Il fico comune (Ficus carica L., 1753) è un albero da frutto dei climi subtropicali temperati appartenente alla famiglia delle Moraceae, del quale rappresenta la specie più nordica; produce il frutto (più propriamente l'infruttescenza) detto fico.
Storia L'epiteto specifico carica fa riferimento alle sue origini che vengono fatte risalire alla Caria, regione dell'Asia Minore. Testimonianze della sua coltivazione si hanno già nelle prime civiltà agricole di Palestina ed Egitto, da cui si diffuse successivamente in tutto il bacino del Mediterraneo. Se per definizione è detto "Fico Mediterraneo", si considera originario e comune delle regioni delle aree meridionali caucasiche, e del Bassopiano turanico meridionale.
Solo dopo la scoperta dell'America il fico si diffuse in quel continente, in seguito in Sudafrica, per i contatti con l'Oriente si diffuse in Cina e in Giappone; infine giunse in Australia.
Etimologia Il termine fico, usato per il frutto dell'albero del fico, si rileva in quasi tutti i dialetti italiani, spesso nel Meridione e nell'Arcipelago toscano declinato al femminile (fica), ed è portatore di una forte connotazione sessuale corrispondente all'attributo genitale femminile. I riferimenti letterari basati su tale parallelo sono innumerevoli. Il termine - annotato con il significato di attributo genitale femminile già da Aristotele (350 a. C.) - deriva dal siriano (fenicio) pequ, e questo dal precedente accadico pīqu, ovvero sīqu (m.) (2300 a. C), sostantivo per l'attributo sessuale femminile (nel senso di varco, fessura).Condit, Ira J. (1947) The Fig; Chronica Botanica Co, Waltham, MA, USA Quindi il nome del frutto è attribuito per analogia.
Nelle regioni della Asia Minore, Turchia, Ucraina, Russia, Caucaso ed asiatiche, dal Bassopiano Turanico, fino all'Afghanistan è detto, come nome proprio. Incjir, (Ancjir, Incir, Encir).
Descrizione
Il fico è una pianta xerofila ed eliofila, è longevo e può diventare secolare, anche se è di legno debole e può essere soggetto ad infezioni fatali; è caducifoglia e latifoglia. È un albero dal fusto corto e ramoso che può raggiungere altezze di 6–10 m; la corteccia è finemente rugosa e di colore grigio-cenerino; la linfa è di un bianco latte; i rami sono ricchi di midollo con gemme terminali acuminate coperte da due squame verdi, o brunastre. Le foglie sono grandi, scabre, oblunghe, grossolanamente lobate a 3-5 lobi, di colore verde scuro sulla parte superiore, più chiare ed ugualmente scabre sulla parte inferiore.
Quello che comunemente viene ritenuto il frutto è in realtà una infruttescenza di medie dimensioni, carnosa, piriforme, ricca di zuccheri a maturità, detta siconio di colore variabile dal verde al rossiccio fino al bluastro-violaceo, cava, all'interno della quale sono racchiusi i fiori unisessuali, piccolissimi; una piccola apertura apicale, detta ostiolo, consente l'entrata degli imenotteri pronubi; i veri frutti, che si sviluppano all'interno dell'infiorescenza (che diventa perciò un'infruttescenza), sono numerosissimi piccoli acheni. La polpa che circonda i piccoli acheni è succulenta e dolce, e costituisce la parte edibile.
Coltivazione
Immergere i semi in un bicchiere d'acqua tiepida; quelli che affondano sono adatti alla germinazione, mentre quelli galleggianti sono sterili e, conseguentemente, vanno scartati. Possono essere sparsi nel terreno e non devono essere coperti con terra. Mantenere il terreno costantemente umido, annaffiando di tanto in tanto e coprire con pellicola trasparente o vetro. Spostare i semi in un luogo caldo e luminoso per la germinazione, che richiederà da diverse settimane a mesi.
Sessualità del fico La specie ha due forme botaniche che possono essere definite come piante maschio e piante femmina, dato che la prima o caprifico costituisce l'individuo che produce il polline con frutti non eduli, mentre la seconda o fico vero è la pianta femmina che produce frutti commestibili con i semi contenuti all'interno.
