Il suo regno viene solitamente usato dagli storici come termine per la caduta dell'Impero romano d'Occidente. Nonostante egli esercitasse de facto il suo potere sulla diocesi d'Italia, Odoacre si presentò prima come cliente del legittimo imperatore d'Occidente Giulio Nepote e poi, dopo la morte di questi nel 480, come rappresentante dell'Impero romano d'Oriente. Odoacre viene indicato come re (latino rex) in numerosi documenti ed egli stesso utilizzò questo titolo almeno una volta, mentre in un'altra occasione venne così indicato dal console Basilio.Marcellino, Cassiodoro e alcuni documenti papali fanno riferimento ad Odoacre come rex. Giordane ad un certo punto si riferisce a lui come Gothorum Romanorumque regnator: dominatore dei Goti e dei Romani. Procopio lo descrive come un autokrator (autocrate) e un "tyrannos" (usurpatore, tiranno) nel suo Bellum Gothicum. La sola citazione di Odoacre come "Re d'Italia" la si trova in Vittore Vitense: Odouacro Italiae regi.
Odoacre introdusse alcuni importanti cambiamenti nel sistema amministrativo dell'Italia; ebbe il supporto del Senato romano e fu in grado di distribuire terre fra i suoi seguaci senza incontrare molta opposizione. Eccezione fatta per isolati atti di violenza nel 477-478 da parte di alcuni suoi soldati insoddisfatti, il regno di Odoacre fu relativamente tranquillo e pacifico sul fronte interno. Pur professando fede ariana, egli non interferì quasi mai negli affari della Chiesa cattolica di Roma.
Comandante militare stanziato in Italia, Odoacre guidò la rivolta di Eruli, Rugi e Sciri che il 4 settembre 476 portò alla deposizione dell'imperatore Romolo Augusto. Nel 480 Odoacre invase la Dalmazia e nel giro di due anni conquistò l'intera regione. Quando Illo, generale ribelle dell'Impero d'Oriente, chiese l'aiuto di Odoacre nella sua lotta per deporre Zenone, Odoacre invase la porzione occidentale dell'Impero d'Oriente. L'imperatore d'Oriente rispose incitando i Rugi, stanziati in un'area corrispondente alla moderna Austria, a invadere la penisola italiana. Nell'inverno 487-488 Odoacre attraversò il Danubio e sconfisse i Rugi nel loro stesso territorio.
Nel 488 il re ostrogoto Teodorico fu incaricato da Zenone di invadere l'Italia e deporre Odoacre. Gli Ostrogoti invasero la penisola nel 489 ed entro un anno posero sotto il loro controllo gran parte dell'Italia, costringendo Odoacre ad asserragliarsi nella capitale Ravenna. La città, dopo un lungo assedio, si arrese il 5 marzo 493; Teodorico invitò Odoacre a un banchetto per sancire la pace fra i due sovrani, ma lo uccise personalmente nel corso dello stesso.
Odoacre è il primo dominatore d'Italia di cui sia sopravvissuto fino ai giorni nostri il documento autografo di un atto di governo: si tratta di un atto ufficiale col quale Odoacre concedeva al proprio comes domesticorum romano, Pierius, alcune proprietà in Sicilia e nell'isola di Meleda.
Biografia
Origini Se si eccettua il fatto che non fosse considerato "romano", sappiamo relativamente poco sulla sua figura e sulle sue origini. Gli Annales Valesiani e Giovanni di Antiochia sostengono che il padre si chiamasse Edicone, da molti identificato con l'omonimo principe sciro annoverato da Prisco di Panion fra il novero dei generali di Attila, re degli UnniPriscus, Ambasceria di Teodosio il Giovane ad Attila re degli Unni, descritta dall'istorico Prisco; ora per la prima volta dal greco in italiano recata da Pietro Manzi. Roma: per la Società tipografica, 1827.. L'ipotesi che Odoacre appartenesse a una famiglia nobile - perdipiù di rango principesco - si pone tuttavia in contrasto con la sua povertà materiale in gioventù, testimoniata da Eugippio, il biografo di San Severino contemporaneo di entrambi. Il giovane Odoacre è stato infatti descritto da Eugippio come un adolescente di alta statura che, coperto di misere pelli, si sarebbe recato dal santo eremita il quale lo avrebbe benedetto e invitato a recarsi in Italia. Lì in futuro sarebbe assurto a un potere tale da permettergli di concedere doni preziosi a molti.
