Ammiratore di Chateaubriand e suo continuatore letterarioLamartine, lo specchio della memoria, fu esponente del Romanticismo, e in politica fu dapprima un monarchico costituzionale, poi un repubblicano moderato e liberale, simpatizzante degli storici girondini, la fazione moderata della rivoluzione francese, su cui scrisse opere storiche. Lamartine fu tra i politici protagonisti della rivoluzione del 1848, che depose la monarchia di luglio instaurando la seconda repubblica.

Biografia La giovinezza Nacque nella casa paterna di Mâcon da Alix des Roys (1766-1829), poetessa e memorialista, una madre che «non gli chiese che di essere vero e buono» e per la quale manifestò sempre grande venerazione, e da Pierre de Prat de Lamartine (1752-1840Pierre de Lamartine - Genealogia), cadetto di una famiglia di piccola nobiltà, proprietario di diversi immobili e di terre, come la casa nella campagna di Milly (oggi Milly-Lamartine), circondata da terre coltivate a vigneto, dove, dal 1797, il futuro poeta trascorse la sua infanzia. Il padre, ufficiale di cavalleria, portava il titolo di cortesia di Cavaliere di Pratz, e fu ferito nella difesa del palazzo delle Tuileries il 10 agosto 1792, e incarcerato durante il regime del Terrore.LAMARTINE, Alphonse-Marie-Louis de, su Enciclopedia Italiana

La madre, oltre ad essere una donna molto religiosa, era una convinta vegetariana e per togliere al figlio il desiderio della carne lo condusse a vedere l'interno di un mattatoio, come ricorda Lamartine nelle Confidenze (1849):

In seguito tornò per un periodo a mangiare carne e pesce, benché successivamente forse ritornò all'alimentazione vegetariana, ma nelle sue opere continuò a insistere sul tema della crudeltà dell'uccisione degli animali e della dieta carnea.Erica Joy Mannucci, La cena di Pitagora, pp. 101-102

Nel 1801 Alphonse entrò nella pensione Puppier a Lione, dove avrebbe dovuto condurre gli studi ma dalla quale però fuggì l'anno successivo. Sistemato allora, nel 1803, presso il collegio degli ex-gesuiti Pères de la Foi di Belley, prese interesse alle discipline letterarie, dai poeti latini a Chateaubriand e, oltre a essere un ottimo allievo, incominciò a sentire vocazione alla poesia. Fra gli altri, aveva per compagno di studi Aymon de Virieu, con il quale si legò d'amicizia per tutta la vita.

Nel 1808 terminò gli studi: secondo la tradizione, avrebbe dovuto intraprendere la carriera militare ma la famiglia, legata ai Borbone, non volle che Alphonse in nessun modo potesse servire l'Impero: nel 1811, a 21 anni, lo mandarono a svagarsi in Italia, dove avevano alcuni cugini che vivevano a Livorno, a Pisa e a Napoli. Nella città partenopea ebbe la sua prima esperienza sentimentale con una ragazza del luogo, Antonella Jacomino, che ricorderà anni dopo nel suo romanzo Graziella, ambientato nella vicina isola di Procida.

Tornato a Milly nel 1812, Lamartine ne divenne sindaco: fu il primo passo di una carriera politica che avrà molta più importanza nel futuro. Nel 1814, con la caduta di Napoleone, entrò a far parte delle guardie del corpo di Luigi XVIII a Beauvais ma il ritorno dell'imperatore nel 1815 lo costrinse a rifugiarsi in Svizzera e poi in Savoia, per evitare la coscrizione sotto il tricolore della Grande Armée, ospite della famiglia dello scrittore e militare Xavier de Maistre (il fratello del filosofo reazionario Joseph de Maistre). Dopo Waterloo, ritornò in Francia e a novembre rinunciò al servizio militare volontario.

Provò l'esperienza letteraria della tragedia, scrivendo dal 1813 al 1818 una Medée e un Saûl, ma quei tentativi sono soltanto prove d'imitazione di Racine e di Voltaire; nelle sue corde non vi è il genere drammatico, ma quello sentimentale che l'epoca stessa esigeva. Lesse anche Rousseau, André Chénier, i romantici inglesi e Madame de Staël, e ne fu difatti fortemente influenzato.

Evase volentieri dalla vita familiare: in una sua permanenza a Aix-les-Bains, dove curava i suoi disturbi di fegato, conobbe Julie Charles (nata Julie-Françoise Bouchaud des Hérettes), una creola, moglie di un noto medico: con lei trascorse una vacanza in Savoia - durante un viaggio ad Altacomba, nel lago del Bourget la loro barca andò alla deriva mentre infuriava una tempesta - e Alphonse ebbe un lungo rapporto d'amore con Julie, inizio di un'intensa relazione cui porrà termine la morte di lei, affetta da tubercolosi, il 18 dicembre 1817: la famosa poesia Le lac, inserita nella raccolta delle Méditations poétiques (1820), è il maggior risultato artistico di quella relazione. Dedicò anche un'ode alla nascita di Enrico, duca di Bordeaux dove lo definì il "figlio del miracolo"."Ode pour la naissance du duc de Bordeaux", Œuvres poétiques complètes, Paris, La Pléiade, 1963, pp. 42-43

Le Meditazioni poetiche, apparse anonime nel marzo 1820, sono costituite da 24 poesie, scritte dal 1816 al 1819: ispirate all'amore per Julie sono Invocation (1816), Le Lac e L'Immortalité (1817), L'Isolament (1818), Le Soir, Le Désespoir e Souvenir (1819). Le altre sono d'ispirazione religiosa, come La Providence à l'Homme o La Prière o d'altra circostanza, come Le Vallon. Nelle successive edizioni Lamartine vi comprende altre poesie e in quella del 1849 vi aggiunge una prefazione in cui scrive della sua vocazione alla poesia.

Esse ebbero subito un grande successo di critica e di vendita, raggiungendo le copie in quattro anni: in pieno Romanticismo, fu capace di dare agli appassionati quello che essi si attendevano, una poesia nuova che sembrava «uscire veramente dal cuore», diversamente dal lirismo di facciata di un Jean-Baptiste Rousseau o un Pierre-Antoine Lebrun.

La maturità

Nel corso del 1819 Lamartine ebbe una relazione con una nobile di origine italiana, la fiorentina Léna de Larche (1788-1851), nata Maria Maddalena del Mazza, sposa nel 1804 del conte Girolamo Gabrielli di Gubbio ed in seguito del capitano Amant-Elysée Hondagné de Larche. Léna, definita da Lamartine "princesse italienne" nella sua corrispondenza, è il modello per Regina nelle Nouvelles confidences, ed è presente nell'opera Le Dernier Chant du Pèlerinage d’Harold. È inoltre lei la persona a cui fa riferimento la poesia Un nom, inclusa nei Recueillements poétiques.

Nel marzo 1820 fu nominato addetto d'ambasciata a Napoli ma a maggio già rinunciava all'incarico e il 5 giugno sposò a Chambéry l'inglese protestante anglicana Mary Ann Elisa Birch: abitarono nel castello che il padre le aveva concesso in dote a Saint-Point, nei pressi di Mâcon.

Nel febbraio 1821, a Roma, nacque il primo figlio Alphonse, che vivrà solo fino al novembre 1823; nel maggio 1822 nacque a Mâcon una figlia, alla quale impose il nome di Julia, in ricordo del suo grande amore ma destinata a morire precocemente, più ancora di Julie Charles, nel 1832.

Si dedicò intensamente alla poesia: il 20 settembre 1823 pubblicò La Mort de Socrate, nella quale esalta nel filosofo greco un precursore del cristianesimo e solo cinque giorni dopo, il 25 settembre 1823, apparvero le Nouvelles Méditations poétiques, raccolta di venticinque poesie di diverso genere e ispirazione, che non ottennero però il successo della raccolta precedente. Si segnalano Bonaparte, Les Préludes, Le Crucifix, dedicato alla memoria di Julie Charles, e Chant d'amour, dedicato alla moglie. Le Dernier Chant du Pèlerinage d'Harold apparve in maggio. Ispirato all'opera e alla memoria di George Gordon Byron, morto il 19 agosto 1824, Lamartine, che era scosso da forti dubbi religiosi, anche a causa di diversi lutti familiari - oltre al figlio, erano appena decedute due sue sorelle - si rivolge idealmente al poeta inglese ma nella realtà a sé stesso, cercando una soluzione al suo stesso scetticismo religioso.

I versi dedicati all'Italia Dopo aver tentato senza successo di entrare a far parte dell'Académie française, dal luglio 1825 fu segretario di legazione a Firenze; dall'anno successivo e fino all'agosto 1828, in assenza del capo-missione, ricoprì la funzione di "chargé d'affaires" di Francia in Toscana. A Firenze prese alloggio prima in una casa di via dei Serragli (1825-1827) ed in seguito in un palazzetto in via Faenza (1827-1828/29), dove ospitò, tra gli altri, Xavier de Maistre e Stendhal. Oggi due lapidi apposte su entrambi gli edifici ricordano questo soggiorno fiorentino, durante il quale Lamartine dedicò alcuni versi anche all'Italia. In essi, paragonando il presente dell'Italia alle glorie del suo passato, rilevava la miseria della situazione italiana, lamentando la caduta della Roma antica. Egli utilizzò uno schema retorico usato spesso anche dagli stessi intellettuali italiani (Dagli atri muscosi, dai fori cadenti... nell'Adelchi di Manzoni, Leopardi con All'Italia, Sopra il monumento di Dante e Ad Angelo Mai, Dei sepolcri di Foscolo...), nonché già da Chateaubriand nella sua descrizione di Roma, ma fra molti patrioti italiani si levò una grande indignazione.

Così, per aver definito l'Italia "terra dei morti", Gabriele Pepe giunse a sfidare a duello il poeta francese che naturalmente, secondo il codice d'onore dell'epoca, non poté sottrarsi al confronto, che si svolse il 19 febbraio 1826 a Firenze, a Porta San Frediano, e fu brevissimo: Pepe ferì Lamartine lievemente a un braccio e il duello finì.

Nel 1848, come Ministro degli Esteri, Lamartine promise a Mazzini l'aiuto diplomatico ai patrioti italiani (come già in uno scambio epistolare con Alessandro Manzoni a proposito della Prima guerra d'indipendenza italiana), in particolare spinse ad intervenire in aiuto alla Repubblica Romana del 1849, rifiutando invece che la Francia neo-repubblicana andasse in soccorso militare del Regno di Sardegna del re Carlo Alberto di SavoiaSilvio Bertoldi, Il re che tentò di fare l'Italia. Vita di Carlo Alberto di Savoia, Milano, Rizzoli, 2000, ISBN 88-17-86481-1., p. 234, ma estromesso da ogni incarico da Luigi Napoleone Bonaparte, che intervenne invece a favore del papa contro il dettato della Costituzione francese, si attirò le critiche del leader repubblicano italiano per la sua posizione giudicata troppo prudente e titubante, nonostante l'intervento del poeta in difesa dei romani insorti tenuto in Parlamento l'8 marzo.La Repubblica romana del 1849: una pagina di storia attuale

Le altre opere

Fredda opera di circostanza è invece Chant du sacre (1825), ove celebra l'incoronazione ("sacre" cioè "consacrazione") di Carlo X nella Cattedrale di Reims, che tuttavia gli valse la Legion d'onore.

Nell'agosto 1828 rientrò definitivamente in Francia, deciso a intraprendere la carriera politica. Un suo secondo tentativo di accedere all'Académie française ebbe successo: eletto il 5 novembre 1829, poco prima della morte della madre, avvenuta il 16 novembre, vi entrò ufficialmente il 1º aprile 1830, occupando il seggio numero 7, in sostituzione di Pierre Daru deceduto il 5 settembre precedente.

Il 15 giugno 1830 furono pubblicate le Harmonies poétiques et religieuses, una raccolta di quarantotto poesie, composte per lo più a Firenze, nelle quali Lamartine spazia dalla consolazione religiosa, come in Hymne du matin o Bénédiction de Dieu dans la solitude, ai dubbi della fede de Aux chrétiens dans les temps d'épreuves, all'impressione di un Dio che si manifesta in ogni angolo dell'universo in L'infini dans les cieux, Jéhova ou l'idée de Dieu, Le Chêne, L'Humanité, L'Idée de Dieu (suite de Jéhovah). Ma ritorna anche ai ricordi degli anni trascorsi ne Le Premier Regret, dedicato alla Graziella napoletana della sua adolescenza, mentre nei Novissima verba o Mon âme est triste jusqu'à la mort emergono presentimenti di morte. Nell'edizione del 1849 torna, nella sua prefazione, il ricordo dei tanti lutti familiari subiti.

Il viaggio a Gerusalemme e la crisi religiosa