Acciaio è un film del 1933 diretto da Walter Ruttmann.
Realizzato dalla Cines, da poco attrezzata per le produzioni sonore, quale tentativo di apertura verso apporti culturali internazionali, si tratta dell'unica pellicola per la quale Luigi Pirandello abbia firmato un soggetto originale (anche se profondamente rivisto in sede di realizzazione), nonché l'unica di finzione del documentarista tedesco Ruttmann.
Girato in gran parte in esterni presso la Acciaierie di Terni, esso fu caratterizzato da numerosi contrasti tra l'autore, il regista, il compositore e la produzione. Ne venne prodotta anche una versione tedesca. Alla sua uscita diventò l'oggetto di una netta divaricazione tra le opinioni della critica, che lo considerò quasi unanimemente poco meno d'un capolavoro, e l'accoglienza del pubblico, che ne decretò un pesante insuccesso commerciale.
Trama Mario, bersagliere ciclista, viene congedato e torna al suo lavoro di operaio alle acciaierie di Terni confidando di ritrovare e sposare Gina, che era la sua fidanzata. Ma la ragazza, intanto, si è legata a Pietro, anche lui operaio ed i due confessano apertamente a Mario la loro relazione. A causa di ciò Mario e Pietro, un tempo grandi amici, litigano, ma il lavoro li costringe a stare vicini. Un giorno un'incomprensione tra i due durante una colata causa un grave incidente nel quale Pietro viene investito da un lingotto incandescente.
Benché Pietro, moribondo, abbia il tempo di dire che il responsabile dell'incidente non è Mario, costui, a causa del noto contrasto che li divideva, è considerato dalla comunità responsabile dell'atroce morte del collega. Isolato e disprezzato da tutti, Mario pensa di mettere a frutto la sua esperienza militare e di darsi al ciclismo professionistico, lasciando il lavoro della fonderia. Quando sembra che questa prospettiva sia ormai a portata di mano, Mario, ancora innamorato di Gina con cui spera di riallacciare il rapporto, decide di tornare in fabbrica a fare l'operaio, dove sarà a fianco del padre di Pietro, che ha sempre creduto alla sua innocenza.
Produzione Contesto storico Nel 1929, grazie ai finanziamenti della Banca Commerciale Italiana, l'imprenditore Stefano Pittaluga, titolare della S.A.S.P. a quel tempo la più importante azienda italiana in campo cinematografico, trasferì a Roma l'attività produttiva (in precedenza svolta negli stabilimenti torinesi della Fert), riaprendo i teatri di posa della "Cines" di via Vejo, anche in previsione di possibili interventi dello Stato a favore della cinematografia nazionaleRiccardo Redi, La fascistizzazione del cinema italiano in Immagine. Note di Storia del Cinema, seconda serie, n.31, estate 1995..
Con un cospicuo investimento l'impianto, che era stato acquisito dalla S.A.S.P. sin dal 1926 a seguito della liquidazione dell'"UCI", fu attrezzato - primo in Italia - per la produzione di film sonoriNe L'eco del cinema, n.78 del maggio 1930 è pubblicata la relazione al bilancio dell'esercizio 1929 della S.A.S.P. nella quale si illustra l'investimento nella tecnologia sonora.. La nuova realtà, denominata "Cines - Pittaluga"La rinascita in atto, editoriale in Vita cinematografica, n.6, giugno 1930., fu inaugurata il 23 maggio 1930 e diventò il catalizzatore di quanti auspicavano un rilancio (la "rinascita") della cinematografia italiana, dopo la profonda crisi degli anni venti, progetto a cui anche alcuni esponenti del regime guardavano con interesseAll'evento presenziò il Ministro Bottai, per «testimoniare l'interesse del Governo per questa branca così interessante, difficile ed importante dell'attività industriale ed artistica del nostro paese». I testi completi dei discorsi pronunciati nell'occasione sono in cinematografo, n. 5-6 del 30 giugno 1930.. Ed in effetti nel triennio 1930 -1932 sui 51 titoli della produzione italiana, oltre due terzi (35) uscirono dagli stabilimenti di via VejoCfr. Lorenzo Quaglietti, Cinema anni trenta: analisi politico-strutturale in Materiali del cinema italiano, Pesaro, 1975, p.287..
