Maometto ossia il fanatismo (Le fanatisme, ou Mahomet le prophète) è una tragedia di Voltaire scritta nel 1736 e rappresentata per la prima volta dalla compagnia di La Noue a Lilla il 25 aprile 1741, quindi a Parigi il 9 agosto 1742.
L'opera L'opera è un atto di accusa contro l'islam: attraverso il personaggio di Maometto, abile e crudele guida militare e religiosa, l'autore denuncia il fanatismo e l'integralismo religioso dell'Islam. Il suo reale obiettivo però rimane quello di denunciare ogni forma di fanatismo, in particolare quello del clero a lui contemporaneoM. Moneti, "Le opere e il pensiero di Voltaire", capitolo introduttivo a Voltare, Candido, Zadig, Micromega, L'ingenuo, ed. Garzanti.. Dedica difatti con sottile ironia l'opera a papa Benedetto XIV, da lui considerato un fanatico estremistaRiccardo Campi, Le conchiglie di Voltaire, p. 271, ed. Alinea.. Il papa, tra l'altro uno dei più colti e illuminati pontefici del suo tempo, non coglie la sottigliezza della dedica, che accetta ben volentieri in nome dell'antica diffidenza ecclesiastica nei confronti della religione islamica.
Storia editoriale L'opera fu più volte censurata tra il 1741 e il 1748, destino comune a molte opere di Voltaire che spesso criticava la religione, i fedeli e filosofi famosi.
Nel dicembre del 2005, poche settimane dopo la controversia sulle caricature di Maometto sul Jyllands-Posten (30 settembre), una messa in scena della tragedia a Saint-Genis-Pouilly, Ain, Francia, provocò la richiesta di cancellazione da parte islamica e proteste fuori dal teatro.
Trama L'azione si svolge alla Mecca nel 622: la città è ormai accerchiata dalle truppe di Maometto e sta per cadere. I personaggi sono: Zopire, principe della città della Mecca. Phanor, fedele consigliere di Zopire Palmire, schiava di Maometto rapita da Zopire. Séide, giovane schiavo di Maometto. Omar, già persecutore di Maometto, poi divenuto il suo miglior luogotenente
Phanor prende atto della grave situazione della città e consiglia a Zopire di arrendersi e siglare la pace, per salvare il salvabile. Zopire è però contrario e pronto alla morte perché odia Maometto che gli ha ucciso la moglie e rapito i suoi due figli - che crede morti -, sentimento ricambiato dal momento che lo stesso Zopire con una sortita ha ucciso a Maometto l'unico figlio e rapito la sua schiava Palmire, che ora vive prigioniera nel suo palazzo.
Zopire parla a Palmire che racconta di considerare Maometto un padre poiché non ha conosciuto i genitori ed è stata cresciuta nel suo campo, mentre Zopire le rivela di aver perso i suoi figli. Palmire chiede anche di essere liberata per tornare da Maometto che oltre che padre è per lei anche il profeta di Dio che adora. Zopire cerca allora di dissuaderla, pregandola di liberarsi da quella che lui chiama superstizione, ma inutilmente.
Mentre Zopire e Palmire stanno ancora conversando, Phanor annuncia l'arrivo in città di Omar; questi è accompagnato da Séide, offerto in ostaggio per parlamentare.
Dopo un acido scambio di accuse, Omar offre la pace a Zopire e gli chiede inutilmente di convertirsi; poi gli annuncia che Maometto in persona vuole parlargli. I due quindi vanno davanti al Senato a cui è demandata l'ultima decisione sulla resa della città.
Séide e Palmire si incontrano, parlano del loro amore e della fede in Maometto a cui si rimettono fiduciosi per ottenere la libertà.
Omar tranquillizza Séide e Palmire non solo promettendo di liberarli presto, ma annunciando anche che lo stesso Maometto è in arrivo con una scorta perché, grazie alla sua trattativa, gli sono state aperte le porte della città. Accusa quindi Zopire di blasfemia.
Sopraggiunge Maometto e Séide e Palmire gli dichiarano la loro devozione. Quindi Maometto tranquillizza Palmire e la congeda e poi chiede a Séide di unirsi agli altri guerrieri.
