta muraria, l'obertengo catturò la catalana Prunisinda, consorte del sovrano logudorese Costantino II, violentandola e deportandola a Santa Igia, dove morì poco dopo di malaria. La guerra, conclusasi l'anno seguente, provò fisicamente e psicologicamente il sovrano turritano, che morì scomunicato nel 1198, lasciando il trono al fratello Comita.. Bramoso di impadronirsi dell'intera Sardegna, Guglielmo, dopo aver conquistato gran parte dell'Arborea, si rivolse verso Lamberto, divenendogli ostile nonostante lo stretto rapporto di parentela (il fratello del marito di Elena, Ubaldo senior, era cognato del giudice cagliaritanoGuglielmo Salusio IV aveva infatti, dopo essere rimasto vedovo della prima moglie, Adelasia Malaspina, madre di Benedetta e Agnese, sposato Guisiana Burgundione, sorella di Contessa, consorte di Ubaldo Visconti senior, da cui avrebbe avuto Preziosa. In .).. Alla base della forte rivalità tra le due influenti casate vi era l'usurpazione attuata nel 1190 dagli Obertenghi, i quali avevano così negato alla madre di Lamberto e Ubaldo la successione al padre.. Tuttavia, dopo oltre 24 anni di regno, nel 1214, Guglielmo I Salusio IV morì, lasciando i propri possedimenti toscani e sardi alla figlia maggiore, Benedetta, sposata con Barisone Torchitorio IV, figlio dello sconfitto Pietro I d'Arborea.

La morte del feroce ed agguerrito Guglielmo diede la possibilità a Lamberto di impadronirsi di ciò che per diritto ereditario avrebbe dovuto essere suo; così, nel 1217, rimasto probabilmente già vedovo di Elena, il Visconti, organizzata una poderoso flotta (da lui solo armata o con contributi di altre consorterie.), fronteggiò la costa cagliaritana, costringendo Benedetta e suo marito a scendere a patti: fecero battezzare Maria, unica figlia femmina, a Lamberto, giurando inoltre fedeltà a Pisa e consegnando alla repubblica, come pegno della loro promessa, la collina sovrastante Santa Igia, dove successivamente sarebbe nato Castel di Castro. Poco dopo al giudice di Gallura si unì il fratello Ubaldo, podestà di Siena nel 1213 e poi di Pisa dal 1215 al 1218., il quale non aveva esitato ad usare fondi pubblici per assoldare mercenari al fine di sostenere l'impresa di Lamberto.. Giunto in Sardegna, non solo confiscò proprietà dei sostenitori di Benedetta, ma fortificò l'appena fondata cittadina di Cagliari, munendola di mura imponenti che misero a rischio la posizione della giudicessa, già traballante.. Ella, non essendo assolutamente in grado di difendere i propri interessi, implorò l'aiuto di papa Onorio III, intavolando alleanza con Genova e con il cognato, Mariano II; il pontefice non esitò ad accorrere in soccorso della sovrana: dopo averla sciolta dal giuramento nei confronti di Pisa, ordinò che il Castrum Caralis venisse smantellato e consegnato al nunzio pontificio, scelto momentaneamente nella figura del cardinale Ugolino dei Conti di Segni (futuro papa Gregorio IX)..

Così l'accordo fu firmato, ma alla morte del neanche trentenne Barisone Torchitorio, avvenuta poco dopo, la situazione precipitò nuovamente: temendo che Benedetta si alleasse con i genovesi, Lamberto l'arrestò, irritando il papa, che ordinò all'arcivescovo pisano di farli desistere, pena la scomunica., ma questi assecondò la riconferma di Ubaldo Visconti alla carica di podestà, permettendo persino che i messi pontifici venissero percossi nella sua stessa residenza. Chiamato in causa dall'invito di Onorio III ad intervenire in favore della cognata, Mariano II invase la Gallura e l'Arborea, spedendo il nipote, Nicolò Doria, nel giudicato di Cagliari.. Nonostante un'iniziale vittoria, incassò una grave sconfitta, firmando pace il 18 settembre 1219: oltre a riconoscere Lamberto quale sovrano dei propri possedimenti, il giudice turritano fu costretto a dare in sposa al tredicenne Ubaldo junior la propria figlia Adelasia.