Non è nota con certezza neanche la sua nazione di origine. Come s'è detto, molti storici lo ritennero sciro a causa della probabile parentela con Edicone ma altri autori antichi indicano origini tra le più disparate, sebbene tutte riconducibili comunque al ceppo germanico: Procopio di Cesarea e lo stesso Eugippio, ad esempio, lo dicevano «natione Rugus», benché tale popolazione proprio con Odoacre ebbe a guerreggiare alquanto furiosamente nel corso della propria storia, oppure Teofane Confessore, che lo diceva di stirpe gotica, pur senza addurvi motivazioni valide, mentre per altri ancora sarebbe stato turcilingio o anche erulo.
Tra gli storici moderni, invece, si fece strada l'idea che Odoacre non fosse d'origine germanica a partire da una tesi avallata dagli storici Robert L. Reynolds e Robert S. Lopez che, in un loro articolo pubblicato sulla rivista American Historical Review nel 1946, sostennero una sua origine unna. Attraverso alcune solide argomentazioni, i due suggerirono infatti che le sue origini fossero da ricercare altrove sulla scorta, ad esempio, dello stesso nome "Odoacre", per il quale all'epoca non era stata ancora trovata una convincente etimologia nelle lingue germaniche. I due storici suggerirono anche una possibile origine turca, ad esempio dal termine "Ot-toghar" ("nato dal fuoco" o "nato dal pascolo"), o la forma ridotta "Ot-ghar" ("pastore"). "Se Ratchis poté diventare Radagaisus, perché Ot-toghar o Ot-ghar non può essere divenuto Odoacre o Odovacer?" C'è però d'aggiungere che altri studiosi hanno comunque avanzato una ricostruzione ipotetica dell'etimologia germanica del nome, suggerendo una derivazione dal germanico "Audawakrs", ossia "guardiano del benessere" o "guardiano della ricchezza".
Sull'origine unna di Odoacre dunque s'era ormai raccolto, intorno alla seconda metà del XX secolo, il consenso d'un certo numero di autorevoli ricercatoriEdward Arthur Thompson e J. M. Wallace-Hadrill., nonostante il ragionevole dubbio espresso da altri, secondo cui l'analisi dei nomi personali non potesse considerarsi una prova infallibile nell'indagine sull'appartenenza etnica di un personaggio storico. Successivamente, nel 1983, durante un'analisi delle fonti primarie, si evidenziarono i diversi e fastidiosi "silenzi" nelle testimonianze storiche a noi disponibili e si ritenne possibile che la madre fosse scira e il padre turingio, ma che di certo Odoacre non possa dirsi di origine unna.
Al di là di queste ipotesi, attualmente la maggior parte dei ricercatori si è grossomodo riattestata sull'origine germanica.
L'ascesa al potere
Non sappiamo quando Odoacre iniziò il suo servizio nell'esercito romano. Nel 472, all'epoca della lotta finale fra l'imperatore Antemio e Ricimero, era già membro della guardia imperiale (domestici); più tardi (473/474) divenne comes domesticorum di Glicerio, l'imperatore eletto dal patricius burgundo Gundobado. Nel 474 la corte dellImpero romano d'Oriente, al cui soglio era intanto asceso Zenone, scelse come imperatore d'Occidente il magister militum della Dalmazia, Giulio Nepote. A questa nomina si ribellò il generale romano Flavio Oreste, il quale riuscì a prevalere su Giulio Nepote soprattutto grazie all'appoggio militare di Odoacre, capo di una milizia di mercenari eruli, sciri, rugi e turcilingiGiordane, De origine actibusque Getarum, XLVI, 242.. Flavio Oreste non assunse tuttavia il potere imperiale, preferendo che il titolo di imperatore andasse al figlio tredicenne Romolo Augusto (ottobre 475) riservando a sé, col titolo di "patrizio", il potere effettivo.
Come capo delle tribù germaniche che costituivano le truppe imperiali, Odoacre aveva chiesto a Oreste, quale compenso del servizio, un terzo delle terre in Italia a titolo di hospitalitas. Il rifiuto di Oreste scatenò la reazione delle truppe mercenarie, che si rivolsero a Odoacre come loro guida. Oreste si rinchiuse in Pavia, confidando sulle fortificazioni della città, ma le forze di Odoacre assediarono Pavia e la conquistarono, catturando Oreste, che fu poi portato a Piacenza e ucciso, mentre Paulus, fratello di Oreste, venne ucciso fuori le mura di Ravenna. I foederati germanici acclamarono quindi Odoacre come «rex gentium» o «rex Italiae». Nel 476 Odoacre avanzò su Ravenna e prese la città, costringendo il giovane Romolo Augusto ad abdicare (4 settembre). Secondo gli Annali Valesiani Odoacre, colpito dalla bellezza e dalla giovane età del deposto imperatore, non solo gli risparmiò la vita, ma gli riconobbe anche una pensione di solidi e lo mandò in Campania a vivere con i suoi parentiAnnales Valesiani, 8.38..
Invece di nominare a sua volta un imperatore fantoccio, come avevano fatto prima di lui i generali germanici Ricimero e Gundobado, Odoacre decise di inviare le insegne imperiali (cioè diadema, scettro, toga ricamata in oro, spada e paludamentum porpora) all'imperatore d'Oriente Zenone, chiedendo per sé il solo titolo di patrizio, che tuttavia Zenone non concesse mai ufficialmente in quanto riteneva che fosse di competenza del deposto Giulio Nepote. L'Impero romano d'Occidente "cadde" quindi per un colpo di Stato militare di mercenari germanici; questa caduta, che per i moderni costituisce lo spartiacque fra la storia antica e quella medievale, non sembra abbia suscitato eccessivo interesse negli storici dell'epoca, probabilmente perché, essendo ancora in vita nel 476 Giulio Nepote, ufficialmente il legittimo imperatore d'Occidente (morirà nel 480 in Dalmazia), la portata dell'evento venne sottostimata. Il vero shock per gli osservatori coevi si era verificato senza dubbio qualche decennio prima, con il sacco di Roma dei Vandali, tanto che nel 476 l'Impero romano d'Occidente sembra cadere "senza rumore", per usare una felice formula dello storico Arnaldo Momigliano.
Il regno
La posizione istituzionale di Odoacre non era ben chiara. Il suo potere era fondato sulla forza dei soldati, il cui appoggio, secondo Procopio, era stato ottenuto con la promessa della hospitalitas negata da Flavio OresteProcopio di Cesarea, De bello Gothico I, 1.. Il comportamento della corte orientale nei confronti di Odoacre fu ambiguo: alla richiesta del titolo di "patrizio" fatta da Odoacre, Zenone rispose che la concessione era competenza di Giulio Nepote, ma in una lettera privata a Odoacre lo stesso Zenone gli si rivolgeva chiamandolo proprio "patrizio" perché probabilmente gli era stato concesso dal Senato romano. L'invio delle insegne imperiali a Costantinopoli era tuttavia un messaggio chiaro: l'Occidente non aveva più bisogno di un imperatore separato, poiché «un monarca era sufficiente per governare il mondo». In risposta, Zenone accettò i doni osservando che «…i Romani d'Occidente hanno ricevuto due uomini dall'Impero d'Oriente, cacciandone uno e uccidendo l'altro, Antemio». Zenone quindi riconobbe a Odoacre l'autorità legale per governare in Italia in qualità di magister militum: gli suggerì però di riaccogliere Giulio Nepote come imperatore dell'Occidente "se davvero desiderava agire secondo giustizia"Malco di Filadelfia, frammento 10.. Odoacre tuttavia non invitò mai Giulio Nepote a rientrare in Italia, e questi rimase in Dalmazia fino alla morte. Odoacre rispettò solamente le formalità richieste dal caso, sostenendo di agire su autorità di Giulio Nepote e coniando monete in suo nome. Dopo la morte di Nepote, Zenone assunse, a livello formale, il ruolo di unico imperatore d'Oriente e d'Occidente.