Summorum Pontificum (in italiano "Dei Sommi Pontefici") è una lettera apostolica di papa Benedetto XVI, pubblicata in forma di motu proprio il 7 luglio 2007.

Il motu proprio contiene le indicazioni giuridiche e liturgiche che, insieme alle precisazioni emanate dalla Pontificia commissione "Ecclesia Dei",Pontificia Commissione Ecclesia Dei, Istruzione sull’applicazione della Lettera Apostolica Motu Proprio data Summorum Pontificum sono rimaste in vigore fino al 16 luglio 2021 (data di pubblicazione della Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio Traditionis custodes da parte di papa Francesco) per la celebrazione della messa secondo "il Messale Romano promulgato da S. Pio V e nuovamente edito dal beato Giovanni XXIII"Motu proprio, articolo 1 oppure secondo "il Messale Romano edito dal beato Giovanni XXIII nel 1962"Motu proprio, articolo 2 oppure secondo "l'ultima stesura del Missale Romanum, anteriore al Concilio, che è stata pubblicata con l'autorità di papa Giovanni XXIII nel 1962 e utilizzata durante il Concilio".

Le disposizioni di Summorum Pontificum sono entrate in vigore il 14 settembre 2007, festa dell'esaltazione della Santa Croce, e hanno sostituito le precedenti norme contenute nella lettera della Congregazione per il Culto Divino Quattuor abhinc annos del 1984 e nel motu proprio papale Ecclesia Dei adflicta del 1988.

Significato del documento

Il documento è accompagnato da una lettera del PapaPubblicata in AAS 99 (2007), 795-799 con il titolo Ad Episcopos Catholicae Ecclesiae Ritus Romani., con cui spiega ai vescovi e ai fedeli i motivi, lo spirito e gli scopi del suo atto. Nella lettera accompagnatoria Benedetto XVI respinge due timori, dichiarandoli infondati: innanzitutto "il timore che qui venga intaccata l'autorità del Concilio Vaticano II e che una delle sue decisioni essenziali – la riforma liturgica – venga messa in dubbio"; in secondo luogo "il timore che una più ampia possibilità dell'uso del Messale del 1962 avrebbe portato a disordini o addirittura a spaccature nelle comunità parrocchiali". indicando poi il motivo della nuova normativa:

In Benedetto XVI è dunque presente l'auspicio che questa apertura possa contribuire, fra le altre cose, anche a riportare nella piena comunione con Roma quei fedeli che se ne sono distaccati non accettando alcuni contenuti del concilio ecumenico Vaticano II e le riforme che ne sono seguite (soprattutto la riforma liturgica di Paolo VI introdotta nel 1969), come gli appartenenti alla Fraternità Sacerdotale San Pio X.

Contenuto del documento Introduzione storica Il rito romano è quel rito liturgico che è in uso nella Chiesa di Roma e che si distingue da quelli in uso in altre parti della Chiesa cristiana come i riti ambrosiano, alessandrino, antiocheno, armeno, bizantino e caldeo.Michael Kunzler, La liturgia della Chiesa, vol. 10, Jaca Book 2003, pp. 269-270 ISBN 9788816406407

Con il passare del tempo, il rito romano è stato adottato in quasi tutta la Chiesa latina. Rimangono eccezioni quali l'uso del rito ambrosiano nella maggior parte dell'arcidiocesi di Milano e in alcune zone vicine. L'uniformità fu promossa particolarmente dopo il Concilio di Trento con la bolla pontificia Quo primum tempore. Con questo il papa Pio V, eccettuando solo quei riti che potessero vantare un'antichità di almeno duecento anni, impose in tutta la Chiesa latina, l'uso del Messale Romano da lui promulgato. Delle successive edizioni di questo Messale Romano, aventi tutte per titolo Missale Romanum ex decreto Sacrosancti Concilii Tridentini restitutum, l'ultima fu pubblicata da papa Giovanni XXIII nel 1962.

Dopo il Concilio Vaticano II (1962-1965), il papa Paolo VI promulgò nel 1969 una nuova edizione del Messale Romano con il titolo Missale Romanum ex decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum, che divenne il testo normalmente usato nella celebrazione della messa nella Chiesa latina.

