Biografia Nel 1906 grazie a Wilhelm Dilthey conseguì l'abilitazione all'Università di Berlino, dove fu a lungo libero docente. A causa delle sue origini ebraiche ottenne solo nel 1919 una cattedra nella neofondata Università di Amburgo, di cui divenne più tardi rettore (1929-30), e dove tra l'altro fu supervisore delle tesi di dottorato di Leo Strauss e Joachim Ritter.

Essendo di origini ebraiche, con l'avvento del nazismo nel 1933 dovette lasciare la Germania, insegnò a Oxford dal 1933 al 1935 e fu professore a Göteborg dal 1935 al 1941. In quegli anni fu naturalizzato svedese ma, ritenendo ormai anche la neutrale Svezia poco sicura, si recò negli Stati Uniti d'America, dove fu visiting professor nell'Università di Yale, a New Haven(Connecticut), dal 1941 al 1943 e docente alla Columbia University, New York dal 1943 fino alla morte (1945).

Dopo essere uscito dalla tradizione della Scuola di Marburgo del neokantismo, ha sviluppato una filosofia della cultura come teoria fondata sulla funzione dei simboli nel mito, nella scienza, nella religione, nella tecnica. Ad Amburgo ha collaborato attivamente alla biblioteca di Aby Warburg.

Il pensiero e le opere Nel suo scritto Sostanza e Funzione (Substanzbegriff und Funktionsbegriff, 1910), Cassirer intende mostrare come la filosofia kantiana s'inserisca intrinsecamente nello sviluppo della scienza moderna a partire da Galileo (fino ad Einstein e Gödel), giungendo alla conclusione che l'ontologia deve lasciare il passo allanalitica dell'intelletto, cioè ad uno studio delle condizioni a priori, e perciò storiche e trascendentali, che presiedono alla formazione dell'oggetto d'indagine delle diverse scienze. Analizzando il mondo della scienza moderna, Cassirer rileva che al concetto-sostanza è andato progressivamente sostituendosi quello di funzione. Termini come energia, etere, atomo, spazio e tempo, non designano realtà concrete, ma rappresentano esclusivamente simboli per la descrizione di un contesto di possibili relazioni. Di qui nasce l'importanza del linguaggio rispetto agli altri oggetti dell'indagine epistemologica, in quanto la sua natura relazionale influenza la costituzione del mondo oggettivo.

Nell'opera Filosofia delle forme simboliche sposta le stesse riflessioni applicate sul mondo della scienza a quello dell'uomo. L'autore evidenzia che la funzione del linguaggio è molteplice: oltre ad essere uno strumento di comunicazione, fa da tramite fra l'ambito delle impressioni e quello dell'oggettivazione. Questo passaggio avviene grazie all'espressione simbolica, come afferma lui stesso:

Sul progresso del linguaggio Cassirer scrive:

Gli stessi modelli concettuali Cassirer li applica sullo studio del mito e della fenomenologia della conoscenza.

Per sintetizzare la sua definizione dell'uomo, Cassirer affermò:

Che cos'è la cultura?

Sulla relatività di Einstein Nel 1921 Ernst Cassirer firma a Berlino la prima pubblicazione del saggio: "La teoria della relatività di Einstein. Considerazioni gnoseologiche"Edizione Italiana: Cassirer "la teoria della relatività di Einstein" a cura di Giulio Raio, Newton Compton editori, s.r.l. 1981. ("Zur Einsteinschen Relativitätstheorie. Erkenntnistheoretische Betrachtungen, Bruno Cassirer Verlag, Berlin 1921") in cui la (a lui recentissima) teoria della relatività di Albert Einstein, soffermandosi su quella "generale", è posta a confronto comparativo in ottica epistemologica (nell'alveo della filosofia della conoscenza) con l'opera di Immanuel Kant. Qui l'Autore espone e valuta quei contenuti che a proprio giudizio fanno, almeno parzialmente, coincidere la nuova concezione einsteniana con gli assunti essenziali del pensiero kantiano; con preferenziale attenzione alla: "Critica della ragion pura", e a qualche altro studio kantiano dedicato alla conoscenza della natura, che par anticipare l'idea portante di Einstein. Ad esempio riassume un'argomentazione da Kant espressa nei "Primi principi metafisici della scienza della natura": "...Lo spazio assoluto - così dice Kant - non è in sé nulla e nessun oggetto, significa soltanto uno spazio relativo a tutti gli altri che posso sempre pensare oltre quello dato."Da Cassirer (1921): op. cit. cap. 5 "I concetti di spazio e tempo dell'idealismo critico e la Teoria Della Relatività", pag. 120 dell'ed. italiana (vedi Bibliografia delle opere).

L'Autore sviluppa la stesura del suo libro in sette capitoli, partendo dalle prospettive di Kant per addentrarsi, in modo approfondito, nel nocciolo delle elaborazioni relativistiche dimostrando una sicura padronanza anche del loro aspetto matematico e al contempo esaminando le implicazioni del nuovo approccio scientifico abbraccia le esigenze più universali della teorizzazione filosofica sulla conoscenza.

Il primo capitolo ("Concetti di Misura e di Cosa") si apre con un trattato del 1763, "Tentativo per introdurre nella filosofia il concetto delle quantità negative", dove Kant giudica negativamente la consuetudine dei metafisici a lui contemporanei d'ignorare l'opera scientifica che "...si occupa di conoscenze comprensibili ed evidenti..."Op. cit. pag. 37. prediligendo essi continuare a ragionare in quelle che bolla come "astrazioni oscure e difficilmente controllabili"; Cassirer ci indica che in alternativa a questa tendenza Kant fa riferimento all'esposizione accademica di Eulero "Riflessioni sullo spazio e sul tempo" composto nel 1748. Nel medesimo capitolo sono inseriti estratti dai kantiani "Scritti precritici" fra cui si legge: "...la metafisica... invece di utilizzare taluni concetti o dottrine della matematica, si è al contrario spesso eretta in armi contro di essa... Anche la considerazione matematica del moto, unitamente alla conoscenza dello spazio, fornisce una quantità di dati atti a mantenere sui binari della verità la metafisica del tempo...".

L'intento di Cassirer è mostrare quanto la prassi scientifica, nell'impostazione einsteiniana, confermi o contempli i criteri già prefigurati idealmente da Kant riguardo alla comprensione e sistematizzazione della realtà naturale, dando risalto alla funzione di quegli schemi insiti, connaturati, nel e col pensiero che come scrive sono gli unici capaci d'acquisire sinteticamente e ordinare la congerie degli eventi fenomenici che, sempre più si scopre, hanno caratteri empirici non assoluti e i cui determinanti sono invece i circoscritti, essenziali, e ricorrenti tratti razionali dai quali dipende loro distinzione e interpretazione.

Nel testo si conferma ed esplica come detti schemi compongano l'essenziale formalismo delle leggi fisiche e, nella variabilità empirica generale, restino i veri fattori costanti. Ossia quelle "forme" implicite nella mente, indispensabili per la misurazione di tempo e/o di spazio (inclusa l'originale sintesi di Hermann Minkowski); quali la concezione della geometria mediante cui si distingue e applica la metrica non euclidea alla formulazione della relatività generale.Vedi Cassirer, cap. 5 (in particolare pag. 129) e cap. 6 "geometria euclidea e non euclidea" di op. cit. Così, conseguentemente, nel capitolo finale ("La Teoria della Relatività e il problema della Realtà") si dà merito all'innovativa costruzione einsteiniana d'aver condotto la forma del pensiero fisico, fondamento della conoscenza obiettiva, alla "sua più chiara conclusione".

In tutto questo percorso Cassirer illustra l'importanza della concezione relativistica, in quanto riducente le proprietà empirico/corporee alla loro essenzialità di relazioni ("ora, scrive, la proprietà implica soprattutto il carattere di relazione")Vedi cap. 3 "Il concetto filosofico di verità e la Teoria della Relatività". fra luoghi e tempi locali, cioè con misure risultanti differenti a seconda dei punti osservativi (riporta il termine di Einstein "molluschi di riferimento"Vedi in op. cit. il capitolo "Materia, Etere, Spazio". per strumenti di misuraCioè per ogni oggetto usato per comparazioni di tempo e di spazio: come orologi e regoli. Dalla dottrina precedente venivano definiti rigidi poiché spazio e tempo si davano come realtà dai valori assoluti e inalterabili, pur quando messi a confronto fra corpi distribuiti in sistemi distanti: da punti di vista con condizioni di velocità e massa differenziate.) ma che vengono posti in rapporto reciproco e "comunanza" entro un complessivo sistema che riorganizza tali divergenze in una regolamentazione universale: dove tutto si struttura in linee affini, equivalenti e invarianti, quindi unificanti (basate sui dati della costante c''' e sull'estensione del concetto di campo). Visione rappresentabile con i reticolati astrattamente matematici delle coordinate spaziotemporali (le pagine del saggio toccano con perizia l'allora nuovo paradigma relativistico che geometrizzava spazio e tempo).Coerentemente l'Autore elenca numerose letture specifiche come i testi di Lorentz, H.Minkowski e Lobatschewsky (vedi "Riferimenti bibliografici" in appendice al suo testo).

Già nel primo capitolo del libro viene indicata la soddisfazione d'Einstein per aver eliminato "l'ultimo residuo di oggettività fisica" (parole dello stesso Einstein) ai dati dello spazio e del tempo che invece variano secondo i punti di vista (per oggettività si deve intendere: costanza delle quantità a prescindere dai sistemi che le soppesano).

Cassirer predilige la Relatività Generale per questa propensione a semplificare il sistema della natura globale, ne illumina il sostanziale aspetto geometrico (le 10 funzioni g μ ν e evidenziando come la loro formulazione rappresenti sia la pura forma metrica spaziale sia le proprietà gravitazionali) e rievoca allo scopo "il sogno di Descartes di una fisica puramente geometrica" (questa tendenza è tuttora prevalente in importanti teoriciVedi ad esempio il fisico Michio Kaku nel suo noto libro: "Iperspazio", che ribadisce fedelmente questa convinzione, seppur rapportandola a dimensioni superiori, iperspaziali.) e affianca a queste considerazioni l'affermazione di Hermann Weyl: "Il mondo è una molteplicità metrica a (3+1) dimensioni; tutti i fenomeni fisici sono esteriorizzazioni della metrica del mondo."Da estratti del quarto capitolo a pag. 97 (di op. cit.).

Sistema che così risulta epurato da supposte indimostrabili sostanze (quali l'etere precedentemente ritenuto indispensabile alla propagazione ondulatoria elettromagnetica) e argomenta: "...la teoria... porta questa metodica un passo più avanti, liberandosi dai presupposti della visione ingenua, sensibile e materiale...Da Cassirer, op. cit. cap. 2 "I fondamenti empirici e concettuali della relatività", pag. 81. e risulta descrivibile in virtù di espressioni la cui fonte sta negli a-priori del pensiero (dei quali i concetti geometrici verso la fine del capitolo sesto son definiti "anticipazioni metodiche").

Il "pensiero" viene considerato nei rigorosi meccanismi che lo strutturano e dirigono con proprietà affini a logica e matematica e: il più indipendentemente possibile dal filtro percettivo dei singoli osservatori.Va ricordato che, a quel tempo, la teoria della relatività nella sua interezza era da poco stata esposta e quindi mancava ancora d'una piena comprensione e divulgazione anche negli ambienti colti, e mancava in parte anche d'accertamento osservativo e sperimentale, perciò argomentazioni che oggi possono sembrar banali allora presentavano una visione inusuale, spesso in opposizione a senso e cultura comune. Per la scienza il pensiero ha funzione creatrice da "legislatore" poiché "costituisce progressivamente" le forme esplicative inerenti all'avverarsi dei fenomeni. Fenomeni coesi alle proprietà di spazio e tempo (proprietà intrinseche di ogni tipica struttura mentale). Ciò però avviene anche attraverso una costante ricerca di nuovi e "specifici mezzi concettuali" per approssimarsi progressivamente ai risultati richiesti.