Il Monumento ai Caduti della Prima guerra mondiale di Ancona è stato progettato negli anni venti del Novecento dall'architetto Guido Cirilli in forma di tempio circolare; si trova in piazza IV Novembre, nel rione del Passetto; ad Ancona è chiamato semplicemente "il Monumento"Fabio Mariano, Architettura nelle Marche, pag. 470, Nardini editore, Fiesole (FI), 1995, per antonomasia.
Il monumento segna l'arrivo del lungo asse stradale "da mare a mare", che dalle banchine del porto risale la vallata occupata dal centro della città, fino ad affacciarsi sulla costa alta e sulla spiaggia del Passetto. Una scenografica scalinata panoramica giunge dal monumento sino alla costa sottostante.
Descrizione min|sinistra|Mappa della zona in cui sorge il monumento, in cui le frecce arancioni evidenziano la sua funzione di snodo del percorso da mare a mare, funzione possibile grazie alla sua pianta circolare.
L'edificio Il Monumento ai Caduti fu progettato negli anni venti, assieme alla scalinata che lo collega al mare, dall'architetto Guido Cirilli in forma di un tempio circolare (monoptero) caratterizzato da un ordine dorico elegantemente reinterpretato e da un alto basamento. I templi monopteri sono costituiti da un semplice colonnato circolare e nell'antica Grecia si innalzavano soprattutto nei luoghi sede di santuari e di oracoli: la forma circolare richiama infatti l'idea di perfezione e di completezza necessaria nei luoghi di culto più significativi; ne sono esempi il tholos di Delfi e il Philippeion di Olimpia, in Grecia, il tempio di Vesta e il tempio di Ercole Vincitore, entrambi a Roma, e il Tempio di Vesta a Tivoli.
La scelta di realizzare il monumento in forma di monoptero non è certo causale: questa tipologia, oltre al suo valore altamente simbolico, permette anche di risolvere il problema urbanistico che si era evidenziato durante il concorso indetto per la realizzazione dell'edificio. Il problema era questo: il monumento doveva servire da punto di fuga dell'asse stradale "da mare a mare", lungo due chilometri, e dunque era necessario che fosse rivolto verso quest'arteria; nello stesso tempo, però, l'edificio è lo snodo del percorso che ruotando verso sinistra riconduceva al mare, e pertanto doveva avere anche una facciata rivolta verso l'Adriatico e un modo conveniente per raggiungere le sue rive.
Quasi tutti i cinquantuno progetti presentati per il concorso proponevano però edifici rivolti esclusivamente verso terra, con l'eccezione del monoptero di Cesare Bazzani, scartato dalla commissione del concorso, ma molto apprezzato dalla cittadinanza. Cirilli riprese con varianti la forma circolare proposta da Bazzani, che non ha vedute preferenziali, a cui unì la scalinata che scende sulla riva del mare, risolvendo la problematica.
Il monumento, punto di fuga prospettico del viale della Vittoria, è realizzato interamente in pietra d'Istria ed ha otto colonne superiormente scanalate, sormontate da una trabeazione circolare, sul cui attico sono scolpiti fasci littori, testimonianza dell'epoca di costruzione, alternati a fregi floreali. È posto su un rialzo artificiale, che gli dona maggior slancio verticale. Sul rialzo si appoggia una scalinata circolare che lo circonda completamente, a cui si aggiunge, concentrica e più esterna rispetto alla prima, una seconda scalinata ad arco di cerchio, rivolta verso il Viale, affiancata da pendii a prato. Un ripiano ad acciottolato, con disegni geometrici, è posto tra le due scalinate e un secondo ripiano, sempre acciottolato ma senza disegni, si trova tra la scalinata più alta e l'edificio vero e proprio. Il basamento è circondato da un muro di cinta merlato, in cui i merli sono decorati con elmi e spade alternati, simboli rispettivamente di difesa e di attacco. Particolare è la presenza di due pilastri realizzati con capitelli eclettici sovrapposti, che segnano l'inizio della scala che conduce alla parte superiore, al cui centro sorge un'ara simbolica.