La distinzione botanica è molto più complessa, dato che in realtà il caprifico ha nel frutto parti complete sia per la parte femminile (ovari adatti a ricevere il polline) che per la parte maschile (che produce polline); la parte femminile è però modificata da un microscopico insetto (Blastophaga psenes) che vive negli ovari (modificati in galle) e quindi per questo la parte femminile è sterile. La pianta di caprifico, a causa dell'insetto, svolge quindi esclusivamente (o quasi) una funzione maschile, producendo polline (presso l'apertura del siconio) e facendolo trasportare dall'insetto che alleva; solo le femmine della vespa sciamano fuori dal frutto portando con sé il polline. Il frutto del caprifico non è commestibile: non è succulento e neppure dolce.
Il fico vero o fico edule riceve invece il polline e quindi matura i semi che sono botanicamente acheni, ovvero quei piccoli granellini che si trovano all'interno del frutto.
Inoltre l'uomo ha selezionato una grande varietà di fichi commestibili a possibile maturazione "partenocarpica", che avviene perciò anche se non è avvenuta la fecondazione (in tal caso i granellini dei semi sono vuoti). La maggior parte dei fichi coltivati dall'uomo è di questo tipo, o meglio è detta permanente, dato che i fichi permangono sulla pianta anche se non sono fecondati, questo per distinguerli dai caduchi che in assenza di fecondazione cadono al suolo immaturi. La condizione del fico vero di essere "possibilmente" partenocarpico non esclude però comunque la fecondazione che rimane sempre possibile in presenza dell'insetto. Nei fatti con un minimo di attenzione si può notare, all'interno della stessa fruttificazione di fichi partenocarpici, differenze sostanziali di forma, colore, struttura interna, e soprattutto presenza di semi pieni all'interno dei frutti che possono segnalare una possibile avvenuta fecondazione anche se gli alberi di caprifico non sono nei pressi. Essi sono spesso in terreni incolti ed abbandonati, e il microscopico insetto può giungere, aiutato dal vento, anche da diversi chilometri di distanza.
La condizione di fico partenocarpico è comunque importante, dato che permette di avere frutti anche dove l'insetto non esiste (l'insetto infatti non sopravvive a temperature invernali inferiori ai ); la pianta di fico in ambiente caldo, secco e con buona lignificazione della vegetazione in estate può invece sopravvivere agevolmente, mentre in inverno sopporta temperature di −17, −18 °C, in tal caso si estende notevolmente la possibilità di coltivazione del fico da frutto in climi invernali più freddi.
Alcune tra le varietà più pregiate di fico sono caduche, cioè devono essere obbligatoriamente fecondate, (come la varietà turca Smirne), e sono coltivate solo dove la presenza del ciclo vitale della Blastophaga è assicurato in maniera perfetta; per contro la fecondazione di alcune varietà partenocarpiche (sempre possibile) può non essere desiderata, dato che i frutti prodotti in tal caso (con buccia spessa ed a polpa più asciutta) possono essere meno graditi in caso di particolari utilizzi, come ad esempio per l'essiccazione.
Non sono mai stati individuati i siti cromosomici deputati alla differenziazione sessuale in Ficus carica; quindi non è conosciuta una qualsiasi eterosomia sessuale. Si ritiene che la differenziazione sia dovuta alla presenza/espressione di singoli geni.
Dal punto di vista genetico si manifesta un'evidente dominanza genetica da parte del genotipo maschile per quanto riguarda la espressione della partenocarpia nella prole, cioè: solo un individuo maschile evidentemente partenocarpico, produce prole di questo tipo.
Partenocarpia e partenogenesi La partenocarpia è la condizione di produrre frutti senza impollinazione, ma senza semi fertili. La partenogenesi è la produzione di semi fertili partenogenetici, cioè ottenuti senza impollinazione. I semi prodotti in tal caso non sono prodotti da gamia, ma piuttosto sono semi clonali generati unilateralmente da una pianta. Questo fenomeno, pur non comune in botanica, è segnalato come possibilità anche per il fico, specie in varietà realmente selvatiche di recente reintroduzione dalle regioni originarie (bassopiano Turanico). La segnalazione proviene dalla constatazione di presenza di semi fertili in frutti di piante locate in luoghi e condizioni dove la impollinazione naturale è ritenuta impossibile.
L'insetto impollinatore L'insetto impollinatore è l'imenottero agaonide Blastophaga psenes (la "vespa" del fico): le femmine gravide sciamano dal "frutto" del caprifico per deporre le proprie uova in ovari di altri frutti di fico. L'azione avviene indiscriminatamente in tutti i frutti, sia di caprifico che di fico vero, ma mentre nel caprifico gli ovari hanno stilo corto (brevistili) e quindi sono in superficie, ben accessibili per la deposizione delle uova, nel fico vero gli stili lunghissimi rendono da un lato inaccessibili (profondi) i punti di inoculazione, mentre espongono gli stigmi sui quali l'imenottero, finisce per deporre il polline che reca sul proprio corpo, prelevato dagli stami presso l'ostiolo del caprifico.
L'azione nei confronti dei caprifichi permette quindi solo all'imenottero la perpetuazione della propria specie, quella nei confronti dei fichi veri permette solo la riproduzione (produzione dei semi) della pianta del fico.
Il binomio insetto-fico Blastophaga-Ficus carica è una simbiosi mutualmente obbligata, cioè è specie-specifica: da un lato l'insetto sopravvive solo nei frutti del caprifico, e dall'altro la pianta di fico non ha alcuna possibilità di far semi senza l'insetto.
Il termine "vespa" o "insetto impollinatore" non deve ingannare dato che l'animale in argomento, pur appartenendo biologicamente a tali categorie, non punge ed ha dimensioni esigue; ha infatti una lunghezza di due millimetri e mezzo circa, è della dimensione di un moscerino.
Al di fuori della specie Ficus carica occorre precisare che ogni specie di Ficus ha la propria specie di insetto con cui ha costituito un analogo sistema di simbiosi obbligata o quasi obbligata, dato che la condizione che una specie di insetto fecondi due specie di Ficus è piuttosto rara. Tra le eccezioni è proprio Ficus carica, che condivide l'impollinatore con Ficus palmata.
La specie parallela L'areale di Ficus carica è contiguo a quello di Ficus palmata, più meridionale; le due specie sono botanicamente vicine (ma non uguali), e probabilmente sono state separate geograficamente in tempi relativamente recenti, da una delle ultime glaciazioni, (40 000-100 000 anni fa). I due areali hanno la maggiore vicinanza, o possibili sovrapposizioni, in Giordania, Siria, Iraq, Iran, Pakistan, dove è possibile che si siano prodotti degli ibridi naturali.
I frutti
Nel fico commestibile abbiamo tre tipi di siconi che danno, annualmente, distinte fruttificazioni: fioroni, o fichi fioroni che si formano da gemme dell'autunno precedente e maturano alla fine della primavera o all'inizio dell'estate fichi, o fòrniti, o pedagnuoli che si formano da gemme in primavera e maturano alla fine dell'estate dello stesso anno. cimaruoli prodotti da gemme di sommità prodotte nell'estate e maturano nel tardo autunno. La produzione di cimaruoli è limitata a regioni dove l'estate è molto lunga ed il clima particolarmente caldo; spesso è incompleta o insoddisfacente.
Esistono varietà che producono solo fioroni, e spesso anche la varietà è per estensione nominata "fiorone"; altre producono solo fòrniti; altre producono entrambe, ma di norma con una delle due fruttificazioni di maggior rilievo come qualità o quantità e una seconda di rilievo minore. Le varietà con tripla fruttificazione sono pochissime, e la terza fruttificazione è di norma irrilevante. Per ovvi motivi di clima, di norma i "fòrniti" hanno con maggiore facilità le caratteristiche di eccellente succosità e dolcezza; i fioroni per contro hanno il pregio di essere di precoce maturazione.
Il caprifico sviluppa tre tipi di siconi: