Il Sulcis ( o Surci) è un territorio della Sardegna che si estende nella porzione sudoccidentale dell'isola, parte integrante della regione storico-geografica del Sulcis-Iglesiente.
Coronimo Prende il nome dall'antica città di Sulki o Sulci, oggi Sant'Antioco.
Tracce dell'utilizzo del nome Sulcis come denominazione della regione si riscontrano nel Medioevo, quando la zona sud occidentale del Giudicato di Cagliari costituiva la Curatoria del Sulcis, a cui appartenevano i territori ricompresi a sud della valle del Cixerri e dell'omonima curatoria..
Delimitazione La delimitazione del Sulcis non è ben definita in quanto si tende talvolta ad estenderla in senso lato comprendendo anche parte del territorio dell'Iglesiente oppure anche i territori di Pula, Villa San Pietro e Sarroch, la cui collocazione geografica è incerta e controversa.
Il Sulcis propriamente detto corrisponde al versante sudoccidentale dei Monti del Sulcis e alla piana sottostante fino alla costa sudoccidentale che si affaccia sul Canale di Sardegna, da capo Altano, o capo Giordano, fino al Golfo di Palmas e da qui continua verso il Capo Teulada. Fa parte del territorio sulcitano anche l'arcipelago del Sulcis, con le isole di San Pietro e di Sant'Antioco.
Più incerta è la collocazione di Pula, Villa San Pietro e Sarroch, che fanno parte della città metropolitana di Cagliari e sono situati ai piedi del versante sudorientale dei monti del Sulcis, nella parte esterna del territorio sulcitano, tra Capo Spartivento e la costa del Golfo degli Angeli. L'entroterra montano di questi comuni, ricoperto dalla foresta di Is Cannoneris, ha infatti un'affinità e un'omogeneità ambientale con il Sulcis. Tuttavia questi centri abitati, collegati con il Sulcis tramite la strada statale 195 Sulcitana, situata tra il mare e le pendici dei monti di Santadi, Teulada e Domus de Maria, giacciono su una piana costiera geograficamente isolata e distinta dal territorio sulcitano e che ha invece una naturale continuità con la piana di Capoterra, a tutti gli effetti considerata parte del Campidano di Cagliari.
Geografia fisica
La conoscenza dell'ambiente fisico del Sulcis è fondamentale per inquadrare il contesto storico e ambientale che è all'origine della colonizzazione dispersa del suo territorio. Pur presentando caratteristiche ricorrenti in molte subregioni della Sardegna, il Sulcis mostra una sostanziale peculiarità quando si prendono in considerazione, nel complesso, la geografia, la geologia, il clima, la vegetazione.
Geografia e geomorfologia Dal punto di vista geografico e geomorfologico, il Sulcis ha una forte caratterizzazione in quanto quasi completamente delimitato dal mare e dall'omonimo massiccio montuoso, che lo isolano dal resto della regione. L'unica via naturale di collegamento è dislocata nella parte orientale del confine settentrionale: il confine è definito fisicamente da uno spartiacque di media altitudine, ma dalla morfologia aspra, che separa il Sulcis dall'Iglesiente ed è interrotto da una stretta fascia di depositi alluvionali che collega il territorio di Carbonia a quello di Villamassargia.
A ovest, la morfologia del territorio è caratterizzata da piane alluvionali del Pleistocene che si estendono lungo tutta la fascia costiera, da Porto Pino (Sant'Anna Arresi) fino a Carbonia e Portoscuso, e si alternano a dolci rilievi collinari. Questo sistema di pianure costiere si inoltra a est, nei territori di Tratalias, Giba e Santadi, e a nordest, nei territori di Perdaxius e Narcao, alternandosi con rilievi collinari di bassa o media altitudine, più o meno impervi, e con i depositi alluvionali della Formazione del Cixerri (Oligocene). A nord e a est, la morfologia è definita dai rilievi del basamento paleozoico, che trasformano bruscamente il paesaggio da pianeggiante-collinare a impervio e montuoso.
Del Sulcis fanno geograficamente parte le due isole di San Pietro e di Sant'Antioco, quest'ultima unita alla terraferma fin dall'antichità per mezzo di un istmo artificiale.
Di particolare importanza è il sistema di stagni costieri che si estende lungo tutta la costa del Golfo di Palmas, che per secoli ha contribuito a rendere malsane e poco ospitali le pianure costiere del Sulcis.
Geologia
La geologia del Sulcis è complessa ed eterogenea., in quanto derivata dalla sovrapposizione di eventi succeduti nell'arco di oltre 500 milioni di anni. Il componente fondamentale della geologia sulcitana è rappresentato dal basamento paleozoico, che costituisce la maggior parte dell'omonimo massiccio montuoso. Questo basamento si estende, in un complesso e alternato sistema di affioramenti, dal territorio a est di Carbonia e a nord di Narcao fino alla costa meridionale, in territorio di Teulada, formando un arco che delimita completamente a nord e a est l'intera subregione. L'origine litologica del basamento è in parte sedimentaria e metamorfica e in parte magmatica. Agli inizi del Paleozoico la successione di fasi di trasgressione marina e di continentalità ha determinato il deposito di sedimenti da cui si sono originate tre formazioni stratigrafiche (Formazione di Nebida e Formazione di Gonnesa nel Cambriano inferiore, Formazione di Cabitza tra il Cambriano superiore e l'Ordoviciano inferiore). Questi sedimenti hanno successivamente subito metamorfismi di carico e di contatto nel corso dell'orogenesi ercinica (Carbonifero). A questi eventi si è sommata l'intrusione tardo-ercinica del plutone che ha originato il batolite sardo-corso.
Delle quattro formazioni geologiche, quelle prevalenti nella subregione sono la formazione di Gonnesa e di Nebida, i cui affioramenti si alternano da nordovest a sud attraversando i territori di Carbonia, Narcao, Nuxis, Santadi e Teulada. Consistenti affioramenti dei metacalcari della formazione di Gonnesa sono dislocati a est di Carbonia e a sud di Santadi; altri affioramenti, di minore estensione sono presenti a nord di Narcao, a est di Nuxis e, infine, a sud di Teulada. La formazione di Nebida, costituita da sedimenti di varia natura (argille, limo, calcare e sabbie) presenta differenti facies secondo la dislocazione, con prevalenza di metarenarie e metacalcari a nord e al centro e di metarenarie e filladi a sud. In generale, le rocce della formazione di Nebida presentano un marcato grado di scistosità, dovuto ad un metamorfismo di basso grado, particolarmente evidente negli affioramenti che si estendono dal territorio di Santadi fino alle coste meridionali in territorio di Teulada.
Le rocce della formazione di Cabitza sono invece maggiormente rappresentati nel settore centrale del massiccio montuoso, completamente spopolato, e nella subregione affiora solo nella parte settentrionale, a nord di Narcao e Nuxis, in un territorio aspro interessato da pochissimi insediamenti sparsi. Anche i leucograniti del basamento tardo ercinico sono diffusi principalmente all'interno del massiccio montuoso e nel settore orientale. Nella subregione si alternano alla formazione di Cabitza e si estendono in tre aree. Due di queste, dislocate a est del territorio di Santadi (Foresta di Pantaleo) e nella parte orientale del territorio di Teulada, al confine con quello di Domus de Maria, sono quasi completamente spopolate a causa della morfologia aspra. La terza è dislocata a ovest di Teulada e separa le valli del territorio teuladino dalla pianura costiera del Golfo di Palmas. Le formazioni granitiche di quest'area determinano una morfologia meno aspra e sono interessate da un maggior numero di insediamenti rispetto a quelle prettamente montane del settore orientale.
Fatta eccezione per alcune formazioni sedimentarie calcaree del Mesozoico, dislocate fra Porto Pino e Porto Botte e nell'isola di Sant'Antioco, la maggior parte della geologia del Sulcis occidentale e delle isole sulcitane si è originata nel Cenozoico, nel corso del vulcanismo oligo-miocenico. Si tratta di un complesso ed eterogeneo mosaico di rocce vulcaniche originate da lave di varia natura (riolite, riodacite, ignimbrite, andesite, spesso genericamente e impropriamente chiamate "trachiti") e da depositi piroclastici. Queste formazioni sono estese nel settore settentrionale, a ovest di Carbonia, in quello centrale, fra Carbonia, Narcao, Giba e Villarios, e, infine, in gran parte delle isole sulcitane.
Clima e vegetazione Il clima, mediterraneo, è suddivisibile in tre zone climatiche: zona montuosa, zona interna pianeggiante e collinare e zona costiera. Nella zona montuosa il clima è più secco e fresco sia in estate che in inverno. Nei mesi invernali più freddi non sono rare gelate e nevicate nelle cime tra Santadi, Nuxis e Teulada. Nella zona interna caratterizzata dall'alternanza di pianure e basse colline il clima è caldo e secco con estati frequentemente torride e inverni miti, quasi mai eccessivamente rigidi. Le zone costiere sono più umide e fresche per via della vicinanza del mare e dei forti venti di maestrale provenienti da nord ovest che sferzano la costa sud occidentale dell'isola per gran parte dell'anno, plasmandone la natura e il paesaggio. La piovosità si concentra nella stagione invernale e la siccità è piuttosto prolungata. In buona parte del territorio la piovosità è inferiore ai 500 mm annui, ma all'interno delle montagne del Sulcis si aggira sui 1000 mm annui. La distribuzione stagionale delle piogge alimenta corsi d'acqua a regime torrentizio, completamente asciutti dalla tarda primavera fino all'autunno ma impetuosi e di portata consistente nei mesi di massima intensità piovosa.
La vegetazione naturale nelle zone prossime alla costa è rappresentata da residui più o meno degradati della macchia mediterranea termoxerofila (garighe costiere, macchia a ginepro, oleo-ceratonion), alternati in modo variegato a boschi di pino marino, olivastro selvatico, quercete, pascoli e seminativi e agli insediamenti urbani e industriali. All'interno, il paesaggio eterogeneo lascia il posto ad una fitta formazione boschiva in evoluzione, che si estende quasi ininterrottamente dalle foreste di Pantaleo (Santadi) e Is Cannoneris (Domus de Maria) a quelle di Gutturu Mannu e della riserva di Monte Arcosu (Uta, Siliqua, Assemini). Questa formazione, che nel suo genere è la più vasta d'Europa, è il residuo di una lecceta primaria abbattuta fra il XIX secolo e i primi decenni del XX secolo, sostituita da una macchia-foresta a leccio, in evoluzione, alternata a sugherete nelle stazioni più piovose.
Nel complesso, l'ambiente naturale si differenzia in due biotopi fondamentali: uno di pianura e di bassa collina e uno più impervio, tipicamente montano. Il primo ha offerto, storicamente, le condizioni per lo sviluppo di una società rurale stanziale, basata sull'agricoltura e sull'allevamento degli ovini, il secondo, per le condizioni più difficili, ha consentito lo sviluppo di una società rurale non stanziale, basata soprattutto sull'allevamento dei caprini e dei bovini rustici e, marginalmente, sullo sfruttamento delle risorse forestali (legno, sughero, carbone vegetale).
Storia Preistoria
Le tracce più antiche di frequentazione umana nel Sulcis risalgono al Mesolitico (sito di Su Carroppu di Sirri) ma è a partire dal Neolitico antico (VI millennio a.C.) che si ha il vero e proprio popolamento del territorio. Nei due millenni successivi si susseguirono nel Sulcis le stesse culture preistoriche che caratterizzavano anche il resto della Sardegna come la cultura di Bonu Ighinu e la cultura di Ozieri. A partire dalla seconda metà del IV millennio a.C. i sepolcri assunsero l'aspetto di domus de janas, strutture ipogeiche (talvolta riuniti in vaste necropoli come nel caso di Montessu) ottenute scavando la roccia, si diffuse inoltre il fenomeno del megalitismo, numerosi sono infatti i menhir disseminati nel territorio.