L'improvvisa morte, avvenuta il 5 marzo 1931, di Pittaluga, quando solo tre film sonori erano stati distribuiti e diversi altri erano in lavorazione, rischiò di mettere in crisi questa prospettiva. L'intervento della Banca Commerciale, proprietaria dall'aprile 1928 dell'80 per cento della società di Pittaluga, fu di assegnare a Ludovico Toeplitz, che già faceva parte dal Consiglio di Amministrazione dell'azienda, funzioni dirigenzialiCfr. Solaroli e Bizzarri, L'industria cinematografia italiana, Firenze, Parenti, 1958, p.31.. Il neo dirigente era figlio di quel Giuseppe che da circa trent'anni reggeva, non senza aspri contrastiAccusata di essere la "Banca tedesca" per via dell'origine dei suoi fondatori, la Commerciale fu, soprattutto negli anni intorno alla Guerra, oggetto di attacchi e critiche da parte degli ambienti nazionalisti ed interventisti. Cfr. Riccardo Bachi L'Italia economica 1914, Città di Castello, 1915, p.244-248. I contrasti continuarono poi anche durante gli anni venti. Cfr. Anna Maria Falchero, La Banca Italiana di Sconto, Milano, F.Angeli, 1990, p.188-194., le sorti del maggior Istituto bancario italiano ed in passato aveva già avuto incarichi in altre aziende legate alla "Commerciale", tra cui la "Terni"Camerini, cit. in bibliografia, p.13..
Toeplitz si pose l'ambizioso obiettivo di far uscire dallo stabilimento "Cines" 2 pellicole sonore al meseIntervista a Toeplitz, pubblicata in Eco del cinema, n.105, agosto 1932.. Uno dei suoi primi atti fu la nomina a direttore della produzione di Emilio Cecchi, figura di letterato nota a livello internazionale ed interessato - a differenza di molte altre personalità di cultura - al cinema, il quale volle perseguire un miglioramento qualitativo della produzione italiana, aprendola a contributi di intellettuali ed artistiCfr. Vincenzo Buccheri, Cecchi, intellettuali e cinema in Storia del cinema italiano, cit., p.317-318. e dando molto spazio anche ai documentariTestimonianza di Carlo Ludovico Bragaglia in Le città del cinema, cit. p.109..
Tra le personalità della cultura italiana, Pirandello, che in seguito manifesterà per il cinema sentimenti molto contrastanti, ora di deciso apprezzamento, ora fortemente sprezzantiCfr. Sara Zappulla Mascarà, Nino Zappulla, Nino Martoglio cineasta, Roma, Editalia, 1995, p.15., era stato coinvolto sin dall'inizio nella nuova "Cines" quando dalla sua novella In silenzio era stato tratto, anche se con notevoli modificheEnrico Roma, intervista a Pirandello, in Comoedia, n.8 del 15 agosto 1932. La canzone dell'amore, primo film sonoro italiano distribuito.
Soggetto Nella sua visione di cinema di pregio, Cecchi si rivolse nuovamente a Pirandello per un film incentrato sulle Acciaierie di Terni, originato sia dalla volontà di Toeplitz di realizzare una pellicola su quell'impianto siderurgico, di cui era stato un amministratoreToeplitz, cit. in bibliografia, p.120., sia dall'interesse del regime per un'opera celebrativa del lavoro italianoCamerini, cit. p.18., ambientata in un'azienda simbolo dello sviluppo industriale che il fascismo, anche a fini di potenza militare, era stato capace di perseguireCallari, cit. in bibliografia, p.210-212.. Lo scrittore venne pertanto richiesto di preparare quello che sarebbe stato l'unico soggetto originale ideato appositamente per il cinema e non tratto da una sua opera letterariaGiulio Cesare Castello, Registi ed attori del cinema pirandelliano in Pirandello e il cinema, cit. in bibliografia, p.185-188. ed a tal fine egli fu accompagnato da Cecchi ad una visita allo stabilimentoOsvaldo Campassi, Retrospettive in Cinema, seconda serie, n.3 del 25 novembre 1948.. Tuttavia, secondo diversi studiosi il soggetto alla base di Acciaio intitolato Gioca Pietro! (inizialmente E lui gioca!) fu in realtà elaborato dal figlio Stefano Landi, poiché lo scrittore agrigentino si trovò in obbligo di scriverlo, ma senza convinzione, a seguito di pressioni politicheCallari, cit.p.210-212, pubblica un memoriale del 1967 in cui Stefano Landi sostiene che il padre ispirò e firmò, ma non scrisse materialmente il soggetto..
Comunque Pirandello presentò come suo quel testoCfr. Alberto Boschi, Cinema, letteratura, teatro, in Storia del cinema italiano, cit, p.120, definendolo «uno dei primi saggi di cinematografia parlata come l'intendo io [in cui] le macchine, le maestranze, il clima di quell'industria non entreranno nel mio film come motivi decorativi [...] Ho composto uno scenario che è un vero e proprio spartito ed in molte scene ho tenuto conto dell'effetto da tenersi con i suoni». Ma se in pubblico egli assunse un atteggiamento positivo, nello stesso periodo, con il film già entrato nella fase attuativa, intervenne più volte per contestare il modo con cui la vicenda veniva realizzata.
Qualche commentatore ha scritto in proposito di "tradimento" del soggetto pirandellianoRossano Vittori, Una trama di Pirandello tradita dalla sceneggiatura, in Cinema nuovo, n.295 del giugno 1985., riportando una lettera che lo scrittore inviò a Cecchi il 5 agosto 1932 in cui lamentava che si volesse fare del suo testo «una specie di documentario su quella misera baracca di ferri vecchi che è una fonderia italiana, mentre tutto il mio sforzo è stato di cavare dalla stupidità meccanica un po' di dramma umano; stantuffi in primo piano ne abbiamo già visti fino alla sazietàRosario Castelli, Stantuffi in primo piano in La musa inquietante..., cit. p.281.».
Sceneggiatura In effetti, già in sede di sceneggiatura il soggetto firmato da Pirandello, acquisito dalla "Cines" il 3 giugno 1932 per 71.000 lire, venne sottoposto a molte modifiche, ad iniziare dal titolo che fu mutato dapprima in Acciaieria, poi in Acciaierie. Ad una prima stesura realizzata da Mario Soldati, all'epoca importante collaboratore della "Cines" e dallo stesso Cecchi, seguì una seconda versione elaborata da Ruttmann, che nel frattempo era stato scelto quale regista, ed ancora da Soldati; lo scrittore torinese, rievocando quarant'anni dopo la vicenda, sostenne che essa «fu fatta praticamente da Ruttmann, che faceva tutto lui; io nel 32 ero un ragazzino e scrivevo quello che lui mi diceva di scrivereSoldati, intervista del 17 dicembre 1973, in Cinecittà anni trenta... cit. p.1031», benché in un'altra occasione egli abbia ammesso di essersi schierato contro le richieste di Pirandello, ricordandone l'iscrizione al P.N.F. avvenuta subito dopo il delitto MatteottiSoldati in Le città del cinema, cit. p.252..
Le molte variazioni apportate al soggetto (diminuzione e modifica di personaggi - a cui viene anche cambiato nome - ed impoverimento della vicenda e dei caratteri, con eliminazione di alcuni passaggi ed inserimento di episodi nuovi) portarono ad uno stravolgimento della trama originaria, per cui «la povera storia dei due lavoratori impallidisce di fronte alla preponderanza di elementi lirici e documentari». Lo stesso Ruttmann, che veniva dall'esperienza di documentarista, (ed ancor prima dalla musica e della pitturaEmilio Cecchi, Acciaio, in L'Illustrazione italiana, n.11 del 12 marzo 1933.) affermò all'uscita del film in Germania, «vorrei che Acciaio risultasse il meno possibile un film di finzione; vorrei inebriarmi, e con me lo spettatore, con immagini dell'acciaieriaIntervista a Ruttman apparsa sulla rivista polacca Wiadowosci Literackia, 1933, pubblicata in Quaresima, cit. in bibliografia, p.294.».