Nell'articolo 1 del suo Summorum Pontificum, Benedetto XVI affermò che l'edizione 1962 del Messale romano non è mai stata abrogata. Nella lettera di accompagnamento lo stesso papa Benedetto XVI spiega: «questo Messale non fu mai giuridicamente abrogato e, di conseguenza, in linea di principio, restò sempre permesso. Al momento dell'introduzione del nuovo Messale, non è sembrato necessario di emanare norme proprie per l'uso possibile del Messale anteriore. Probabilmente si è supposto che si sarebbe trattato di pochi casi singoli che si sarebbero risolti, caso per caso, sul posto. Dopo, però, si è presto dimostrato che non pochi rimanevano fortemente legati a questo uso del Rito romano che, fin dall'infanzia, era per loro diventato familiare. Ciò avvenne, innanzitutto, nei Paesi in cui il movimento liturgico aveva donato a molte persone una cospicua formazione liturgica e una profonda, intima familiarità con la forma anteriore della Celebrazione liturgica».

Nella lettera di accompagnamento, Benedetto XVI inoltre ha precisato che i due messali non contengono due diversi riti, ma due usi diversi dello stesso rito romano.

Lex orandi del rito romano

Nella sua legislazione del 2007 Benedetto XVI dichiarò che sia l'edizione 1969 del Messale Romano sia quelle anteriori (dal 1559 al 1962) sono espressioni della “lex orandi” (“legge della preghiera”) della Chiesa cattolica di rito latino."Art. 1. Il Messale Romano promulgato da Paolo VI è la espressione ordinaria della “lex orandi” (“legge della preghiera”) della Chiesa cattolica di rito latino. Tuttavia il Messale Romano promulgato da S. Pio V e nuovamente edito dal B. Giovanni XXIII deve venir considerato come espressione straordinaria della stessa “lex orandi” e deve essere tenuto nel debito onore per il suo uso venerabile e antico". Affermò che i due messali non contengono due diversi riti, ma due usi diversi dello stesso rito romano, dei quali quello contenuto nel messale di papa Paolo VI era la forma ordinaria di celebrazione; quello del 1962 la forma straordinaria.

Articoli normativi

Benedetto XVI estese a tutta la Chiesa cattolica latina la possibilità di celebrare la messa con i libri liturgici promulgati il 23 giugno 1962. La facoltà di avvalersi della liturgia antica era inoltre estesa all'uso del Pontificale Romanum per la celebrazione di tutti i sacramenti (anche se l'ordine sacro, a differenza degli altri sacramenti, non veniva esplicitamente menzionato nel motu proprio) e alla recita del breviario romano.

Dichiarò che tutti i sacerdoti di rito latino possono usare liberamente e senza alcuna restrizione o autorizzazione il messale del 1962 nel celebrare in forma privata; a queste messe private potevano partecipare i fedeli che lo chiedevano spontaneamente. L'uso del messale del 1962 per tali messe non era possibile nei giorni del Triduo pasquale, in quanto le messe senza popolo durante il Triduo non sono previste, con qualunque messale.

Anche le comunità di Istituti di vita consacrata o Società di vita apostolica (cioè le congregazioni sacerdotali e gli ordini religiosi) che celebrano la messa conventuale nella propria chiesa erano autorizzate a celebrare con il Messale del 1962.

Per quanto riguarda le parrocchie, ad un gruppo stabile di fedeli che volesse celebrare la messa tridentina basterebbe rivolgersi al parroco, senza dover chiedere l'autorizzazione al vescovo diocesano. Se il parroco non concedesse la celebrazione della messa tridentina, i fedeli potrebbero rivolgersi al vescovo. Se anche il vescovo non volesse rispondere alle esigenze dei fedeli, questi potrebbero riferirlo alla Pontificia commissione "Ecclesia Dei".

Nelle chiese non parrocchiali e non conventuali ci si rivolgerebbe al rettore della chiesa per avere l'autorizzazione alla celebrazione nella forma tridentina.

Il Vescovo potrebbe anche erigere una o più parrocchie personali (senza giurisdizione territoriale, ma con cura d'anime di un gruppo di fedeli) per i gruppi di fedeli che desiderano la liturgia tradizionale. (Il Traditionis custodes espressamente proibisce l'erezione di nuove parrocchie personali per tali gruppi).Traditionis custodes, art, 3 §2]

Commenti a favore e critiche Il cardinale francese Jean-Pierre Ricard e il vescovo svizzero Kurt Koch, presidenti degli episcopati dei due Paesi più coinvolti nella disputa con i tradizionalisti di Lefebvre, difesero la decisione del Papa, anche se invitarono a non sottovalutare possibili incomprensioni delle sue motivazioni e il rischio di divisioni. Fiduciosi sulla buona accoglienza erano i cardinali Cormac Murphy-O'Connor (inglese) e Karl Lehmann (tedesco). In Italia entusiasmo venne espresso dai cardinali Angelo Scola e Carlo Caffarra. La scelta del Papa venne invece qualificata come "anticonciliare" da altri cattolici, fra i quali alcuni impegnati accanto ai parroci nella gestione della attività parrocchiali in veste di educatori, catechisti, eccetera.Luigi Accattoli, «Via libera alla messa in latino. Il Papa: atto di riconciliazione», Corriere della Sera, domenica 8 luglio 2007, p. 6.

Per monsignor Bernard Fellay, superiore della Fraternità Sacerdotale San Pio X, la "normalizzazione" della messa "non di San Pio V", precisava, "bensì della Chiesa di sempre" era stato "un atto di giustizia, un aiuto soprannaturale straordinario in un momento di grave crisi ecclesiale".Vittorio Messori, «I lefebvriani: grazie Ratzinger "Ora parliamo della scomunica"», Corriere della Sera, 8 luglio 2007, p. 7.

All'inizio della "Lettera ai Vescovi", il Papa constata che:

Tra le dichiarazioni critiche anteriori alla pubblicazione, quella più nota è senz'altro il comunicato dell'assemblea plenaria dei Vescovi francesi, che approfondisce i timori cui Benedetto XVI, con la "Lettera", ha voluto rispondere di persona.

Summorum Pontificum ha suscitato reazioni positive da parte di alcuni prelati ortodossi, in particolare il metropolitano russo Kirill Gundiayev e l'eparca Ilarion Alfeev.Geoffrey Hull,The Banished Heart: Origins of Heteropraxis in the Catholic Church (Londra: T&T Clark, 2010), pp. 351-355. Questo studio critico mette in rilievo tra l'altro l'importanza ecumenica della storia del tradizionalismo liturgico nella Chiesa latina.

Reazioni dei liturgisti di orientamento progressista I liturgisti di Camaldoli diffusero un documento, intitolato Avvio di una riflessione, Toscana Oggi, 03/09/2007., con lo scopo «di offrire un contributo alle delicate mediazioni che saranno necessarie per evitare che l'impatto della nuova disciplina possa generare nella realtà ecclesiale divisioni e contrapposizioni, e non comunione e riconciliazione, come è nelle sue intenzioni».

Prelati di orientamento progressista Il 29 luglio 2007 il cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo emerito di Milano, in un suo articolo pubblicato sulle pagine culturali del quotidiano Il Sole 24 Ore ha criticato il motu proprio temendo in particolare il "venire meno della comunione dei fedeli attorno ad un unico rito e la svalorizzazione delle conquiste della riforma liturgica derivata dal Concilio Vaticano II, in specie per quanto riguarda la comprensione e la partecipazione del popolo alla celebrazione dei misteri divini".

Martini, tuttavia, auspica che questo motu proprio possa contribuire ecumenicamente a favorire il «dialogo fra tutti coloro che cercano Dio con cuore sincero». Carlo Maria Martini,Amo il latino, però..., Sole 24 Ore, 29 luglio 2007 (online).

Affermazioni messe in discussione L'affermazione nel motu proprio circa la non abrogazione del Messale 1962: la posizione di esponenti di orientamento progressista

Nell'articolo 1 del motu proprio Summorum Pontificum, Benedetto XVI affermò che l'edizione 1962 del Messale romano non è stata "mai abrogata".