Un fenomeno tra il preoccupante e il ridicolo si è manifestato recentemente: alcuni giornalisti e anche alcune autorità, dimentichi del nome reale del monumento, hanno iniziato a chiamarlo "Passetto", scambiando l'edificio per il luogo in cui sorge. Ciò è dovuto ad un'errata interpretazione dell'espressione "monumento del Passetto", che significa "che si trova al Passetto" e non "che si chiama Passetto"Esempi in cui l'errore è anche nel titolo.
Le iscrizioni Nel fregio, sotto a bassorilievi floreali, sono riportati tre celebri versi di Giacomo Leopardi, tratti dal canto All'Italia, in cui il Poeta ricorda agli italiani del suo tempo l'esempio degli spartani caduti alle Termopili. Riportati nel monumento di Ancona, i versi assumono una sfumatura aggiuntiva, paragonando l'eroismo dei caduti italiani nella Prima guerra mondiale a quello dei soldati greci del V secolo a.C. che avevano combattuto contro un nemico tanto più potente di loro ed avevano infine ottenuto la vittoria, grazie anche ai tanti martiri. Tra l'altro, la poesia di Leopardi è stata composta nel 1818, ossia esattamente cento anni prima della conclusione vittoriosa della Grande Guerra.
Sul basamento, un'iscrizione riporta invece il Bollettino della Vittoria, con cui il generale Armando Diaz, comandante supremo del Regio Esercito, annunciò, il 4 novembre 1918, la resa dell'Impero austro-ungarico e la vittoria dell'Italia nella Prima guerra mondiale. Sotto al bollettino è scolpita la dedica:
La scalinata
Dal monumento parte una scalinata che scende verso il mare, progettata da Guido Cirilli come necessario completamento dell'edificio, per mettere in risalto il suo ruolo di termine della passeggiata "da mare a mare", permettendo a chi la percorre di ricongiungersi all'acqua.
È realizzata con tipologie di pietra caratterizzate da un colore bianco meno brillante rispetto alla pietra d'Istria con cui è stato realizzato il tempio, che dunque spicca anche cromaticamente. Una prima rampa arriva ad una terrazza panoramica, da cui è possibile osservare l'alba sul mare e che è utilizzata per concerti pubblici. Da questa terrazza scendono due scale simmetriche che percorrono un'ampia curva e poi si riuniscono in una seconda terrazza panoramica, collegata alla rotonda sul mare sottostante attraverso due rampe, anch'esse simmetriche.
I lavori di costruzione vennero interrotti a causa dello scoppio della Seconda guerra mondiale e furono ripresi solo nel dopoguerra, seguendo un progetto che ha apportato alcune semplificazioni rispetto a quello iniziale.
Diffusa è la credenza che, vista dal mare, l'intera struttura, comprese la scalinata, sembri un'aquila in volo, con le rampe che simboleggiano le ali aperte, ed il monumento che fa da testa coronata. Se questa è l'impressione che si può avere, sicuramente l'effetto non era stato previsto dall'architetto Cirilli quando progettò il monumento.
Storia Antefatti Già l'11 novembre 1918, a pochi giorni dalla fine della guerra, il consiglio comunale aveva deliberato di erigere un monumento per ricordarne i caduti. Nel 1921, i caduti anconetani nel corso della Prima guerra mondiale furono ricordati con una lapide monumentale posta nel 1921 lungo lo scalone d'onore del Palazzo degli Anziani, in cui sono elencati tutti i loro nomi. La lapide è opera dello scultore Mentore Maltoni. I cittadini, però, avevano il desiderio di erigere un monumento vero e proprio dedicato ai caduti della Grande Guerra, tanto che i fondi necessari per realizzare l'opera furono offerti attraverso un contributo volontario addizionale delle tasse.
Il concorso Il chiaro intendimento della cittadinanza portò il Comune ad indire un concorso, bandito nel 1923. Si decise di usare lo strumento del concorso pubblico perché questa modalità era ritenuta, già a partire dall'Unità d'Italia, la più democratica e quella maggiormente in grado di garantire il consenso dell'opinione pubblicaCosì è infatti avvenuto nei casi romani dell'Altare della Patria, del Palazzo di Giustizia e del Palazzo Montecitorio. Nel bando di concorso si legge:
Fu deciso quindi lo strumento del concorso, ma senza prevedere la partecipazione del pubblico alla selezione dei progetti, per evitare polemiche; ciò, come si vedrà, portò invece a una vera e propria rivolta contro le decisioni "irrevocabili" della commissione esaminatrice. Nel marzo dello stesso anno, il Principe di Piemonte, Umberto II, erede al trono, partecipò alla cerimonia per la posa della prima pietraCatalogo della mostra organizzata dall'amministrazione comunale di Ancona Ancona anni venti e trenta. Immagini di una città, Ancona, 1998. In essa fu inserita una pergamena commemorativa realizzata e donata dall'architetto urbinate Giuseppe Andreoli, recante la seguente iscrizione:
Nel testo, l'espressione "prima d'ogni altra città" fa riferimento al bombardamento navale del 24 maggio 1915, che Ancona subì nello stesso giorno in cui scoppiò la guerra, quando gran parte della popolazione non era ancora consapevole dell'inizio del conflitto.
La cittadinanza non accetta le scelte della commissione min|Vista invernale dal Viale della Vittoria.
min|Il cielo incorniciato dal coronamento min|Le iscrizioni del Bollettino della Vittoria e la dedica min|Vista sul mare dall'ara Nel 1925, la commissioneTra i membri della commissione c'erano: Luigi Serra, Gino Coppedè, Guido Cirilli, Adolfo De Carolis, Arturo Gatti, Domenico Jollo, Giovanni Prini e il sindaco Enrico Fabi. scelse due progetti come meritevoli di passare alla seconda fase del concorso, tra i cinquantuno presentatiI due progetti selezionali erano quello di Felice Nori e Umberto Travaglia, al primo posto, e quello di Arturo Dazzi.; la cittadinanza poté allora vedere i bozzetti dei due progetti selezionati; si sollevò allora un coro di veementi proteste contro le decisioni della giuria, testimoniato ancor oggi dagli articoli d'epoca dei giornali locali.
Non furono solo i cittadini, ma anche le associazioni artistiche e culturali della città, prime fra tutte la "Brigata amici dell'arte" e l'"Acccolta dei Trenta", ad esprimere il loro dissenso nei confronti delle scelte della commissione esaminatrice. Fu invece apprezzato un progetto che prevedeva l'erezione di un monumento a pianta circolare: quello di Cesare Bazzani, per molti versi simile a quello poi realizzato. Anche il progetto di Vittorio Morelli, un'esedra colonnata con statua centrale rappresentante la Fede, ebbe apprezzamenti.
Il progetto di Cirilli Le istituzioni non replicarono alle proteste, anzi le accolsero, annullando il concorso, che non ebbe mai una seconda fase. Nel 1927, il Comune, consapevole della volontà pubblica di affrettare la realizzazione del monumento, già finanziato con fondi volontari, affidò l'incarico direttamente a Guido Cirilli, con il compito di riordinare e riutilizzare alcune proposte dei progetti più apprezzati dalla cittadinanza, come l'idea di Bazzani del tempio rotondo e quella di di Arturo Dazzi e di altri concorrenti di innalzarlo su scalinate. Rispetto al monoptero progettato di Bazzani, quello di Cirilli è più slanciato, ha otto colonne al posto delle sedici previste, ha un basamento molto alto, assente nell'altro progetto, e si innalza su un'altura artificiale, resa anche più evidente grazie alle due serie di scale circolari che circondano l'opera.
Il Monumento fu inaugurato nel 1930. Una seconda, più solenne inaugurazione ci fu il 3 novembre 1932, in occasione del "Decennale della Rivoluzione Fascista"; tagliò il nastro Mussolini in persona, in visita ad Ancona per celebrare l'anniversario. Insieme al monumento, Mussolini inaugurò anche il Palazzo del Littorio (oggi Palazzo del Popolo) e il Palazzo delle Poste, anch'esso opera di Cirilli, per mostrare l'efficienza del regime nel realizzare opere pubbliche.