Rimasto solo con Omar, Maometto gli chiede cosa pensi di Palmire e Séide. Omar risponde che, come e più di tutti gli schiavi da loro allevati da bambini, sono pronti a tutto per Maometto. Questi precisa allora di desiderare Palmire come sposa e di vedere Séide come un rivale in amore e svela anche che in realtà i due sono fratello e sorella e figli di Zopire.
Maometto e Zopire si incontrano. Zopire accusa Maometto di aver portato la discordia nella città e questi gli risponde apertamente:
Quindi Maometto cerca di portare Zopire dalla sua parte prima con le buone, poi con le minacce e in ultimo lo ricatta rivelandogli che i suoi figli, creduti morti, sono suoi schiavi e per consentirgli di riabbracciarli gli chiede di dare l'esempio facendosi musulmano. Ma Zopire, pur soffrendo, rifiuta di cedere al ricatto e va via.
Maometto si incontra con Omar per decidere su come vendicarsi di Zopire senza scoprirsi per non inimicarsi la città. Allora, scaltramente, Omar gli suggerisce di utilizzare come sicario Séide perché, in qualità di ostaggio, è ospite di Zopire e quindi lo può avvicinare, anche perché il fanatismo proprio della sua giovane età lo rende facilmente manipolabile:
A Maometto piace l'idea, sia perché detesta Séide, sia perché vedrebbe ucciso Zopire per mano del suo stesso figlio.
Séide svela a Palmire che gli sarà affidata una missione. Le dice anche di ammirare Zopire dopo avergli parlato. Ha però paura per quello che lo attende ma dopo essersi confessato il loro amore è la stessa Palmire a incoraggiarlo a eseguire gli ordini che gli verranno dati.
Palmire, sola, ammette con sé stessa di avere uno strano presentimento e di avere orrore, nel profondo del suo cuore, per Maometto.
Palmire incontra Maometto che si accorge del suo spirito combattuto. Palmire gli confessa, inoltre, di essere pronta a sacrificarsi per Séide. Maometto allora gli assicura che il loro destino dipende dal successo della missione che sarà affidata a Séide. A queste parole Palmire si incarica di incoraggiarlo facendo leva sul reciproco amore.
Maometto, solo, si infuria perché ama la figlia del suo nemico.
Omar tranquillizza Maometto su come procedono le cose, soprattutto perché Palmire sta eccitando lo spirito di Séide infondendogli quel furore necessario per compiere il compito che gli sarà affidato.
Maometto parla a Séide. Prima si fa promettere da Séide di eseguire qualsiasi ordine e poi gli svela la persona da uccidere. Al sentire il nome di Zopire, lo spirito di Séide vacilla. Maometto allora lo rimprovera ricordandogli che si tratta di un ordine divino, come la richiesta ad Abramo di sacrificare il suo unico figlio. Così se Abramo era disposto a sacrificare il figlio, tanto più Séide può uccidere un nemico del suo dio, anche considerando che il premio è la mano di Palmire. Seide gli promette di obbedire e va via seguito di nascosto da Omar per volere dello stesso Maometto.
Séide riflette da solo: è dispiaciuto per Zopire, ma d'altra parte è un ordine divino.
Zopire vede Séide e si accorge che sta soffrendo, promettendosi di vegliare sul giovane gli si avvicina sperando di non essere rifiutato. Séide si dice commosso e Zopire si dice felice di poter aiutare un cuore ferito, maledicendo chi sparge il sangue di un uomo. Séide è sempre più combattuto.
Omar, avvedendosi del tentennamento del giovane, affronta Séide chiamandolo traditore e dicendogli che è atteso da Maometto. Mentre va da Maometto, Séide si ripromette di rifiutare l'ordine che aborrisce.
Zopire vede Séide allontanarsi e ha pietà per lui così decide di seguirlo.
Phanor porta un biglietto a Zopire datogli da un arabo: è di Hercide, il soldato che lo ha tradito rapendo i figli, che vuole parlargli.
Omar avverte Maometto che la loro trama sta per essere scoperta perché Séide si è confidato con Hercide e questi, che nonostante tutto ama il ragazzo come un padre, può denunciarli. Allora Maometto decide di giocarsi il tutto per tutto: in un'ora o sarà giustiziato o Zopire sarà morto e tutti i cittadini adoreranno un nuovo dio. Così decidono di mettere fretta a Séide e di somministrargli un veleno con effetto ritardato che gli darà giusto il tempo di commettere il crimine prima di morire, così da non lasciare testimoni. Alla fine giunge anche Séide, sempre indeciso.
Maometto parla a Séide e lo convince nuovamente a commettere l'omicidio.
Séide incontra Palmire. I due parlano e alla fine per amore di Palmire e per fede in Maometto Séide si decide ad andare fino in fondo. A questo punto intravedono Zopire che va a inginocchiarsi ai piedi di un altare.
Palmire e Séide si avvicinano di nascosto all'altare e ascoltano Zopire pregare: invoca i suoi dei e per questo i due giovani lo giudicano blasfemo, poi sentono il principe rimpiangere i figli e si dice felice di poterli rivedere anche se solo in punto di morte. A questo punto Séide estrae il pugnale mentre Palmire, commossa, cerca di dissuaderlo. Ma Séide è ormai un invasato e colpisce invocando il cielo. Séide ritorna, ma è confuso e debole ma poi si riprende: il veleno comincia a fare effetto. Séide, sconvolto, racconta a Palmire che Zopire, dopo essere stato colpito, aveva rivolto verso di lui uno sguardo dolce e compassionevole. Nel frattempo, benché ferito, faticosamente Zopire si avvicina a loro e Palmire gli va incontro per sorreggerlo.
Sopraggiunge Phanor che ha appena incontrato Hercide e riferisce che, prima di spirare in seguito a un attentato, ha fatto appena in tempo di svela che Séide e Palmire sono fratello e sorella e figli di Zopire chiedendogli di affrettarsi per evitare il parricidio. Zopire, morente, abbraccia i suoi figli: la sua ultima preghiera è stata esaudita. Poi li incoraggia assicurando loro che il popolo, saputo quanto è successo, sarà nonostante tutto al loro fianco e contro Maometto.
Sopraggiunge Omar che ordina ai suoi soldati di arrestare Séide per ordine di Maometto. Accusato da Palmire di essere il mandante, Omar nega e le ordina di ritirarsi. Phanor, solo con Zopire, gli riferisce che la folla in armi sta accorrendo per difenderlo.
Omar fa il punto della situazione con Maometto: Zopire sta morendo; il popolo è in rivolta ma le loro armate, approfittando del buio della notte, sono alle porte della città; Séide è al sicuro in prigione dove presto morirà per il veleno; Palmire è nei suoi appartamenti a sua disposizione. Non sanno, però, che Zopire, Séide e Palmire sanno di essere padre e figli.
Maometto va da Palmire con la speranza di farle dimenticare Séide e farne la sua sposa. Ma Palmire gli si rivolta contro:
Omar arriva e avverte Maometto che la loro trama è stata scoperta e il popolo è in rivolta contro di lui, istigato dallo stesso Séide liberato dalla prigione. Maometto, a questo punto, prende la situazione in mano e lo ammonisce a non aver paura assicurandolo che risolverà la situazione da solo.
Séide accusa Maometto e incita il popolo a vendicare Zopire. A questo punto Maometto si mostra alla folla e chiede a tutti di passare alla sua parte e sfidando Séide (che a sua volta accusa di blasfemia) chiedendo un segno dal cielo:
In quel momento il giovane ha un'altra crisi per l'effetto del veleno, che Maometto dice essere il segno chiesto. Il popolo ne rimane impressionato e retrocede. Palmire mentre soccorre il fratello cerca di incitarli ancora, ma inutilmente: Maometto ormai ha la folla in pugno. Séide spira e Palmire, disperata, si uccide con il suo pugnale e le sue ultime parole sono per Maometto:
E Maometto:
Lettera A Frédéric II, roi de Prusse Nel dicembre 1771 Voltaire indirizzò da Rotterdam una lettera a Federico II, re di Prussia per illustrargli la sua recente tragedia Maometto ossia il fanatismo.
Nella missiva, dopo aver omaggiato il suo mecenate, Voltaire spiega il fine della sua opera:
Dopo aver ricordato che il rischio di crimini addebitabili al fanatismo minacciano sempre l'umanità, descrive succintamente la trama della tragedia:
Successivamente parla del fanatismo, elencando una serie di attentati per dimostrare che sono soprattutto i giovani ad attuarli:
affermando, poi, che il fanatismo è frutto della superstizione: